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                                                                                         BIGINO DEI CENTRI CULTURALI

                                                MILANO
                                                     BIGINO DI
      STORIA 
con appendice dedicata ad alcune degnissime milanesi.

Milano fu fondata nel 400 A.C. dai Galli Insubri che la difesero contro gli attacchi dei Liguri, dei Taurini e degli Etruschi, aumentandone la fama e l'influenza nella pianura padana.
Dal 222 A.C. entra nel mirino dell'espansionismo di Roma, la cui conquista si stabilizza dopo la sottomissione dei Galli Insubri e dei Galli Boi  ai Romani, nel 196 A.C.
Viene chiamata dai Romani MEDIOLANUM ed è colonia da quell'89 A.C.
sino al 49 A.C., quando diviene Municipium. La sua posizione strategica
all'incrocio delle vie nord-sud ed est-ovest ne accresce l'importanza tanto
che nel 292 D.C. diviene sede imperiale (Diocleziano) e nel 313 D.C. è a
MEDIOLANUM che viene promulgato il celebre Editto di Costantino per
cui il Cristianesimo sino ad allora perseguitato ottiene libertà di culto nel-
l'Impero. Diviene uno dei principali centri del Cristianesimo Occidentale, sede dell'episcopato di Sant'Ambrogio (374-397). L'Impero Romano inizia a scricchiolare e crolla nel 476 D.C. Milano è esposta alle scorribande di popoli invasori che la devastano (Burgundi nel 489) o la occupano (Bizantini nel 537
e Goti nel 539), fino alla conquista da parte dei Longobardi nel 569. Questo
popolo la lascia decadere poichè incentra l'occupazione nella città di Pavia e
la perdita d'importanza politica ed economica di Milano perdura sino alla conquista da parte dei Franchi, nel VII° secolo, quando la sua posizione geo-
grafica ridiventa essenziale per le comunicazioni  e gli scambi con l'Europa continentale. Dopo tragiche lotte politiche interne fra popolo e Capitani e fra
le classi sociali (rivolta dei Pàtari), è tra le prime città italiane a costituirsi in Libero Comune (1097). Fonda nel 1167 la Lega Lombarda in funzione difensiva contro la minaccia dell'Imperatore Federico Barbarossa, che viene sconfitto a Legnano nel 1176. L'ascesa di una ricca borghesia consolida l'au-
tonomia del COMMUNE POPULI (1198) e porta  alla promulgazione delle CONSUETUDINES MEDIOLANENSES nel 1216.
Milano diviene Signoria per la presa di potere dei Della Torre nel 1265, sosti-
tuiti dai Visconti nel 1278 e sino al 1447 e quindi dagli Sforza dal 1450. E'
ormai una delle principali corti rinascimentali europee, una preda molto ambita. Nè l'occupazione dei Francesi (Luigi XII° 1499) nè quella degli Spagnoli (dal 1535) intaccano l'importanza della città che viene invece messa in ginocchio per l'epidemia di peste e le guerre durante il XVII° secolo, con
una drastica diminuzione della popolazione e una crisi che cessa solo con l'avvento degli Asburgo cui passa Milano nel 1706. Centro dell'Illuminismo italiano sotto Maria Teresa d'Austria, fu animata da un ceto borghese liberale che accolse con favore l'esperienza napolenica portatrice del vento innovatore
della Rivoluzione Francese
Milano diventa così, in rapida successione, capitale della Repubblica Cisalpina
e del Regno italico e con lo spegnersi della meteora Napoleonica, di nuovo assegnata agli Asburgo dopo la restaurazione del 1815, inizia le sue lotte per l'indipendenza: fallite le congiure carbonare nel 1821, nelle famose STORICHE
5 GIORNATE del 1848, IL POPOLO DI MILANO RIESCE A LIBERARSI DAGLI AUSTRIACI. Dopo la seconda guerra d'indipendenza sotto la spinta
unitaria dei Savoia (1859), Milano emerge come il principale centro economico
e finanziario del nuovo Regno d'Italia. Forte della sua posizione geografica, della sua fiorente agricoltura, dei ricchi pascoli ed allevamenti e lanciata a
tutto vapore sulle orme della rivoluzione industriale, Milano cresce e si trasforma convulsamente, travolgendo e lasciando inascoltati quei fermenti e quelle speranze politiche e sociali che la Rivoluzione Francese aveva accesi. La nuova classe operaia insorge contro lo sfruttamento selvaggio e la rivolta viene domata dalle invise truppe di Bava Beccaris (1898), lanciando il consolidarsi dell'impegno politico e dell'infuocato dibattito culturale nella città, non soffo-
cato neppure dal trionfale decennio d'unificazione nazionale (1860-1870).
Dal 1870 Roma è la capitale del Regno d'Italia. Milano comincia a sentirsene
la capitale morale, in realtà capitale di drammatici fermenti. Indicativa è la vicenda delle lotte per l'emancipazione della donna.*****(vedi allegato).
Le tragiche vicende europee derivate dalle crisi dei grandi imperi austro-ungarico e ottomano sfociano nella I° guerra mondiale lasciando ancora una volta in secondo piano i gravi problemi interni alla giovanissima nazione italiana. Malgrado l'eroismo dei suoi combattenti, l'Italia viene tenutapiuttosto fuori dai giochi delle grandi spartizioni territoriali fra le nazioni europee vincitrici del conflitto e cade nel tranello del voler conquistare un palcoscenico internazionale PRIMA  d'aver consolidasto e risolto i propri problemi interni. Fra le due guerre mondiali del '900, Milano continua la sua febbrile e disordinata crescita.
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GIOSUE' BONFANTI- CONVERSAZIONI AL VERRI - Estratto da:
"MILANO: LA CULTURA NEGLI ANNI TRENTA" allegata alla raccolta delle conversazioni tenute ad alunni e colleghi negli anni '70 - in occasione della
COMMEMORAZIONE  del Prof. Bonfanti tenutasi al Verri nell'Aprile 2001.

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La monarchia Sabauda non è in grado di orientare e tanto meno bloccare l'ascesa di Mussolini e del Fascismo, che si preoccupa addirittura di restaurare l'Impero Romano, mentre stanno scricchiolando o crollando tutti gli imperi contemporanei e molta parte della nazione non ha goduto di alcun progresso economico e sociale e conta disperatamente i propri morti.
L'Italia si trova nel precipizio dell'alleanza con la Germania di Hitler ed entra
in guerra dopo la capitolazione della Francia.
Milano nell'agosto del 1943 subisce i più tremendi bombardamenti alleati e la
sua reazione sta nel diventare 1943 al 1945 centro propulsore della resistenza contro i nazi-fascisti. Alla tragedia della guerra si somma la tragedia ancora
più crudele della guerra civile. Sconfitta, divisa e stremata, l'Italia deve ancora
una volta dare la precedenza assoluta all'emergenza ricostruzione.
Milano è stata distrutta al 60%(sessanta per cento! - avete letto bene).
Nel giro di dieci-quindici anni, con uno slancio impressionante, l'Italia è di nuovo in piedi, ha pagato i propri debiti internazionali e inizia a presentarsi da protagonista sulla scena europea.
Nasce il progetto di una Europa unita, onde evitare nuove stragi e nuove sudditanze rispetto alla potenze russa e americana. Nasce il mercato comune europeo.
Tutto stupendo, ma i problemi interni restano al palo di partenza. c'era un tremendo squilibrio economico fra nord e sud e c'è tuttora - c'era un dibattito incandescente sul tipo di nazione da costruire, liberal-capitalista?, solidale?,
marxista? e c'è tuttora. Questo silenzio sui problemi fondamentali sta alla base
dei muovimenti studenteschi e sindacali che iniziano la lotta nella Milano del 1968. Una politica decennale di mediazione e di compromesso sperando nella tecnica del progresso a piccoli passi senza scontentare nessuno ha finito per produrre frange estremiste e terroriste sia di destra che di sinistra, stragi irrisolte (Milano, Piazza Fontana 12.12.1969), corruzione per resistere al potere
comunque e distacco della gente dalla politica. Eppure contro l'eversione insorgono tutte le classi sociali, lavoratori in prima linea, dimostrando che malgrado tutto il miracolo dell'Italia democratica resiste unitariamente in tutta la nazione.
Prima d'aver trovato soluzioni ai problemi interni, il fenomeno Leghista ha
cercato di buttar a mare l'idea stessa di nazione italiana, secondo il principio
per cui il nord ricco se la cava benissimo ai massimi livelli europei ed è stufo
di finanziare il resto della nazione, soprattutto il sud che " è più che ora che se la cavi da sè". Presto però il farsi dell'Europa unita scalza alla base la problematica leghista e alza il livello degli interrogativi: Europa delle Regioni? Europa a costituzione federalista? Unità anche politica d'Europa? Precedenza all'inserimento graduale delle nazioni che hanno recuperato la propria autonomia dopo la caduta del muro di Berlino e lo scioglimento dell'URSS, ri-
mandando l'evoluzione unitaria ? Fare un'Europa a due livelli, con stati fonda-
tori e già maturi per una maggiore integrazione in pole position e l'inserimento successivo e graduale degli altri Stati?
E siamo giunti al nuovo millennio, questa volta delegando la soluzione dei
nostri ritardi e dei nostri problemi agli obblighi  e alle opportunità che ci verranno dati dall'Europa Unita, un'entità ancora acerba sul versante sia sociale che politico ed anche alquanto pasticciona e conflittuale sul piano della pro-
grammazione economica. Milano è come un osservatorio interagente con tutti questi
aspetti del presente e del futuro; è al centro di una regione tanto industriale che agricola,
è attrezzata in modo stupefacente per comunicare, distribure, metter in relazione, informare,
finanziare, costruire; è popolata da pochissimi milanesi e da moltissimi nuovi milanesi, ha bisogno di manodopera straniera ed è abituata a dialogare con il mondo, eppure è in ritardo clamoroso sui versanti dell'inquinamento da polveri sottili, della depurazione delle acque, del numero e della protezione efficiente degli asili-nido, sull'adeguamento delle strutture scolastiche alle sfide del presente, sulla organizzazione trasparente ed impeccabile delle strutture sanitarie, dell'assistenza domiciliare ed esterna  per anziani e persone con difficoltà fisiche e mentali (si pensi alla quantità di barriere architettoniche e funzionali dovunque sopravviventi, dai mezzi pubblici alle stesse ASL e questo quando ormai chiunque comprende che costruire per il debole è comodissimo per tutti, mentre costruire in funzione
dei ventenni atletici è scomodissimo per tutti, tanto più in una società a drammatico invecchiamento crescente).
Due valvole di salvezza: il volontariato  cristiano e quello laico (Milano è sede
dell'Authority di coordinamento nazionale del Volontariato perchè secolare sede di innumerevoli iniziative di base a favore di ogni tipo di difficoltà) - la capacità straordinaria dicomunicazione dell'arte (musica, pittura, scultura.grafica. fotografia. industrial design, architettura, urbanistica, moda, teatro, editoria, danza ......) e l'esplosione dell'indomabile quotidiana creatività individuale.
Due imprevisti: l'irrompere di gente disperata da ogni dove del 'terzo'mondo e
l'irrompere della civiltà informatica che stabilisce ponti in ogni direzione unitivi a velocità impensabile per l'elefantesca macchina politico-giudiziaria, i cui decreti e il cui linguaggio e le cui tardive e spesso incomplete realizzazioni rincorrono penosamente e forse inutilmente il farsi della storia.

Forse non se ne sono accorti, ma l'umanità è GIA' interdipendente e senza confini, com'è sempre stata la natura e come appare chiaramente dai satelliti che fotografano millimetro per millimetro la nostra piccola ' Terre des hommes'.

******* Allegato 1   UNIONE FEMMINILE NAZIONALE febbraio-marzo 1982
                                  Relazione di AnnaRita Buttafuoco (estratto)
 


Dalla relazione di Anna Maria Buttafuoco e da quella di RACHELE  FARINA emerge il nome di una donna alquanto rimarchevole:
Anna Maria Mozzoni: una figura da studiare - promuove la pubblicazione del giornale 'La donna' a Padova (direttrice A.G. Beccari), preceduto nel 1865 da 'La voce delle donne' (derivato da 'La voix des femmes' fondato a Parigi da Eugenie Niboyé nel 1848);
-
partecipa a Parigi al Primo Congresso Europeo delle donne con un'appassionata relazione contro lo sfruttamento delle'schiave bianche' in appoggio alla lotta delle femministe inglesi contro la prostituzione statalizzata;
-
fonda a Milano nel 1881 la
LEGA PER LA PROMOZIONE DEGLI INTERESSI FEMMINILI
sul modello dell'antica associazione operaia mazziniana fondata da Laura Solera Mantegazza. Questa Lega era retta da un comitato esecutivo di cinque persone
eletto dall'assemblea annuale delle iscritte, cui si doveva rispondere alla scadenza del mandato.
Si proponeva obiettivi di più alto respiro politico rispetto alla Lega delle Lavoranti nata nello stesso 1881 e rigidamente operaista e 'di settore' come la 'Fratellanza Artigiana', messa in piedi dalla stessa Mozzoni.
Già nel 1883 al III° Congresso della Confederazione operaia lombarda si assiste alla partecipazione di innumerevoli associazioni di settore fiorite non solo a Milano o in Lombardia, ma in tutta l'Italia.
La LEGA PER LA PROMOZIONE DEGLI INTERESSI FEMMINILI si trasforma in LEGA PER LA TUTELA DEI DIRITTI DELLE DONNE, con la leadership di Paolina Schiff e di Luisa Vismara.
Venne sciolta nel maggio 1898 poichè ne chiuse la sede in Corso di Porta Nuova 37, Milano il Commissario Regio che provvide anche a segnalare al Questore i nomi delle donne che ne costituivano l'esecutivo:
Zampini Salazar, Ersilia Majno, Paolina Schiff, Malnati, Mulazzi, Meati, Nulli, Regina Terruzzi, Clerici, Troubestkoi
La Lega si ricompone nel 1899 e nel 1900 il suo Statuto identifica tre obiettivi: l'organizzazione della forza lavoratrice delle donne - la laicità - il suffragio universale.
=
Fino alla Rerum Novarum l'associazionismo di taglio politico-sociale-giuridico cattolico ebbe poca e difficile vita.
I cenacoli di riflessione sui problemi della donna si svilupparono attorno ad un giornale: la 'Margherita' (1878) che pubblicò anche i primi versi di Ada Negri e dove si evidenziava l'importanza dell'educazione scolastica  femminile. Solo ai primi del novecento attorno alla personalità di Adelaide Coari ebbe una sia pur breve vita il periodico 'Pensiero e Azione', ma per un associazionismo consistente bisogna attendere i primi anni del Novecento.L'intero panorama sia laico che cattolico resta comunque una chiave di lettura importante delle condizioni di vita reali delle famiglie, in gran parte confinate alla pura e stentata sopravvivenza,  in minor parte piccolo-borghesi e solo in piccolissima parte sia alto-borghesi, benestanti, colte e illuminate. sia alto-borghesi, benestanti, colte e reazionarie e a tutti va sommato un manipolo d'intellettuali e di nobili su entrambi i versanti, all'alba della nascita della Nazione.
Instancabile dunque il lavoro del volontariato, delle associazioni di beneficenza, delle società di mutuo soccorso, sia cristiane che laiche - e fra queste famoso l'impegno di Ersilia Majno, Alessandra Ravizza (la santa laica), Bambina Venegoni e molte altre.
Siamo dunque al tempo della nascita del Partito Socialista, nel quale la Kuliscioff si faceva
portavoce dei problemi della donna sino all'approvazione parlamentare nel 1902 della
prima legge di tutela del lavoro femminile. Alessandra Ravizza, erede spirituale della Mantegazza fondatrice di associazioni politiche e operaie, portò un respiro sociale ed una coscienza politica nell'associazionismo del novecento prima assai limitati. In forza della sua azione nacquero consultori di igiene sessuale, scuole di ricovero per prostitute, studi
statistici che permisero alla Zanetta, alla Terruzzi ed alla Malnati di chiedere nel 1909 l'istituzione delle Casse di Maternità per operaie e contadine; la Ravizza inoltre comprese che la questione della donna e dell'infanzia non potevano essere scisse e fondò comunità il cui motto era "assistenza per mezzo del lavoro" di cui dovevano essere trasparenti sia il fine che i profitti.
Carcerate, pace, problema del voto, appoggio alla Federterra per il rispetto dei  contratti alle mondariso, una battaglia senza respiro, sino alla vecchiaia.
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