29/05/2007 09:57


LE TARTARUGHE
MARGINATE, RISCHIANO DI ESTINGUERSI A CAUSA DEL BRACCONAGGIO SEMPRE PIU' OTTUSO

MA.....
In Sardegna, a
circa 35 km da Cagliari, in località Pranu Sanguni, nel comune
di San Basilio, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) sta
costruendo un grandioso
impianto scientifico, denominato SRT
(Sardinia Radio Telescope). Si tratta di un radiotelescopio del
diametro di 64 m, di concezione moderna, versatile, con diverse
posizioni focali, e con una copertura di frequenza da 0.3 a 100 GHz.
L’impianto, disegnato per applicazioni di Radioastronomia, Geodinamica
e Scienze Spaziali, si configura come una facility internazionale di
altissimo profilo. L’iniziativa, finanziata principalmente dal MIUR e
dalla Regione Autonoma della Sardegna, si inquadra in un ampio
programma di sviluppo scientifico e tecnologico e di alta formazione in
Sardegna.

TISCALI SPA. The company takes its name from a 2,000-year-old
nuragic village hidden
in the centre of Sardinia. For centuries, the village was the shelter
to the Sardinian population from invaders' attacks, a shelter whose
main protection was silence.
Communication was born from the silence, and communication supersedes
isolation. From the land of silence and isolation, from a small island
in the Mediterranean Sea, Tiscali broke the rules of monopoly, and the
name of the silent village became the name of a project that has
developed into a pan-European company.
Initially established as a regional telephone operator and Internet
Service Provider (ISP), Tiscali rapidly expanded its operations
throughout Italy, differentiating itself from its competitors with
innovative services and marketing
strategies.

Renato SORU

«
Non
andate a cercare soldi nel palazzo del Consiglio regionale, non
state a perdere tempo dietro a politici e assessori. Internet non ha
padroni e si basa solo sull'intelligenza che, per fortuna, il buon Dio
non ha riservato al nord e a Milano. La grande rete è una manna
dal
cielo per il Meridione, perché se il problema del sud è
anche
geografico, di periferia, Internet ha frantumato nella sua irruenza il
rapporto nord-sud, la centralità non esiste più».
E stavolta, davanti a questa grande rivoluzione, non ci sono
attenuanti: «Non è una questione di capitali,
perché l'economia della
rete se ne frega dei capitali, la vera risorsa oggi è l'uomo, il
patrimonio di intelligenze, di professionalità da valorizzare,
di idee
e intuizioni che fortunamante sono dappertutto. Vanno semplicemente
scovate».
TISCALI E' IL NOME DI UN ANTICO VILLAGGIO.
Nella valle troviamo anche il villaggio nuragico di “Sa Sedda ‘e
Sos
Carros”, e il villaggio di “Tiscali”, raggiungibile solo con una guida.
Il percorso avviene attraverso la cosiddetta “Curtigia di Tiscali”, una
fenditura che interrompe l’incombente e gigantesco versante del monte.
I fianchi della rupe sono rivestiti a tratti da una fitta vegetazione e
da enormi esemplari di leccio e di ginepro e presentano nicchie di
erosione eolico – idrica. Percorso l’impervio sentiero si giunge
all’unico ingresso della dolina, il villaggio sorge infatti su una
grotta in cui è sprofondata la volta offrendo agli spettatori un
inaspettato ed inusuale paesaggio di rara e incontaminata bellezza.
| il villaggio di Tiscali. Unico insediamento in Sardegna
costruito all’interno di una grotta, dove, milioni di anni fa, per un
assestamento della terra, la volta è sprofondata dando vita ad
un grande cratere che l’uomo ha utilizzato
come rifugio, costruendo al suo interno piccole case di pietra e fango,
coperte di tronchi. Nella parte opposta all’ingresso, un enorme
apertura formatasi in seguito al crollo di una pietra dalla parete,
permette a tutti i visitatori di dominare, dall’interno della grotta, la valle e le montagne circostanti . |

|

SANT'ANTIOCO isola nell'isola prenuragica, nuragica,
fenicio-punica, romana
e soprattutto SARDA

Nel mare dell'isola cresce e si sviluppa in fondali di 3-5 metri la
Pinna
Nobilis Setacea, che solo a maggio è possibile sollevare dal
fango per tagliare il bioccolo
di seta,
facendolo possibilmente solo da animali anziani e nella quantità
minima
necessaria a tramandare la tradizione. La fibra viene dissalata nello
stagno di Santa Caterina, la cui salinità è inferiore a
quella marina,
aggiungendo di tanto in tanto acqua dolce, in modo da non ridurre
drasticamente la salinità per non irrigidire la fibra che non
risulterebbe più cardabile, e viene quindi asciugata
all'ombra.Dalla cardatura
con un cardo a spilli si ottiene una specie di bambagia setosa, scura
al buio ma dorata alla luce del sole. Viene quindi filata ed il filato
viene messo su una spola di canna, con la quale si può quindi
passare
alla tessitura,
per la quale Chiara usa ancora oggi un telaio a tavola che ci ricorda
essere stato il modo più antico di tessere (perché la
donna poteva
portare la tavola sempre con sé ovunque andasse). Il
colore dorato dei tessuti più importanti si ottiene schiarendolo
in un
bagno di limone:
così Chiara ha fatto per il suo
lavoro più noto, il Leone
di Tiro, che ha dedicato a
tutte
le donne del mondo, al cui silenzioso lavoro nessuno dà il
giusto riconoscimento.

CHIEDE L'INTERDIZIONE DELLA PESCA DALLE ZONE OVE VIVE LA PINNA NOBILIS
SETACEA, CONTINUAMENTE SRADICATA DALLA PESCA AL TRAINO;
CHIEDE UNA SCUOLA APERTA ED ATTREZZATA DOVE POSSA TRAMANDARE IL SUO
SAPERE
GRATUITAMENTE PERCHE'
UN'ARTE
NON SI TRAMANDA PER DENARO
IMPARIAMO DALL'ANTICHISSIMO MEDITERRANEO...
da Stanis Manca Gare Poetiche

Ma il
sentimento della poesia - sentimento e arte, ripeto - è diffuso
nel popolo
sardo, e un istinto misterioso che lo guida verso la bellezza, e lo fa
prorompere in un linguaggio che sa tutte le armonie del verso, fondendo
il
tipico dialetto in strofe ricche di forza e di grazia.
<>Chi
sono
dunque questi poeti della Sardegna?
o
pastori vaganti
e solitari, che inventano e modulano i loro canti conducendo le gregge
al pascolo,
sono contadini i quali nelle aie, nelle vigne, negli uliveti, durante i
riposi
all'ombra, o nelle lunghe notti d'inverno, disputano in poesia
provocando dei
veri certami poetici, e sono perfino degli artigiani e de' piccoli
professionisti che leggono il giornale e traggono dagli avvenimenti del
giorno
le loro ispirazioni.
Ma nessuno di
essi scrive e tanto meno medita il proprio parto
poetico. Tutti
invece si abbandonano alla più schietta, alla più rapida
estemporaneità, fino
ad acquistare quella fama che
godono di
famosi
improvvisatori presso il popolo.L'improvvisazione regna sovrana
nella poesia dialettale della Sardegna, e se per il suo carattere
estemporaneo,
che si produce al di fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non
riesce ad
occupare una pagina duratura nella storia letteraria dell’Isola,
non si creda
per questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche
vadano
dimenticati con il volgere degli anni.
<>Tutti i paesi del Lugodoro -
che è la regione dove è maggiormente sviluppato il
sentimento della poesia - si
vantano di una tradizione poetica, e morto o scomparso un poeta ne
hanno subito incoronato un altro.
E non è
detto che lo
spirito di campanile abbia fatto ritenere agli abitanti di ciascun
Comune di
possedere il miglior poeta, in dispregio degli altri.
No, ogni Comune si è accontentato e si
accontenta di avere dato i natali ad un poeta, ma riconosce facilmente
la
superiorità e la fama di quegli improvvisatori che, al pari
degli antichi
bardi, hanno saputo acquistare molte corone, fuori delle mure del
paesello
natìo, ed hanno sparso ovunque
le loro
strofe, che si
ripetono ancora di villaggio in villaggio.
Per
essi
è sorta e si è mantenuta in Sardegna la tenzone poetica,
curiosa sfida, che
tanto appassiona tutti gli isolani, ed acquista i caratteri di
un vero teatro primitivo, all'aria aperta.Udendo un gruppo di
improvvisatosi
sardi a poetare, con una specie di canto fermo, il quale, alla sua
vola, in
ogni strofa, è sottolineato da un breve accompagnamento di
altri cantori, si è
tratti a pensare, per quanto confusamente, al rito dionisiaco, e
all'impeto
bacchico da cui sorsero le prime effigie teatrali della civiltà.
Soltanto che le disputas, che
nel buio notturno o al lume della luna i poeti di Sardegna
teneano un
tempo nelle sagre campestri, si sono ora disciplinate, fino a
diventare un
vero e proprio spettacolo che rivaleggia con gli altri divertimenti
della
festa, quali le corse dei cavalli, i fuochi d'artifizio, il ballo
tondo, etc., etc.
<>
Ed il
popolo, come ho già detto, si appassiona fino al delirio per i
suoi poeti, e
segue ammirato e commosso tutte le fasi della gara, rilevando man mano
il
maggior estro di ciascun cantore, ed il brio od il raziocinio con il
quale esso
attacca o si difende
<>Perchè
uno
de' maggiori pregi che distinguono la vena de' poeti sardi è non
solo la
facilità dell'improvvisazione, ma la logica stringente con cui
viene ribattuto
ogni argomento dell'avversario
E le botte e le risposte, si
possono prolungare, per alcune ore, senza che
i
due rivali
accennino mai a stancarsi.

poeti sardi nel primo novecento
da Carlo Pillai - CANTADAS
Ancora recentemente in una gara svoltasi a Stintino nel 1977, il 9
settembre, in occasione della festa della Madonna della Difesa
Francesco Mura di Silanus e Antonio Canu di Oliena trattarono il numero
sette e il numero tre e subito dopo interpretarono rispettivamente la
parte del marito geloso e della moglie libertina .
In queste schermaglie verbali ciò che si apprezzava maggiormente
era la profondità dei concetti e l’incisività delle
parole, che, quasi fossero scolpite sulla pietra, dovevano far breccia
sull’uditorio; tanto ciò è vero che molti versi
sono entrati nel linguaggio comune a mo’ di proverbi. In più
stava il gusto del pubblico per il parlare figurato e il frequente
ricorso al linguaggio metaforico – non per nulla si parla di un parlare
sotto lo schermo delle metafore o chistionai asutta de metafora-. Non
si apprezzava infatti il parlare nudo e crudo né si gradivano le
offese reciproche tra gli improvvisatori. Pertanto bisognava trovare un
punto di equilibrio nel rispondere all’avversario in modo efficace, ma
allo stesso tempo non crudo e dichiaratamente offensivo e questo
equilibrio non poteva non essere che l’abilità oratoria e la
padronanza delle parole e delle rime. E i nostri cantadoris
possono appunto essere annoverati in quest’ultima schiera, dato
che, specialmente nei tempi più antichi, concedono ampi spazi
agli insegnamenti morali, spesso avvalendosi di esempi tratti dalle
sacre scritture. Né manca in loro persino quella “ansiosa
preoccupazione formalistica” che sfocerà nel cosiddetto trobar
clus, che la critica romantica e post-romantica giudicherà
artificioso e decadente, ma che più recentemente è stato
rivalutato come “non schermo all’arte, ma mezzo espressivo di
grande potenza” . Da qui gli esempi di poesia ermetica nel vero senso
della parola , poesia che è frutto di uno sforzo di
elevazione ed affinamento e che necessita allo stesso tempo di uno
sforzo per essere compresa da parte dell’uditorio che gradatamente ne
penetra il senso, come avviene in sa cantada a fini serrau
, per cui anche per i sardi vale ciò che asseriva Guiraut
de Bornelh: “io credo che il canto migliore sia quello che non si
intende immediatamente”. Bisogna aggiungere che ciò vale
ancor più per l’area campidanese dove si raggiungono forme
metriche ancora più complesse rispetto a quella logudorese, col
fenomeno delle rime cosiddette a schin’e piscie e col sistema de is
retrogas, anch’esso di pretta derivazione trovadorica
SETTEMBRE DEI POETI
SENEGHE 28-31 AGOSTO 2008
Seneghe festeggia il Cabudanne de sos poetas
CAGLIARI
- Quattro giorni di ascolto poetico, incontri con gli autori e con
esponenti del mondo letterario, per le strade e le piazze del piccolo
centro del Montiferru. “La poesia sarda incontra il mondo” è il
sottotitolo della manifestazione, perché come negli anni precedenti,
Seneghe per tre giorni diventerà luogo di incontro tra la poesia e i
poeti della Sardegna con quelli dei continenti.

Giara di Gesturi
OVILE
CAVALLINI BRADI NELLA GIARA DI GESTURI

SARDEGNA TERRA DI VENTO E SOLITUDINE

TRINITA' DI SACCARGIA
Noah, fascino del semplice
NOAH
2000
Un
ponte musicale tra la Sardegna, la Corsica e le sponde del
Mediterraneo. Lo percorre Noa, la cantante israeliana, cantando (sabato
sera) davanti alla basilica di Bonaria per il “Solstizio d’estate”. Due
le canzoni scelte: Uri e il tema di La vita è bella. Noa si presenta in
scena con semplicità, quasi scompare nella vastità della gradinata, ma
quando inizia a cantare tutti sono rapiti dalla magia di un canto che è
preghiera.
E lei, sarà l’effetto delle luci, cresce sempre di più,
con quella voce e il magnetismo che emana, i capelli neri crespi, i
denti grandi in un viso da pulcino. Sul palco c’è anche Gil Dor, che la
accompagna dal 1991, quando Achinoam Nini (il vero nome della cantante)
ha dato una svolta alla sua carriera di musicista. «I miei inizi non
sono stati molto convenzionali», spiega Noa prima del concerto:
«Durante il servizio militare, in Israele lo svolgono anche le donne,
sono stata assegnata alla banda dell’esercito».
Il resto è una
ricerca musicale continua che le dà la fama di artista attenta nel
saper cogliere e miscelare le sue origini yemenite, le sonorità
ebraiche (ha musicato alcune composizioni della poetessa israeliana
Leah Goldberg), il jazz e il pop, come nel suo ultimo singolo If I give
you every thing. «Nei miei testi canto l’amore e il desiderio di pace;
Achinoam significa proprio Sorella della Pace». Temi non proprio
leggeri, come lo sfruttamento delle donne nel mondo: «Per questo ho
scelto il nome Noah: è la prima femminista della storia, andò a
reclamare i diritti delle proprie sorelle davanti a Mosè, a rischio
della vita».
Lo Yemen, Israele, l’America, il mondo che conosce in
tournée, l’hanno resa un’ambasciatrice di pace e di armonia che ha
cantato più volte davanti al Dalai Lama, a Madre Teresa di Calcutta e
aI Papa. «È di una semplicità disarmante», dicono di lei, bastano poche
battute per capire che è vero: arriva con due ore di ritardo (a
Fiumicino ha perso una valigia con i vestiti e la chitarra), si scusa
brevemente e inizia a parlare, con una voce bassa, molto musicale.
«Come regalo di compleanno, mi aspettavo una sorpresa diversa»,
scherza, e rivela di aver compiuto 31 anni venerdì 23, un giorno prima
di arrivare a Cagliari.
«In Sardegna, comunque, sono già venuta
altre tre volte, a Calagonone, S. Anna Arresi e Alghero. Conosco la
vostra musica, me l’ha fatta conoscere la mia amica Elena Ledda. Avete delle tradizioni musicali superbe, un patrimonio che è comune a tutta l’area nordafricana. Ne parlo spesso anche con Khaled. Ci incontriamo in giro per il mondo».

NOSTRA SIGNORA DI BONARIA - CAGLIARI
Dedicato
alla Madonna, protettrice dei marinai e meta di pellegrinaggi, è
costituito da una grande Basilica del sec. XVIII, con facciata moderna,
adiacente all'antico Santuario del sec. XIV, unica testimonianza
dell'insediamento delle truppe aragonesi durante l'assedio alla
roccaforte pisana del Castello.
Una colonna segna il punto, in cui,
secondo la leggenda, sarebbe stata ritrovata , nel 1370, la cassa
gettata da una nave colta dalla tempesta nel viaggio dalla Spagna
all'Italia contenente la statua lignea della Madonna custodita
nell'altare maggiore.
Nell'interno, di particolare interesse, la
tavola che ritrae la Madonna del Cardellino, parte di un retablo
smembrato risalente al XVI sec. attribuita a Michele Cavaro.
Presso
la Sagrestia del Santuario, si trova una raccolta di modellini
d'imbarcazioni d'epoca e di ex - voto offerti nei secoli della
devozione dei marinai.
MA.......
SKYLOGIC MEDITERRANEO - IL NUOVO TELEPORTO
Skylogic
Mediterraneo sarà presentato il 2 luglio a Cagliari. In questa
occasione saranno illustrate potenzialità e prospettive di questa
grande piattaforma per le telecomunicazioni satellitari a banda larga
per dati e televisione e per altri servizi innovativi.
Un’infrastruttura che offrirà nuove opportunità per il mercato delle
Telecomunicazioni in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo con
particolare riferimento alle piccole imprese, le grandi industrie e la
Pubblica Amministrazione.

NUOVE / ANTICHISSIME ENERGIE

È il più grande parco eolico Enel in Sardegna,
produce elettricità per circa 20.000 famiglie.
Si trova nel territorio di Tula, in provincia di Sassari, a circa 680
metri di altitudine. Il parco eolico si compone di 28 aerogeneratori
per una potenza installata di circa 24 MW, in grado di evitare
l’immissione in atmosfera di 33 mila tonnellate l’anno di anidride
carbonica.
Un impianto realizzato rispettando il paesaggio, le attività
preesistenti e il contesto naturalistico dell’area. Gli aerogeneratori,
infatti, sono stati installati lungo le fasce antincendio del
comprensorio forestale utilizzando le piste esistenti. E’ stato inoltre
riutilizzato sul posto tutto il materiale degli scavi in modo da
conservare tonalità di colore tipiche del luogo. Sono state
messe a dimora numerose piante ad alto fusto della macchia mediterranea
autoctona. La viabilità di accesso al parco eolico dai comuni di
Tula e di Erula è stata migliorata rendendo più agevole
il collegamento tra i due comuni. Nelle aree del parco eolico di
maggiore interesse paesaggistico e naturalistico sono stati realizzati
punti di osservazione sulle piane circostanti.
L’area dell’impianto sovrasta un altro importante sito: il bacino
idroelettrico del Coghinas che alimenta la centrale omonima. Acqua e
vento si coniugano così in questa zona del Monte Acuto dove
l’energia generata da fonti rinnovabili, eolica e idroelettrica,
è pari al fabbisogno energetico di circa 40 mila famiglie ed
evita circa 60 mila tonnellate annue di anidride carbonica in atmosfera.

PIU' E' VASTO IL VENTAGLIO DI CAPACITA' SIA TRADIZIONALI CHE
INNOVATIVE, PIU' SAREMO CAPACI DI ACCOGLIERE E VALORIZZARE OGNI
DIVERSA CULTURA CHE CI SI FACCIA INCONTRO.
ELEONORA D'ARBOREA
Oristano
 città di tutti, politiche di accoglienza e di integrazione
|
((((SPERIAMO..........))))
|
Isa Hotel, Oristano 24
maggio '07 ore 19.30
Partecipano:
Carlo Mannoni, Assessore regionale alla Cultura
Gian Luigi Gessa, Consigliere regionale Progetto Sardegna
Don Giovanni Usai, responsabile comunità "Il
Samaritano"
Stefano Pinna, Consigliere regionale Progetto Sardegna
Introduce:
Caterina Pes
Sarà presente il candidato Sindaco Marino Marchi |
Bosa Carnevale
SEDILO
I CAVALIERI DELL'ARDIA
SAGRA DI SAN COSTANTINO




I° concerto con
Zampogna Launedda Punto d'organo e due Launeddas Fiorassio a
Latzorai (Nuoro) Agosto 2004
Le launeddas...
<>Strumento musicale antichissimo, il più antico del
mondo, a
fiato continuo costruito con canne palustri, di uso popolare fin dai
tempi antichissimi. Le canne vengono tagliate nel corso del plenilunio
del mese di febbraio e vengono lasciate stagionare per almeno tre anni.
Lo strumento è formato da tre canne che hanno diversa misura e
spessore. Il basso o Tumbu è la canna più lunga e in
genere viene sezionato in due o più parti. Fornisce una sola
nota: quella della tonica ed è privo di fori.
La seconda canna chiamata Mancosa manna ha la funzione di produrre le
note dell’accompagnamento e viene legata strettamente al basso in due
punti per mezzo di spago impeciato. La terza canna o mancosedda
è libera e ha la funzione di produrre le note della melodia.
Sulla mancosa e sulla mancosedda vengono intagliate a distanze
prestabilite dei fori per le note musicali. Il suono viene prodotto
dalle ance semplici sempre costruite con le canne e che vengono
inserite nel basso, nella mancosa e nella mancosedda. Per l’accordatura
dello strumento si usa la cera d’api. Si pone una piccola
quantità di cera sopra l’ancia o cabitzina. La quantità
determina il suono più o meno acuto o grave.
CAGLIARI
Fondazione Anna Ruggiu
La Fondazione
Anna Ruggiu è nata nel 1999, con lo scopo di tutelare i
diritti dell'etnia Rom e di diffondere la conoscenza della sue
tradizioni culturali.
La Fondazione
è stata promossa da Gianni Loy, Stefania
Bergamo, Luciano Selis, Doretta Zuddas, Violetta
Pireddu, Alberto Melis e da alcuni altri amici che hanno
collaborato con Anna durante l'intensa attività a favore dei
più deboli e degli emarginati che ha rappresentato il principale
impegno della sua vita.
Anna,
scomparsa nel 1998, oltre che socia fondatrice e ultima presidente
dell'associazione Sucania,
è stata l'ideatrice e l'animatrice della scuola riservata
alle donne romnì, che negli anni passati svolse con successo
la sua opera nel campo sosta dei Romà Khorakhané di
via San Paolo a Cagliari.
Scuola
Media Statale “A. Lamarmora – G. Pascoli”
Cerimonia di assegnazione
Borse di Studio a studenti di etnia rom
Dalle strade alle aule di scuola
Ormai quasi del tutto superata la
pratica dell’elemosina infantile, la stragrande maggioranza dei bambini
e delle bambine appartenenti alle comunità rom presenti a
Cagliari e nei centri limitrofi, frequentano le nostre scuole
pubbliche. Spesso con grandi difficoltà a carico delle famiglie,
persistendo lo stato di abbandono e di discriminazione a cui sono
soggette, ma anche con rinnovate speranze in un futuro migliore.
L’assegnazione delle borse di
studio ai ragazzi e alle ragazze che intendono proseguire gli studi,
intende supportare queste speranze. Offrendo un aiuto concreto e
valorizzando nel contempo quelle esperienze individuali meritevoli di
essere prese ad esempio.
I vincitori di
quest’anno sono:
-
Amela Beganovich, Oristano
-
Zagor Ahmetovic, Cagliari
-
Valentino Suleimanovic, Monserrato
-
Michela Suleimanovic, Monserrato
-
Elisabetta Suleimanovic,
Monserrato
SCACCHI, IL PACIFICO
CONTENDERE

importante esperienza vissuta da Damiano
Locci, chiamato a rappresentare l'Italia ai campionati Mondiali
Giovanili, ai quali ha partecipato con pieno diritto dopo avere vinto i
Campionati Nazionali a Montecatini.
Sempre quest’anno ha portato il suo amore per gli
scacchi anche a scuola insegnando quest’arte a tre compagni di classe
che non avevano mai visto una scacchiera. I suoi sforzi sono stati
ripagati perché il “team” da lui capitanato e formato da i
suoi allievi Stefano Iesu, Giuseppe Gregu e Federico Carta, ha
partecipato al “Campionato nazionale scolastico”, aggiudicandosi il
secondo posto nella classifica regionali e conquistando la decima
posizione su 35 squadre, al campionato nazionale scolastico. In questa
prova il nostro campione ha vinto il titolo assoluto di “miglior prima
scacchiera”. La passione per gli scacchi di Damiano è alternata
a quella per la musica; infatti dall’età di quattro anni Damiano
si cimenta al pianoforte con ottimi risultati.
INSOMMA
A
PIENE MANI POSSIAMO ATTINGERE cose stupefacenti e
GRANDI ISPIRAZIONI DA CIO' CHE CI VIENE
PROPOSTO DA OGNI ANGOLO
DEL MONDO........PURCHE' PRIMA DI TUTTO ABBIAMO CURA DI OGNI
ANGOLO DEL MONDO, INCLUSI GLI ANGOLETTI PIU' RIPOSTI DELLA NOSTRA PATRIA....
E GRAN CUORE E MENTE APERTA PER ASCOLTARE

La Missione di Green Cross consiste nell'aiutare ad assicurare un
futuro equo, sostenibile e sicuro per tutti attraverso
l'incoraggiamento del cambiamento dei valori e lo sviluppo di un nuovo
senso di interdipendenza globale e responsabilità condivisa
nelle relazioni umane con la natura.
Green Cross:
Previene e risolve i conflitti che scaturiscono dal degrado ambientale;
Fornisce un aiuto integrato di tipo umanitario ed ambientale alle
persone che sono colpite dalle conseguenze ambientali delle guerre e
dei conflitti;
Tenta di promuovere normative etiche e legali che assicurano i
fondamentali cambiamenti di valori, comportamenti ed atteggiamenti dei
governi, del settore privato della società e della
società civile, necessari a costruire una comunità
globale sostenibile.
Il lavoro di Green Cross si basa sulla mediazione e la cooperazione,
non sullo scontro, e si focalizza sulla necessità di dialogo e
di interazione chiara tra tutti i settori della società moderna.
Green Cross fornisce: esperti ambientali imparziali, divulgazione delle
informazioni, educazione, forum neutrali per il dibattito pubblico,
studi scientifici, sostegno medico e sociale.
Green Cross Italia Onlus
Via Flaminia, 53
00196 - Roma
tel. ++39 06.36.004.300
fax ++39 06.36.081.834
e-mail: info@greencrossitalia.it
IMPARIAMO PER ESEMPIO.....
DAL BENGALA
AMARTYA SEN

Amartya K. Sen (Santiniketan, 1933), economista indiano, Premio Nobel
per l'economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard
University.
www.filosofico.net
A cura di Diego Fusaro
La conclusione a cui Sen perviene passando dalla critica delle
altrui posizioni è che il grado di eguaglianza di una
determinata società storica dipende dal suo grado di
idoneità a garantire a tutte le persone una serie di
capabilities di acquisire fondamentali funzionamenti, ossia un’adeguata
qualità della vita o well-being generale (cioè non
ristretto entro parametri strumentali o economici). Fedele a questa
impostazione, Sen è giunto, nei suoi scritti successivi, a
tratteggiare una teoria dello sviluppo umano in termini di
libertà (development as freedom). E, nel fare ciò, si
è direttamente riallacciato alla tradizione greca, inaugurata da
Aristotele, dell’eudaimonìa: l’espressione greca
eudaimonìa non corrisponde affatto alla sua usuale traduzione
inglese in happiness (felicità), ma ha piuttosto a che vedere
col termine fulfillment, che vuol dire realizzazione completa di
sè e che può essere resa con la bella immagine di una
“vita fiorente” (flourishing life), ossia di una vita che fiorisce in
tutte le sue potenzialità. L’eudaimonìa quale la intende
Sen si contrappone direttamente al vecchio ideale della Welfare
economics, che bada soltanto al benessere materiale: ma si oppone anche
alla formulazione monistica che dell’eudaimonìa ha dato lo
stesso Aristotele. Secondo Sen, infatti, l’eudaimonìa deve
portare ad uno sviluppo pluralistico, per cui “esiste una
pluralità di fini e di obiettivi che gli uomini possono
perseguire”. L’errore commesso da Aristotele sta nell’aver individuato
una “lista” di funzionamenti universalmente valida, trascurando di
fatto l’individuo. Secondo Sen, invece, essendo tanti i fini e gli
obiettivi che ciascun individuo può legittimamente perseguire,
anche le capabilities sono una
pluralità.
IMPARIAMO A CONDIVIDERE IL DOLORE DEL MONDO
DA
UN ALTRO GRANDE TRAVELLER
NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PAPA GIOVANNI PAOLO
II°

1978
IN LITUANIA
A pochi kilometri a nord della città di Siauliai, la famosa
Collina delle Croci. Per i Lituani queste croci sono il simbolo
più vero della loro nazionalità, un simbolo di una
piccola nazione che è stata in grado di preservare la sua
identità nonostante secoli passati sotto la dominazione
straniera.
Testo e fotografie di Sergio Zanfrini
IMPARIAMO A SOSTENERE LA SPERANZA DEL MONDO
A CUBA

BENVENUTO MESSAGGERO DELLA VERITA' E DELLA SPERANZA!
IMPARIAMO DA
YVES-MARIE CONGAR
l'illuminato, dolente, indomito VIAGGIATORE NELLO SPIRITO

SOUFFRIR POUR L'EGLISE ET SOUFFRIR PAR L'EGLISE.........
IMPARIAMO....
DALL'AFGHANISTAN
NOOR e gli AQUILONI
"Ci si mette molto tempo per diventare giovani" (Pablo Picasso)
Il re degli aquiloni
(afghanistan)
AQUILONI
Noor Agha è il miglior creatore di aquiloni di tutto
l'Afghanistan. Dalla sua abitazione, una baracca in un cimitero di
Ashiqan Arifan, uno dei quartieri più poveri di Kabul,
l'artigiano del vento confeziona gli aquiloni più belli, oggetto
di quello che nel paese sconvolto dalle violenze è la cosa
più simile ad uno sport nazionale. L'eco della sua bravura
è giunto fino ad Hollywood, che lo ha incaricato di realizzare
tutti quelli utilizzati per il film "Il cacciatore di aquiloni" tratto
dal libro di Khaked Hosseini, che uscirà negli Stati Uniti a
novembre. "La mia arte è un dono di Allah", dice Agha, che ha
coltivato la sua arte a lungo in clandestinità: è
proibita dai Taliban, anche se è uno dei pochissimi svaghi nel
paese. Agha è anche un campione nel farli volare e duellare con
gli altri. E per Hollywood ha anche allenato i ragazzini protagonisti
della pellicola nell'arte di far volare in cielo gli aquiloni.
postato da latorredibabele
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RIDERE PER VIVERE
Afghanistan
Una strada per la pace- A patchwork for peace
Per un mese ventitre Clown Dottori da tutto il mondo, tra cui Patch
Adams in persona, hanno portato nell'Afghanistan martoriato
dall'ennesima guerra il loro contributo di pace, speranza , gioia,
buonumore. Ecco com'è andata…
Il personale dell'aeronautica militare italiana non poteva credere ai
suoi occhi quando, la mattina del 25 febbraio si presentarono a Pratica
di Mare più di due dozzine di persone variopinte nel vestire e
nel volto, con al seguito tonnellate di aiuti umanitari, una troupe
cinematografica e tanta di quell'energia, allegria, speranza che, se
avessero potuto riempirci i serbatoi del C 130 che ci attendeva sulla
pista, si sarebbe potuto arrivare a Kabul senza consumare un goccio di
carburante…
Come si era potuto giungere a tanto?

Quasi per caso (ma il caso, lo sappiamo, è sempre una
necessità!).
In una serata ottobrina il regista Stefano Moser e l'allieva Clown
Dottore Serena Roveta, appena fidanzati, davanti alla TV che mostrava
le scene afgane di ordinaria follia guerriera, si guardarono negli
occhi e formularono la speranza di portare, a Kabul, il messaggio dei
Clown Dottori, nella consapevolezza che la guerra fa le sue vittime
soprattutto tra chi non deciderebbe mai di combatterla.
Contro l'orrore il senso dello humor. Bisogna ridere per fare il mondo
nuovo, altrimenti ci viene quadrato e non può girare…diceva il
sub-comandante Marcos. Questa consapevolezza li portò a buttar
giù una ventina di righe e a sottoporle a noi della più
antica tra le Associazioni italiane che si occupano di ricercare ed
applicare la risata in funzione sociale e terapeutica: Ridere per
Vivere, dove Serena stessa stava facendo il suo training per divenire
Clown Dottore.
Ci guardammo negli occhi e decidemmo che saremmo partiti, prima
possibile ! Contattammo le altre Associazioni del settore: Clown One e
Garavaglia di Milano, Gesundheit Foundation di Patch Adams ed iniziammo
l' improba opera di organizzare qualcosa di assolutamente enorme…senza
avere la minima esperienza in merito….Eppure da quel momento tutto
iniziò a congiurare a nostro favore. Se dovessi elencare le
coincidenze positive che hanno fatto sì che questo folle
progetto andasse in porto non mi basterebbero dieci cartelle.
Il Sindaco di Roma, Veltroni, si innamorò subito dell'idea della
missione e del film che avremmo girato per documentare il nostro
lavoro, e decise di finanziare il grosso dell'impresa. Mancava il modo
di giungere in Afghanistan. Ci venne in soccorso un generale
dell'aeronautica, anch'egli conquistato dalla follia dell'idea, che,
dopo molti rinvii ci trovò posto su di un C 130 in partenza per
il devastato paese del centro Asia.
Ve lo immaginate un aereo militare C 130 carico di Clowns in rotta per
Kabul ?.
Ve l'immaginate l'impatto di due dozzine di persone follemente
colorate, danzanti, suonanti (e un po' suonate) nel mezzo di quel che
resta del bazar della capitale?
Credo che se degli alieni si presentassero davanti al Colosseo
farebbero minore effetto.
Ma quel popolo, tra i più gentili, ospitali ed inclini alla
risata dell'Asia intera, aveva (ed ha) bisogno di sperare, di tornare
alla normalità, alla vita vera, al buonumore.
Sapevate che sotto il regime talebano era proibito ridere in pubblico?
L'accoglienza, per noi, fu sempre festosa, incuriosita, divertita.
Abbiamo iniziato subito a visitare i luoghi di maggiore sofferenza:
l'ospedale pediatrico Indira Ghandi, quello dell'italiana Emergency, il
centro di riabilitazione della Croce Rossa, gli orfanotrofi, i centri
per bambini di strada, le scuole.

GIROTONDO PER LA PACE (giuseppe 2006- foto dall'aquilone -
Fuerteventura)
Non era facile gestire i nostri sentimenti davanti alle sofferenze che
incontravamo: i feriti per lo più da mina o da ordigni
inesplosi, gli amputati, gli ammalati di semplice povertà, gli
occhi di quelli che non vedranno mai più il sorriso della madre
o del padre, quei volti di bimbi già grandi, fieri della loro
cassetta da lustrascarpe, dignitosi, a tratti addirittura alteri,
eppure costretti a prostituirsi per vivere.
Le donne, ancora ridotte a fantasmi azzurri, nei loto burkas,
scantonavano veloci per le strade. Molte, vedove di guerra,
impossibilitate al lavoro, chiedevano l'elemosina: non piagnucolano,
piangono sul serio.
Facevamo il possibile per loro e per i bambini, consegnando vestiti,
cibo, medicinali, giocattoli, materiale per la scuola. La merce che
offrivamo con più convinzione erano però i nostri
sorrisi, i lazzi, l'idiozia, i frizzi poiché comprendevamo che
se c'era (e c'è) un livello di miseria materiale impossibile da
colmare con le nostre forze, c'è anche un buco nero ancora
più doloroso e profondo. Quello della sofferenza morale e
psicologica, ferite invisibili che quei piccoli porteranno per sempre.
“Sono qui da dodici anni e non ho mai visto tanta pace ed allegria,
siete come una macchina per la gioia…abbiamo bisogno di questo” mi
disse il dottor Alberto Cairo, al termine di una fantasmagorica
performance dei Clown-Dottori nel Centro da lui diretto.
Questo ci dava la forza di giocare con bambini grandi ustionati e non
uscirne dilaniati: in quei momenti si sta col bambino e non con il
ferito. Guai a pensare “poveretto!” Non saremmo più riusciti ad
essere utili. A casa, poi, occhi negli occhi non era difficile cedere
alle lacrime. Eppure quel senso di importanza che il mondo, fuori, ci
ritornava, faceva giustizia anche del pianto, ed il giorno dopo, eccoci
di nuovo col naso rosso, allegri davvero, magari nella festa dell'8
marzo (quest'anno importantissima, alla quale abbiamo contribuito
potentemente), magari nella festa degli aquiloni che abbiamo
organizzato allo stadio con tremila bambini di strada, riconsacrando
quel luogo di morte alla gioia ed al divertimento.
Il ritorno è stato ben duro.
La nostra vita si
è arricchita di un'esperienza incredibile;
oggi quel che sento e vedo nella nostra opulenta e malata
società mi porta a riflettere sulle aberrazioni del vivere
occidentale.
E questa non è un'altra storia.
IMPARIAMO DAI VECCHIETTI............
RITA LEVI MONTALCINI
Premio Nobel per la medicina
YOU TUBE?????? INTERNET FAI DA TE? COSE DA RAGAZZI?
Repubblica.it
DALL'INGHILTERRA UNA NEW ENTRY! gli ZIMMERS!!!!!!!!!
Nella band inglese, formata da 40 elementi, ci sono anche
novantanovenni e centenari (il più ragazzino ha 69 anni).
Il gruppo ha appena inciso una cover di "My generation" degli Who,
negli studi di Abbey Road. Bisnonni del rock, età media 78 anni,
il leader ne ha 90...
Artefice dell'operazione Tim Samuels, che su di loro ha realizzato un
documentario per la Bbc. E intanto la band su internet va già
forte: il loro video su
YouTube è cliccatissimo
di CLAUDIA MORGOGLIONE
Alcuni componenti degli Zimmers 
(dopotutto sono i
quarantenni del 1968...)
Infatti il gruppo solo adesso ha dato alle stampe il primo prodotto
discografico da loro realizzato. "I hope I die before
I get old" ("spero di morire prima di invecchiare").
Ma loro, gli Zimmers, sembrano proprio non curarsi delle ironie
anagrafiche. E nel video del loro singolo - visibile, tanto per
cambiare, su YouTube, dove ha già avuto 2 milioni di hits - si
dedicano al bel canto con lodevole impegno, e con risultati per certi
versi irresistibili. Il tutto, con
uno scopo benefico: il
gruppo infatti consegnerà i proventi delle vendite a istituzioni
umanitarie.
Insomma, per i quaranta personaggi coinvolti, una nuova vita: una terza
(quarta) età da vivere senza tabù, all'insegna del puro
divertimento. E i vecchietti "internettiani" di tutto il mondo, che
proprio dalla rete sono venuti a conoscenza dell'esistenza degli
Zimmers, ringraziano: in migliaia e migliaia hanno scritto e-mail alla
band, dicendo che la loro intraprendenza è una straordinaria
fonte di ispirazione.
Per non parlare dell'espozione mediatica: i bisnonni del rock sono
stati già intervistati da giornalisti provenienti da cinquanta
paesi. Mica male, per degli ex tranquilli pensionati... posteggiati in
case di riposo...
(28 maggio 2007)
IMPARIAMO
DALLE ISOLE FAR OER DOVE SI PUO' ANCORA PARLARE DI SPORT
LA GLORIOSA FORMAZIONE DELLA NAZIONALE DI CALCIO
FAR OER (4-4-1-1):
1 Mikkelsen; 2
Danielsen, 5 Johannesen, 6 H. Jakobsen, 3 Djurhuus; 7 Borg, 4 Olsen, 8
Thomassen, 10 Samuellsen; 9 R. Jacobsen; 11 C. H. Jakobsen. A disp. 12
Joensen, 13 Horg, 14 Flotum, 15 Holst, 16 P. Hansen, 17 Midjora, 18
Elltor. Ct Olsen

il piccolo
arcipelago
con il n. 23 ROGVI JACOBSEN, che ha segnato un gol
che compete nel campionato Europeo.
sia alla Georgia che all'Italia.
TORSHAVN (Far
Oer), 2 giugno 2007 - Oggi non sarà in campo Totti. E neanche il
"Totti delle Far Oer", Fródi Benjaminsen, di professione carpentiere,
perché squalificato, dopo essersi fatto espellere nell'ultimo
match disputato in Georgia. Proprio in quella partita, il 28 marzo
scorso, la nazionale delle 18 isole (politicamente danesi, ma autonome
per Fifa e Uefa) ha messo a segno l’unico gol a favore; in compenso in
6 match ne ha già subiti 23…
CAPOCANNONIERE
DI SPIRITO - L'eroe di quella notte a Tbilisi (chiusa con un k.o. per
3-1) si chiama Rógvi Jacobsen, 28 anni, centrocampista offensivo
dell'HB di Torshavn, squadra campione in carica nel campionato faroese
e la più titolata coi suoi 19 scudetti e 26 Coppe in bacheca.
Biondo, bella presenza, sul metro e novanta, anche lui carpentiere,
quando non gioca (qui il calcio è a livello semipro, i migliori
guadagnano al massimo 1200-1500 euro al mese), e soprattutto single
(pare che le teenagers di Torshavn stravedano per lui), il Pippo
Inzaghi delle Far Oer è dotato anche di humour. Se gli si
ricorda l’unica rete prcedentemente siglata in Georgia, esordisce:
"Wow! Allora sono il capocannoniere del Far Oer…".
ECCO LO STILE DELLA FORMAZIONE:
Mikkelsen: insegnante.
Danielsen: professionista in Danimarca.
Johannesen: insegnante.
J. Jacobsen: professionista in Danimarca.
Djurhuus: maestro d’asilo.
Borg: concessionario d’auto.
Olssen: professionista in Danimarca.
Thomassen: poliziotto.
Ch. Jacobsen: barista.
R. Jacobsen: carpentiere.
Holst: professionista in Danimarca.
Fra i panchinari di contro l'Italia poi ci sono fra gli altri
anche uno studente, un muratore, un bancario, un assicuratore.
IMPARIAMO AL GOLDEN GALA D'ATLETICA A ROMA 2007
DAL SUDAFRIKA .....
IL GRANDE OSCAR PISTORIUS
PUO' CORRERE I 400 M. IN
46" 56 E SI CLASSIFICA SECONDO IN GARA CON GLI ALTRI GRANDI
ATLETI NORMODOTATI.

Oscar Pistorius grins with delight whenever he is
introduced as "The Fastest Thing On No Legs". Double amputee world
record holder over 100, 200 and 400 metres, the 18-year-old Pretoria
schoolboy does not regard
himself as physically impaired in any way. "I'm not disabled," he says, "I just don't
have any legs.". Io non sono disabile - dice - semplicemente non ho le gambe.
So
resolute is he in his determination to be regarded as an athlete who
happens to run on carbon-fibre blades from the knee down, rather than
muscle and sinew, that the teenage phenomenon not only intends
defending his 200m Paralympic title in Beijing in 2008 but also plans
on competing in the Olympics by way of a warm-up for the main event.
MA NON VORREBBERO AMMETTERLO NELLO SPORT NORMODOTATO....E' TROPPO
"BIONICO"!
IMPARIAMO.....
DALLA CINA
UN TRAVELLER VIRTUALE e un traveller PRECURSORE
I MONDIALI DI CALCIO
IL GENIALE
DONG
LU CANTA LE
GESTA DEI CAMPIONI E DELLE SQUADRE NAZIONALI IN GARA IN GERMANIA
2006 NEL SUO VIDEO-BLOG REALIZZATO IN CASA CON
L'AIUTO DI TRE AMICI.
IN POCHI GIORNI,
10.000.000
DI CONTATTI!
Ha realizzato e
lanciato in rete l'ennesimo filmato che però è già
una pietra
miliare nel web.
LIN YUTANG, l'amatissimo autore di SAGGEZZA DELLA CINA e SAGGEZZA
DELL'INDIA
Lín Yǔtāng, October 10, 1895 – March 26, 1976) was a Chinese
writer and inventor whose original works and translations of classic
Chinese texts into English became very popular in the West.
Lin was born in in the town of Banzi in Fujian province in southeastern
China, near Xiamen. This mountainous region made a deep impression on
his consciousness, and thereafter he would constantly consider himself
a child of the mountains (in one of his books he commented that
his
idea of hell was a city apartment). His father was a
Christian minister.
Lin studied for his bachelor's degree at Saint John's University in
Shanghai, then received a half-scholarship to continue study for a
doctoral degree at Harvard University. He left Harvard early however,
moving to France and eventually to Germany, where he completed his
requirements for a doctoral degree (in Chinese) at the University of
Leipzig. From 1923 to 1926 he taught English literature at Peking
University. On his return to the United States in 1931, he was briefly
detained for inspection at Ellis Island.
Dr. Lin was very active in the popularization of classical Chinese
literature in the West, as well as the general Chinese attitude towards
life. He worked to formulate a new method of romanizing the Chinese
language, and created an indexing system for Chinese characters. He was
interested in mechanics, he has invented and patented a Chinese
typewriter, and several lesser inventions such as a toothbrush with
toothpaste dispensing. After 1928 he lived mainly in the United States,
where his translations of Chinese texts remained popular for many
years. His many works represent an attempt to bridge the cultural gap
between the East and the West. He was frequently nominated for the
Nobel Prize in Literature.
His first two books, My Country and My People (吾國吾民) (1935) and The
Importance of Living (生活的藝術) (1937), written in English in a charming
and witty style, brought him international fame. Others include Between
Tears and Laughter (啼笑皆非) (1943), The Importance of Understanding
(1960, a book of translated Chinese literary passages and short
pieces), The Chinese Theory of Art (1967), and the novels Moment in
Peking (京華煙雲) (1939) and The Vermillion Gate (朱門) (1953),
Chinese-English Dictionary of Modern Usage (當代漢英辭典) (1973).
Dr. Lin was buried at his home in Yangmingshan, Taipei, Taiwan. His
home has been turned into a museum, which is operated by Taipei-based
Soochow University. The town of Lin's birth, Banzi, has also preserved
the original Lin home and turned it into a museum.
AUSILI ALLA SAGGEZZA DELL'UNITA' DEL MONDO
www.edc-online.org ECONOMIA DI COMUNIONE

Complessità e frammentazione - I messaggi
che provengono dalla società moderna evidenziano una nuova e
crescente complessità. La frammentazione in atto investe in modo
particolare il sapere, le idee, il pensiero. I diversi mondi culturali
non solo non interagiscono ma si sfuggono, si sfiorano o addirittura si
scontrano, innescando conflittualità relazionali nel tessuto
sociale e a livello internazionale.
Una proposta: la cultura dell’unità - Si
rende perciò necessario e urgente promuovere una “cultura
dell’unità”, foriera di valori positivi, capace di porre al
centro degli interessi culturali la persona umana nella sua piena
dignità, nella sua capacità relazionale, nella sua
apertura alla trascendenza, come soggetto idoneo a donare al nostro
mondo un volto e una dinamica più secondo le aspirazioni dei
singoli e dei popoli.
In dialogo con i vari mondi culturali – Un nuovo
sviluppo in campo culturale è l’avvio di un dialogo, improntato
alla reciprocità, con il mondo della cultura nelle sue varie
espressioni, nelle sue diverse discipline: politica, economia, arte,
media, pedagogia, psicologia, sociologia, medicina, diritto,
architettura, scienze ambientali, sport. E’ promosso da Segreterie
internazionali e da nuclei che stanno sorgendo nei diversi Paesi,
attraverso convegni, seminari, incontri, forum, workshop, utilizzando i
mezzi di comunicazione. Si intende offrire l’apporto di un bagaglio di
idee, di contributi culturali, ma anche di vita e di sapienza.
Un pensiero ispirato ad un paradigma dell’unità
– Il dialogo è aperto a quanti avvertono l’urgenza delle sfide
che ci stanno di fronte, per elaborare un pensiero e una dottrina nei
vari campi, ispirati al paradigma dell’unità. Che non vuol dire
unicità, anzi, discorso plurale con tutti i pensieri, le idee,
le prospettive, di ieri e di oggi, non solo per confrontarsi, ma per
generare un "prodotto culturale" innovativo.
DAL MICROCREDITO ALL'ECONOMIA DI COMUNIONE:
CHIARA LUBICH 
|
L'Economia di Comunione (EdC) è un
progetto, lanciato da Chiara Lubich nel 1991 in Brasile, che coinvolge
centinaia di imprese dei cinque continenti.
I proprietari delle aziende che liberamente aderiscono al
progetto, decidono di improntare tutta la vita aziendale alla cultura
di comunione, e mettono in comune i profitti secondo tre scopi e con
pari attenzione:
aiutare
le persone in difficoltà, creando nuovi posti di lavoro e
sovvenendo ai bisogni di prima necessità, iniziando da quanti
condividono lo spirito che anima il progetto;
diffondere la "cultura del dare" e dell'amore, senza
la quale non è possibile realizzare un'Economia di Comunione;
lo sviluppo dell'impresa, che deve restare efficiente pur
se aperta al dono.
Dov'è la
novità?
L'EdC nasce da una
spiritualità di comunione, vissuta nella vita economica e civile;
cerca di coniugare efficienza e solidarietà.
Dà vita ad originali "distretti industriali", i Poli Produttivi
punta sulla forza della cultura per trasformare i comportamenti
economici.
Propone la reciprocità e la prossimità come via per
combattere l'indigenza.
Sono più di cento le tesi di laurea che in
questi primi anni sono state discusse. Numerosi i convegni accademici e
le pubblicazioni scientifiche nate dal desiderio di comprendere il
segreto di imprese che riescono ad essere competitive in mercati
globalizzati e al tempo stesso vivono l'attività economica come
un luogo di rapporti autenticamente umani.
E' essa una nuova via? E' una nuova fioritura di una
antica tradizione? Sono queste imprese l'eccezione o questa cultura
economica può diventare la regola in un mercato globale che non
può non diventare solidale se vuole sopravvivere?
|
LA MERAVIGLIOSA RADIO, meravigliosa per chi è disperso, sofferente, EMARGINATO
Radio Okapi is...
Fondation Hirondelle: Media for Peace and Human Dignity
It is the largest radio project that the United Nations and the Fondation Hirondelle have ever conducted.
It is a radio operation enabling the people of the Congo to communicate with their compatriots.
It is a radio intended to work hand-in-hand with the peace and electoral process.
It
is a network of radio stations designed to cover this immense country
of 2,345,000 square kilometres, providing services for approximately
56,000,000 inhabitants.
The network centre is in the capital Kinshasa. There are eight regional studios.
The network will be served by satellite, shortwave and FM transmitters and by the Internet (RadioOkapi.net)
It
is a service aimed at a population suffering from years of military
conflict and economic stagnation resulting in 900,000 refugees,
2,400,000 displaced people, three million people relying on daily food
programs, 300,000 people being treated for malnutrition and a school
attendance rate that tumbled to 43% in 1999 from 70% in 1993.
Programs will contain scrupulous, non-partisan, credible information broadcast throughout the country.
The broadcast languages will be in French , Lingala, Swahili, Chiluba and Kikongo.
Programs will be devoted to themes relating to health, education, human rights, culture and music.
The 2003' budget was covered by four donors (UK, Switzerland, USA and The Netherlands)
The operation is run by around 100 journalists, presenters and staff, the majority of whom will be Congolese.
The
project involves close co-operation between the United Nations and the
Hirondelle Foundation with the aim of making a lasting contribution to
peace in the Democratic Republic of the Congo.
It also involves
co-operation with the existing media in the DRC, mainly with other
radios in the fields of production and training.
The project is a network of stations designed to continue into the post-MONUC phase.
MERAVIGLIOSA per chi ha bisogno di musica senza confini è ANCHE

Tivoli Audio è
una nuova compagnia fondata da Tom DeVesto, la cui carriera è stata legata a
quella di Henry Kloss come co-fondatori della Cambridge Soundworks, rilevata
recentemente dalla Creative Technology. Nella sua posizione di CEO della
Cambridge Soundworks, questi ha favorito lo sviluppo e la commercializzazione di
molti tra i più diffusi prodotti per l'intrattenimento degli ultimi dieci anni,
compresi quelli progettati da Henry Kloss.
Durante il suo
periodo di studio al MIT all'inizio degli anni 50, Henry Kloss iniziò a
costruire diffusori acustici per i suoi colleghi studenti che volevano ascoltare
le esibizioni della Boston Symphony Orchestra. Da quel momento, grazie anche
all'incoraggiamento ricevuto dall'inventore della trasmissione FM, Major Edwin
Armstrong, e grazie al supporto di altri membri dello staff del MIT responsabili
del progetto dei più moderni tuner FM a larga banda, la carriera di Henry Kloss
è stata costellata da successi incredibili.
Egli ha ottenuto riconoscimenti
di ogni genere, inclusi l’Audio Hall of Fame, La Consumer Electronic Association
Hall of Fame, l’Emmy Award per il suo lavoro pionieristico nel campo della
proiezione televisiva. I prodotti progettati da Henry Kloss spaziano dalla prima
cassa acustica a sospensione pneumatica fino al sistema di diffusori
multimediale più venduto al mondo. Tuttavia, le sue radio FM della KLH e
dell’Advent rispettivamente del 1960 e del 1970 rimangono in testa alla
graduatoria dei suoi prodotti preferiti, soprattutto perchè ancora oggi i loro
possessori ne riferiscono un piacevole utilizzo dopo tanti
anni.
Sebbene la nuova Radio non sia stata
disegnata con l'intento di sembrare retro, mi piace pensare che questa ricordi i
tempi in cui i prodotti venivano progettati con onestà, gusto e
efficienza".
GUGLIELMO MARCONI, SORRIDI, SORRIDI!!!!!!
EUROREGIONE (WWW.EUROREGION.NET)
PAZIENTE PATCHWORK D'UTILITA' COMPATIBILI
TRIESTE barcolana
Nella
politica europea, un'Euroregione (Euregio) è una struttura di
cooperazione transnazionale fra due o più territori collocati in
diversi paesi dell'Unione Europea o del continente in genere.
Le
euroregioni solitamente non corrispondono ad alcuna istituzione
legislativa o governativa, non hanno potere politico e il loro operato
è limitato alle competenze delle autorità locali e regionali che le
costituiscono. Le euroregioni sono
solitamente costituite per promuovere interessi comuni che travalicano
i confini e per cooperare per il bene comune delle popolazioni di
confine.
TELEFONINI - tecnologia in travolgente espansione...fotocamere...minischermi tv....collegamenti satellitari /internet...
Nei primi 12 anni dal lancio di questo strumento di comunicazione, gli
utenti erano giunti ad 1.000.000.000.
In questi ultimi due anni e mezzo, il totale degli utenti ha raggiunto
i
2.000.000.000......
Di colpo possono uscire dall'isolamento milioni di persone che vivono in zone inaccessibili e ignorate.
Di colpo un passante può risultare più efficiente del miglior cronista....
WILKIPEDIA
LA LIBERA ENCICLOPEDIA IN
200
LINGUE CON 1.200.000 VOCI SOLO PER QUANTO RIGUARDA LA
LINGUA INGLESE SI AVVALE DI APPORTI ED AGGIORNAMENTI DA TUTTO IL
MONDO, CONSULTABILI IN OGNI MOMENTO DA CHIUNQUE, CON RICHIESTA e
possibilita' DI
INSERIMENTI DEGLI ARGOMENTI MANCANTI DA PARTE DI CHIUNQUE NEL WEB
NE ABBIA COMPETENZA.
LA SUA CRESCITA E' CONTINUA. UN COMITATO SCIENTIFICO-STRATEGICO CERCA
DI DOMINARNE LA COMPLESSITA' EVITANDONE DERIVE
POLITICHE O
LO
SVILIMENTO DELL'AFFIDABILITA' A CAUSA DI ARTICOLI
APPROSSIMATIVI O ERRATI O ANCHE SOLO INCOMPLETI.
MA LA LIBERA CONSULTAZIONE UNIVERSALE E' GIA' COMUNQUE UN POTENTE
STRUMENTO DI CONOSCENZA, D'INTEGRAZIONE E DI VERIFICA.
GRID
la rete medica globale per telediagnosi e controlli sanitari via
internet
PROGETTO WISDOM
raggruppamento globale di dati e di fondi per la conoscenza e la cura
delle malattie rare
GEOGRAFIA SATELLITARE
minuzioso catasto del mondo...
MEDITATIVO/
MEDITATTIVOCorsi
di formazione alla multimedialità articolati sulle quattro aree dei
video, della radio, dell’editoria e delle immagini sono le attività che
caratterizzano a Milano il progetto Meditativo che sta per essere
arricchito anche dal nuovo portale Web.
Multimedialità da utilizzare in un’ottica educativa e da sfruttare in maniera progettuale
come forma di percorso e coinvolgimento per adolescenti e giovani. E’
da questi presupposti che circa un anno fa, da un’idea della
Cooperativa sociale Grado 16 e dell’Associazione culturale Media Tutor
è partito a Milano – con il contributo del Comune - il progetto
Meditattivo, in sintesi la possibilità - grazie al lavoro sviluppato da
insegnanti ed educatori – di poter acquisire un uso consapevole e
creativo dei media, soprattutto in quei settori che negli ultimi tempi
catturano maggiormente l’interesse dei ragazzi.
MEDIA UTILI
La
magia dei disegni animati in bianco e nero di "Persepolis" è stata proprio questa. L’esser riusciti a far
crescere emotivamente ed interiormente chi ha avuto la fortuna di
guardarli.


MEDIA UTILI
Piero
Pelù gira il videoclip del nuovo singolo 'Viaggio' tra i Gitani,
riuniti in Camargue per il loro raduno annuale. Da sempre interessato
alla cultura nomade, Piero Pelù è a Sainte Marie De La Mer per
mescolarsi a questa umanità colorata che fa del 'viaggio' la propria
vita, in un momento in cui nel nostro Paese i rom sono sempre più capri
espiatori del dibattito politico persistendo tutte le pregiudiziali
contro la loro integrazione.

sin dall'antichita' PELLEGRINAGGI, viaggi dell'anima e della comunità umana
CAMARGUE festa di SANTA SARA

LOURDES
20-25 agosto : Pellegrinaggio dei Gitani
Dopo
il « Nazionale », i dintorni di Lourdes si riempiono di rulotte. Questo
pellegrinaggio originale ha celebrato il suo 50° anniversario nel 2006.
+





SLOW FOOD E PICCOLA AGRICOLTURA LOCALE, WWW.CAMPAGNAAMICA.IT
valorizzare il lavoro contadino e le risorse specifiche di ciascun ambiente naturale.
A.I.A.B.
Agricoltura biologica
dal
16 al 20 giugno sarà Modena la capitale mondiale del biologico,
sono 1.129 i congressisti iscritti. Si tratta di scienziati, tecnici,
rappresentanti dei movimenti bio, contadini e produttori provenienti da
circa ottanta paesi ai quali si aggiungono quasi quattrocento
accreditati. I partecipanti al Congresso, quindi, saranno oltre 1.500,
più di 900 dei quali stranieri provenienti un po' da tutti i continenti.
Organizzato da Ifoam [la Federazione internazionale che riunisce i movimenti per l’agricoltura biologica di 108 paesi]
e da ModenaBio2008, un consorzio creato dalla Provincia di Modena e da
Aiab [Associazione italiana per l’agricoltura biologica]
dell’Emilia-Romagna, l’appuntamento richiamerà i protagonisti
internazionali dell’agricoltura bio, dell’economia e della cultura
sostenibile. Le tre giornate di studio centrali–dal 18 al 20
giugno–saranno dedicate ad approfondire i quattro principi dell’agricoltura biologica: la salute, l’ecologia, l’equità solidale e la cura.
La risposta al nucleare? L’energia fatta in casa!
Pubblicato: giugno 7, 2008, 12:21am CEST
Il
Ministero dell’Energia del Regno Unito pubblica uno studio che dimostra
come un intervento mirato di incentivi e finanziamenti statali per le
rinnovabili eviterebbe la realizzazione di 5 centrali nucleariIl
quotidiano inglese “The Guardian” ha pubblicato un interessante studio,
condotto dal Ministero dell’Energia britannico, che dimostra come un
piano mirato dedicato a incentivi e finanziamenti statali rivolti alle
rinnovabili, porterebbe ad una produzione di energia equivalente a
quella di 5 centrali nucleari, con un risparmio in termini di CO2 pari
a 30 milioni di tonnellate annuali. Una risposta più che efficace a
quanti pensano al nucleare come la più efficace soluzione ai problemi
energetici globali. “La microgenerazione, combinata con altre misure,
può contribuire a ridurre le emissioni - ha affermato il ministro
dell’Energia, Malcom Wicks - è una cosa che ogni cittadino può fare per
salvare l’ambiente”. Il dato di partenza è più che tangibile,
considerati le centomila unità di microgenerazione, cioè sistemi di
produzione di energia elettrica applicati a singoli edifici, già
presenti in Gran Bretagna. Grazie a questi incentivi la cifra potrebbe
crescere fino a raggiungere i 3 milioni di impianti, che
significherebbe arrivare ad avere un edificio su cinque autosufficiente
o addirittura produttore di energia. Il piano proposto prevede di
arrivare ad uno stanziamento di 2,7 miliardi di euro all’anno fino al
2030 diluiti in mutui agevolati, sgravi fiscali e contributi statali.
Fonte : La Repubblica
LE PISTE CICLABILI
Le
piste ciclabili sono un elemento caratteristico della Mitteleuropa,
Germania, Austria, Olanda, Danimarca soprattutto, che si sta ora
[molto] lentamente diffondendo anche nei paesi limitrofi (Italia,
Francia, Spagna). L'idea di fondo è quella di realizzare strade libere
dai motori dove chi va in bicicletta possa sentirsi al sicuro; dunque
piste ciclabili nelle città per favorire la mobilità non motorizzata, e
piste ciclabili fuori città per favorire il cicloturismo.
E Amsterdam è nota come la città più ciclabile del mondo.


(((vuoi vedere che si sono inventati una BANCA INTELLIGENTE???????????????)))
Il Banco del Sur rafforza il sogno dell'integrazione latinoamericana
GIANNI MINA' LATINOAMERICA
Gennaro Carotenuto
Il
9 dicembre 2007 è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banca
del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il
Brasile, l'’Argentina, il Venezuela, l'’Ecuador, la Bolivia, il
Paraguay e l'’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della
popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano
fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che
ancora guardano a Washington e firmano con gli Stati uniti i Trattati
di libero commercio, antitesi stessa dell’integrazione regionale
latinoamericana. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner [che ha
voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la
conclusione del suo mandato presidenziale], sono i padri in quello che
si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione
latinoamericana. Mai nella storia l'’America latina si era avviata con
tanta decisione verso l’integrazione. Un'’integrazione asimmetrica,
tortuosa, ancora lontana, ma che finalmente riempie l’agenda politica.
Organizzazioni come il Mercosur, l’'Alba , e i vari passaggi di
integrazione energetica, Petrosur, Petrocaribe hanno fatto da apripista
al Banco del Sur, che nasce proprio in contrapposizione al Fondo
monetario internazionale. Mai nella storia, un passaggio così
importante nella politica degli stati, soprattutto del Sud America, era
stato accompagnato da un così importante consenso delle masse.
VIA CAMPESINA 
Henry Saragih Speech at closing plenary of the FAO High Level Conference
Thursday, 05 June 2008
Ladies and gentlemen,
This
high level that is taking place now actually should be to celebrate the
success of leaders of state and government in eradicating hunger and
poverty in the world. Because the head of states has given their
commitment during the world food summit in 1996 to eradicate hunger by
halving the hunger by 2015.
Unfortunately, the world is seeing
thousands of peasants who commit suicide because they are always
bankrupt and cannot pay back their loans. The world sees people
suffering from hunger everywhere and children who are malnourished. The
world sees ordinary people who have to queue in line under the sun with
a coupons in their hand, waiting for food aid. In some places these
queues have turned into food riots.llions of people
These are the
results of the policies that you are responsible for. These are the
results that the liberalisation of food and agricultural markets have
provoked. Policies which force farmers to produce food for export and
push the government to import basic foodstuffs. The industrial model of
agriculture has also created a situation that has brought agriculture
under the control of transnational agribusiness corporations, many who
have profited from the current crisis.
This fails the people's right to food. This fails the people's right to a livelihood.
In
2002, I was standing in this same spot in this building in front of
you, during the FAO conference for the World Food summit. In 2002, I
tore the paper I held in my hands and I ate it. I ate it because at the
time, we did not believe that the policy of FAO would alleviate hunger.
I ate it because we knew that the people of the world would be left
with only paper and no concrete policies which would feed them.
I represent millions of peasants and small farmers, members of Via Campesina around the world in more than fifty countries.
ing
here again, in this same building, with all the delegates representing
all the countries of the world to demand the same things I demanded in
2002. The policies you prescribed in 2002 have failed. There are more
people in the world suffering from hunger and poverty now than in 2002.
We don't want to see the same mistakes made again.
Our solution to
solve the food crisis is to put the control of food into the hands of
small farmers. As you are all aware, small farmers are those who
produce the food, but they have also become net consumers of food. We
cannot put the control of food into the hands of agribusiness
corporations. We have to let farmers feed their own families and their
own local communities. This is what food sovereignty means. This is
what we demand.
Food is a necessity for life. It should not be a commodity to be speculated upon on international markets.
Via
Campesina have been struggling for agrarian reform and land reform. The
FAO should continue their commitment to this which was made in
2006 at the International Conference on Agrarian Reform and Rural
Development(ICARRD). FAO has also supported integrated pest management,
which does not make farmers dependent on chemicals produced by
transnational companies.
Sustainable peasant agriculture is also the
answer to climate change. It is an efficient model of agriculture,
which does not need the fuel and energy demanded by industrial
agriculture.
We should be ashamed and filled with guilt because we
could not eradicate hunger. Instead of eradicating hunger we have
increased the number of hungry in the world. Therefore today we should
evaluate the policies have been implemented. You have to admit you were
wrong. The proof is in the empty stomachs of millions of people.
Rome, 5 June 2008
Stop the privatization of biodiversity!
The struggle for agrarian reform :
Forum Land, Territory and Dignity Porto Alegre, Brazil: 6 – 9 March 2006
Seeds, heritage of humanity
© 2008 La Via Campesina : International Peasant Movement
quanti nostri
cari GUARDANO
I NOSTRI SFORZI DA LASSU'.........
per esempio....la mia mamma creativa casalinga ed uno scienziato grande esempio di fede concreta
MEMBERSHIP
AD HONOREM
Albert
Schweitzer
BENVENUTI DUNQUE A TUTTI
!
E SOPRATTUTTO
AGLI AMICI
DI

Jesse Owens
ASSISI
ecumenica
DALL'AFRICA
di LEOPOLD SEDAR SENGHOR
Un leader illuminato dell’Africa, tra politica e poesia
www.missionaridafrica.org
Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Senghor, il
cantore della negritudine, uno dei grandi padri spirituali dell’Africa,
scomparso nel 2001 all’età di 95 anni. I Paesi francofoni, a
cominciare dal suo Senegal, celebreranno la ricorrenza con grande
nostalgia e gratitudine
di
Pier Maria Mazzola

Le sue opere
Le edizioni italiane più recenti di componimenti di
Senghor sono Notte d’Africa mia notte nera (L’Harmattan Italia, 2004) e
Canti d’ombra e altre poesie (Passigli, 2000). Bisogna altrimenti
retrocedere agli anni Ottanta, Settanta, Sessanta, per trovare una
dozzina di titoli (ma invano cerchereste l’Anthologie de la nouvelle
poésie nègre et malgache), oltre a un paio di raccolte di
scritti politici. Oppure spigolare in antologie, riviste e affini.
Tra le opere poetiche più importanti di Senghor: Hosties noires
(1948); Chants pour Naëtt (1949); Ethiopiques (1956); Nocturnes
(1961). Tra la saggistica, Ce que je crois (1988) e i 5 volumi di
Liberté, usciti tra il 1964 e il 1993.
Nero. O meticcio?
Joal, a sud di Dakar: là viene battezzato con il nome di
Léopold il piccolo Senghor, nel Natale del 1906. Joal è
un luogo segnato dalla presenza portoghese fin dal XV secolo.
«Benché neri, gli abitanti si dicono portoghesi e danno
ancora dei nomi portoghesi ad alcuni dei loro bambini», scriveva
nel 1853 uno dei primissimi preti senegalesi. Ciò spiega anche
il cognome Senghor, variante del portoghese senhor, “signore”.
«Mio padre – racconterà lo stesso Léopold – mi
disse che i miei antenati venivano dal Gabu, una regione dell’Alta
Guinea portoghese».
Era di etnia serer, di famiglia aristocratica, ma lui stesso affermava:
«ho probabilmente una goccia di sangue portoghese poiché
sono di gruppo sanguigno A, frequente in Europa ma raro nell’Africa
nera».
Forse la sua origine, di cui era ben cosciente, fornisce una prima
spiegazione degli atteggiamenti in apparenza contraddittori di Senghor,
strenuo difensore della negritudine ma senza astio nei confronti
dell’Europa; appassionato della sua cultura africana, ma cristiano
sincero.
Mentre accarezzava la rinascita del
suo continente, sognava una «civiltà
dell’universale».
Sposò «per dovere» (parole sue) una donna di origine
africana, una guianese figlia di un prestigioso governatore dell’Africa
francese, ma il matrimonio non resse e la sposa della sua vita
rimarrà una francese di Normandia, Colette Hubert.
La Negritudine
Ma la negritudine cos’è?
Ascoltiamo la definizione che ne dà il poeta-presidente:
«È l’insieme dei valori – economici e politici,
intellettuali e morali, artistici e sociali – non solo dei popoli
dell’Africa nera, ma anche delle minoranze nere delle Americhe… Ora, i
militanti della negritudine assumono questi valori, li fecondano anche
con apporti esterni, per viverli in prima persona, dando così il
loro contributo di Negri nuovi alla Civiltà
dell’Universale».
Senghor e la sua negritudine (la paternità del neologismo viene
in realtà attribuita ad Aimé Césaire, scrittore
impegnato della Martinica, compagno di Senghor durante gli anni di
studi parigini) sono stati anche molto bersagliati. Più da parte
africana che europea. Sembrava troppo moderato.
Oppure dava fastidio il suo apprezzamento per la cultura dei bianchi:
celebre, e contestato, il suo slogan «l’emozione è negra,
la ragione è ellena».
Celebre, di rimando – e male interpretata – la battuta di Wole Soyinka:
«La tigre non proclama la sua tigritudine, balza sulla
preda».
Oggi c’è ancora chi polemizza, soprattutto tra i più
accesi afrocentristi, che hanno però l’aria di non porsi in una
prospettiva storica.
Sembra però allargarsi, nel complesso, il consenso sul ruolo unico che Senghor ha avuto nella
crescita dell’autocoscienza di milioni di neri, e anche nel rendere
più sensibili alla dignità africana (e alle proprie
responsabilità) milioni di europei.
«Negrità e politica africana». Fa sorridere, oggi,
vedere in che modo fu tradotto, nel 1962, il titolo del discorso
pronunciato a Roma da Leopold Senghor, allora presidente del Senegal,
in visita ufficiale al Quirinale. “Negrità” ?
La parola francese che Senghor usò quel giorno, così come
faceva da trent’anni, era négritude, tradotta in italiano
“negritudine”. E alla negritudine, di cui egli fu un apostolo
indefesso, rimane per sempre legato il nome di Senghor, poeta fecondo,
intellettuale raffinato e politico illuminato dell’Africa.
Non siamo una tabula rasa
Nato “ufficialmente” il 9 ottobre 1906 (ma realmente il 15 agosto),
Senghor è registrato all’anagrafe (due anni dopo!) con il
soprannome che si era velocemente meritato: Sédar, cioè
“colui che non può essere umiliato”.
Il padre era benestante, con quattro mogli; dell’educazione si occupava
soprattutto lo zio paterno: «Mi insegnava la struttura del
parentado e, assieme al galateo, gli usi e i costumi della mia
etnia». Quelli dell’infanzia furono anni importanti, che
sosterranno gran parte della sua futura produzione poetica.
Senghor viene affidato alla scuola della missione, all’età di 8
anni. A differenza di molti intellettuali africani che hanno vissuto
l’esperienza della Chiesa come in contrasto con la propria
identità culturale, Senghor apprezza l’educazione impartita dai
missionari, senza rinunciare per questo a maturare un suo spirito
critico, che emergerà negli anni dell’adolescenza. «A
sedici anni cominciai a ribellarmi, a mettermi contro un certo tipo
d’insegnamento. Mi ribellai soprattutto alla pretesa dei padri che noi
fossimo una tabula rasa sulla quale costruire una solida struttura
razionale; anzi, mi ribellai alla loro pretesa di riempire con valori
spirituali giudaico-cristiani ciò che loro reputavano un
vuoto».
Un leader cristiano
Per Léopold, la fede fu ad ogni modo un caposaldo, una bussola
che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. «L’educazione
cristiana mi ha fatto molto bene. Avevo un temperamento collerico, ma
la direzione spirituale e la confessione mi hanno insegnato a
dominarmi, a disciplinarmi».
Non mancherà, durante gli studi a Parigi, un periodo di
«eclissi» di fede – come lo definirà uno dei suoi
pochi biografi, il padre bianco Joseph Roger de Benoist. Una decina
d’anni, ma ne uscirà con una fede più matura, rimessa in
gioco grazie soprattutto al contatto con personalità come
Emmanuel Mounier, suo coetaneo, che diventerà il filosofo del
personalismo, e come Teilhard de Chardin, il grande gesuita
paleoantropologo e teologo.
Costui lo guidò anche in una rilettura del marxismo, che
all’epoca ovviamente affascinava i futuri leader di popoli in cerca di
riscatto, anche se non convinceva del tutto il giovane Senghor.
Caduto in politica
Non si riassume in poche righe una vita lunga e densa come quella di
Senghor. Limitiamoci a elencarne le fasi principali. Dopo alcuni anni
di insegnamento del francese in un paio di licei, senza tralasciare i
corsi universitari di linguistica neroafricana, scoppia la Seconda
Guerra Mondiale. Chiamato alle armi, viene in breve fatto prigioniero.
Ritrovata la libertà e viene poi riformato per motivi di salute.
Il suo appartamento a Parigi diviene un asilo per comunisti ed ebrei.
Intanto, sul finire della guerra, la Francia andava delineando i futuri
destini delle sue colonie africane (Conferenza di Brazzaville del
gennaio 1944).
Senghor nel 1945 ottiene una borsa di studio per una ricerca nel suo
Paese per studiarvi la poesia orale, mentre, nello stesso anno, esce la
sua prima raccolta di poesie, Canti d’ombra. Galeotto fu quel viaggio.
Senghor, che già non era più uno sconosciuto, viene
sollecitato a entrare in politica. Non aveva mai coltivato un simile
progetto, anzi aveva già declinato una prima proposta, ad essere
direttore generale dell’istruzione in Africa occidentale. Ma è
pur vero che cresceva in lui il desiderio di fare qualcosa per la sua
gente, soprattutto per il mondo rurale, l’eterno dimenticato.
«Sono caduto in politica», dirà di questo suo passo.
Viene eletto come deputato del Senegal in parlamento, e poi sempre
rieletto.
Si vede “costretto” a fondare un suo partito, il Blocco democratico
senegalese, dopo essere fuoriuscito dalla Sfio (la Sezione francese
dell’Internazionale operaia), troppo coinvolta nella dura politica
coloniale ai danni di Indocina, Madagascar, Algeria. Nel 1956 è
anche sindaco di Thiès, la seconda città del paese. Nel
1960, eccolo primo presidente del Senegal indipendente (Senghor non
aveva tuttavia particolarmente caldeggiato l’indipendenza subito, ma
piuttosto una confederazione delle ex colonie con la Francia): un
cristiano alla testa di un paese a maggioranza musulmana. Un poeta nel
groviglio della politica.
Come conciliare politica e poesia? «Sempre col timore che l’una
danneggiasse l’altra», come sintetizzò Marcella Glisenti,
sua traduttrice, che lo interrogò a questo proposito. Ci sono
cose, in verità, che danneggiano la poesia ben più della
politica. L’insincerità, ad esempio, l’inseguire le “tendenze”,
la demagogia… Senghor riconosce alla fine «che se non avesse
avuto l’impegno pubblico che gli è toccato in sorte, la sua
poesia sarebbe stata meno impegnata, certamente più
gratuita».
L’addio di un saggio
Per la sua data di nascita e per il suo personale genio, Senghor si
è ritrovato ad essere il primo, o tra i primissimi, in molti
campi: il primo africano (francofono) ad eccellere negli studi
universitari – tanto che nel 1983 sarà il primo membro “di
colore” all’Académie française; uno dei primi deputati
africani all’Assemblea nazionale (e sottosegretario, per un anno, nel
governo Faure); il primo presidente africano a introdurre il
multipartitismo (nel 1978, ben prima del Muro di Berlino).
Fatto ancor più straordinario, è stato anche il primo
capo di stato africano a rinunciare volontariamente alla sua carica,
alla fine del 1980. «Nessuno ci credeva perché in Africa
sono molti i capi, specie militari, che hanno annunciato la loro
dipartita e che invece sono ancora aggrappati al timone con la scusa di
obbedire alla “volontà del popolo”», commentava all’epoca
il settimanale Afrique Nouvelle di Dakar.
E per togliere il disturbo, si ritirò in Normandia, terra natia
della moglie. È là, nel piccolo comune di Verson che si
onora di essere stato una sorta di sua seconda patria, che Senghor si
è spento a 95 anni, il 20 dicembre 2001. Ora riposa nel cimitero
di Bel-Air, a Dakar, accanto alla tomba del figlio perduto vent’anni
prima, che aveva cantato in una delle sue Elegie: «…sopra il
cimitero marino, la dolcezza della Terra Nera e il rimpianto della tua
assenza».
IMPARIAMO DALL'ITALIA E DA NAIROBI
di
Pinocchio
Nero

Autore:
Marco
Baliani,
Giulio Cederna, John Muiruri
Artisti: Alex Wagacha, Daniel Kamande Ng'ang'a, Dennis
Kiarie Mumbi, George Kamau, Wangari, George Ngugi Kimani, Ibrahim
Karanja, James Ng'ang'a, John Chege, John Muthama, Joseph Kamau, Joseph
Muthoka, Kevin Chege, Michael Mwaura, Mohamed Kamau, Nahashon Mbugua,
Onesmus Kamau, Patrick Kamau, Samuel Gakuha, Wilson Franco, Wycliffe
OnyWera.
Regia: Marco Baliani
Sede: Roma, Silvano Toti Globe Theatre, 8 e 9 settembre Palermo
(complesso di Santa Maria dello Spasimo)
di andrea porcheddu
C'è una scena, nel
Pinocchio
Nero
realizzato da Marco Baliani
con un gruppo di bambini e adolescenti della periferia di Nairobi, che
rimane impressa.
La storia, solo garbatamente ritoccata,
è quella del
burattino
di legno di Collodi, ma l'ambientazione è, ovviamente, tutta
africana.
La scena, dunque, vede i tanti attori-pinocchio,
bambini con un posticcio naso pinocchiesco, prendere sulle spalle,
caricarsi letteralmente addosso, i ragazzi-geppetto.
I figli che prendono sulle spalle i padri: e
vanno, si muovono
in avanti, fuggono dalla balena, e corrono incontro alla vita. Il
fardello, allora, è questo: le nuove generazione del Kenia,
dell'Africa
di oggi, devono trovare, ancora una volta, la forza per accollarsi il
peso del passato, l'insostenibile carico di tradizioni e
contraddizioni, di sconfitte e illusioni. Bambini-marionette che
coraggiosamente prendono in mano il proprio destino e cercano una
nuova, vera, identità.
Il
Pinocchio
Nero,
presentato purtroppo solo per due giorni al Globe Theatre di Roma e poi
a Palermo, è un piccolo capolavoro. Intanto come spettacolo: Marco Baliani
- e con lui Letizia Quintavalla, Maria Maglietta, Elisa Cuppini,
Morello Rinaldi e Riccardo Sivelli, ovvero buona parte del Teatro delle
Briciole di Parma, co-produttore dell'evento - ha lavorato per due
anni, in un progetto per tappe, con i ragazzi presi dalla strada,
sbandati, randagi che abitano le discariche di Nairobi.
Chokora,ovvero «spazzatura», così vengono
chiamati questi
ragazzini, soli e violenti, drogati di colla e disillusioni. Bambini
già vecchi, senza futuro.
Baliani
ne ha fatto un gruppo affiatatissimo: attori vivacissimi, interpreti
dai tempi comici inesorabili, entusiasti danzatori e attori capaci di
recitare anche in italiano.
Pinocchio
Neroè
uno spettacolo di grande comunicativa, di immediato coinvolgimento,
commovente per dolcezza e freschezza: sono bravi, tutti, a restituire
la storia del burattino di legno, con pochissimi elementi quasi
brookiani, grande ritmo e geniali trovate. E anche la cifra cara al
regista - certi movimenti di insieme, la dialettica singolo-gruppo -
qui diventa naturalmente funzionale, efficace e ottimamente acquisita
(ed eseguita) dai ragazzi.
La vicenda è narrata piuttosto
fedelmente, eppure svela una
universalità sorprendente: quando il burattino, appena
«creato» urla a
squarciagola «ho fame!», è naturale riportare
l'immagine a una
condizione umana e sociale tristemente diffusa nel continente nero.
I quadri si susseguono con ritmo e gioiosa energia: e la danza del
Paese dei balocchi, così, diventa un frenetico omaggio al
calcio,
eseguito alla perfezione. Con fosforescenti scarpette nuove (il sogno
di tanti bambini, no?), con il rumore inconfondibile dei tacchetti, i
ragazzi ballano la vita, la gioia, la spensieratezza di chi ha diritto
ad un infanzia felice.
La seconda, possibile, lettura dell'opera
è invece tutta
socio-politica e, ovviamente, scaturisce dal progetto stesso. Il
lavoro, infatti, è stato realizzato dal Teatro delle Briciole in
collaborazione con Amref, la Fondazione africana per la Medicina e la
ricerca fondata da Michael Wood nel 1957. Amref Italia, diretta da
Thomas Simmons, da tempo coinvolge artisti e intellettuali per
sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo i problemi dell'Africa
orientale: Kenia, Tanzania, Uganda, Etiopia, Mozambico e Sudafrica. Lo
slogan di Amref recita «Il futuro dell'Africa è nero»,
anche qui giocando con una doppia valenza: futuro incerto, dunque, ma
affrontabile solo a partire dall'Africa, dagli africani.
Ecco, dunque, perché è
significativo quel piccolo Pinocchio
nero
che si carica sulle spalle il padre già divorato dalla balena
(occidentale?). Con un sorriso, con allegria, con forza, questi bambini
e questi adolescenti, grazie ad Amref, hanno avuto la
possibilità di
vivere, di ritrovare una dignità, una identità. E
l'immagine finale
dello spettacolo, commovente e al di là di ogni retorica tanto
è
sentita, lo dichiara: ogni ragazzo coinvolto nel progetto oggi ha un
passaporto e lo mostra fiero in scena. Ogni ragazzo ha un nome e un
cognome, ha una identità. Non sono più sans papier, non
sono
chokora,
non sono più burattini. Sono persone, esseri umani, con un
futuro forse meno nero...
E mentre in Russia si spara addosso a bambini
in fuga, ostaggi
di violente follie, vedere questi venti ragazzi tornare alla vita
grazie al teatro, è forse una risposta a chi si chiede, ovunque,
«che
fare?». L'occasione della breve tournée italiana di
Pinocchio
Neroè
propizia, allora, anche per la raccolta di fondi a favore di Amref.
Chiunque volesse dare un contributo, può visitare il sito dell'
Amref.
(7 settembre 2004)
DA UN SANTO DALLA VITA AVVENTUROSA SPECCHIO DI TEMPI NON MENO TERRIBILI DEI NOSTRI
San Giovanni di Dio 
La vita di un
Santo |
È il 1495: nasce
Giovanni Ciudad, il futuro San Giovanni di Dio. Nasce da una modesta famiglia
di Montemor-o-Novo, piccola cittadina portoghese a 110 Km. da Lisbona.
Incerte e frammentarie le notizie sulla sua infanzia, e misterioso l’episodio
in cui il padre Andrea lo affida, a soli 8 anni, a un pellegrino di
passaggio... Ritroviamo più tardi il piccolo Giovanni in Castiglia, dove
trascorre gli anni fino alla maturità come pastore al servizio di Francisco
Cid, majoral di Oropesa. La vita di Giovanni Ciudad si annuncia da subito
movimentata, e non particolarmente ordinata. Ha già ventotto anni quando si
arruola nell’esercito imperiale per combattere contro i Francesi, nella
campagna per la riconquista della fortezza di Fuenterrabia, nei Pirenei. La
passione per il gioco non lo fa di certo emergere dalla truppa. Fino al
momento in cui il suo diretto superiore, il capitano Ferruz, in seguito a una
storia di furto nella quale Giovanni è coinvolto, arriva a ordinarne
l’impiccagione.
In questa come in altre occasioni, è solo la fede
istintiva di Giovanni a salvarlo in extremis. Ritorna alla vita di pastore a
Oropesa, ma di nuovo segue la via militare e nel 1532 è con l’armata che
salva Vienna dalla morsa dei Turchi. Di ritorno, decide di compiere un
pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella. Nuovamente in Portogallo
incontra il conte d’Almeida, nobile caduto in disgrazia, e insieme
raggiungono la colonia portoghese di Ceuta, in Marocco, dove Giovanni, per
mantenere la famiglia del conte, lavora come bracciante alle fortificazioni
della città. Ritornato in Spagna, accetta un lavoro qualsiasi per vivere. Con
i pochi risparmi, decide di diventare venditore ambulante di libri e immagini
religiose. E’ sempre in movimento, Giovanni: e mentre è in cammino la
tradizione racconta che avviene l’ incontro con il “pastorello stanco”. Egli
lo porta sulle sue spalle e il bambino lo ricompensa con una melagrana. E’ il
bambino Gesù.
1539: Giovanni vive a Granada, dove ha aperto una libreria.
Il 20 gennaio gli capita di ascoltare un sermone di Giovanni d’Avila. Rimane
sconvolto: è la vera conversione. Il suo shock è così forte da sembrare
pazzo. Percorre le strade della città urlando la sua “follia” per Dio: «Nudo,
voglio vivere, seguire Gesù Cristo, nudo, e diventare povero in suo onore».
Poi a casa brucia i libri e, in ginocchio, nelle piazze di Granada, esprime
la sua contrizione: «Misericordia, misericordia, Signore Iddio, abbiate pietà
di questo grande peccatore che Vi ha offeso». La sua conversione viene
presa per pazzia. Lo prendono e ricoverano all’Ospedale Reale, dove a quei
tempi la malattia mentale si cura con le catene e la frusta. Viene
presto riconosciuto sano e rimesso in libertà. Giovanni decide allora di
dedicare il resto della sua vita ai poveri e agli ammalati.
È
l’autunno del 1539, ha quarantaquattro anni, fonda in via Lucena il suo primo
ospedale. In dicembre il Vescovo di Tuy, Monsignor Sebastian
Ramirez Fuenleal, presidente della Cancelleria Reale di Granada, gli
conferisce l’ abito religioso e gli conferma il nome che il popolo gli aveva
già dato: “Giovanni di Dio”. Nel 1547 l’Ospedale si trasferisce alla salita
de los Gomeles. Giovanni muore l’8 marzo 1550. I suoi primi compagni danno
inizio alla fondazione dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio
- Fatebenefratelli. Il processo di beatificazione è del 1630, del 16
ottobre 1690 la canonizzazione di Alessandro VIII. E’ proclamato Patrono
celeste degli ospedali e dei malati da Leone XIII nel 1886, Patrono celeste
degli infermieri e delle loro associazioni da Pio XI nel 1930. Pio XII, nel
1940, lo proclama secondo Patrono celeste di Granada.
San Giovanni di
Dio è, come uomo, un esempio di disponibilità e apertura verso il prossimo.
Sradicato dalla famiglia a soli otto anni, sballottato dagli eventi, si
adatta di buon grado alle condizioni più difficili. La sua è una vita in
movimento, un’esperienza continua di mutamento nell’ambiente e nelle persone
che lo circondano, ma anche di stabilità nella generosità. Sempre si rivela
in lui la generosità che cresce e che, poco a poco, si trasforma in fede.
Giovanni di Dio è diventato Santo per la sua generosità nei confronti di
tutti quelli che ha incontrato, servito, curato, consolato. La sua santità è
il frutto di questo distacco da sé che provoca in lui l’ amore per Gesù
Cristo. Questo è il messaggio di Giovanni di Dio: Dio è la fonte di ogni
amore. Dio che svela a tutti noi il vero volto del fratello ferito nella
carne e nel cuore. Alcuni, sconvolti dalla Parola di Dio e dall ’esempio di
santi come Giovanni di Dio, finiscono per consacrare la vita al servizio dei
loro fratelli più bisognosi.
|
Realizzare il
Regno di Dio nell’ambiente sanitario |
| |
| Il carisma
dell’Ospitalità |
Povertà,
castità e obbedienza sono i tre voti classici comuni a tutti gli ordini
religiosi. I Fatebenefratelli aggiungono un quarto voto, dettato dal carisma
specifico del loro Ordine, che è l’ospitalità. Ospitalità come amore verso
Dio e verso il prossimo. Concetti astratti? Al contrario, molto concreti:
assistere gli infermi, raccogliere l’elemosina per la loro sopravvivenza -
«Fratelli, fate il bene a voi stessi dando l’elemosina ai poveri» è il
celebre invito di San Giovanni di Dio - esercitare un attivo apostolato con
“donne di vita”, imboccare la professione medica non per fare soldi, ma per
servire l’uomo, in particolare il più bisognoso... Questo è, secondo la
lezione di San Giovanni di Dio - e di San Giovanni Grande, di San Riccardo
Pampuri, come di tutti gli altri confratelli che hanno dedicato la propria
vita alla «santa ospitalità» - il senso autentico del Vangelo, da vivere con
eroica coerenza. La lezione resta valida.
Perché la vita dei santi
continua a esercitare questa funzione splendidamente esemplare? Perché sono
uomini come noi, calati nella realtà precisa e contingente della storia. Non
è solo questione d’essere cristiani, ma uomini autentici. Tutti si
riconoscono nell’umanità. E i santi rappresentano concretamente e umanamente
la possibilità di imitare Cristo. In ogni epoca storica, essi riescono a
incarnare la Parola di Dio nella realtà del proprio tempo, nonostante le
condizioni spirituali, sociali, politiche ed economiche più o meno avverse,
perfino tragiche. Come scrive il Superiore Generale dell’Ordine, Fra Pascual
Piles Ferrando: «Giovanni di Dio può considerarsi a pieno titolo come un
modello della “Nuova Ospitalità”, perché ha saputo coniugare l’amore verso
Dio e l’amore verso il prossimo incarnandolo nella realtà concreta del suo
tempo con grande capacità organizzativa dell’assistenza e con una chiara
visione del futuro». L’ ospitalità è quindi la chiave di lettura per
comprendere come lo spirito dell’Ordine di San Giovanni di Dio si sia
manifestato nei cinque secoli della sua storia. E’ un carisma “operativo”,
l’ospitalità. E’ la speranza.
Come scrive Fra Marco
Fabello: «I grandi significati dell’ospitalità, oggi, si manifestano
concretamente nella solidarietà e nell’attenzione alle persone che ci stanno
vicine e che vivono nel bisogno e nella povertà fisica, intellettuale e
morale».
|
OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO isola tiberina ROMA

DALL'ITALIA
dagli
AMICI
di MARIA MONTESSORI


La
prima donna italiana
laureata in medicina e psichiatria, la scienziata ragazza madre, con il
figlio lasciato in affido per anni e appena possibile - dati i tempi -
recuperato ed associato al suo lavoro,
grande anima libera e di tutto cuore prosssima all'infanzia sofferente,
geniale educatrice, esule in Europa e in India, cittadina del mondo,
candidata due volte al
premio Nobel per la pace.
dalla FRANCIA
LOUIS BRAILLE
HANDICAP AL PANTHEON
da Wikipedia enciclopedia libera
Suo
padre, Simon-René Braille, era un sellaio e all'età di tre anni il
giovane Louis si infortunò all'occhio sinistro nell'officina paterna. A causa dell'estendersi dell'infezione perse la vista anche all'occhio destro e divenne cieco.
A
10 anni vinse una borsa di studio alla Institution des Jeunes Aveugles
(Istituto per giovani ciechi) a Parigi. Si trattava di uno dei primi
centri specializzati per persone non vedenti, ma le condizioni di vita
non erano delle migliori. Alle persone venivano insegnati diversi
mestieri (come ad esempio impagliatore di sedie), ma venivano
continuamente maltrattati dal personale.
Ai ragazzi della scuola
veniva insegnato a leggere con il metodo di Valentin Haüy che
consisteva nel leggere attraverso il tatto i caratteri della stampa in
nero, ma messi in risalto da un filo di rame posto sull'altro lato del
foglio.
Questo metodo però non permetteva alle persone di scrivere.
Fin da ragazzo dimostrò di essere un abile suonatore di organo e suonava nelle cerimonie religiose.
Nel 1827 divenne professore presso lo stesso istituto dove era ricoverato.
Braille morì nel 1852, a Coupvray, di tubercolosi. Dal 1952 è sepolto presso il Pantheon a Parigi.
L'invenzione
Nel
1821 venne ispirato da una visita a scuola da parte di un militare,
Charles Barbier de la Serre, che descrisse un metodo per trasmettere
messaggi in rilievo basato su dodici punti usato dalle forze armate per
i dispacci notturni. Braille inventò il metodo basato sui sei punti,
che ricorda ancora il suo cognome: Braille Il beneficio più rilevante
rispetto al metodo Haüy era che permetteva sia di leggere sia di
scrivere.
Più tardi ideò un'estensione del metodo per la matematica (Nemeth Braille) e per le note musicali (Codice musicale Braille).

BENVENUTI agli AMICI
DELLA BUONA BATTAGLIA
DEL PRESIDENTE

LOTTA CONTRO GLI INCIDENTI E I LUTTI SUL LAVORO
Giorgio Napolitano (Napoli, 29 giugno 1925) è un politico
italiano, undicesimo Presidente della Repubblica, eletto il 10 maggio
2006.
Siamo schiacciati dal tragico record di morti bianche.......
"Non limitiamoci alla denuncia" dice Napolitano, dobbiamo sentire "il
dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme,
di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro
più umane, più civili, più rispettose dei bisogni
e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un'Italia migliore".
/e una Lombardia migliore e una Milano migliore........
E. MUNCH le teste chine
INCIDENTI
SUL LAVORO: PIU' MORTI CHE nella GUERRA DEL GOLFO
ROMA - Gli incidenti sul lavoro in Italia negli ultimi anni hanno fatto
piu' morti della seconda Guerra del Golfo: il dato e' dell'Eurispes,
che ha calcolato come dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della
coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003
al 2006, in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. E intanto
anche oggi la cronaca registra un morto e un ferito in un cantiere
edile in Toscana, a causa di un crollo di un cascinale.
Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti: queste le
cifre, secondo le elaborazioni Eurispes, del fenomeno. ''E'
impressionante'' ha commentato il presidente della Commissione
attivita' produttive della Camera, Daniele Capezzone, che ha
commissionato all'Eurispes un rapporto, presentato oggi. Proprio di
recente, ha ricordato Capezzone, si e' verificata una recrudescenza di
questi incidenti, ma all'indomani del clamore suscitato dalla cronaca,
il riflettore sul fenomeno delle morti bianche si spegne
inesorabilmente.
E. MUNCH IL GRIDO
www.lombardia.cisl.it
Il 18 ottobre 2006 il Senato ha deliberato
l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno
degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette
"morti bianche". La Commissione, composta di venti senatori,
avrà tempo due anni per accertare:
* la dimensione del fenomeno degli infortuni sul
lavoro, con particolare riguardo al numero delle cosiddette
«morti bianche», alle malattie, alle invalidità e
all'assistenza alle famiglie delle vittime, individuando altresì
le aree in cui il fenomeno è maggiormente diffuso;
* l'entità della presenza dei minori con
particolare riguardo ai minori provenienti dall'estero e alla loro
protezione ed esposizione a rischio;
* le cause degli infortuni sul lavoro con
particolare riguardo alla loro entità nell'ambito del
lavoro nero o sommerso e al doppio lavoro;
* il livello di applicazione delle leggi
antinfortunistiche e l'efficacia della legislazione vigente per la
prevenzione degli infortuni, anche con riferimento alla incidenza sui
medesimi del lavoro flessibile o precario;
* l'idoneità dei controlli da parte
degli uffici addetti alla applicazione delle norme antinfortunistiche;
* l'incidenza complessiva del costo degli infortuni
sulla finanza pubblica, nonché sul Servizio sanitario nazionale;
* quali nuovi strumenti legislativi e amministrativi
siano da proporre al fine della prevenzione e della repressione degli
infortuni sul lavoro;
* l'incidenza sul fenomeno della presenza di imprese
controllate direttamente o indirettamente dalla criminalità
organizzata. E INTANTO LE MORTI CONTINUANO
BENVENUTA L'INDIA
e BENVENUTI gli AMICI di
MAHATMA GANDHI
UN DONO
Mahatma Gandhi
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fai bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.
(Dedicata a tutti gli onesti )
"La fede non ammette di essere raccontata.
Deve essere vissuta e allora
si propaga da sè."
Il Mahatma
Gandhi
Gandhi è sicuramente il personaggio più
rappresentativo
della lotta rivoluzionaria non - violenta.
E' stato
giustamente chiamato Mahatma, cioè
grande anima, perché
nonostante non fosse dotato di ricchezze o potere è riuscito,
con
la sola forza della sua profonda umanità, a liberare l'India
dall'occupazione
coloniale degli inglesi. L'occasione di trattare di Gandhi ci permette
di uscire un po’ dal panorama dei pensatori del mondo occidentale per
conoscere
il contributo alla causa dell'Umanesimo da parte di una persona
appartenente
ad una cultura profondamente diversa dalla nostra. Certo è che
personaggi
di tale levatura morale e spirituale superano largamente gli angusti
confini
della propria cultura, consegnando la propria opera al patrimonio
universale
dell'umanità.

L'attualità del pensiero di Gandhi consiste in alcuni punti
fondamentali:
l'autodeterminazione dei popoli, il rifiuto della violenza quale
strategia
di lotta rivoluzionaria, la tolleranza religiosa.
Il primo tema è strettamente intrecciato con la lotta del
popolo
indiano contro il dominio coloniale. Gandhi era convinto della
necessità
che gli indiani fossero liberi di poter decidere come amministrare il
loro
Paese perché la miseria nella quale era ridotto dipendeva
proprio
dal prelievo forzato delle risorse dell'India da parte dei britannici.
Purtroppo a diversi decenni dalla liberazione (e dalla morte di Gandhi,
avvenuta nel 1948) il subcontinente indiano versa ancora in condizioni
d'estrema povertà e ciò perché l'indipendenza
politica
non è stata accompagnata da una reale indipendenza economica. Da
questo punto di vista il problema dell'India è lo stesso di
tutti
i Paesi del Terzo Mondo e delle zone sottosviluppate e sfruttate
dell'Occidente.
In definitiva il tema dell'autodeterminazione dei popoli non può
essere separato da quello dello sfruttamento e dalla dipendenza
economica
che non permettono la reale indipendenza politica. Naturalmente Gandhi,
che non era certo uno sprovveduto, era ben conscio di questa
limitazione
e si è battuto a lungo nella sua vita per l'autosufficienza
dell'India
dagli inglesi. MA QUALE SORPRESA AVRA' OGGI NEL CONSTATARE DALL'ALTO IL
CAMMINO TRIONFALE DELL'INDIA FRA I PAESI A PIU' RAPIDO INCREMENTO DELLE
RISORSE NAZIONALI! E QUANTO BISOGNO HA L'INDIA DI MEDITARE IL MESSAGGIO
DEL MAHATMA PER NON SBAGLIARE ROTTA.......

Il rifiuto della violenza come strategia di lotta, anche finalizzata
ad una causa giusta, è comunque il punto caratterizzante del
pensiero
di Gandhi. Il Mahatma era convinto che la violenza non potesse essere
un
mezzo efficace per ottenere gli obbiettivi prefissati e ciò per
varie ragioni. Per prima si deva ricordare la profonda umanità
del
personaggio; poi la sua ferma convinzione che i violenti sono alla
lunga
più deboli dei non-violenti, e usano la violenza proprio a causa
della loro debolezza; infine Gandhi sosteneva che una liberazione
violenta
avrebbe generato dei governanti di tale genere, figli del metodo usato
per giungere al potere (e se si guarda la storia, non si può non
essere d’accordo con Gandhi). In ogni caso non bisogna pensare che
Gandhi
proponesse un atteggiamento passivo di fronte agli oppressori e ai
violenti,
tutt'altro. La strategia di lotta organizzata dal Mahatma consisteva
nella
resistenza passiva, cioè non reagire alle provocazioni dei
violenti
(pratica che richiedeva un'enorme forza morale e Gandhi lo sapeva bene)
e nella disobbedienza civile, in pratica il rifiuto di sottoporsi a
leggi
ingiuste (si ricordino, a tal proposito, la campagna contro le
stoffe
inglesi oppure la marcia del sale, altre volte si
proclamarono
giornate
di digiuno e preghiera,veri e propri scioperi generali in grado di
paralizzare l'intero Paese). I veri cambiamenti devono partire
dalla base sociale e non essere imposti dall'alto.

Ultimo grande tema è la tolleranza
religiosa. Nel caso di Gandhi il problema si riferisce alla particolare
situazione etnica dell'India. Paese immenso, grande quasi quanto
l'Europa
intera, abitato da un'infinita di gruppi etnici e professioni religiose
diverse, spesso a stretto contatto tra loro, vero e proprio laboratorio
della società globale. Gandhi era convinto che questa fosse una
ricchezza dell'India e che andasse salvaguardata, ma senza dividere
politicamente
la nazione. In fondo
le diversità religiose potevano essere
superate
da un comune interesse verso l'essere umano. Nella pratica gli eventi
non
andarono come sperava Gandhi. I musulmani guidati da Jinnah pretesero
uno
stato indipendente, con la conseguenza che la linea di confine tra
India
e Pakistan, tracciata nel 1947, spezzò molti legami umani
costringendo
milioni di persone ad abbandonare la propria casa. Gandhi era
consapevole
della portata esplosiva della contrapposizione religiosa e per questo
si
oppose alla separazione dell'India. Nelle città dove
imperversava
la violenza Gandhi riuscì quasi a fare ciò che gli
eserciti
non erano riusciti a fare. A Calcutta, con la sua semplice presenza,
accompagnata
da un digiuno a rischio della propria vita (aveva ben 77 anni),
riuscì
a fermare la lotta interna tra indù e musulmani. Quest'enorme
sforzo
lo rese inviso ai fanatici indù (la professione religiosa di
Gandhi,
maggioritaria in India) e fu uno di loro che lo assassinò il 30
gennaio del 1948.
benvenuto AL BANGLADESH
NASCE IL MICROCREDITO
le Nazioni Unite hanno decretato il 2005
come “l’anno Internazionale del Microcredito” con l’obiettivo di creare
un sistema
finanziario sostenibile ed inclusivo per raggiungere gli “Obiettivi del
Millenium per lo
sviluppo”.
Per la microimpresa e il lavoro autonomo
LIBRA.NET
Progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo - Bando Provincia di
Bologna anno 2004 - F.S.E. Ob. 3 Asse D Misura D3 Determinazione
di Approvazione N° 15 del 3/8/2004.
BENVENUTI gli AMICI di
MUHAMMAD YUNUS, il banchiere dei poveri
Premio Nobel per la pace 2006
Yunus consegue la Laurea in Economia presso l’Università di
Chittagong (Bangladesh) e in seguito il Dottorato di Ricerca in
Economia presso l'Università Vanderbilt di Nashville (Tennessee,
U.S.A.) nel 1969. È stato professore di Economia presso la
Middle Tennessee State University, U.S.A., dal 1969 al 1972, quindi
direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di
Chittagong (Bangladesh) dal 1972 al 1989.
Verso la metà del 1974 il Bangladesh fu colpito da una violenta
inondazione, a cui seguì una grave carestia che causò la
morte di centinaia di migliaia di persone. Il paese è
periodicamente devastato da calamità naturali e presenta una
povertà strutturale in cui il 40% della popolazione non arriva a
soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri. Fu in
quest'occasione che Yunus si rese conto di quanto le teorie economiche
che egli insegnava fossero lontane dalla realtà. Decise, dunque,
di uscire nelle strade per analizzare l’economia di un villaggio rurale
nel suo svolgersi quotidiano. La conclusione che egli trasse
dall'analisi fu la consapevolezza che la povertà non fosse
dovuta all'ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensì al
carente sostegno da parte delle strutture finanziare del paese. Fu
così che Yunus decise di mettere la scienza economica al
servizio della lottà alla povertà, inventando il
microcredito.
Il suo primo prestito fu di solo 27 dollari USA, che prestò ad
un gruppo di donne del villaggio di Jobra (vicino all'Università
di Chittagong), che producevano mobili in bambù. Esse erano
costrette a vendere i prodotti del loro lavoro a coloro dai quali
avevano preso in prestito le materie prime ad un prezzo da essi
stabilito. Questo riduceva drasticamente il margine di guadagno di
queste donne e le condannava di fatto alla povertà. D'altra
parte, le banche tradizionali non erano (e non sono) interessate al
finanziamento di progetti tanto piccoli che offrivano basse
possibilità di profitto a fronte di rischi elevati. Soprattutto
le banche non avevano alcuna intenzione di concedere prestiti a donne,
tanto più se non potevano offrire garanzie.
Richiesta di microcredito
La Banca fonda la propria attività bancaria su una serie di
valori, dichiarati nelle "Sedici decisioni":
1. Vogliamo seguire ed affermare i quattro principi della
Banca Grameen (Disciplina, Unità, Coraggio e Duro Lavoro) in
ogni momento della nostra vita;
2. Vogliamo portare il benessere nelle nostre famiglie;
3. Non vogliamo abitare in case in rovina; vogliamo
riparare le nostre case e vogliamo lavorare per costruircene di nuove
nel più breve tempo possibile;
4. Vogliamo coltivare i nostri orti tutto l'anno; vogliamo
mangiare ortaggi in abbondanza e vogliamo venderne il sovrappiù;
5. Nel periodo della semina vogliamo piantare la maggior
quantità possibile di germogli;
6. Vogliamo pianificare le nascite affinché le
nostre famiglie siano piccole; vogliamo contenere le nostre spese e
vogliamo curare la nostra salute;
7. Vogliamo educare i nostri figli ed essere certi che
essi possano guadagnare per pagare la loro istruzione;
8. Vogliamo mantenere puliti i nostri figli e l'ambiente;
9. Vogliamo costruire ed utilizzare latrine con la fossa
biologica;
10. Vogliamo bere l'acqua da pozzi scavati fino alle falde;
qualora non fosse disponibile, bolliremo l'acqua o useremo l'allume;
11. Non vogliamo accettare nessuna dote ai matrimoni dei nostri
figli maschi né vogliamo darne per i matrimoni delle nostre
figlie: manterremo i nostri villaggi liberi dalla maledizione della
dote; e non celebreremo nessun matrimonio tra bambini;
12. Non vogliamo infliggere alcuna ingiustizia a nessuno
né consentiremo a chicchessia di farlo;
13. Vogliamo fare insieme investimenti comuni sempre più
cospicui dai quali ottenere redditi sempre più alti;
14. Saremo sempre pronti ad aiutarci reciprocamente; se
qualcuno/a si trova in difficoltà lo/la aiuteremo;
15. Se verremo a sapere di infrazioni alla disciplina in qualche
villaggio, ci recheremo a dare una mano a ripristinarla;
16. Parteciperemo tutti insieme alle attività comuni.
Yunus e i suoi collaboratori cominciarono a battere a piedi centinaia
di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi
dollari alle comunità, somme minime che servivano per attuare
iniziative imprenditoriali. Tale intervento ha avviato un circolo
virtuoso, con ricadute sull'emancipazione femminile, avendo Yunus fatto
leva sulle donne affinché fondassero cooperative che
coinvolgessero ampi strati della popolazione.
Il sistema si basa sull'idea che i poveri abbiano attitudini e
capacità imprenditoriali sottoutilizzate e da valorizzare sulla
fiducia.
La Grameen Bank oggi ha 1.084 filiali in cui lavorano 12.500 persone. I
clienti in 37.000 villaggi sono 2.100.000, per il 94 per cento donne.
L'organizzazione non è in perdita: il 98 per cento dei prestiti
viene restituito.
«One day our grandchildren will go to museums to see what poverty
was like»
«Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei
per vedere cosa fosse la povertà»
(Muhammad Yunus, The Independent, 1996)
Muhammad Yunus (in lingua bengalese: Muhammod Iunus) (Chittagong, 28
giugno 1940), Yunus è anche il fondatore della Grameen
Bank, di cui è direttore dal 1983.
Il "sistema Yunus" ha provocato un cambiamento di mentalità
anche all'interno della Banca Mondiale, che ha cominciato ad avviare
progetti simili a quelli della Grameen. Il microcredito è
diventato così uno degli strumenti di finanziamento utilizzati
in tutto il mondo per promuovere lo sviluppo economico e sociale,
diffuso in oltre 100 Stati, dagli Stati Uniti all'Uganda. "In
Bangladesh, dove non funziona nulla - disse una volta Yunus - il
microcredito funziona come un orologio svizzero".
Nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank, prima banca al mondo ad
effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri appunto basandosi
non già sulla solvibilità, bensì sulla fiducia.
Da allora, la Grameen Bank ha erogato più di 5 miliardi di
dollari ad oltre 5 milioni di richiedenti. Per garantirne il rimborso,
la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi
informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono
vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale ed
hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito.
Con il passare del tempo la Grameen Bank ha realizzato soluzioni
diversificate per il finanziamento delle piccole imprese. Oltre al
microcredito, la banca offre mutui per la casa e per la realizzazione
di moderni sistemi di irrigazione e di pesca, nonché servizi di
consulenza nella gestione dei capitali di rischio e, alla stregua di
ogni altra banca, di gestione dei risparmi.
Il successo della Grameen ha ispirato numerosi altri esperimenti del
genere nei paesi in via di sviluppo e in numerose economie avanzate. Il
modello del microcredito ideato dalla Grameen è stato applicato
in oltre 20 Paesi in Via di Sviluppo: molti di questi progetti, come
avviene per la Grameen stessa, sono imperniati soprattutto intorno al
finanziamento di imprese femminili. Più del 90% dei prestiti
della Grameen è infatti destinato alle donne: tale politica
è motivata dall'idea che i profitti realizzati dalle donne siano
più frequentemente destinati al sostentamento delle famiglie.
Più della metà dei clienti finanziati dalla Grameen in
Bangladesh (circa 50 milioni) si sono sollevati dalla povertà
estrema grazie ai microprestiti della Banca: lo dimostrano parametri
quali la frequenza scolastica di tutti i figli, tre pasti al giorno per
tutti i componenti della famiglia, l'installazione di servizi igienici
in casa, la casa a prova di infiltrazioni piovose, l'acqua potabile e
la capacità di rimborsare settimanalmente un prestito di 300
taka (pari a circa 8 dollari).
....e di FAZEL HASAN ABED
“Civilisation is not of a few great individuals---it is the
cumulative actions of all people together, great and small”.
"We were determined to bring about changes in the lives of poor
people," he says. "We felt that whatever we do, we should try and
replicate it throughout the nation if we can." Since then, BRAC has
fought against poverty, disease, child mortality, and illiteracy by
empowering poor rural women through bringing health care and education
to their communities.
Scientists working in Bangladesh in the early 1970s had learned that a
measured combination of sugar, salt, and water could prevent deaths
from dehydration. Since our bodies are 70 percent water, it is
dehydration that makes diarrhea the cause of 18 percent of child deaths
worldwide. Abed's first major goal for BRAC was to teach mothers to
make the lifesaving oral-rehydration solutions. "That involved going to
every household in rural Bangladesh — 13 million households," Abed
recalls. "And it took 10 years to do it." As a result, BRAC's
oral-rehydration program reduced infant and child mortality from 258
deaths per 1,000 to 75 deaths per 1,000.
The majority of Bangladeshis are Muslim, and Abed realized that within
each community, women would be most effective in teaching other women,
many of whom were not permitted to leave their courtyards. But first,
he realized, he had to win over their husbands and the male village
chiefs, who would have to give their consent for any such
community-wide activity. Achieving good health meant enlisting the
political will of those in power. In the two decades since, women have
made some gains in gender power in Bangladesh, and BRAC has helped to
educate many men on the need for women to be educated and involved in
health care and economic activities.
Today, BRAC is active in more than 68,000 villages and has 4.8 million
group members. Abed introduced programs and initiatives that have
enabled 3.8 million women, who are still the backbone of BRAC's
organization, to establish village microfinance organizations that have
to this point disbursed more than $1 billion in loans. These loans have
allowed women to create small businesses poultry farming, cow rearing,
and dairy farming; in addition the production of iodized salt, which
helps prevent goiter, is now also possible. Such BRAC enterprises
provide 80 percent of the organization's operating costs, with the rest
coming from external donors. BRAC also works to control tuberculosis,
with a major grant from the Global Fund for Tuberculosis, Malaria and
AIDS. Over the years, one of BRAC's most critical contributions has
been keeping poor rural children in school, and the organization now
runs 31,000 one-room, one-teacher schools.
Abed's adept and tireless leadership of BRAC has brought him
international renown and numerous awards. In 2004, he was honored with
the Gates Award for Global Health and the United National Development
Program's Mahbub ul Huq Award for Outstanding Contribution in Human
Development. As evidence of his success, there are now BRAC branches in
Afghanistan and Sri Lanka. Abed's strategy has always been ambitious:
"We thought nationally, worked locally, and looked for inspiration
globally."
With his cream-colored Nehru-collar shirt, simple black trousers, and
quiet demeanor, Fazle Hasan Abed could be any educated Bengali
gentleman in Dhaka, Bangladesh. But Abed, 71, is one of the nation's
most important men and a guiding light globally in development circles.
His Bangladesh Rural Advancement Committee (BRAC) has lifted millions
out of poverty through education, health-care, and microfinance
programs.
Founded in 1972, just after Bangladesh gained independence from
Pakistan, BRAC recently launched its own bank and is now setting up a
$53 million program for the nation's poorest citizens. On June 12, it
also opened its first overseas office--in Kabul, Afghanistan. Zimbabwe
and other nations are modeling programs after Abed's. "Fazle Abed is a
brilliant visionary," says Katharine McKee, director of
micro-enterprise development at the U.S. Agency for International
Development. "BRAC is an impressive organization, whether in financial
services, basic education, or setting poor women up in the poultry
business."
Most of BRAC's 35 million beneficiaries are women, who traditionally
faced terrible exploitation. Its centers in Bangladesh's 86,000
villages operate schools that have helped some 4 million girls get at
least five years of education. Centers also educate adults in health
care and legal issues and offer training and small loans so villagers
can start small businesses, from shops to laundry services. What's
more, BRAC generates 80% of its $160 million annual budget from its own
commercial farms and fisheries.
The son of a wealthy landowner, Abed's business acumen comes from his
training as an accountant in Britain and as a former finance exec for
Shell Ltd. He got involved in relief work when he joined the cleanup
efforts after devastating floods hit Bangladesh in 1970. Now, Abed is
shifting BRAC's management to a younger team. But he will remain a
guiding light in development, for Bangladesh and the rest of the
world's poor.
"Although BRAC is now a multi-faceted
corporation much of which is self-financing, donors still play a major
role in funding BRAC's development programmes in education, health and
poverty reduction," says Graham White, Donor Liaison Co-ordinator, BRAC

BENVENUTI I RAGAZZI DELLA
LOCRIDE!!!
CERTO GANDHI SAREBBE STATO ACCANTO AI RAGAZZI DELLA LOCRIDE
CONTRO LA CONCITTADINANZA TRADITA
COME DALL'ITALIA
ALTRI ANGELI CUSTODI DEI RAGAZZI DEL SUD SONO CERTAMENTE
TRE GRANDI ED EROICI
PALERMITANI, tre GRANDI ITALIANI
TRE
GRANDI SICILIANI
ROCCO CHINNICI


di
Misilmeri (PALERMO)
FALCONE E BORSELLINO,



FONDAZIONE FALCONE
La Fondazione dedicata a Giovanni e Francesca Falcone nasce per
promuovere attività culturali, di studio e ricerca che
favoriscano lo
sviluppo di una cultura antimafiosa nella società. Suo scopo
è anche
mirare al perfezionamento della professionalità degli apparati
investigativi e giudiziari impegnati nell'azione di prevenzione e di
contrasto alla criminalità organizzata.

L'ALBERO
DI FALCONE
LA FONDAZIONE ROCCO CHINNICI
L’elemento
innovativo che caratterizza l’attività della Fondazione sta
nella
circostanza che essa si propone di rivolgersi non soltanto al mondo
giudiziario ma anche a quello economico-finanziario ed a quello della
scuola e della formazione;
e LIBERA

DON CIOTTI (GRUPPO ABELE - LIBERA )
Libera è nata il 25 marzo del 1995, con l’intento di coordinare
e sollecitare l’impegno della società civile contro tutte le
mafie. Fino ad oggi, hanno aderito a Libera più di 1000 gruppi
tra nazionali e locali, oltre a singoli sostenitori. La scelta di
coordinare tante realtà nella lotta alle mafie, si è
rilevata dunque la migliore non solo per il numero dei soggetti
coinvolti e per il clima di cooperazione creatosi, ma anche per
valorizzare sforzi ed iniziative già esistenti. Libera agisce
per favorire la creazione di una comunità alternativa alle
mafie, certa che il ruolo della società civile sia quello di
affiancare la necessaria opera di repressione propria dello Stato e
delle Forze dell’Ordine, con una
offensiva di prevenzione culturale.
Libera ha organizzato la sua azione in alcuni particolari settori:
· il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi,
con la valorizzazione e l’informazione sulla legge 109/96, per la quale
Libera ha raccolto un milione di firme;
· l’educazione alla legalità:
nelle scuole, per diffondere, soprattutto tra i più giovani, una
cultura della legalità e far maturare coscienza civile e
partecipazione democratica
attraverso lo sport, per recuperare l’enorme potenzialità
educativa dello sport e contrastare l’uso del doping e la politica
della vittoria ad ogni costo;
· il sostegno diretto a realtà dove è molto forte
la penetrazione mafiosa, con progetti tesi a sviluppare risorse di
legalità umane, sociali ed economiche presenti sul territorio;
· la formazione e l’aggiornamento sul mutare del fenomeno
mafioso e sulle soluzioni di contrasto ad esso, attraverso campi di
formazione, convegni e seminari;
· l’informazione sul variegato fronte antimafia, attraverso
strumenti di diffusione notizie e di approfondimento tematico sia a
stampa che elettronici.
Libera è presente su tutto il territorio nazionale attraverso
sedi regionali e coordinamenti provinciali; le associazioni che
aderiscono a Libera, nominano un referente che sia in grado di seguirne
direttamente i momenti organizzativi e favorire, così, lo
scambio di proposte e informazioni sulle attività da svolgere.
Libera ha una struttura articolata in: presidenza, vicepresidenza,
collegio dei revisori dei conti, collegio dei garanti e referenti
regionali. Ad essi si aggiungono, i responsabili di settore, i
coordinatori nazionali di specifici progetti e i gruppi nazionali di
lavoro.
Il presidente di Libera è don Luigi Ciotti, già fondatore
del Gruppo Abele di Torino. La vicepresidenza, costituita da più
membri, ha annoverato fin qui esponenti della Uisp, di Legambiente e
dell’Arci, ed è stata il segno del legame tra Libera e le grandi
associazioni nazionali ad essa derenti.
MA DEVONO MOLTIPLICARSI PER MILLE E ANCORA PER MILLE GLI AMICI
dei
I RAGAZZI DELLA LOCRIDE


C'E' CHI SPERA
Ma ora, ora che i riflettori si spegneranno e resteremo veramente
soli, cosa faremo?
Diceva il Mahatma Gandhi, <<ci sono cose per cui sono disposto a
morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad
uccidere>>. Bene, cominciamo a dare un significato alle nostre
battaglie, soprattutto ora che saranno battaglie sempre più
solitarie.
Perchè mille gocce diventino un fiume!
TENTATIVI DI RISCATTO DELLA SOCIETA' CIVILE A FAVORE DEI RAGAZZI
QUELLO CHE OCCORRE E' UN ESERCITO DI
MAESTRI DI STRADA e genitori che per primi si decidano a percorrere LA RETTA VIA.
PER I RAGAZZI IN SITUAZIONI
DIFFICILI: C'E' QUALCUNO CHE DAVVERO STA
CON LORO.
LORO: "IL VERO ORO DI NAPOLI", come dice il maestro di strada Cesare
Moreno.
progetto CHANCE Napoli
FORMAZIONE TITOLO CORSO: “Progetto Chance, città di
Napoli: conoscenza e riflessione su un percorso di rete”
FORMATORE: Cesare Moreno, professori ed educatori, Progetto Chance,
Napoli
DURATA: 30 ore
 |
Dalla parte degli ultimi della classe: il progetto
Chance
|
|
Il progetto Chance è nato da
un'idea di Marco Rossi Doria e Angela Villani - l'uno utilizzato nel
progetto Maestri di Strada presso l'Associazione quartieri Spagnoli,
l'altra utilizzata come operatore di rete nel Provveditorato di Napoli;
Cesare Moreno ha poi portato nei quartieri più degradati di
Napoli est tutta l'esperienza maturata nel coordinamento degli
interventi sulla dispersione. Il progetto è nato dalla
constatazione che il fenomeno della dispersione scolastica è
ancora una realtà drammatica ed è una delle tappe di un
percorso che conduce all'esclusione sociale. Il documento Chance:
seconda
opportunità in rete elaborato dal Gruppo di Assistenza
al Progetto Chance e redatto a cura di Cesare Moreno illustra, anche
attraverso alcuni schemi,
i principi su cui si fonda il progetto, il più importante dei
quali è che l'istruzione non consiste nella semplice
trasmissione di contenuti concettuali: soprattutto nell'affrontare
fenomeni di drop out scolastico non si può infatti
prescindere dall'importanza della relazione,
prendendo in considerazione i fattori socio-ambientali ed emotivi che
necessariamente incidono sul processo di apprendimento. I destinatari
del progetto sono infatti casi estremi di mancata frequenza scolastica
e di disagio familiare e personale; dal momento che la fuoriuscita
dalla scuola è soltanto una delle manifestazioni di una
situazione sociale e familiare difficile è necessario che
interagiscano figure professionali diverse in modo da creare una équipe
di lavoro integrata.
Le modalità di trasmissione delle conoscenze e l'apprendimento
devono ovviamente modularsi sulle esigenze dei ragazzi e ricreare prima
di tutto le condizioni di base che rendono possibile l'apprendimento
stesso, integrando poi gli aspetti della formazione scolastica con
quelli della formazione pratica. Questo richiede anche da parte dei
docenti, sostenuti da un'adeguata assistenza psicologica e
pedagogica, un
approccio all'insegnamento non centrato sulla struttura delle
discipline ma sulla relazione.
L'articolo I colori della
scuola di Cesare Moreno propone una ulteriore riflessione sulle
motivazioni profonde alla base della formulazione del progetto e sulle
ragioni che ne rendono necessaria la prosecuzione alla luce dei
risultati ottenuti fino a oggi. Presentiamo inoltre alcune pagine del
giornalino Chance
Notizie(formato pdf, 1.3 Mb), realizzato da ragazzi dei
gruppi Chance, e la sintesi di un filmato-documentario che
può
contribuire a far comprendere il clima diverso in cui si svolge questa
particolare esperienza scolastica. Le sequenze proposte rappresentano
la sintesi estrema di un filmato molto più lungo: contengono
dunque solo la presentazione e alcuni momenti molto eterogenei
riguardanti le diverse attività svolte insieme ai ragazzi. Gli
aspetti strettamente scolastici, che sono ovviamente parte del
percorso, non compaiono in quanto sono i più scontati.
|
|
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FORMAZIONE PROGETTO CHANCE
L’educazione
come risorsa sociale
maestri di strada nel mondo

LABORATORI TEATRALI
“Viaggio
nella memoria per...” è il nome del progetto che si è svolto a Scampia
nella primavera del 2005 per iniziativa dell’associazione “Chi Rom… e
chi no” con l’appoggio dell’Unione Europea, un progetto che prosegue il
lavoro svolto da anni con bambini Rom e Napoletani dell’ interland
napoletano.
Il viaggio proposto dai ragazzi di “Chi Rom… e chi no”,
come si può leggere nel testo del progetto “parte da Scampia per
scoprire una periferia, i suoi abitanti, cercando di ritrovare in
queste storie anche una parte della nostra stessa storia di migranti.
Scampia è un quartiere ad alto rischio di devianza sociale dove
fenomeni quali la disoccupazione, l’evasione scolastica, la
tossicodipendenza, l’esclusione sociale, assumono dimensioni
considerevoli, ma è anche un luogo dove culture diverse riescono ad
“incontrarsi e sopravvivere”.
COSA DOVREBBE FARE IL
NORD PER IL NOSTRO
MERIDIONE?
DIAMO UN'OCCHIATA A COSA SUCCEDE
PER ESEMPIO NEL MONDO ARABO / QATAR... (vi ricordate? solo pochi
decenni fa per indicare un diseredato, uno senza chances al mondo si
diceva..E' un beduino!!!???????)
Education City is an area in
Doha, Qatar,
that with funding from the nonprofit Qatar Foundation,
has been set aside for the establishment of branch campuses of several
American universities, as well as several local educational and
research organizations.
I
NFORMIAMOCI SU COSA ACCADE IN
INDIA....
COME HANNO FATTO IN PORTOGALLO?...
IN SPAGNA?....
| Martes, 17 de julio de 2001 -
20:40 GMT
India: informática vs.
pobreza

El
equipo que diseñó el Simputer espera llegar a la
población menos favorecida de la India.
Las
enormes transformaciones sociales
provocadas por el nacimiento de la internet han pasado inadvertidas
para los pobres y los analfabetos del mundo.
Son muchas las personas que
no han hecho jamás una llamada telefónica ni que nunca
han oído hablar de la red cibernética.
Simputer: pequeño pero
poderoso.
|
En
India, se calcula que existen unos
dos millones de computadores sobre una población de más
de 1.000
millones de habitantes, la mitad de ellos analfabeta.
Ahora,
un grupo de ingenieros y
científicos indios crearon un computador de bolsillo, con el que
quieren ayudar a quienes por motivos económicos o por falta de
educación, no han tenido acceso a la era de la
información tecnológica.
La original idea
consiste en la utilización de un computador sencillo, que llaman
Simputer, equipado con un programa informático capaz de leer
páginas en
voz alta y en varios de los idiomas hablados en la India.
Acceso a la
información
Los diseñadores
esperan llegar a esa
mitad de la población que no sabe leer y ayudarles a informarse
sobre
proyectos que les afecten o interesen.
Las primeras pruebas se
realizarán en el mes de agosto y el sistema podría estar
en funcionamiento para el año 2002.
El Simputer tiene un aspecto
similar al de las minicomputadoras, pero con más memoria y un
procesor de datos mucho más potente.
La idea de los ingenieros indios ya ha
sido adoptada en otros lugares del globo. En Japón ha inspirado
el
proyecto conocido como Morphy One, y en Brasil otro de
características
similares.
|
UNINETTUNO (ANCORA COSTOSA, PERO') ((L'unione europea FAREBBE BENE AD ASSORBIRNE I COSTI)).
UNIVERSITA' TELEMATICA INTERNAZIONALE
L’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO è un
unico grande ateneo in cui prestigiosi docenti di importanti
Università del mondo insegnano nelle diverse lingue negli spazi
reali e virtuali di Internet.
Un sogno diventato realtà: puoi frequentare la tua
Università Internazionale ovunque tu sia, senza limiti di spazio
e di tempo.
Come è organizzata
La struttura è organizzata in un Centro Internazionale,
Facoltà, Corsi di laurea e Poli Tecnologici. I Poli Tecnologici,
dislocati sia in Italia che all’Estero, sono strutture a disposizione
degli studenti, fornite di tutte le tecnologie per seguire i corsi a
distanza, partecipare ad attività didattiche in videoconferenza,
e sono un punto fisico di incontro reale per ospitare lo svolgimento
degli esami faccia a faccia e incontri e seminari con docenti e tutors.
Gli organi di governo sono: il Consiglio di Amministrazione, il
Presidente, il Rettore, il Senato Accademico, i Consigli di
facoltà, il Nucleo di valutazione, il Collegio dei Revisori dei
Conti.

QUALI I PROBLEMI NOTI E STRANOTI CHE DOVREMMO PREVENIRE?
TECNOLOGIA E BIOTECNOLOGIA
INFORMATICA A BANGALORE
IMPRESSIONANTE
CRESCITA E PROBLEMI DELL'IMPRESSIONANTE CRESCITA
NEL SUD DELL'INDIA.
Bangalore's IT industry is divided into three main "clusters" —
Software Technology Parks of
India, Bangalore (STPI); International Technology
Park Ltd. (ITPL); and Electronics City. Infosys
and Wipro,
India's 2nd and 3rd largest software companies, have largest campus in
Electronics City. As headquarters to 38% of global
SEI-CMM Level 5
Companies, Bangalore's place in the global IT map is prominent.
[30]
The growth of Information Technology has presented the city with unique
challenges. Ideological clashes between the city's IT moguls, who
demand an addressal of the infrastructural problems of the city, and
the traditionally bureaucratic
state governments, whose electoral base is primarily rural Karnataka's
agricultural workers, are aplenty. In July 2004 Wipro CEO Azim
Premji
threatened to pull his company out of the city, stating, "We do not see
the situation (state of Bangalore's infrastructure) improving in the
near future".
[31]
(NH7) and therefore
witnesses heavy The Hosur Road, which connects Bangalore to the
Electronics City, is a
heavily congested road in the city. The road is also part of the
National Highwaytruck traffic as well. Biotechnology
is a rapidly expanding field in the city. Bangalore accounts for 47% or
127 of the approximately 265 biotechnology companies in India. Biocon,
headquartered in Bangalore, is the nation's leading biotechnology
company and ranks 16th in the world in revenues. The Bangalore Stock
Exchange is the
largest in South India.
VIETATO
PERDERSI D'ANIMO
VIETATO RESTARE COCCIUTAMENTE IGNORANTI
da FAMOUS GYPSIES:www.imninalu.net/famousGypsies.htm
C'è al mondo gente che gira e va qua e là, si ferma dove
capita e quando viene respinta prende su quattro carabattole e si
sposta altrove......


BANDIERA DELLE GENTI
ROMA'
Bronislawa Warmiak Wajs "Papusza"
(present-day
Ukraine, formerly Poland, 1910? - Poland, 1987)
She
was undoubtedly one of the greatest Romany writers , her devotion to learning began in
her early childhood. Belonging to a family of wandering musicians,
there was no interest in literature among her people, so she was taught
to read and write by a Jewish lady, who also lent her books. She
survived the persecution during the World War II and was the author of
a collection of poems and songs.
|
Katarzyna Pollok
(Kiiev, 1961)


Internationally recognized painter
and sculptor, she is a Sinti woman committed to minority rights and
often dealing with the memory of the Gypsy Holocaust
(Porhaymós). At present resident in Germany, she realizes art
exhibitions worldwide, including Jewish Museums of the Shoah.
Sono forse più
chiaroveggenti gli occhi dei meno fortunati:
DA NAPOLI/scampia/CHI
ROM E.... CHI NO

Chi siamo
Chi rom e…chi no è un gruppo che
nasce a Scampia, periferia nord di
Napoli, dall’incontro di persone con esperienze diverse che hanno
lavorato attivamente sul territorio, partecipando da diversi anni al
carnevale del Gridas (gruppo risveglio dal sonno), che da circa
vent’anni anima le strade del quartiere. Il nome chi rom e…chi no,
ereditato da Felice Pignataro, fondatore del Gridas centro sociale
attivo a Secondigliano dal 1981, porta con sé due significati:
allude
sia all’incontro tra rom e napoletani, sia al torpore istituzionale e
alla passività indotta dagli interventi di tipo
assistenzialistico che
generano dipendenza più che promuovere cambiamento.
Chi rom e…chi no ha attivato un processo culturale-pedagogico rivolto
ai bambini, ai giovani e agli adulti napoletani e rom di Scampia,
costruendo una nuova modalità relazionale fondata sul confronto,
sullo
scambio di esperienze e su un linguaggio comune al fine di una
partecipazione consapevole alla vita politica e sociale. Da qui
è nata
l’idea di sperimentare nuove forme di socialità nel territorio
di
Scampia.
ARREVUOTO
da FONDAZIONE PREMIO NAPOLI
SEMPLICEMENTE ARREVUOTO
di Rosario Esposito La Rossa
STUDENTI E GRUPPO ROM 100 STRAORDINARIE VITE CHE INSIEME
GRIDANO:
e s i s t i a m o !!!!!!
"Non so voi...ma noi ce ne fottiamo"
"...sono
teso, dietro le quinte c'è sempre un aria ricca di tensione e
paura. Sento il brusio del pubblico, la sala che si riempie. Al mio
fianco Vincenzo, il Pulcinella della compagnia, con la sua maschera
fatta di trucco nero che inizia a sciogliersi. Ci stringiamo i pugni,
ci abbracciamo, ci immergiamo in gesti scaramantici, per scaricare la
tensione. Aspettiamo quel benedetto cenno del regista per entrare in
scena. Eccolo che arriva! Tre cinque sei passi, mamma e papà in
prima
fila e poi l'ARREVUOTO..."
E' difficile
spiegare cosa significa questa parola che racchiude un po’
tutta l'essenza di 100 anime che in coro gridano "Noi esistiamo".
Tecnicamente
Arrevuoto è un progetto teatrale dalla durata di 3 anni,
curato da Roberta Carlotto e diretto dal grande Marco Martinelli, con
la collaborazione di Maurizio Braucci. E' un progetto che coinvolge 3
scuole: l'opulento liceo Genovesi, il periferico Elsa Morante e la
scuola media Carlo Levi. A questi si aggiunge il "Gruppo Chi rom...e
chi no" con i ragazzi del campo rom di Scampia. Praticamente invece,
è
il delirio, è tutto quello che giornali, tv, radio, non sono
riusciti
ancora a spiegare. Essere un Arrevotino per me è motivo di
orgoglio,
far parte di quel klan aperto a tutti, che non mette barriere,
significa davvero molto per un giovane come me. Sembra ieri quando i
ravennati del Teatro delle Albe giunsero a Scampia. La mia scuola
allora era spesso colpita da raid che lasciavano nelle aule polveri
d'estintori e creolina. Tra tutto quel casino Lupo, Renda e Martinelli
giocavano a farci essere noi stessi. Forse è questo che mi ha
impressionato di più, la non-scuola di Marco Martinelli. Con lui
tutto
e tutti vengono messi sullo stesso piano, i copioni scompaiono
perchè
il testo siamo noi, perchè non facciamo altro che recitare noi
stessi
su quel palco. Fra pochi giorni partiremo per Roma, e spesso ripenso a
questi due anni che sono passati come treni impazziti, un pò
come tutte
le cose belle della vita. Sembrano fotogrammi veloci i ricordi del
primo spettacolo a Scampia, quando inaugurammo un teatro chiuso da 15
anni, oppure quando cavalcammo per la prima volta il Mercadante, sogno
per molti. Poi fu la volta dell'Argentina di Roma. L'ultima tappa del
primo atto di questo straordinario progetto, fu l'ultima replica de "La
Pace!" testo di Aristofane riscritto da giovani napoletani dopo
millenni. Quest'anno invece è toccato all'Ubu Re di Alfred
Jarry,
passare sotto le nostre menti pazze, sognatrici, arrevotatrici. Dopo i
primi spettacoli a Scampia e Napoli, adesso ci aspetta il Valle di Roma
e l'Alighieri di Ravenna.
Sono un po’
teso, come prima di tutte le avventure. Sono i sorrisi di
Marco a farmi sentire sicuro, sono i suoi occhi che ci guardano a
rasserenarmi. Ci sono delle sfumature che nessuna telecamera può
riprendere, ci sono piccole farfalle che volano ogni volta che
recitiamo insieme e questo nessuno può saperlo. Quello che amo
di
Arrevuoto sono le piccolezze. Gli amori che sbocciano, Mirko e
Giuliana, i rom che non sono più rom, la tensione prima degli
spettacoli, i nostri corpi disfatti nelle estenuanti prove, i litigi
dei bambini, gli errori, Marco che urla, i vestiti di scena che
scompaiono.
Quest'anno
ho conosciuto una persona che non so se dimenticherò mai
nella mia vita. Il suo nome è Sergio, il pirata pelato. La guida
del
Morante. Arrivò ai primi di novembre con la sua cicca pazza in
bocca, e
l'aria di chi è appena atterrato a Capodichino dopo un avventura
a
Berlino. Sergio mi ha insegnato che ho un corpo, braccia e gambe capaci
di sorprendere, mi ha insegnato a usare la mia voce, ad occupare lo
spazio. Non avevo mai pensato a queste stupidaggini e invece adesso amo
fare i suoi esercizi, cantare le sue canzoni, stringergli la mano
sentendolo un fratello maggiore.
Non è
possibile parlare di Arrevuoto senza citare Chiara Ciccarelli,
tappa buchi eterna, indispensabile spalla d'appoggio per tutti, punto
di riferimento. Chiara un pilastro.
Tra gli
attori di quest'anno molti mi hanno sorpreso, ma più di tutti
Simone. Il Palotino è uno della Levi, è un ragazzetto
alto poco più di
un metro e quaranta, uno che se ne fotteva di tutto quello che le guide
gli dicevano, uno che adesso sul palco Spacca. Assorbe tutto quello che
lo circonda, s'imposessa degli occhi degli spettatori che lo guardano
mentre sputa parolacce e tecniche su come uccidere il Re. Potrei
continuare in eterno ma mi fermo qui ringraziando Roby, Ermanna, Maica,
Marzia e tutti quelli che lavorano e non si vedono.
Carissimi
lettori, carissimi spettatori, volevo dirvi che ce ne
fottiamo dei premi Ubu, Girulà, della critica, del presidente
Napolitano in prima fila, di Bassolino, di Iervolino, delle inteviste
che ci pompano in cielo e poi ci fanno cadere. ce ne strafottiamo della
Rai, dei reportage, dei giornali che improvvisamente si accorgono di
noi. Certo fanno comodo ma Arrevuoto è un'altra cosa.
Arrevuoto
siamo noi, arrevuoto è il percorso che abbiamo fatto.
Arrevuoto è un fiume pieno di coccodrilli che abbiamo
attraversato in
massa. Arrevuoto è
Napoli che si ribella.
"...mancano
poche battute, le ultime note della canzone di chiusura,
siamo tutti e cento sul palco, ognuno pennellata di un grande quadro.
Qualcuno già festeggia, anche questa è andata! L'ultimo
sol si spezza
nelle nostre bocche, le luci si spengono e le urla degli spettatori ci
sommergono come le onde del mare che attraversiamo per giungere
nell'isola dei nostri sogni..."
SE NON RICONOSCIAMO I NOSTRI PREGIUDIZI, ((vi ricordate la storia di GIORDANO BRUNO?:
Nola, Napoli 1548 - Roma 1600)
Filosofo
italiano. Formatosi negli ambienti averroisti napoletani, studiò
latino, logica e dialettica, a diciotto anni entrò nell'ordine dei
domenicani, mutando il nome originario Filippo in Giordano. Nel
convento di San Domenico, dove fu ordinato sacerdote nel 1572,
approfondì lo studio della filosofia aristotelica, di Tommaso d'Acquino
e dei neoplatonici.
Subì un primo processo mentre era ancora
studente e fu redarguito per l'eccessiva libertà di pensiero. Lasciò
l'ordine nel 1576 perché sospettato di eresia e cominciò il
vagabondaggio che avrebbe caratterizzato la sua vita. Da Napoli, Bruno
si recò a Ginevra dove, per iscriversi all'università, abbracciò la
fede calvinista, ma ben presto dovette fuggire anche da lì dopo
aver sperimentato che in quanto a intolleranza e fanatismo i
protestanti avevano ben poco da imparare dai cattolici. Costretto ad
abbandonare anche Tolosa, si recò a Parigi, dove si dedicò allo
studio della mnemotecnica basata sulla combinatoria di Raimondo Lullo,
componendo il trattato "De umbris idearum" (1582), dedicato al re
Enrico III. Si recò, poi, a Oxford, col cui ambiente accademico ebbe
dissidi; a Londra, dove trascorse due anni, dal 1583 al 1585. Fu,
questo, un periodo molto fecondo, in cui egli scrisse " La cena de le
ceneri " (1584), opera in cui confutava i principi della fisica
aristotelica e il sistema tolemaico, difendendo il sistema copernicano;
" De l'infinito universo et mondi " (1584), nel quale espose la tesi
dell'infinità dell'universo e dell'infinità numerica dei mondi; e il
dialogo " De la causa, principio et uno" (1584) in cui affrontò la
questione dell'origine del cosmo facendola risalire a un unico
principio che anima ogni essere. In un altro dialogo," Degli eroici
furori" (1585), egli celebrò una sorta di amore platonico che unisce
l'anima a Dio mediante la ragione. Per lui l'Universo e Dio
s'identificavano nello stesso concetto. Dio si confonde con l'Universo,
ne è l'anima stessa. Le cose si trasformano continuamente ma nessuna
perisce. La vera religione per lui è la carità, l'amore del prossimo,
la tolleranza di tutte le credenze, la filantropia universale che ci fa
amare anche i nemici e ci assomiglia a Dio, il quale versa la luce del
sole tanto sul giusto quanto sull'ingiusto.
Scrisse ancora: "De
monade, numero e figura"; opuscoli polemici: "Lo spaccio della bestia
trionfante"; satire, commedie: "Il candelaio".
Tornato a Parigi nel
1585, si spostò in seguito a Wittemberg e a Francoforte, dove scrisse e
pubblicò alcuni scritti, tra cui poemi in latino di argomento
cosmologico. Su invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, Bruno
rientrò in Italia, allettato dalla possibilità di ottenere una cattedra
di mnemotecnica presso l'ateneo di Padova. Nel 1591 Mocenigo, turbato
dalle idee eterodosse del filosofo, lo denunciò all'Inquisizione, che
lo processò per eresia: Bruno venne consegnato alle autorità romane e
rimase in prigione per circa otto anni mentre veniva discusso il
procedimento a suo carico per eresia, condotta immorale e bestemmia.
Rifiutatosi di ritrattare la proprie teorie, fu arso vivo in Campo dei
Fiori il 17 febbraio 1600.
Su quel rogo, insieme a Bruno, bruciarono
le speranze di quanti, filosofi e scienziati, in perfetta buona fede,
come ad esempio Galilei, pensavano di poter conciliare la fede
religiosa e la ricerca scientifica, l'appartenenza ad un'organizzazione
ecclesiale che si ritiene depositaria della verità assoluta e la
militanza culturale che esige un impegno investigativo continuato.
Più
di tutti i filosofi e gli scienziati del suo tempo, Bruno si presta ad
essere indicato quale emblema di un'epoca, come quella rinascimentale,
ricca di contraddizioni e di conflitti, legata ancora per molti versi
alla tradizione scolastica medievale, ma, pur sempre, faticosamente
impegnata in un'opera di rinnovamento filosofico e scientifico in grado
di fornire una nuova immagine del mondo in contrapposizione a quella
aristotelico-tolemaica.
Alla fine del XIX secolo, nel luogo del suo
martirio fu eretta una statua che lo raffigura ed è dedicata alla
libertà di pensiero.))
NON MIGLIOREREMO.......
Alleniamoci ad essere giusti con i
Napoletani, per esempio..., visto che riusciamo ad essere malevoli
anche verso di
loro... 


NAPOLI, la Capitale del regno delle due Sicilie, precipitata in
pochi giorni a periferia del costruendo regno dei Savoia....
EPPURE.....
DA NAPOLI/
CIRCOLO DEL REMO E DELLA VELA/ R.Y.C.C. SAVOIA
DALL'ITALIA PER L'ITALIA. DA NAPOLI PER NAPOLI, PER
L'ITALIA, MA NAPOLETANI ANCHE PER...IL SUD-AFRICA!
LUNA ROSSA
SKIPPER


Capo del Team Luna Rossa e Skipper
Nato a Napoli, l’11 settembre 1960.
Circolo velico: Circolo del Remo e della Vela Italia.
Francesco de Angelis guida il Comitato Esecutivo di Luna Rossa
Challenge 2007, a lui fanno riferimento la Direzione Generale, il
Design Team, il Sail Design e lo Shore Team.
Francesco è l’unico skipper italiano ad aver vinto una selezione
degli sfidanti per la Coppa America (Louis Vuitton Cup, 2000). È
stato per cinque volte campione del mondo: classe ILC 40 in Grecia nel
1996 e in Danimarca nel 1995, classe One Tonner in Danimarca nel 1992 e
a Napoli nel 1989, classe J24 a Capri nel 1987. Vincitore
dell’Admiral’s Cup del 1995, di tre Sardinia Cup e due Swan Cup,
completa il palmares con due titoli europei e nove titoli italiani in
differenti classi. Ha ricevuto tre medaglie d’oro al valore sportivo
dal CONI.
È alla sua terza Coppa America con Luna Rossa.
Hobby: sci, mountain bike.
LUNA ROSSA ENTRA NELLE SEMIFINALI DELLA COPPA AMERICA 2007 CON NEW
ZEALAND ORACLE E DESAFIO ESPANOL
MASCALZONE LATINO
SESTO POSTO DOPO I ROUND ROBIN 1 E 2.
Il Club Sfidante
A lanciare la sfida al Club difensore per la 32ma America’s Cup -la
Société Nautique de Genève- a nome di Mascalzone
Latino-Capitalia Team è stato il Reale Yacht Club Canottieri
Savoia.
E’ questa, per il R.Y.C.C.S., la seconda partecipazione all’America’s
Cup. Il team guidato da Vincenzo Onorato aveva infatti già corso
ad Auckland nel 2002 sotto il guidone del club partenopeo.
Nella sua lunga storia il Savoia ha conquistato vittorie prestigiose
nel canottaggio e nella vela. Campionati del Mondo, campionati europei
e una medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1960. Attualmente il
R.Y.C.C. ospita una scuola di vela e una scuola di canottaggio,
entrambe molto attive, i cui atleti competono ai più alti
livelli giovanili.
Nel Gennaio del 2003 il CONI ha conferito al Savoia la massima
onorificenza sportiva, quella del Collare d'Oro al Merito Sportivo,
attribuita per la prima volta a una società velica.
Dal 1991 il Presidente in carica è Pippo Dalla Vecchia. È
sotto la sua direzione che il Club è tornato agli antichi
splendori. I soci sono oggi 860.
Nel Golfo di Napoli già si regatava nella seconda metà
dell’800 e una prima “Società di regate” - che ebbe vita breve,
solamente sei anni - venne fondata nel 1873. La sua flotta, per quei
tempi, era decisamente notevole e comprendeva ben 35 velieri. E, in
effetti, quello di Napoli è sempre stato un campo di regata
molto apprezzato, sia per la bellezza delle coste - e delle isole - sia
per le condizioni atmosferiche.Un campo che ha ospitato, dall’800 ad
oggi, manifestazioni veliche di altissimo livello, Olimpiadi comprese.
SHOSHOLOSA
SETTIMA CLASSIFICATA AL DEBUTTO IN COPPA AMERICA
"SOGNATE IN GRANDE!!!!!!!!!!"

CAPTAIN SALVATORE SARNO per il
SUD-AFRICA E PER L'AFRICA
nato a Nocera Inferiore nel 1946
Professional career – milestones
1960-69: Naples Marine Academy and service in Italian navy
1970-76: Officer and captain at Mediterranean Shipping Company (MSC)
1976: Promotes to management position at MSC
1988: MSC sets up weekly link between Europe and South
Africa. Sarno moves to Johannesburg to further develop market position.
1990: Establishment of Mediterranean Shipping Company (Pty) Ltd. in
Durban, South Africa
Up until now: Development of MSC South Africa to the biggest and most
important shipping company in South Africa.
Sarno commits himself to the enhancement and further development of
South African ports.
Since 2003: Managing Director of „Shosholoza“ syndicate for
America’s Cup 2007
Involvement in competitive sailing
· Passionate sailor
· Since 1997 sponsorship of
junior sailors, since 2000 in the
form of
a charitable organization, the Izivunguvungu – MSC Founda tion
for Youth
· Honorary President of the Point Yacht Club, Durban (South
Africa)
He has always had a passion for the sport, and has always been a
very generous supporter of many individuals and sailing events. He is
Italian, but having lived in South Africa for 14 years, he considers
this his home, and is passionate about doing this campaign for ‘his'
country - South Africa.
E NON GLI E' PARSO VERO DI IMBARCARE NEL TEAM SHOSHOLOSA DUE ALTRI
INCREDIBILI ITALIANI......
PAOLO CIAN - TOMMASO CHIEFFI
Paolo Cian and Tommaso Chieffi are the two Italians on board, both of
whom have been able to gain experience at the America's Cup in the
past. Cian was helmsman for the team Mascalzone Latino as a challenger
in Auckland in 2002/2003.
Chieffi has an impressive America's Cup past. In 1987, he sailed as
helmsman for the Italian campaign; in 1992 he held the position of
strategist on the "Il Moro" when she won the Louis Vuitton Cup; and in
2003 he maneuvered Oracle BMW Racing through the Louis Vuitton Cup
finale as the team's tactician. Before joining Team Shosholoza in 2005,
Chieffi worked as a tactician for the +39 Challenge campaign.
Antonietta Di Martino, dal basso dei suoi
169 centimetri

SALTA NAPOLI!!!!!!!
SALTA
IN ALTO!!!!!!!!!!!!
METRI
2 e 03
argento MONDIALI osaka 2007

-
Data di nascita: 01.06.1978
-
Luogo di nascita: Cava de' Tirreni (SA)
-
Altezza x Peso: m.1,69 x kg.57
-
Specialità: salto in alto
La sua storia con l'atletica comincia all'età di 12 anni
denotando
fin da subito un grande talento. A differenza di quello che si
può
pensare il salto in alto non fu la sua prima
specialità.
Per gran parte dell'età giovanile Di Martino ha praticato il
giavellotto
e le prove multiple (proprio nell'eptathlon
ha esordito in azzurro, nella Coppa
Europa del 2000)
La scoperta delle sue grandi doti di saltatrice in alto sono state
messe in luce in occasione degli Assoluti di Catania
nel luglio
2001,
portando d'un colpo il personale da 1,93 a 1,98 e un mese dopo, ad
Edmonton,
è stata capace di centrare la finale mondiale.
Poi sono stati per lei, dal 2003 al 2005, anni
di grande sofferenza a causa di una periostite
e di un operazione ad
una caviglia.
A fine 2006
però l'atleta cavese è ritornata a ottimi livelli
cogliendo un prestigioso quinto posto ai Mondiali indoor di
Mosca con
un salto a 1,96.
Il 2007
per Antonietta si sta dimostrando una stagione fantastica coronata da
una medaglia d'argento nei Mondiali di atletica leggera ad Osaka, in
Giappone.
Poi, il suo ottimo stato di forma le ha consentito di realizzare un
giugno 2007 fantastico nel quale è riuscita a migliorare per due
volte
in sedici giorni il record italiano di specialità: i 2,01 m
conseguiti
da Sara Simeoni nell'ormai lontano 1978
Di Martino ha prima saltato la misura di 2,02 m l'8 giugno
a Torino
nel memorial intitolato a Primo
Nebiolo, poi si è migliorata nuovamente il 24
giugno all'Arena di Milano con la misura di 2,03 m, in occasione
della due giorni di gare della First League
di Coppa
Europa (la Serie B dell'atletica leggera) che ha visto l'Italia
ritornare nella massima serie.
Ad Osaka, durante la finale dei Campionati Mondiali di Atletica,
uguaglia il primato di 2,03 m e vince la medaglia d'argento dietro la
croata Vlasic.
Due senza pesi leggeri U – Andrea Caianiello (Posillipo), Armando
Dell’Aquila (Posillipo), 1° in batteria, ORO in finale MONDIALI DI
CANOTTAGGIO MONACO 2007
nato a NAPOLI
nato a
SCAFATI
ANDREA
ARMANDO
A
COME gli
ABBAGNALE da Castellammare di Stabia? (Sette
titoli mondiali e due vittorie Olimpiche costituiscono un record quasi
impossibile da superare, specialmente nella disciplina del remo,
disciplina durissima dove l'impegno deve essere costante, sorretto da
una abnegazione al sacrificio al limite della resistenza umana
)
Carmine e Giuseppe
(ANSA) - MONACO DI BAVIERA, 2 SET - Nell'ultima giornata di finali ai
Mondiali di canottaggio, l'Italia conquista altre tre medaglie: due
d'oro e una di bronzo.
Le medaglie d'oro sono state vinte dal due senza pesi leggeri e dal
quattro di coppia pesi leggeri. Il bronzo porta, invece, la firma del
quattro senza pesi leggeri (specialita' olimpica). Grazie ai tre
argenti e al bronzo di ieri, l'Italia e' in quarta posizione nel
medagliere generale assoluto, dietro a Nuova Zelanda, Usa e Australia
con tre ori a testa.
NU
GUAGLIUNCELLO 'E FUORIGROTTA
il bello dello sport
Biografia DI
FABIO CANNAVARO
Si, sono stato io. Ho commesso fallo.
|
Da Fuorigrotta a capitano della Nazionale CAMPIONE DEL
MONDO 2006 - PALLONE D'ORO 2006
Fabio Cannavaro nasce a Napoli il 13 settembre 1973. Secondo
di tre figli (la primogenita Renata e Paolo sono i fratelli), inizia
subito a giocare a calcio e a otto anni, dopo avere "consumato" scarpe
e palloni sui campetti in terra di Fuorigrotta, entra nell'Italsider di
Bagnoli. A undici anni approda al Napoli e ben presto vince il primo
trofeo importante, il Campionato Allievi nel 1987. E' il periodo d'oro
della Societa' partenopea: e' il Napoli fresco Campione d'Italia per la
prima volta nella sua storia, un'intera citta' che sogna con Diego Armando Maradona e Fabio,
raccattapalle al "San Paolo", puo' ammirare il suo idolo da vicino.
Oltre al "Pibe de Oro" in quel Napoli delle meraviglie
gioca pure il suo modello di difensore, Ciro Ferrara, dal
quale Fabio apprende tutto, intervento in scivolata compreso... Una
volta, con la maglia della Primavera, il giovane difensore interviene
cosi' sul grande Maradona. Un dirigente napoletano lo rimprovera
immediatamente, ma a prendere le difese della promessa azzurra e' lo
stesso numero 10: "Bravo, va bene cosi'", e' la benedizione del
campione argentino.
Quando il 7 marzo 1993 (Juventus-Napoli 4-3) Fabio esordisce
in prima squadra, Maradona e' gia' lontano e il Napoli si stringe
subito attorno al gioiello del vivaio. I risultati non sono
entusiasmanti e la squadra lotta per la salvezza, ma appena ventenne
Cannavaro gia' incanta, mettendo in luce le grandi doti esplosive che
ne faranno il difensore piu' rapido e incisivo della serie A.
L'avventura partenopea dura fino all'estate del 1995, quando
Fabio si trasferisce a Parma, dove con Gigi Buffon e Lilian Thuram va a
comporre una delle difese piu' ammirate e invidiate da presidenti,
allenatori e tifosi di tutto il mondo. Con questa retroguardia la
formazione emiliana vince Coppa Italia, Coppa Uefa, Supercoppa Italiana
e arriva a un passo dallo scudetto nell'anno di Juan Sebastian Veron ed
Enrico Chiesa, rispettivamente a dirigere e finalizzare il gioco
ducale. Nella stagione 2001/2002, con le partenze di Thuram e Buffon
destinazione Juventus, il Parma consegna a Fabio la fascia di capitano.
Il difensore napoletano e' leader assoluto dei gialloblu' e quell'anno
indossa una fascia importante, chiamata a reggere il peso di una
stagione difficile, sempre in bilico fra la salvezza e la zona
retrocessione. Alla fine arriva pero' la grande gioia della Coppa
Italia: dopo una finale combattuta con la Juventus (con Fabio
spettatore per una assurda squalifica rimediata nella semifinale con il
Brescia), la formazione ducale alza al cielo la terza Coppa Italia
della propria storia, la seconda dell'era Cannavaro.
Dopo sette anni trascorsi a Parma, nell'estate del 2002 il
neo capitano della Nazionale intraprende una nuova avventura a Milano,
sponda nerazzurra: per l'Inter di Massimo Moratti, orfana di Ronaldo,
un leader in piu' da affiancare a "Bobo" Vieri.
Napoli, Parma e Inter, ma anche tanto azzurro nella carriera
di Fabio Cannavaro. Due titoli europei (1994 e 1996) vinti con la
maglia dell'Under 21 allenata da Cesare Maldini, poi l'esordio in
Nazionale maggiore (22 gennaio 1997, Italia-Irlanda del Nord 2-0), due
Campionati del Mondo (1998 e 2002) e un Europeo (2000) fino ai gradi di
capitano. Archiviati gli sfortunati Mondiali in Giappone e Corea,
infatti, Paolo Maldini da' l'addio all'azzurro e la fascia viene
consegnata a Fabio. Per l'Italia si apre l'era di Cannavaro capitano,
bagnata dalla qualificazione agli Europei lusitani.
Dopo l'esperienza in Portogallo, in chiusura di calciomercato
il passaggio a Torino sponda bianconera. Ad attendere Fabio alla
Juventus, l'amico Ciro Ferrara e tanti altri campioni. Per il capitano
della Nazionale italiana, la maglia della squadra piu' titolata del
nostro calcio: l'ennesima avventura di una carriera luminosa.
Sul campo è un successo dopo l’altro. Fabio diventa
protagonista assoluto della difesa bianconera e trascina la Juventus a
due scudetti. Sulla panchina, anche a Torino come oggi a Madrid,
c’è Fabio Capello e fra i due l’intesa è quella giusta.
Nella stagione 2004/05 Fabio non perde una partita: incassa 38 presenze
e segna anche due gol. Gli acciacchi di Milano sono definitivamente
alle spalle.
Nella stagione 2005/06 la Juventus ha il compito di
confermarsi e lo fa alla grande: ancora uno scudetto con Fabio sempre
protagonista.
Sul campo la Juventus merita, ma nell’estate del 2006 lo
scandalo calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che
è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e
ripartire dalla serie B.
Fabio però segue da lontano, anche se ne è
profondamente colpito, queste vicende. Lui è in azzurro con
Marcello Lippi per la Coppa del Mondo di Germania. L’Italia balbetta
nelle prime partite del girone eliminatorio poi è una cavalcata
verso la finale: Irlanda, Australia, Germania e Francia si devono
inchinare alla forza della nazionale azzurra. Fabio Cannavaro,
capitano, alza al cielo la quarta coppa del mondo che finisce nelle
mani dell’Italia.
Poi è storia di oggi. Fabio Cannavaro segue Fabio
Capello a Madrid. “Il Real Madrid –spiega in conferenza stampa-
è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno
una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era
probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo
rifiutare…” Impossibile dire no ai Galacticos!
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GANDHI E NON SOLO GANDHI
CONTRO L'OSPITALITA' NEGATA
LA FEDE DI ROM E SINTI, parti vive
della
CHIESA
CEFERINO, santo gitano che diede la propria vita per salvare quella di un sacerdote
| 22-SET-07 |
12:40 |
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VATICANO: IN CORSO INCONTRO MONDIALE SACERDOTI ZINGARI
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Citta' del
Vaticano, 22 set. - (Adnkronos) - ''Con Cristo al servizio
del popolo zingaro''. E' il tema del primo incontro mondiale di
sacerdoti, diaconi e religiose zingari, che si tiene da oggi fino a
lunedi' a Roma nella Casa delle Figlie della Carita' di San Vincenzo de
Paoli, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti
e gli Itineranti. L'incontro e' stato organizzato in seguito agli
orientamenti per una pastorale degli zingari, pubblicati dal dicastero
vaticano l'8 dicembre 2005. Oltre 40 sacerdoti, diaconi, religiose e
religiosi di origine zingara si impegneranno, quindi, in una verifica
spirituale della propria vocazione e missione nella Chiesa, al fine di
renderle piu' operose, in comunione di carismi e in spirito di carita'. |
Giustamente, come sostiene Moni Ovadia, sarebbe il caso di
assegnare il "Nobel per la Pace" agli zingari, l'unico popolo
che non ha mai fatto la guerra.
9/03/2007
Intervista a Moni Ovadia : GLI
“ZINGARI” E LA FALSA COSCIENZA D’EUROPA
Lunedi
12 Marzo 2007 ore 10:59:06
bimba2000.spaces.live.com/blog/

COMMEMORAZIONI DI SHOAH E PORRAJMOS
Anche quest’anno (il 27 gennaio, “Giorno della memoria”) ci sono state le
commemorazioni dello sterminio degli Ebrei e Zingari, ma per gli Ebrei
la situazione è radicalmente cambiata mentre per i Rom e Sinti
persistono gravissime forme di esclusione sociale. Verso il loro c’è
ancora una sorta di rimozione e persiste un grave pregiudizio che
rivela che l’Europa ha seri problemi con le “alterità” e le minoranze.
LA FALSA COSCIENZA D’EUROPA
C’è una grande difficoltà ad accettare e riconoscere l’altro soprattutto
quando non è facilmente omologato: quando l’alterità assume forme più
forti, si attiva una sorta di falsa coscienza.
Con gli “zingari” le differenze sono più facilmente riconoscibili, la
discriminazione nei loro confronti non ha pari e qui, di fronte a
queste maggiori difficoltà si evidenzia la falsa coscienza
dell’europeo. E’ più comodo liquidare la questione rovesciandola
addosso a loro, gli “zingari” che non vogliono integrarsi, che sono
diversi, che sono asociali…
ACCETTAZIONE SOCIALE
Occorre attivare dei meccanismi di riconoscimento e di partecipazione sociale,
consulte, “tavoli” dove loro si possano esprimere in prima persona. Non
dobbiamo più parlare “degli” zingari ma
“con” gli zingari.
Occorre riconoscere i Rom/Sinti come portatori di diritti, portatori di
identità e con capacità di esprimersi.
IL CALVARIO DEGLI ZINGARI
Il calvario degli zingari non è stato riconosciuto, ha ricevuto meno
attenzioni degli altri perseguitati dal nazi-fascismo, non sono
neanche stati riconosciuti come parte civile al processo di Norimberga
contro i criminali dei guerra, non hanno neanche ricevuto lo statuto di
vittima. Gli “zingari” perseguitati e sterminati non vengono
riconosciuti nella coscienza d’Europa: è la grande rimozione, la
“questione zingara”. E’ la minoranza del continente più discriminata,
su cui grava l’emarginazione sociale, la più calunniata ed esclusa.
LA SFIDA DELLE DIFFERENZE
La sfida con l’alterità, nel riconoscere l’altro da sé per una crescita di
coscienza, è accettare la differenza, anche quella più ingombrante.
Dobbiamo imparare ad attivare processi di riconoscimento delle
alterità, senza rinunciare a noi stessi ma riconoscendoci come
portatori di differenze.
PREMIO NOBEL PER LA PACE
E gli “zingari” hanno differenze che sono grandi risorse e dovrebbero
essere insigniti del premio Nobel per la pace. E’ una proposta che
rinnovo. Il popolo dei Rom/Sinti non ha mai fatto guerre nè di
religione né di rivendicazioni territoriali: è un esempio storico di
come si può essere popolo senza confini e senza nazione. Direi che è un
popolo abbastanza titolato da meritare il premio Nobel per la Pace.
IL DEBITO DELL’EUROPA
L’Europa
ha un debito immenso verso le minoranze e la democrazia reale si vede
proprio dai diritti delle minoranze. Qui si riscontra un grave deficit
democratico. Una civiltà deve impegnare grandi risorse nell’accoglienza
e nello sviluppo della fratellanza. Chi non vuole pagare questi debiti
sceglie la via della esclusione e della violenza. L’Europa è nella
piena sfera del pregiudizio, si vede molto bene nei confronti dei Rom e
Sinti. Il pre-giudizio che nasce dall’ignoranza, dal pressappochismo e
dalla demagogia populista di certe forze politiche che attingono agli
istinti più bassi delle persone.
Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, non ha mai espresso giudizi, ha
sempre cercato di capire e di conoscere perché si è prodotto l’odio.
MINORANZA ETNICO E LINGUISTICA
La prima cosa è attivare la comprensione di questa gente, culturale, di 
identità, da dove vengono, cosa fanno, ascoltare la loro storia le loro
testimonianze, parlare con loro, non di loro. E’ una vergogna ed
un’infamia non avere riconosciuto lo status di minoranza etnica e
linguistica ai Rom e Sinti nel 1999 in Italia
(quando il governo di centro-sinistra ha riconosciuto diverse minoranze, anche di poche migliaia di persone, NDR).
Si è sempre pronti a riconoscere l’altro solo se è omologato e
funzionale al “sistema”, vuoi mettere un Maradona zingaro? Ma se non
sei Maradona allora è molto più difficile.
TESTIMONI DI DIRITTI OGGI
Ci troviamo di fronte alla falsa coscienza di una civiltà occidentale che
ha diversi scheletri da scoprire nell’armadio. Ma di fronte a questo
dobbiamo farci carne, sangue e anima. Dobbiamo essere testimoni oggi
che i diritti umani siano universali, diventino parte dei nostri nervi,
sangue circolatorio nelle nostre vene, intessuti nella nostra carne ed
anima così che ogni violazione di questi diritti sia come premere su un
nervo scoperto, che ci fa saltare in piedi dal dolore e fa scattare la
rabbia e l’indignazione. L’indignazione della mia e tua esistenza, non
solo intellettuale ma morale e sociale
LIVORNO
BANDIERE A
MEZZ'ASTA PER LA MORTE DI QUATTRO BAMBINI ROM NELLA LORO BARACCA
IN FIAMME - LA BAMBINA PIU' GRANDE - 12 ANNI - HA CERCATO DI SALVARE
GLI ALTRI PICCOLI RIPARANDOLI COL SUO CORPO. non
andrebbe forse proposta per una medaglia al valor civile?
SEMBRA CHE DUE DI LORO
FOSSERO SORDO-MUTI.
DICONO ALCUNI
NOTIZIARI CHE I GENITORI, ROM RUMENI, SONO STATI FERMATI PER
ACCERTAMENTI IN QUANTO AVEVANO LASCIATI INCOSTUDITI I LORO
FIGLI E COMUNQUE NON ERANO PRESENTI PER PRESTARE LORO SOCCORSO.
DI
SOLITO CHIEDAVANO L'ELEMOSINA IN GIRO PER LA CITTA'.
COSI'
DA' INVECE NOTIZIA DELLA TRAGEDIA SUGARDROM:
La
baracca in legno dove i
quattro bambini sono morti è collocata sotto
un cavalcavia lungo Pian di Rota, alla periferia industriale di
Livorno, vicino alla raffineria in località Stagno.
I quattro
bambini deceduti sono tre maschi (due, quattro e sette anni) e una
femmina (dieci anni), a quanto abbiamo appreso i loro corpi sono stati
trovati parzialmente carbonizzati.
La baracca, larga una decina di
metri per quattro, e' stata completamente distrutta. Al momento non e'
possibile sapere l'origine dell'incendio anche se i Vigili Urbani
quando sono intervenuti hanno visto scappare delle persone. Sul posto
sono prontamente intervenuti i vigili del fuoco di Livorno, la polizia
di stato e polizia scientifica, i carabinieri, il magistrato di turno e
il medico legale. I genitori
dei quattro bambini morti sono in questo
momento in Questura per aiutare gli inquirenti a ricostruire il dramma
accaduto questa notte.
BIMBI ROM
FAMIGLIA ROM

SECONDO VOI, ABBIAMO DATO A ROM E SINTI VALIDE RAGIONI PER FIDARSI E PER VOLERSI OMOLOGARE AL NOSTRO SENSO DI GIUSTIZIA?Il
caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia
sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La
lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli
altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui
documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la
carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti
vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato
che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli
stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione;
non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia,
soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste
persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti
basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si
legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un
coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la
questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su
tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione
della disposizione sul diritto alla casa. "Punite" anche Bulgaria e
Grecia.
Rom e Sinti
minoranza linguistica la cui lingua comune è si il Romanesh, con le sue
storiche varianti che rivelano gli itinerari percorsi e la durata
degli stanziamenti, ma
soprattutto è MUSICA!!!
GORAN BREGOVIC
DA SARAJEVO
PER L'UNIVERSALITA' DELL'INCOMPRIMIBILE VITA
Roots in the Balkans where he stems from, head in the 21st Century
which he fully inhabits, Goran Bregovic's music marries sounds of a
gypsy brass band with traditional Bulgarian polyphonies, those of an
electric guitar and traditional percussion with a curious rock accent..
all against a background of a bedevilled string orchestra and deep
sonorities of a male choir, creating music that our soul recognises
instinctively and the body greets with an irresistible urge to dance.
Born in Sarajevo of a Serbian mother and a Croatian father. After a few
years of (very unenthusiastic) music studies at the conservatory
(violin), Goran forms his first group "The White Button" at the age of
sixteen. Composer and guitar player ("I chose the guitar because guitar
players always have most success with girls"), he admits his immoderate
love for rock n'roll. "In those times, Rock had a capital role in our
lives. It was the only way we could make our voice heard, and publicly
express our discontent without risking jail (or just about)..."
Studies of philosophy and sociology would most certainly have landed
him teacher of Marxist thought, had the gigantic success of his first
record not decided otherwise. Follow fifteen years with his group "The
White Button", marked by marathon-tours and endless sessions of
autographing in which Goran plays youth idol in Eastern countries until
he's sick and tired of it.
At the end of the eighties BREGOVIC takes time away from this
permanent hustle-bustle to compose music for Kusturica's "Times of the
Gypsies", and to make his childhood dream come true: to live in a small
house on the Adriatic coast. The War in Yugoslavia shatters this, and
many other dreams, and Goran has to abandon everything to find exile in
Paris.
The fashion of reviving all sorts of popular music in most spectacular
manners has recently set its heart on musical world of the Gypsies.
It's been sixty years since the Belgian guitarist Django Reihhard
conducted, for the first time, an orchestra, becoming thus the greatest
reviver of Gypsy music. Today a number of names join him in this
enterprise, but no one does it with the intelligence of the Yugoslav
Goran Bregovic. The result of his inventions resembles no other. He is
light years from them, both by means but even more by his ingenuity.

Goran Bregovic tre lettere per tre profeti
"Mi perdoni, è questa la strada verso il Futuro?

LE GENTI ROMANI' IN CERCA DI
PACIFICA SOPRAVVIVENZA DA SECOLI NON VENGONO ACCOLTE MA
EMARGINATE E CONFINATE IN SITUAZIONI DISUMANE DEL TUTTO ESTRANEE ALLA
LORO CULTURA E POSTE NELLA CONDIZIONE DI DIPENDERE SOLO
DALL'ELEMOSINA O, NEI RARI CASI PEGGIORI, DALLA MICRODELINQUENZA - SUBITO
SBANDIERATA DAI MEDIA COME EMBLEMA DELLA LORO GENERALE PERICOLOSITA'
ETNICA - QUINDI PUNITE ED ULTERIORMENTE EMARGINATE. NESSUN
CENNO ALLE MIGLIAIA DI ROM E SINTI IN ITALIA DA SECOLI, CON FIGLI E
NIPOTI NATI IN ITALIA, CON INIZIATIVE SIA ARTISTICHE CHE
IMPRENDITORIALI, CON INSERIMENTI SCOLASTICI REGOLARI DEI PROPRI FIGLI,
CON TRANQUILLISSIME ABITUDINI STANZIALI.
E'
MOLTO FACILE PRENDERSELA CON ROM E SINTI. ABITANO IN GHETTI BEN NOTI.
SI RICONOSONO SUBITO. quando non c'è accordo fra due fratelli, per
esempio, uno dei due sposterà la sua casetta/roulotte/baracca/tenda
dalla parte opposta del campo in modo da non disturbare il resto della
famiglia accampata con liti evitabili.
E'
MOLTO IMPROBABILE CHE SAPPIANO COME DIFENDERSI. NON GODONO DI MEZZI
TALI DA PAGARE COLLEGI DI AVVOCATI ESPERTI NELLE LEGGI LOCALI.
NON CONOSCONO BENE NEPPURE LA NOSTRA LINGUA E NON MOLTI INTERPRETI
POSSONO SOSTENERE E SPIEGARE LE LORO RAGIONI.
DON MARIO RIBOLDI
POVERTA' E SPERANZA CONDIVISE
Don Mario con un suo amico Rom
www.vurdon.it
di SERGIO
FRANZESE 
qui con Juan de Dios Ramirez-Heredia, deputato gitano al Parlamento
Europeo (1998)
DAI SINTI

SPATZO (Vittorio Mayer Pasquale)
Spatzo nella lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino,
passero", un soprannome che ci richiama al senso di quella
libertà spesso rievocata da questo poeta che nel corso della sua
vita ha conosciuto momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue
poesie, di fronte alle avversità della sorte, Spatzo ci dimostra
di aver saputo conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose
semplici ed immediate.
Latcho drom, pral! Tu tsches imar an mengre Herz!
www.vurdon.it
Libertà
Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza
ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un
grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati
Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.
I quattro chiodi
Dice la leggenda:
Quattro chiodi erano forgiati
per far morire il Redentore.
Li vide una figlia del vento
che valicava il colle
nel suo andare per le strade del mondo.
Uno appena ne sottrasse,
che il soldato non s'accorse.
E Lui così fu crocifisso,
con tre chiodi soltanto.
Il quarto chiodo accomunò il dolore
dei Sinti al Redentore.
Dice la leggenda.
Incendio in campo nomadi a Milano
Nessun ferito, oltre 200 persone hanno perso ogni cosa
(ANSA) - MILANO, 8 MAR - Un violento incendio si e' sviluppato nel
campo nomadi di via Triboniano, in prossimita' del cimitero Maggiore di
Milano. E' andato distrutto un campo abusivo occupato, si stima, da 350
rom, e parte di quello regolare che gli e' vicino. Oltre duecento
persone hanno perso ogni cosa. Le roulotte coinvolte sono una
sessantina. Allertata la protezione civile per ospitare nella notte
circa 400 persone. Drammatici i racconti: 'E' stato l'inferno. Abbiamo
visto fiamme alte 12 metri'.
© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 2006-03-08 22:35
SONO IO CHE NON RICORDO O NON HO
MAI LETTO DI QUALCUNO NON ROM FERMATO IN QUESTURA E
INDAGATO PER
AVER INCENDIATO UN
CAMPO NOMADI?
SBAGLIO O I GENITORI DEI QUATTRO BIMBI MORTI CARBONIZZATI
NELL'INCENDIO DELLA BARACCA A LIVORNO, CON I FIGLI CARBONIZZATI E LA
BARACCA DISTRUTTA, SONO I PRIMI E I SOLI AD ESSERE STATI
CATTURATI E FERMATI IN
QUESTURA?
I Roma', Rom e Sinti
IL BUON DIO CE LI METTE SOTTO GLI OCCHI DA SECOLI: CI SARA' UN PERCHE'?
mille anni con noi malgrado noi
Dal primo gennaio 2007, giornata della pace, Rom e Sinti
saranno 10.000.000 nell'Unione europea, cioè la maggiore
minoranza etnica,
con un numero di presenze ragguardevole anche nei confronti degli
autoctoni.
La popolazione dell'UE è la terza al mondo, dopo la Cina e
l'India, con
457.000.000 di abitanti.
I tassi di natalità nell'UE sono in calo e gli europei
attualmente stanno
vivendo più a lungo. Queste tendenze hanno importanti
implicazioni per il
futuro. I Romanì sono giovani, al 50% sono sotto i 15 anni.
La percentuale di popolazione mondiale che abita le aree sviluppate si
sta
costantemente restringendo: dal 30% nel 1960 al 19% nel 2002.
Attualmente,
sul nostro pianeta, quattro persone su cinque vivono in un paese in via
di
sviluppo. Questo è un elemento di preoccupazione ed una delle
ragioni per
cui l'UE intende promuovere attivamente lo sviluppo globale. Essa
è già il
primo fornitore mondiale di aiuti allo sviluppo. Ma ROM E SINTI DA
SECOLI SONO GIA' QUI....
Romà e Sinti nell'Unione
Europea sono il doppio o molto
più del doppio dei Danesi, dei Lettoni,
dei Ciprioti, dei Maltesi, dei
Lituani, dei Lussemburghesi, degli Irlandesi,
degli Sloveni, degli Slovacchi, dei
Finlandesi, degli Estoni.
Sono più numerosi degli
Svedesi e degli Austriaci e dei Bulgari e sono
circa lo stesso numero dei Belgi, dei
Cechi e degli Ungheresi.
Sono di poco meno numerosi di Greci e
Portoghesi
Sono circa 2/3 degli Olandesi
Sono molto meno numerosi SOLO dei
Francesi, degli Italiani, dei Polacchi, dei
Tedeschi, degli Spagnoli, dei
Britannici, dei Rumeni (7 NAZIONALITA' SU 27)
Sono l'undicesima nazione d'Europa, se si convincessero d'essere una
nazione, conoscessero la propria storia e studiassero la loro originaria lingua
comune, che
hanno, con piccole o grandi varianti conseguenti ai diversi itinerari
della loro storia
vagabonda.
Con un vantaggio: sono DOVUNQUE, sono una rete naturale - E I CONFINI
TENDONO A SCOMPARIRE SOTTO I LORO PIEDI.
Nel frattempo sarebbe utile metterli in condizione di
collegarsi sistematicamente fra
loro in
Internet, di avere una propria radio EURO romanì e consigliarli
a istituire
o ad iscriversi a sindacati, come in Spagna, oltre a non perder
d'occhio tutti gli esempi di GOOD PRACTICE attuati nel mondo.
Per una sana teologia pratica! E sarebbe anche utile SMETTERLA CON LA
CATEGORIA MIGRANTES
anche alla Caritas. E' ora di istituire una DISTINTA E SPECIALE
categoria ROMA' ITALIANI/ROMA'
APOLIDI.
Affettuosamente
giovannella
don Mario Riboldi ed un suo
amico Rom
paternità

infanzia
adolescenza
festa
integrazione?
nonna Sinti
ROM E SINTI SONO
IL NERVO SCOPERTO DEL NOSTRO IMBARBARIMENTO E DEL NOSTRO CINISMO. RIPETO: SE C'E' UNA COSA FACILE E' PRENDERSELA CON I ROMA'.
DA
CHI IMPARARE?
!°) TOSCANA - PROGETTO ROM
TOSCANA
ARCI TOSCANA
2°) Padre Pedro
Pablo Opeka -MADAGASCAR

AKAMASOA I buoni amici nello spirito dell'Abbè
PIERRE e con la fede concreta di Padre Pedro stanno mostrando al mondo
come accadono miracoli: RIMBOCCANDOSI LE MANICHE E GIU' A PIENO
SGOBBO...sotto il sorriso di Dio...CHE TUTTI ILLUMINA anche lì
fra la grande discarica e la cava di pietre di Anatananarivo.
=
-- Erradicación de la
pobreza: generación de ingresos;
creación de puestos de trabajo; formación profesional.
Servicios
sociales: educación; salud y bienestar; seguridad ciudadana;
ocio. Vivienda: vivienda asequible; carencia de hogar, personas
sin hogar; propiedad del suelo y seguridad.
"Los
diecisiete poblados, las casas, el estadio, la red de agua... todo lo
han hecho ellos, los pobres. Nosotros sólo les estamos ayudando
a
levantarse, tratamos de devolverles la dignidad perdida", sostiene. Y
añade:
"En un escenario de miseria como el que yo encontré en
Antananarivo, el hablar y dar consejos sobre cómo salir adelante
es
burlarse de la gente.
Lo que hay que hacer es actuar".
Contacto principal:
-Padre Pedro Pablo Opeka
Organización no gubernamental (ONG)
P.K.8 Andralanitra
P.O.Box 7010
Ambohimangokely
Antonanarivo
Madagascar
101
Tel: (261) 20 22 700 19
E-mail: Antananarivo@unicef.org
L'ABBE' PIERRE


L'ABBE' PIERRE LASCIA ANCHE LE COMUNITA' EMMAUS SPARSE IN VARIE
NAZIONI A SERVIZIO DEGLI ULTIMI-PER-QUESTO-MONDO MA PRIMI DAVANTI A DIO.
CIRCA LA GENTE ROMANI' IN ITALIA.(a fronte di una sessantina di MILIONI di abitanti.italiani..)..C'è CHI DICE CHE SIANO
140.000 O FORSE 160.000 - SPARSI PER LA PENISOLA E LE ISOLE . FRA
LORO, QUELLI GIA'
ITALIANI CENSITI SONO CIRCA 60.000. MA LIMITIAMOCI AI
9.000.000 CIRCA DI CITTADINI LOMBARDI ITALIANI .. SE TUTTA LA
GENTE ROMANI' PRESENTE IN ITALIA (PRENDIAMO PER BUONA LA STIMA DI 160.000 PERSONE) FOSSE CONCENTRATA NELLA
SOLA LOMBARDIA, RAPPRESENTEREBBE IN TUTTO L'1,7
(UNOVIRGOLASETTE) PER CENTO DELLA POPOLAZIONE, DI CUI LO O,7%(quasi la metà)
NATO E CRESCIUTO IN ITALIA E STANZIALE DA DECENNI. INOLTRE LA META'
ABBONDANTE DI QUELL' 1,7% TOTALE SAREBBE COMPOSTO DA UNA FOLLA DI
CIRCA 80.000
BAMBINI E RAGAZZI MINORI DI 15 ANNI.
PER CONTRO OGNI REGIONE
ITALIANA ABBONDA IN BORGHI MONTANI,
PAESETTI, ABBANDONATI O
SEMI-ABBANDONATI, DOVE RESISTONO A MALA PENA POCHI IRRIDUCIBILI NATIVI ANZIANI O QUALCHE
ARTISTA SOLITARIO, CASCINALI VUOTI E TERRE INCOLTE. Come potremmo mai sostenere che non abbiamo posto per loro?
3) LA SPAGNA E IN PARTICOLARE L'ANDALUSIA
- COSA SAREBBE
IL TURISMO IN ANDALUSIA SENZA IL FOLKLORE GITANO? - MA ANCHE NELLA
QUOTIDIANITA' I GITANI NON SONO SOLO DANZA E MUSICA MA ANCHE, PER
ESEMPIO, TROVAROBE AMBULANTI SU SU SINO A FAMOSI ANTIQUARI.,
ARTIGIANI, ALLEVATORI DI CAVALLI, SINDACALISTI E RAPPRESENTANTI DELLA LORO MINORANZA ETNICA
ALL'UNIONE EUROPEA.
4) LA LEGISLAZIONE BELGA SULL'INTEGRAZIONE DI ROM E SINTI SEMBREREBBE LA MIGLIORE.
"Per
ciò che riguarda il resto del mondo, mi dispiace deluderti, ma in
Spagna i nomadi sono diventati STANZIALI in molte città ed hanno
influenzato la cultura locale, ho personalmente messo piede nel
quartiere Gitano di Valencia più e più volte.
In città come
Bruxelles e Londra vari popoli e varie etnie, musulmani, africani,
cinesi hanno nel tempo creato e colonizzato interi quartieri rendendo
le stesse città PIU' BELLE; e convivendo in linea di massima
PACIFICAMENTE pur con qualche episodio "deprecabile".
Stesso discorso per Parigi, per Berlino per Barcellona.
Il
futuro è la multietnia, e spero vivamente di sperimentarla anche nella
mia famiglia, come è già successo (ho una nipote ed una cognata
marocchine musulmane). Non credo che bruciare i campi nomadi e
bloccarne la costruzione risolva qualcosa. " da LEGA SINTI/
buldra §5

Rom/Sinti, un presidio | Stampa |
Qustione
rom/sinti: Opera Nomadi, OsservAzione, Comitato Rom e Sinti Insieme e
Romanodrom, indicono un presidio che si svolgerà davanti alla
Prefettura in Corso Monforte giovedì 12 giugno alle ore 12,00
ROMA (20 luglio)
- «Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole
per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a
Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia
tra l’indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura
Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu. Cordoglio
alle famiglie delle due bimbe che nell’assolata giornata di ieri, dopo ore sotto
il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di
farsi un bagno tra le onde agitate del mare.
La tragedia. Per Violetta e
Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c’è stato nulla da fare nonostante il
tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due
ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e
un’altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a
Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli
e i centri della periferia.

VIOLETTA E CRISTINA

fiori
per
Jan
Palach
Louis Armstrong
I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you
and I think to myself
WHAT A WONDERFUL WORLD....
I see skies of blue and clouds of white
the bright blessed day and the dark sacred night
the colours of the rainbow so pretty in the sky
and also on the faces of people going by...
I see friends shaking hands saying
"How do you do?"
- they are really saying "I love you!"..
I hear babies crying, I watch them grow..
They'll learn much more than I'll never know...
and I think to myself
WHAT A WONDERFUL WORLD...
Giacomo
Matteotti
Un rimpianto incolmabile.
EPPURE....NON POSSIAMO
DISPERARE.... SPETTA A DIO L'ULTIMA PAROLA SUL MONDO E LA SUA PROMESSA
E' INVINCIBILE, qualunque tragedia siamo chiamati ad affrontare strada
facendo.
DALLA
POLONIA
ZYGMUNT
BAUMAN

Noi
umani possediamo il linguaggio, strumento capace di operare meraviglie,
che ci
permette di dare un nome alle cose esistenti, ma anche, ancor
più
miracolosamente, alle cose che non esistono ancora: alle cose come sono
e alle
cose come potrebbero essere.
Grazie al
linguaggio possiamo fare scelte: possiamo respingere certe cose in nome
di
altre, e possiamo anche parlare e pensare a cose che devono o possono
ancora
venire.
Siamo animali
"trasgressivi" e "trascendenti" e non possiamo farne a
meno. Viviamo in anticipo sul presente.
Le nostre rappresentazioni anticipano le nostre percezioni. Il
mondo che abitiamo è sempre un
passo, o
un chilometro, o un anno luce più avanti rispetto al mondo di
cui facciamo
esperienza. La parte di mondo che
sopravanza la nostra esperienza vissuta viene definita "ideale": gli
ideali ci devono guidare in territori per il momento inesplorati e per
i quali
non esistono mappe.
Zygmunt Bauman
RYSZARD KAPUSCINSKY

Una vita per raccontare l’Altro
di Luciano Minerva
INCONTRI
RAINEWS24
Ryszard Kapuscinski
Per anni Ryszard Kapuscinski non ha rilasciato interviste televisive.
Non voleva essere riconosciuto, voleva
potersi confondere tra la gente
che doveva raccontare. Mescolarsi a loro, comprenderli
fino in fondo
ascoltandoli e dando voce alle persone più umili e nascoste.
Nell’ultima fase della sua vita ha scelto invece di concedere
qualche
intervista, dopo aver vagliato attentamente il contesto in cui si
sarebbe inserita, perché il contesto dell’informazione era
quello che lo interessava, più del dettaglio, più del
flusso continuo di notizie.. A 75 anni uno dei più grandi
reporter della storia se n’è andato. Lasciandoci scritti,
riflessioni, poesie, fotografie che resteranno nel tempo, ben oltre il
percorso della sua vita.
Addio
Kapuscinsky, memoria del Novecento
di Stefano Milani
25/01/2007
Difficile catalogare Ryszard Kapuscinsky. Giornalista, scrittore,
reporter, inviato di guerra, storico, cronista, esploratore, esperto
d'arte, viaggiatore, vagabondo col taccuino, collezionista di storie.
In una parola sola: testimone del mondo. I suoi maestri? Conrad, Dos
Passos, Stendhal. "Più si conosce il mondo, più ci
rendiamo conto della sua inconoscibilità e sconfinatezza: non
tanto in senso spaziale, ma nel senso di una ricchezza culturale troppo
vasta per poter essere conosciuta", soleva dire. E' morto
all'età di 74 anni a Varsavia dopo un'esistenza vissuta da
apolide curioso degli eventi divenuti col tempo Storia del nostro
secolo. Le sue sono state le testimonianze di quarantasette anni di
viaggi in oltre cento paesi del mondo. Dall'Asia all'Africa dove ha
raccontato la caduta del Negus, il colpo di Stato in Algeria ai tempi
di Ben Bella, la fine dello Scià. La sua penna ha descritto come
nessuno la trasformazione dell'America Latina e la dissoluzione dell'ex
impero sovietico. Tutte esperienze raccolte in una ventina di libri di
successo, tradotti in oltre trenta lingue.
Nato a Pinsk nella Polonia orientale, oggi Bielorussia, da famiglia
povera il "Bruce Chatwin dell'Est", come veniva soprannominato, aveva
lavorato fino al 1981 come corrispondente e inviato per l'agenzia di
stampa polacca Pap. Il suo primo viaggio è datato 1956 in India,
dove vi rimase sei mesi a causa della crisi di Suez e la conseguente
chiusura del canale che gli impedì di imbarcarsi sulla nave per
il ritorno. L'anno dopo sarà in Cina a raccontare la campagna
dei Cento Fiori e la stagione di liberalizzazione della vita culturale,
politica, economica e sociale che colpì il paese di Mao Zedong.
Ma il suo vero amore era l'Africa.
L'ha raccontata come pochi,
descrivendo la liberazione del continente nero dal colonialismo e il
suo precipitare nel caos e nelle guerre. In uno dei suoi libri
più famosi, Ebano, scriveva che "[...]l'Africa è troppo
grande per poterla descrivere. E' un continente-pianta a sé
stante, un cosmo vario e ricchissimo. E' solo per semplificare e
per
pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua
denominazione geografica, in realtà l'Africa non esiste. [...]".
Uscito da un'infanzia molto dura - lui e la sua famiglia furono
costretti a scappare dal proprio paese d'origine minacciati da Hitler
prima e da Stalin poi - durante i suoi numerosi viaggi Kapuscinski si
è trovato spesso alle prese con la miseria e i drammi del Terzo
Mondo. "Dove sono nato - raccontava -
convivevano polacchi, ucraini,
russi, tedeschi, ebrei, cattolici, ortodossi, armeni e così via.
Da allora ho sempre cercato di ritrovare quell'armonia tra genti e
culture e il giornalismo era una strada per andare a cercarla, come
l'antropologia uno strumento per capire". Per questo la sua
visione del
mondo e della vita si è fatta sempre meno eurocentrica. "La mia
principale ambizione è di dimostrare agli europei che la nostra
mentalità è quanto mai eurocentrica e che l'Europa, o
meglio una sua parte, non è il mondo intero".
ERODOTO viaggi
(Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.- Magna Grecia)
((sfondo culturale l'Atene di Pericle))
È ritenuto il "padre della storia" in quanto, nella sua opera delle "Storie" che in greco significa inchiesta/ricerca,
cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le
poleis unite della Grecia e l'impero persiano ponendosi in una
prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti
resoconti dei suoi predecessori.
È considerato anche il "padre dell'etnografia"
grazie alle sue descrizioni dei popoli cosiddetti barbari (Persiani,
Egiziani, Medi e Sciti) che, seppur con molte inesattezze, mostrano un
pensiero aperto ed una grande capacità d'osservazione. Questa apertura
mentale e curiosità verso culture non greche può essere spiegato
pensando al luogo di nascita dello storico. Alicarnasso era, infatti,
una città greca dalle varie tradizioni ed in forte contatto con il
mondo barbaro. La stessa biografia dello storico porta il segno di
questo intreccio di culture.
Erodoto
sarà il primo che cercherà un elemento ordinatore nella sua ricerca,
che evidenzia nel rapporto causa-effetto. La storia non è considerata
da Erodoto come una semplice serie di avvenimenti che si susseguono nel
tempo, ma come un insieme di fatti collegati fra loro da una rete di
rapporti logici, complessa, ma comunque ben intelligibile.
Egli,
attraverso il relativismo di Protagora rifiuta di riconoscere come
unica degna di attenzione la tradizione greca, affermando che ad ogni
uomo i propri costumi appariranno sempre i migliori, e contesta ai
sofisti l'inutilità o la dannosità dei nomoi affermando che essi
meritano attenzione e rispetto in quanto espressione per ciascun popolo
della propria tradizione e cultura. La modernità di Erodoto è chiara
proprio in questo passaggio culturale e storiografico.
ma torniamo ora a Ryszard Kapuscinsky
I suoi libri più celebri (quasi tutti editi da Feltrinelli) sono
ormai dei piccoli classici per chi vuole capire la
contemporaneità. Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate
(1983), definito da Newsweek tra i migliori dieci libri del 1983;
Imperium (1994), un reportage sull'impero sovietico e il suo
dissolvimento; Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia
(1997) intarsio di meditazioni ispirate dai viaggi, dalle letture,
dalle riflessioni, dall'esperienza, da pezzi di diario di eventi
storici; Ebano (1998), un reportage nel quale vengono raccontati
quarant'anni di esperienza come inviato nei paesi africani;
Shah-in-shah (2001), resoconto della sua permanenza in Iran negli
ultimi anni della monarchia di Reza Palevi; La prima guerra del
football e altre guerre di poveri (2002), le impressioni di un
osservatore attento della società e della politica di paesi
lontani, come il Ghana, il Congo, il Sudafrica, l'Algeria, l'Honduras e
il Salvador. In viaggio con Erodoto (2005) ripercorre le vicende
personali, dall'infanzia povera ai viaggi in Cina e India avendo sempre
come punto di riferimento Erodoto, il primo reporter della storia. In
Autoritratto di un reporter (2006) Kapuscinsky parla di sé e
dell'etica del suo lavoro.
DALL'ALBANIA E DALL'INDIA

Secondo
la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio
cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù
INNO ALLA VITA
Madre Teresa di Calcutta
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.
(Dedicata a tutti i giovani di buona volontà)
|
"You did it for me" ("Lo hai fatto per
me"). Madre Teresa scandiva a voce bassa queste parole contando ad una
ad una le dita della mano. Sembrava un gioco da bambini e invece in
queste cinque, semplici, parole era racchiuso il senso della sua vita
straordinaria. Tutta improntata al comandamento evangelico, "avete
fatto questo per me", che la piccola suora ha testimoniato col suo
amore per gli ultimi davanti a tutto il mondo. Nell'ultima intervista
che Madre Teresa rilascio' alla rivista "Popoli e Missione", le venne
chiesto: "Madre, chi sono i poveri?". Lei con quegli occhi che
brillavano sul viso pieno di rughe, rispose: "Tutti. Anche voi ed io.
Se non amiamo i poveri, siamo poveri anche noi. Chi non ama e' il piu'
povero dei poveri". E poi disse: "Gesu' e' venuto al mondo per salvare
ed amare gli uomini di tutto il mondo e soprattutto i piu' poveri tra
loro. E quindi noi missionari facciamo tutto per loro. E' importante
che anche chi e' solo, abbandonato, disperato, senza niente,capisca
questa verita':che Dio li ama , malgrado le apparenze, malgrado la loro
vita sia quella che e'. Ecco,noi cerchiamo di essere solo uno strumento
di questa grande verita'. Non e' tanto quello che si fa ma l'amore con
cui si fa".
"Ma come fare per trasformare le parole in gesti?", chiese ancora il
giornale missionario. "Cerchiamo - rispose la Madre - di comunicare la
gioia
cristiana alle persone che sono intorno a noi. Cerchiamo con i nostri
gesti di
far sentire loro che li amiamo,che ci preoccupiamo delle loro
necessita', che
partecipiamo al loro dolore. E questo lo facciamo non solo in India ma
in tutto
il mondo, anche qui a Roma, a Milano dove accogliamo
anziani,poveri,ammalati. Se andate
a trovarli vedrete e capirete come diamo gioia attraverso l'amore.
Andate anche
voi a vedere e servire queste persone come facciamo noi ogni giorno.
Andate a
parlare con loro per fargli capire che non sono soli e che c'è
tanta gente
che li ama. Ascoltateli. Vi potranno dire molto di piu' di quello che
dico io".
L'intervista si concluse poi con la citazione di una preghiera che la
stessa Madre Teresa aveva composto anni prima:
"il frutto della preghiera
e' la fede, il frutto della fede e' l'amore,
il frutto dell'amore e' il servizio, il frutto del servizio e' l'amore.
E dalle
parole d'amore nasce la pace". Poi, ricorda la rivista, la piccola
suora
commento': "la santita non e' di
pochi, tutti possono diventare santi.
E'
un cammino che può diventare semplice, quello che faccio io lo
possono fare tutti.
Ognuno di noi ha un suo modo per comunicare questa verita' ed e' nostro
dovere
farlo. Non importa quello che facciamo, ma come lo facciamo. Io non
sono importante.
Parlate di Gesu' prima di me".
|
|
DALL'ITALIA
A scuola di dialogo per la pace
Tiziano Terzani
Tiziano Terzani è nato a Firenze nel 1938 e dal 1971 al 1997
è stato
corrispondente dall’Asia per il settimanale Der Spiegel. E’ vissuto a
Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. Ha collaborato
anche con Il
Corriere della sera. Nel 1994 si è stabilito in India con la
moglie
Angela Staude e i due figli. Profondo conoscitore del continente
asiatico, è uno dei giornalisti italiani che gode di maggior
prestigio
a livello internazionale. Ha "lasciato il suo corpo" nel luglio 2004.
Ha lasciato il suo rifugio himalayano dopo l'11 settembre iniziando il
suo itinerario di attivista della pace per la scelta di una nuova
storia, di una vera
civiltà edificata sull'amore, sulla non-violenza,
sull'ascolto profondo dell'unità dei viventi e sul rispetto
della natura, grande maestra in un tempo orfano di veri maestri.
"Il sultano e San Francesco"
"Lettere contro la guerra"
Dalla consapevolezza della malattia in poi, si spoglia della
sua storia e delle sue corazze
e continua
il suo percorso come Anam, «il senza nome», in quell’India
della
sapienza antica in cui ritrova radici sempre più profonde.
L’osservatore ironico, arguto, tagliente è lo stesso degli altri
libri,
ma ora l’oggetto di osservazione sta davanti allo specchio. Terzani
diventa l’esploratore di se stesso, cambia l’ottica del corrispondente
di guerra che era stato e che gli aveva fatto perdere, nel suo stesso
mestiere, «il senso del tutto». In quest’uomo che si sente
«rinnovato»
ritroviamo in pieno l’atteggiamento, lo sguardo, le tematiche di quelle
Lettere contro la guerra
che il movimento pacifista ha scelto e riconosciuto come uno dei propri
testi-base. Anzi, seguendolo nei tre mesi di ritiro in un ashram prima
e nel suo rifugio solitario alla base dell’Himalaya poi, è
possibile
conoscere meglio le motivazioni e la base di esperienza umana profonda
che stava dietro quelle Lettere. Il suo ritorno a valle,
da
Angela compagna della sua vita e nella sua Firenze, in coincidenza con
il Social Forum, rimette in
contatto il suo cammino solitario con i
segni diffusi di quella che vede come l’unica rivoluzione possibile ed
efficace, non politica, ma interiore. Lì, dopo tanti viaggi
attraverso
le rivoluzioni fallite del XX secolo, incontra quella «nuova
coscienza»
che riconosce come il grande bene del nostro tempo.
DALLA
FRANCIA
ANTOINE DE SAINT-EXUPE'RY

- Voici mon secret. Il est très
simple : on ne voit bien qu'avec le coeur. L'essentiel est invisible
pour les yeux.
- (It is only with the heart that one can
see rightly;
What is essential is invisible to the eye.)
- The Little Prince
- What makes the desert beautiful is that
somewhere it hides a well.
- Transport of the mails, transport of the
human voice, transport of flickering pictures - in this century, as in
others, our highest
accomplishments still have the single aim of
bringing men
together.
- Wind, Sand, and Stars
- Pure logic is the ruin of the spirit.
- The machine does not isolate us from the
great problems of nature but plunges us more deeply into them
- There is no hope of joy except in human
relations.
DAL SUD-AFRIKA

NELSON MANDELA
Non sparisce il sorriso dal volto di colui che ha ragione, che è
nel giusto e che prima o poi vedrà la storia inchinarsi ai suoi
piedi.
MIRIAM MAKEBA
THE VOICE OF AFRICA
In 1960 she was even officially banned. For 31
long years she lived in forced exile as "a citizen of the world", the
last years of this in Belgium, until President Nelson Mandela finally
brought her back home to South Africa in December of1990.
She kept on receiving awards, not only for her achievements as a singer
(like the Grammy and The Polar Music Prize) but also for her
humanitarian commitments (like the Dag Hammerskjøld Peace Prize and the
Otto Hahn Peace Medal in Gold).
LA "NUOVA COSCIENZA"
si manifesta, si smaschera e si ripropone su basi completamente diverse
il "Sistema finanziario mondiale" ora
SISTEMA FINANZIARIO SOLIDALE MONDIALE.
DAL BRASILE

Gomes dos Santos (BRASILE) vince la Maratona di New York 2006

IL CONTAGIOSO SPIRITO DI PORTO ALEGRE E' IN MARCIA 
L'idea, nata durante il World Social Forum del 2002, di un "Sistema
Finanziario solidale mondiale" si e' concretizzata quest'anno grazie
alla rete di relazioni sviluppatesi negli ultimi mesi e parte dalla
necessita' di una finanza che costituisca una valida alternativa
all'attuale economia globalizzata. Durante il seminario costitutivo e'
emersa l'importanza di una rete solidale mondiale che possa esercitare
forme di influenza sui governi locali. Microcredito, credito
decentrato, finanziamento sociale ecco le parole d'ordine sostenute
anche da Frans de Clerk responsabile di INAISE, un organismo
internazionale con sede a Bruxelles che raggruppa gia' oltre 50 realta'
di finanza etica e solidale tra cui la coop MAG 2 e Banca Etica in
Italia. Prossime tappe di lavoro l'Assemblea Internazionale di INAISE e
i vari Forum Sociali continentali.
ASSOCIAZIONE ITALIANA SOSTENITORI "FAME ZERO"
Dopo aver partecipato a due viaggi ufficiali in Brasile, incontrato sei
Ministri, il Consigliere del Presidente Frei Betto, il Presidente Luiz
Inacio Lula da Silva e dopo aver conversato in particolare sul
“Programma Fame Zero” del Governo, su stimolo e proposta di:
Frei Betto, il Ministro della Sicurezza Alimentare "Fame Zero" prof.
Josè da Silva Graziano, il Vice-Ministro prof. Flavio Botelho e
il Capo di Gabinetto Carlyle Ramos de Oliveira Vilarinho, abbiamo
deciso di istituire la:
Associazione Italiana Sostenitori "FAME ZERO"
Frei Betto, il Ministro Graziano, il Vice-Ministro Botelho e il
segretario esecutivo Vilarinho saranno i garanti brasiliani di
riferimento per il ricevimento del denaro raccolto teso alla
realizzazione del Programma Fame Zero.
Il Programma Fame Zero è un insieme di azioni che saranno
applicate da parte del governo brasiliano, con l'obiettivo di
realizzare una vera politica alimentare che combatta concretamente la
fame nel paese, in una forma realmente partecipativa.
Il giorno 30 gennaio 2003, il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha
trasformato questo Programma in un "progetto", affermando: Fame Zero
non è solo dare agli impoveriti del mio paese un pesce, ma
soprattutto "insegnare loro a pescare".
Mangiare è un diritto. Il cibo quotidiano non deve essere il
frutto dell’assistenzialismo e nemmeno essere risultato di una
strumentalizzazione politica. Mangiare è il diritto primario di
ogni cittadina e cittadino. Questo diritto deve essere garantito dallo
Stato, insieme a tutta la società civile. Nel Brasile non
è mai esistita una politica nazionale di sicurezza alimentare.
Per risolvere il problema “fame” in Brasile è necessario:
1- associare l'obiettivo della politica di sicurezza
alimentare a strategie di sviluppo economico e sociale che
garantiscano una vera inclusione sociale;
2- creare un nuovo modello di sviluppo economico che
privilegi la crescita attraverso una nuova distribuzione del reddito,
privilegiando il mercato interno;
3- adottare una politica diretta a sostenere le
famiglie che giornalmente soffrono la fame e la povertà;
4- incentivare l'agricoltura familiare e
l'autoconsumo alimentare, garantire l'accesso all'acqua potabile,
realizzare una riforma agraria che garantisca la funzione sociale della
proprietà;
5- la fame esige una mobilitazione costante del
governo centrale insieme a quello regionale e dei municipi. I comuni
hanno una funzione strategica in tutto ciò essendo essi a
diretto contatto con i problemi quotidiani della gente. Essi devono
essere stimolati e aiutati e controllati dalla società civile
esistente.
L'economia brasiliana è la quarta maggiore esportatrice di
alimenti del mondo. La sua economia è forte e sufficiente per
occuparsi dei bisogni della sua gente. Nonostante ciò un terzo
della popolazione brasiliana ha fame.
Ora questa emergenza è stata presa in seria considerazione da
parte del governo. Questa è la vera priorità del Progetto
Fame Zero, pensato e voluto dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva:
realizzare una politica che garantisca a tutti i brasiliani, in forma
permanente, l'accesso ad una alimentazione salutare, adeguata, ottenuta
in modo sostenibile e partire dai prodotti nazionali. Il 2% dei terreni
coltivabili è dedicato alla canna da zucchero da cui ricavare metanolo
come bio-combustibile.

IGNAZIO LULA DA SILVA, il prudente Presidente operaio
FREI BETTO, il visionario credente
in due contro
LA
CORRUZIONE DIVORANTE................................

FORSE CE LA FARANNO PUNTANDO SULL'ENERGIA PULITA DERIVATA DALLE
PIANTAGIONI DI CANNA DA ZUCCHERO - FORSE CE LA FARANNO DANDO TERRA E
LAVORO AI SINTERRA.

INSIEME, SCOPO STUPENDO,
INSIEME!!!!!!!!!!
O PREFERIAMO FINIRE TUTTI COME ALL'ARRIVO DELLA TAPPA DEL GIRO A
PINEROLO?
SEMBRAVA NIENTE ALL'INIZIO... UNO ERA SCIVOLATO...

e invece.........DISASTRO GENERALE!!!!!!!!!!!!!!!





CON LA MISERA CONSOLAZIONE CHE una decina di corridori ha potuto
disputare la volata
senza accorgersi di niente e che L'HA VINTA un italiano
(Petacchi).......MA C'ERA BEN ALTRO DI CUI OCCUPARSI...


MANIFESTO DEI PAESI NON ALLINEATI fra i 192 presenti alle Nazioni Unite
UNESCO marzo 2007
elenco di 116 su
118
quelli di cui non si parla se
non quando è troppo tardi.
- Afghanistan, Algeria, Angola
- Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Bielorussia, Belize,
Benin,
Bhutan, Bolivia, Botswana, Brunei, Burkina Faso, Burundi
- Cambogia, Camerun, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Ciad,
Cile, Colombia, Comore, Congo-Kinshasa, Congo-Brazzaville, Costa
d'Avorio, Cuba, Cipro
- Gibuti, Repubblica Dominicana
- Ecuador, Egitto, Guinea Equatoriale, Eritrea, Etiopia
- Filippine
- Gabon, Gambia, Ghana, Giamaica, Giordania, Grenada, Guatemala,
Guinea, Guinea-Bissau, Guyana
- Honduras
- India, Indonesia, Iran, Iraq
- Kenya, Kuwait
- Laos, Libano, Lesotho, Liberia, Libia
- Madagascar, Malawi, Malaysia, Maldive, Mali, Malta, Mauritania,
Mauritius, Mongolia, Marocco, Mozambico, Myanmar
- Namibia, Nepal, Nicaragua, Niger, Nigeria, Corea del Nord
- Oman
- Pakistan, Palestina, Panama, Papua Nuova Guinea, Perù
- Qatar
- Rwanda
- Santa Lucia, São Tomé e Príncipe, Arabia
Saudita, Senegal, Seychelles,Sierra Leone, Singapore, Somalia,
Sudafrica,
Sri Lanka, Sudan, Suriname, Swaziland, Syria
- Thailandia, Tanzania, Togo, Trinidad e Tobago, Tunisia,
Turkmenistan
- Uganda, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan
- Vanuatu, Venezuela, Vietnam
- Yemen
- Zambia, Zimbabwe
Sebbene la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia fosse uno
dei fondatori, venne sospesa nel 1992. Da allora la Jugoslavia venne
abolita e sostituita dalla Serbia-Montenegro, ora già divise.
IN MYANMAR LA DITTATURA MILITARE E' RIUSCITA A FAR INDIGNARE PERSINO
I MONACI BUDDISTI
CHE MANIFESTANO PACIFICAMENTE INSIEME ALLA POPOLAZIONE BIRMANA
FIORI NEI CAPELLI

AUNG
SAN SUU KYI la paziente forza dell'impotenza.
<>

monaci bambini
Si è liberata in un pianto e per un quarto d'ora ha salutato i
monaci
che sfilavano. Restando all'interno del compound della sua residenza a
Yangon, dove è agli arresti domiciliari da 12 anni, Aung Suu
Kyi,
leader dell'opposizione birmana e premio nobel per la pace, ha voluto
partecipare in questo modo alla marcia pacifica dei monaci contro il
regime militare che affligge il Myanmar da oltre quarant'anni.
Sei giorni di marcia.
La marcia che sta facendo tremare il regime militare dell'ex Birmania
va avanti ormai 6 giorni. "Abbiamo visto Aung Suu Kyi uscire dalla sua
casa. Indossava una camicia gialla. E quando è comparsa la folla
ha
iniziato a urlare 'Lunga vita a Aung Suu Kyi'", hanno riferito alcuni
testimoni. La leader dell'opposizione non ha potuto rivolgersi
direttamente ai manifestanti, ma è uscita in compagnia di due
donne e
si è messa a piangere salutando i monaci a distanza. Il corteo
ha
potuto raggiungere eccezionalmente la residenza di Suu Kyi che
solitamente è isolata dalle forze dell'ordine.
Cinque settimane di manifestazioni. Da
cinque settimane sono in corso manifestazioni pacifiche contro la
giunta militare sono in atto in Myanmar. La storia dell'ex Birmania
è
segnata da colpi di stato e sorde lotte tra generali fin dalla sua
indipendenza, raggiunta nel gennaio 1948. Durante la Seconda Guerra
Mondiale Aung San e un gruppo di nazionalisti noti come 'I 29
compagni', si unirono alle forze giapponesi. L'esercito nazionalista
costruito con l'aiuto del Sol Levante rovesciò le alleanze nel
1945 e
aiutò gli alleati anglo-americani a raggiungere la capitale, che
allora
si chiamava Rangoon (il nome del paese fu cambiato nel 1989 da Birmania
in Myanmar e la capitale fu ribattezzata Yangon). Ma, subito dopo la
proclamazione dell'indipendenza, e prima ancora che la Costituzione
entrasse in vigore, Aung San e buona parte dei suoi ministri furono
uccisi da assassini rimasti ignoti in una mattanza nel palazzo del
governo.
Due anni di legge marziale. Dopo due anni di legge marziale, la
giunta organizzò le elezioni - (il patito che ha nel
1990 ha sbancato alle urne si chiama “Nationalal League for
Democracy”, cioè “Lega nazionale per la democrazia”)- <>ma
si rifiutò di accettarne il risultato,
che aveva visto il partito di Suu Kyi
conquistare 392 dei 485 seggi del Parlamento. Con l'eccezione dei due
anni dal 2000 al 2002 - nei quali però le fu impedito di
muoversi
liberamente per il paese - Aung San Suu Kyi è rimasta agli
arresti
domiciliari. La protesta dei monaci.
Negli ultimi giorni i monaci buddisti - che già avevano
partecipato ad
una sollevazione nel 1988 - si sono messi alla testa di marce e
manifestazioni contro la giunta. Il 6 settembre centinaia di bonzi
hanno tenuto in ostaggio per sei ore 20 funzionari locali a Pakokku.
Scatenante anche l'improvviso aumento del 500 per cento del prezzo
della benzina.

Sono 500.000 i monaci Buddisti in Myanmar, intimamente uniti alla
popolazione, non solo nelle pagode, ma anche nei bar o in giro in
motorino...così come le pagode sono aperte alla sosta ed alla
meditazione della gente che si consiglia familiarmente con i
monaci per ogni difficoltà della vita.

UNA MAGGIORANZA DI CUI NON SI
PARLA, problemi ignorati, culture genericamente sepolte nel termine
"diverse"...... con un senso prossimo a
"sbagliate"....."inferiori"....."antiquate,superate"......
E SULLE REPRESSIONI VIOLENTE DEL DISSENSO DA PARTE DI DITTATURE FEROCI
CALA LA CORTINA DEL SILENZIO
INFIOCCHETTATA DALL'OPPORTUNISMO MERCANTILE....
E' dovere inevitabile, per le 118 nazioni non
allineate (SULLE 192 CHE SONO RAPPRESENTATE ALLE NAZIONI UNITE) di
consolidare la nostra unità ed accordo in un mondo sempre
più ingiusto e disuguale, nel quale non si rispetta il nostro
diritto alla pace e allo sviluppo.
Riunendoci per dare compimento al mandato dei nostri capi di Stato o di
Governo di riattivare la coordinazione tra i paesi non allineati nel
seno dell'UNESCO non solo facciamo un nuovo passo nel rafforzamento e
rivitalizzazione del nostro Movimento, ma recuperiamo una tradizione
che incominciò nel 1973 con la creazione del Comitato dei Paesi
Non Allineati rappresentati davanti all'Organizzazione.
Ricordiamo i contributi del Movimento dei Paesi Non Allineati ai
dibattiti legati allo sviluppo dell'identità culturale dei
popoli, allo stabilimento di infrastrutture nazionali di informazione e
l'accesso dei paesi in via di sviluppo alla scienza e alla tecnologia.
La promozione del Nuovo Ordine Mondiale
dell'Informazione e delle Comunicazioni, che legò l'informazione
al dibattito sulla distribuzione mondiale di risorse, costituì
uno dei contributi più significativi del Movimento dei Paesi Non
Allineati ai lavori dell'UNESCO.
I gravi problemi che minacciano i paesi del Sud, invece di diminuire,
sono sempre più preoccupanti. Ci s'impone un ordine
internazionale assurdo e crudele che impedisce lo sviluppo, la pace ed
il progresso per la maggioranza dei nostri popoli.
Ci si impone un ordine internazionale che impedisce l'accesso generale
alla cultura e alla scienza, all'educazione per tutti ed alla giustizia
sociale cui preludeva la Costituzione dell'UNESCO approvata nel 1945.
Li abbiamo convocati perché crediamo possibile un mondo nel
quale non muoiano ogni giorno, come morranno oggi, 20000 bambini di
fame.
Li abbiamo convocati perché crediamo possibile lavorare uniti
contro la mercificazione della maggior parte della produzione
intellettuale e la sua privatizzazione che convertono la conoscenza in
strumento per perpetuare la disuguaglianza.
Siamo arrivati al colmo che l'arte autentica ed
autoctona, le espressioni dell'arte dei nostri paesi, hanno
incominciato a chiamarsi "cultura alternativa", condannati dai
parametri omogenizzanti e banali della cosiddettta industria
dell'intrattenimento. La cultura è diventata alternativa e il
banale e il commerciale sono diventati la norma. L'arte che fa pensare
è diventata dissidente mentre governa la mediocrità.
Sostituire cittadini con consumatori è l'operazione in
attuazione.
Il miraggio di presentare il consumo sfrenato
come sinonimo di sviluppo, che si offre dagli schermi dei televisori in
tutto il mondo, è l'attestazione eloquente di un modo di vita
che già minaccia la sopravvivenza della nostra specie che
esaurisce le risorse naturali, degrada, inquina, disbosca e può
arrivare a rendere impossibile la vita sul pianeta. Ma è anche
la prova di un sistema perverso che incoraggia il consumismo sfrenato
di un'elite in un mondo con 852 milioni di esseri affamati e più
di 2000 milioni senza elettricità e più di 2000 milioni
che non hanno mai parlato per telefono e per i quali la parola Internet
non significa assolutamente niente.
Tra Europa, Nord America e Giappone si generano
più dell'80% di tutte le pubblicazioni scientifiche e più
del 90% dei brevetti. Il 72% degli scienziati del mondo vivono e
lavorano nei paesi industrializzati. Nei paesi sviluppati si investono
ogni anno 600000 milioni di dollari in investigazione-sviluppo. Nel
resto del mondo, dove vive l'86% della popolazione del pianeta, si
investe 12 volte meno.
I nostri paesi devono affrontare non solo la
crescente privatizzazione della conoscenza e le leggi della
proprietà intellettuale, progettate per difendere gli interessi
dei paesi sviluppati e le transnazionali, bensì le barriere non
doganali che chiudono i mercati del Nord alle nostre produzioni.
Si pretende saccheggiare, brevettare e
commercializzare senza scrupoli dal principio attivo di un rimedio
utilizzato per secoli da una cultura aborigena fino alle canzoni che
cantarono i nostri nonni.
Ma, se già fosse poco,
soffriamo il fenomeno crescente del "furto dei cervelli". Se gli
emigranti dei nostri paesi sono poveri, alla ricerca di lavoro, li si
perseguita, li si maltratta, si chiudono loro le porte; se sono
scienziati o ingegneri li si incitati ad emigrare con "canti di sirene"
e promesse di ogni tipo. Solo dall'America Latina e dai Caraibi, sono
1,2 milioni di professionisti che stanno lavorando negli Stati Uniti ed
in altri due paesi sviluppati. Le conseguenze di questo drenaggio di
talento e capacità intellettuale sono devastanti.
Le notizie che si diffondono o si tacciono
sono quelle che convengono ai potenti interessi che gestiscono ogni
anno un milione di milioni di dollari in pubblicità commerciale.
Chi ha importanza non é il lettore o il telespettatore, sono il
padrone e l'annunciatore, che come dei decidono quello che si pubblica,
impongono la bugia, manipolano la storia, legittimano la
discriminazione e promuovono la sottomissione davanti ad uno stato di
cose che c'è presentato come il nostro destino manifesto.
PEREZ ROQUE - Cuba
DA BOLOGNA
ANNO 1257
RISCATTO DEGLI SCHIAVI
2007 - DOPO 750 ANNI QUANTE SCHIAVITU' NUOVE E
ANTICHE CONTINUANO A PROSPERARE STRITOLANDO I PIU'
DEBOLI?
LIBER PARADISUS E I SERVI DELLA GLEBA La liberazione dei servi della
gleba a Bologna nel 1257: il libro del Paradiso. Nel 1257 a Bologna fu
emanato il "Liber Paradisus", un provvedimento con il quale furono
riscattati e liberati i servi della gleba residenti sul territorio.
Siamo in pieno Medioevo e la fede nella libertà e nella
dignità di ogni uomo, creato a immagine di Dio, diventa
operativa e si fa concreta per tutti. Un esempio di grande coerenza che
anticipa di molto, nel segno della fede cristiana, le carte moderne dei
diritti umani. L’evento. Il 25 Agosto del 1256, la campana dell’Arrengo
chiama a raccolta i Bolognesi in Piazza Maggiore. È un accorrere
festoso di uomini e di donne, persino di ragazzi, quasi tutti
«servi» della città, e delle campagne vicine. Nel
centro della piazza vi sono già i rappresentanti delle
Corporazioni delle Arti, con lance, spade e vessilli multicolori.
Attorno ad essi, un'immensa folla discute, grida e ride. Alcuni dicono
che il Comune libererà circa 6 mila servi; altri che il Comune
pagherà per il riscatto 10 lire d'argento bolognesi per chi ha
più di quattordici anni, mentre ne darà solo 8 per quelli
di età inferiore. Tutti vorrebbero salire la scalinata che porta
nel vasto Salone del Podestà. Le guardie del Comune, con lunghe
mazze ferrate, tengono a stento libero il passaggio. Uno squillo di
tromba annuncia l'arrivo delle supreme autorità. La folla batte
le mani e gli stendardi si agitano. Preceduti dai valletti e seguiti
dai giudici e dai notai, il Podestà e il Capitano del Popolo
entrano nel Salone, per firmare il decreto che abolirà nel
Comune di Bologna la «servitù», affinché
tutti siano liberi cittadini e tutti godano di uguali diritti. Il
memoriale. Nei primi mesi del 1257, il Comune farà poi compilare
da quattro notai un memoriale, in cui sono elencati i nomi dei 5.807
servi liberati che appartenevano a 403 signori. Questo prezioso libro
(conservato nel nostro Archivio di Stato) venne detto «Libro del
Paradiso », perché la prima parola scritta era appunto
«Paradiso», ricordando che Iddio nel Paradiso terrestre
creò l'uomo e gli donò perfettissima e perpetua
libertà.
www.bologna.chiesacattolica.it/ced/2007_convegni/
Congresso Eucaristico Diocesano
Bologna 2006-2007
convegno Caritas
&
Libertas

Sezione Riflessioni
In considerazione della qual cosa, la città di Bologna, che ha
sempre combattuto per la libertà, ricordando gli impegni passati
e pensando ai futuri in onore del nostro Redentore e Signore
Gesù Cristo, con una somma in denaro riscatta tutti quelli che
nella città e diocesi di Bologna trova stretti dalla condizione
servile, e decreta che siano liberi, dopo un’accurata indagine
(inquisitione habita) stabilendo che nessuno, costretto da qualche
forma di servitù osi dimorare nella città e diocesi di
Bologna, affinché la massa che è stata riacquistata alla
naturale libertà da un tale prezzo, possa essere corrotta da un
qualche fermento di servitù, poiché un piccolo fermento
può corrompere tutta la massa e la compagnia di un cattivo
conduce molti sulla via disonesta.
Per vigilare la qual cosa, il signor Bonaccorsi da Soresina
potestà di Bologna, la fama e ogni lode del quale diffusa in
lungo e in largo si irradia come una stella e sotto il controllo del
signor Giacomo Gratacelli suo giudice ed assessore raccomandato per la
sua esperienza nel diritto (iuris peritia) la sua sapienza, costanza e
temperanza, ha esteso il presente memoriale, che propriamente e a buon
diritto si deve chiamare “Paradisus”, contenente i nomi dei padroni,
dei loro servi e anche delle serve affinché appaia a quali servi
e serve è fatta acquistare la libertà e a quale prezzo,
cioè dieci lire per un servo o serva maggiore di quattordici
anni e otto lire bolognesi per un minore, stabilito per ogni padrone
per ognuno che detenesse nel vincolo della servitù.

ZITTI ZITTI....CHISSA' COSA PENSERANNO DELL'ITALIA E DELL'UNIONE
EUROPEA I calmissimi SVIZZERI, da pochi anni entrati a far parte delle Nazioni Unite?
noi di loro abbiamo detto: Berna è grande il doppio del cimitero
di Vienna, ma ci si diverte solo la metà. (Luciano De
Crescenzo)///
In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore,
assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci
e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento
anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a
cucù. (Orson Welles). Eppure......

In bici 1253 km. gironzolando per l'antico federalismo svizzero
Unus pro omnibus, omnes pro uno
Indipendenza: 1 agosto 1291
Lingua ufficiale: tedesco, francese, italiano +
romancio
Il 41% degli svizzeri aderisce al Cattolicesimo, il 40% alla Chiesa
riformata svizzera (protestante) il 2,5% alle chiese protestanti
libere. Il 5% ad altre chiese cristiane. L'11% della popolazione
svizzera non professa alcun credo religioso. Fra gli
stranieri (circa
il 20% della popolazione residente) il 44% è cattolico, il 5%
protestante, il 17% cristiano ortodosso, il 18% islamico e il 2% non
professa nessun credo.

Nel 2006 il forum economico di Davos ha considerato l'economia svizzera
la più competitiva al mondo (Global competitiveness report);
seguita da Finlandia, Svezia e Danimarca.
L'economia svizzera è incentrata su tre settori di punta: il
turismo, l'industria di precisione ( con prodotti ad alto valore
aggiunto) e, soprattutto, il settore finanziario. ZITTI ZITTI.....GLI
SVIZZEROTTI PROPONGONO UN SISTEMA DI CONVIVENZA INTERNA ED INTERNAZIONALE DA NON
SOTTOVALUTARE, malgrado il tallone
d'Achille dell'attaccamento al quattrino ed una residua VAGA (??) diffidenza
verso chi Svizzero non è. E chi ha patito più di ogni
altro questo razzismo?
MARIELLA MEHER

Mariella Mehr
è nata a Zurigo nel 1947 da una famiglia rom alla quale è
stata strappata per essere allevata in vari collegi svizzeri. Nel 1996
si è stabilita in Toscana dove tuttora vive.
Nel 1998 ha ottenuto la
laurea honoris causa dall’università
di Basilea.
<>
Un rappresentante
dell’Ambasciata Svizzera presente alla cerimonia finale del XX
Premio Letterario Camaiore
<>
L’Ambasciatore Bruno Spinner ha
risposto al Sindaco di Camaiore Giampaolo Bertola, assicurando la
presenza dell’Ambasciata Svizzera nella persona del Dott. <>
Fusaro, addetto alle relazioni pubbliche, in
occasione della cerimonia di premiazione del XX Premio Letterario
Camaiore, fissata per il 15 settembre prossimo all’Hotel
<>
Dune di Lido di Camaiore, dove
verrà la poetessa e scrittrice svizzera Mariella
Meher
che riceverà il prestigioso Premio Internazionale.
<>
Il libro di Mariella
Mehr “Notizie dall’esilio” edito da Effigie, vincitore del Premio
Internazionale 2007 è in versione trilingue:
tedesco ‐ rom ‐ italiano.
Mariella Mehr è
considerata la più grande poetessa zingara vivente; è
autrice di
numerosi romanzi, opere poetiche, e di diversi
testi teatrali. Nata a Zurigo da una
famiglia zingara di ceppo Jernische, vittima
dell’operazione “Kinder der landstrasse”
(bambini di strada) la Mehr, come molti altri
figli del “popolo errante”, è stata tolta alla
madre nella primissima infanzia (per una legge
vigente in Svizzera dal 1926 al 1972),
lasciata in custodia a famiglie affidatarie,
orfanotrofi, istituti psichiatrici; ha subito
violenze, elettroshock e a diciotto anni, come
era accaduto a sua madre, è stata
sterilizzata e le hanno tolto il figlio.
Nella sua opera “Notizie dall’esilio”
“…risuona un visionario, a volte allucinato grido di
dolore sul confine della follia…un appello
all’ascolto…aprendo uno spiraglio sulla
spietata ipoteca del quotidiano…”

WE
SHALL OVERCOME SOME DAY.......

La canzone deriva forse da una canzone gospel, probabilmente del 1903
del Rev. Charles Tindley di Philadelphia che conteneva il verso
ripetuto più volte "I'll overcome some day", ma più
versosimilmente da una canzone gospel successiva che conteneva i versi
"Deep in my heart, I do believe / I'll overcome some day.". A
Charleston, South Carolina nel 1946, i dipendenti dell'American Tobacco
Company in sciopero, per lo più donne afro-americane, stavano
cantando degli inni durante un cordone per un picchetto. Una donna di
nome Lucille Simmons cantò una versione della canzone cambiando
il testo in "We'll Overcome". Zilphia Horton, una donna bianca e moglie
del co-fondatore della Highlander Folk School (successivamente chiamato
Highlander Research and Education Center) la imparò da lei.
L'anno dopo la insegnò a Pete Seeger. [Dunaway, 1990, 222-223],
[Seeger, 1993, 32]
Seeger (o qualcun altro, lui stesso ha dichiarato che potrebbe essere
stata Septima Clark) sostituì "We will overcome" con "We shall
overcome"; Seeger aggiunse alcuni versi ("We'll walk hand in hand",
"The whole wide world around") e lo insegnò al cantante
californiano Frank Hamilton, che a sua volta la insegnò a Guy
Carawan, che la reintrodusse all'Highlander nel 1959. Da lì fu
diffusa oralmente e divenne un inno dei sindacati afro-americani nel
sud degli Stati Uniti e dell'attivismo per i diritti civili. [Dunaway,
1990, 222-223], [Seeger, 1993, 32]
Dal 1963, la canzone fu legata a Joan Baez che la registrò e la
cantò in numerose marce per i diritti civili.
I lavoratori agricoli negli Stati Uniti cantarono la canzone in
spagnolo durante gli scioperi e i boicottaggi dell'uva alla fine degli
anni '60.
La canzone fu poi utilizzata anche in Sud Africa durante gli ultimi
anni del movimento anti-apartheid.
In India, la traduzione letterale in hindi "Hum Honge Kaamyab / Ek Din"
divenne una canzone patriottica negli anni '80 e cantata ancora oggi.
Bruce Springsteen ha reinterpretato recentemente la canzone. La sua
versione è stata inclusa nel trubuto Where Have All the Flowers
Gone: A Tribute to Pete Seeger, e nel suo album del 2006 We Shall
Overcome: The Seeger Sessions.
BRUCE SPRIGSTEEN
TORINO
Folk Club
Era
il 16 aprile 1988 quando il Folk Club aprì i battenti in via Perrone 3,
spalancando la strada a più di 1800 artisti che fino ad oggi sono
passati da quell’indirizzo.
Ma la storia inizia ancora prima, nel
1983, quando il nucleo fondatore del locale creò il Centro di Cultura
Popolare e il bollettino Folk Notes – che oggi conta 26mila abbonati –
curato da Michele Straniero, autorevole studioso di musica popolare,
scomparso recentemente. Poi l’apertura del locale e nel 1993 quella del
Centro Regionale Etnografico Linguistico.

Una
storia che non si limita alla semplice apertura di un “luogo dove far
musica”, ma è una scommessa più ampia, quella di mantenere vivo e
recuperare il patrimonio della cultura popolare. Scommessa vinta,
perché oggi il Folk Club è una tappa quasi obbligata per gli artisti
della canzone d’autore italiana e straniera.
Tanti, tantissimi, i
grandi nomi transitati sul palco del piccolo club: John Trudell, Joan
Baez, Miriam Makeba, Donovan, Fairport Convention, Pentangle, Screamin’
Jay Hawkins, Noa, Enzo Jannacci, Inti Illimani, Vinicio Capossela,
Nicola Arigliano, Moni Ovadia e la lista sarebbe ancora lunga.
Fondato
a Torino il 16.4.1988 da Franco Lucà, oggi conta circa 35.000 soci.
Produce ogni anno una stagione invernale di circa 60 concerti al
Folkclub, la stagione di Maison Musique e svariati "open air" di alto
livello artistico-culturale ed è considerato internazionalmente tra i
migliori "club" d'Europa per la musica dal vivo.
Via Perrone 3/bis - Torino
Telefono: 011 537636
http://www.folkclub.it



DALLA PALESTINA e DA ISRAELE
ESEMPI CONCRETI VERSO LA PACE
18 maggio 2004 il “Bnei Sachnin” sconfigge 4 a 1 l'Hapoel Haifa ed
è la prima squadra di calcio araba a vincere la Coppa d'Israele.
Così Sachnin, piccolo paese arabo di 20.000 abitanti nel nord
della Galilea, si trova inaspettatamente sotto i riflettori dei media
di tutto il mondo. Quattordici arabi, sei ebrei, tre africani e un
brasiliano, l'Unione dei figli di Sachnin (è questo il
significato originale del nome della squadra) e la storia del suo
successo sono presto diventati per molti il simbolo di una convivenza
possibile tra ebrei e palestinesi.
There was a lot of irony, of course, in the fact that all 4 Bnei
Sachnin goals were scored by 3 Jews and one Brazilian (who deflected a
shot by a Pole). And the rival, Hapoel Haifa, had as many Arabs as
Sachnin in the starting lineup - 3 (one of them even lives in Sachnin).
Leading Palestinian Israeli poet Samich El-Kassim noted this, in his
celebration of the day, and all the Arab MKs were there too, to salute
the achievement and the model for possible coexistence in the future.
il 29enne Tomer Eliyahu, che tutti i giorni si fa quattro ore di strada
da Ramat Gan a Sakhnin, non è disposto a rivelare le sue
vedute politiche. “Non sono rilevanti, né professionalmente,
né tenendo conto dell’affetto con cui ci hanno accolti. Ho
giocato nell’Hapoel Tel Aviv e nell’Hapoel Rishon Lezion e da nessuna
parte ho provato quel senso di unità fra i calciatori che provo
qui. E la squadra è composta da ebrei, musulmani e cristiani.
Hanno tutti una folle ambizione di riuscire – piena di una certa qual
sublime follia”. Il presidente Ghnaim ha fatto il colpo grosso quando
ha nominato l’allenatore della squadra. Ha scelto il trentottenne Eyal
Lachman di Hod Hasharon, un filosofo del calcio. “La coesistenza fra
arabi ed ebrei non è opera mia. E’ il risultato del carattere
unico dei giocatori”, afferma.
International Sakhnin
Il più grosso successo di Lachman è stata la sua scelta
di giocatori stranieri. Poichè Sakhnin offre una quantità
di calciatori locali, relativamente a basso costo, è stato in
grado di dedicare gran parte del budget del club all’acquisto di
rinforzi stranieri. Gavriel Lima, brasiliano, che è arrivato lo
scorso anno, è rimasto con la squadra. Poi sono stati
aggiuntì Dariusz Jaskewicz, una ‘dinamo’ polacca che corre (e
cambia pettinatura) in continuazione; l’eccellente terzino del
Cameroon, Ernst Etchi e Komoko Camara, il cannoniere della nazionale
della Guinea Equatoriale.
E’ un bel tipo, questo Camara. A Sakhnin è diventato una tale
stella, che la TV privata locale ha deciso di trasmettere in diretta
tutte le sue partite nella nazionale della Guinea.
La realtà ispira un film:
TITOLO: CHAMPIONS IN ISRAEL (CAMPIONI IN ISRAELE
)
ANNO: 2004
REGISTA: Andrea
Bettinetti
PRODUZIONE E
DISTRIBUZIONE:
Quattroterzi
DURATA:
30’
LINGUA: Arabo- Ebraico-
Inglese
SOTTOTITOLI: Inglese
Contact: Quattroterzi Mail: info@quattroterzi.it WEB:
www.quattroterzi.it
ESEMPI CONCRETI VERSO LA PACE
Family of killed Palestinian boy donates organs to Israeli patients
November 8, 2005
The organs of a 12 year-old Palestinian boy killed by Israeli soldiers
have been transplanted to Israeli patients, helping to save their lives.
Ahmed al-Khatib was shot during clashes in Jenin last week when
soldiers mistook his toy gun for a real one. He later died in a
hospital. The Israeli Defense Forces regretted the incident.
Ahmed's kidneys, liver, lungs and heart were transplated to a total of
six patients, including Israeli Arabs, Jews, and Druze. One of the
recipients was 12 year-old Samah Gadban, who had been waiting for a new
heart for five years. Her father thanked Ahmed's family "from the
depths of my heart" and called the donation a "gesture of love".
Ahmed's father, Ismail al-Khatib, said
the family made the decision to donate his son's organs "for the sake
of the world’s children and the children of this country". He added
that saving lives was more important than religion and thinks that his
son "has entered the heart of every Israeli".
al-Khatib stressed he has recieved nothing but praise from fellow
residents in Jenin.
The Speaker of the Knesset, Reuven Rivlin, praised the action saying
that this "remarkable gesture [...] despite the war and conflict
without solution for nearly 100 years, must be noted".
IL MONDO...............
DOVE VIVONO I PIU' POVERI?
DOVE CREDIAMO DI POTER
ANDARE SENZA DI LORO?
PAESI ARABI 1%
AFRICA SUD-SAHARIANA 17%
ASIA MERIDIONALE 39%
AMERICA LATINA E CARAIBI 9%
ASIA ORIENTALE E PACIFICO 34%

DAGLI
U.S.A.
PER 50 ANNI DI MUSICA ARTINMOVEMENT
WE SHALL OVERCOME....
OMAGGIO A
JOAN BAEZ THE BELIEVER
A YOUNG GYPSY
(Words and Music by Joan Baez)
A young gypsy fell out in a slumber
Heading north with a driver he knew
Someone he'd lived with and trusted
A young woman who trusted him too
That very same day the young gypsy
Had come from a farm in the west
Where the children had played throughout the heat of the day
Affording the gypsy no rest
And the gypsy's bones were weary
And the front seat looked secure
And the gypsy slept on until the sun it was gone
And the stars pierced the eyes of the girl at his side
The next morning's day would be Easter
He'd dress in his only fine shirt
And shuffle through clusters of strangers
With his gaze and his shoes in the dirt
And the woman who loved him would watch him
Protect him from curious stares
For the womenfolk tend to be friendly
And the gypsy's as young as he's fair
And the evening brought on laughter
And jars of bright red wine
And the gypsy drank some and the gypsy had fun
And his dancing got wild and the grandmothers smiled
Sleeping came easily after
In the arms of the woman that fold
Up the secrets and dreams of the gypsy
That will never be sought or be sold
In fact, they will never be told
For the gypsy is two years old
© 1973 Chandos Music (ASCAP)
Joan Chandos Baez is born on January 9 in Staten Island, New
York, the middle daughter of Albert Vinicio and Joan Bridge Baez.
1951
Joan spends a year living in Baghdad, Iraq, with her family when her
father accepts a job there. Upon their return to the U.S., the family
moves to California.
1956
For the first time, Joan hears a young Martin Luther King, Jr. lecture
on nonviolence and civil rights. She also buys her first guitar.
1957
Joan commits her first act of civil disobedience by refusing to leave
her high school (Palo Alto High School) during an air-raid drill. She
also meets Gandhian scholar, Ira Sandperl, who becomes one of her
strongest political influences.
1958
Joan graduates from Palo Alto High School, Palo Alto,
California in June. She also records a demonstration album, but it
fails to get interest from record company executives and the project
is shelved.
In late summer, the Baez family moves to Belmont, Massachusetts, when
Joan's father accepts a teaching post at Massachusetts Institute of
Technology. Joan's interest in the Cambridge, Massachusetts, folk scene
grows as she begins visiting the local coffeehouses. She registers as a
student at Boston University, but only sporadically attends classes and
soon quits school to concentrate on her blossoming singing career.
...................
Joan meets Bob Dylan at Gerde's Folk City in April of this year,
following his appearance there as an opening act for John Lee Hooker.
She also records and releases her second Vanguard album, Joan Baez,
Volume Two, and embarks on her first national concert tour.
1962
As Joan becomes more involved with the civil rights movement, she
conducts the first of three concert tours to Southern college campuses
with a strict no-discrimination policy for audiences. The album Joan
Baez in Concert is released in September, and she is the subject of the
November 23, 1962, TIME Magazine cover story.
1963
Joan Baez In Concert is nominated for a Grammy Award in the "Best Folk
Recording" category. Joan appears at the Monterey Folk Festival with
Bob Dylan (and invites him to be a surprise guest on her summer tour)
and headlines at the Newport Folk Festival.
Joan refuses to appear on and leads a much-publicized artist boycott of
ABC-TV's Hootenanny show due to their banning of Pete Seeger as a
result of his political activism. In August she sings "We Shall
Overcome" before an estimated quarter of million people at the civil
rights March on Washington.
Joan Baez In Concert, Part Two is released, and Squire Records releases
an unauthorized reissue of Folksingers 'Round Harvard Square.
1987

BETWEEN 1964 AND 2003.........
2004
Joan tours the UK in January and February, and presents Steve Earle
with the Lifetime Achievement Award at the BBC2 Folk Awards. Joan and
Steve also do a series of concert dates together in June, after which
she heads to Europe for a summer tour.
In the fall Joan joins the west coast leg of documentary filmmaker
Michael Moore's "Slacker Uprising Tour" in advance of the U.S.
elections.
2005
After some well-deserved time off in the winter and spring, Joan
returns to Teatro ZinZanni as the Gypsy "Calliope."
In August she joins antiwar activist Cindy Sheehan in Crawford, Texas,
for the weeks long protest outside President Bush's ranch. Sheehan's
son Casey was killed in combat while in Iraq.
Joan returns to touring in the U.S. in the fall, after the release of
her live CD Bowery Songs, recorded in November of 2004 at the Bowery
Ballroom in New York City.
2006
Joan tours the U.K., France, Germany and Italy in March and April.
In late May Joan joins Julia Butterfly Hill and others in an effort to
save a community farm in south central Los Angeles.
In July Joan is honored by the Legal Community Against Violence, a
public interest law center dedicated to preventing gun violence.
In October Joan travels to the Czech Republic to help honor Vaclav
Havel at the annual conference of Forum 2000.
Joan tours the U.S. in October and November.

2007
Joan receives a Lifetime Achievement Award from NARAS (National Academy
of Recording Arts and Sciences) at the 2007 Grammy Awards, and
introduces a performance by the Dixie Chicks.
Joan returns to the U.K./Europe for a concert tour in the winter.
VENEZIA luglio 2008 JOAN BAEZ CANTA PER RACCOGLIERE FONDI PER EMERGENCY

Emergency è un'associazione italiana indipendente e
neutrale. Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e
di elevata qualità alle vittime civili delle guerre, delle mine
antiuomo e della povertà.

IMPARARE DAGLI ERRORI
INDIA
SFRUTTAMENTO MULTINAZIONALE
IGNORANZA, PRESUNZIONE, INCAPACITA' GESTIONALE, IRRESPONSABILITA'
CIVILE
BOPHAL, 3 dicembre 1984
www.racine.ra.it
La peggiore catastrofe industriale della storia.
Così viene ricordato il tragico incidente di Bophal (India)
avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984. 7000 vittime nei
primi 7 giorni e dalle 16000 alle 30000 nelle settimane successive,
500000 i feriti. Gli effetti sono subito devastanti: la nuvola di
veleno brucia la bocca, la gola, scioglie i polmoni, acceca gli occhi
uccidendo all’istante. Il vicino ospedale viene invaso da migliaia di
vittime in condizioni disperate, ma nessuno sa come intervenire. La
composizione del gas killer è nota solo agli ingegneri delle
Union Carbide che sono gli unici a conoscere l’antidoto, ma questo si
saprà solo a tragedia avvenuta.
Alcune vittime accecate dal gas siedono di fronte all’edificio della
Union Carbide in attesa di essere trasferite negli ospedali
Interpellati d’urgenza dall’ufficiale sanitario,
minimizzano la
pericolosità del mic (isocianato di metile) e consigliano
semplicemente di proteggersi con una garza bagnata o… di respirare il
meno possibile. Le responsabilità sono gravissime e ben presto
chiare. Si può addirittura parlare di tragedia annunciata
perché da tempo un giornalista di Bophal denunciava il
progressivo smantellamento dei sistemi di sicurezza dell’impianto,
totalmente disattivati al momento dell’incidente, per contenere le
spese di un impianto ormai in perdita.
Ma come è potuto accadere quest’inferno? L’impianto di Bophal,
costruito all’inizio degli anni ’80 era considerato un gioiello della
tecnologia con modernissimi sistemi di sicurezza e i migliori tecnici
della multinazionale a dirigerlo. Il suo unico scopo era la produzione
del Sevin, brevetto della Union Carbide, l’erbicida che avrebbe dovuto
finalmente mettere al sicuro tutta l’India dall’attacco degli insetti
parassiti, preservando l’ambiente. Ma l’impianto era sovradimensionato
e, a causa della siccità, le vendite non hanno rispettato le
ambiziose previsioni del management americano; così sono
arrivati i tagli al personale, all’addestramento e alla sicurezza. E il
sogno è diventato incubo.
Centomovimenti.com
CORETTA KING, LA BUONA MOGLIE
A tre mesi di distanza dalla scomparsa di Rosa Park, l'America perde
un'altra paladina della lotta per i diritti civili. Si è infatti
spenta all'età di 78 anni Coretta Scott King, vedova di Martin
Luther King. Subito dopo la tragica morte del marito, ucciso nel 1968,
la "first lady dei diritti umani" - come era stata soprannominata -
aveva preso il suo posto alla guida delle battaglie contro la
segregazione razziale.
Lo scorso 25 ottobre, all'età di 92 anni, era invece deceduta
Rosa Lee Parks, l'eroina che - con un gesto molto semplice, ma
all'epoca impensabile (si rifiutò di cedere il suo posto in
autobus ad un uomo bianco, come prevedeva il regolamento) - nel 1955
scatenò una delle più importanti rivolte nella storia
della comunità nera statunitense.
Si è spenta dunque Coretta Scott King, la vedova del padre dei
diritti
civili in America Martin Luther King. Aveva solo 78 anni ma la sua
salute non era buona. Era apparsa in pubblico per l'ultima volta il 16
gennaio scorso per le celebrazioni del Martin Luther King Day anche se
non aveva preso la parola ed era sembrata molto provata. Con Martin
Luther King aveva condiviso tutto, erano stati insieme in quei
quindici anni da quando era diventato pastore a quando fu assassinato
il 4 aprile del 1968 a Memphis. La notizia della morte della vedova
King, avvenuta lunedì sera, è stata annunciata
martedì mattina con enfasi da tutte le tv americane. Secondo
quanto riportato dalla Nbc e da Fox News, negli ultimi anni
Coretta aveva subito un leggero ictus che aveva aggravato le già
precarie condizioni di salute.
Martin Luther decise di seguire il padre e divenne anche lui pastore
battista, decise così di frequantare il seminario di Crozer
Theological in Pennsylvania. Fu proprio lì che conobbe Coretta
Scott Young, una ragazza che studiava canto al New England Conservatory
per diventare soprano. Lei proveniva da una famiglia di origini
modeste, il padre era un falegname, ed era stata oggetto di vessazioni
da parte di alcune sette razziste ma soprattutto anche lei sentiva il
bisogno di fare qualcosa per la gente della sua razza. I due giovani
s'innamorarono e nel 1953 si sposarono a Marion, città natale di
lei, poi si trasferirono a Montgomery (Alabama) negli Stati del Sud .
Quel trasferimento fu una scelta voluta da entrambi, l’Alabama era
infatti l’epicentro delle discriminazioni razziali in America.
L'ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITU' 1863
Trecento anni di schiavitù e
solo pochi decenni di diritti civili: la condizione dei neri d'America
resta il più evidente e drammatico problema irrisolto degli
U.S.A. I neri sono i discendenti degli schiavi che, a partire dal 1600,
vennero deportati dall’Africa per lavorare nelle piantagioni prima di
tabacco e poi di cotone. Lo sfruttamento dei neri fece progredire
l’economia americana ma durò ben oltre due secoli,
perché, dopo circa 20 anni dall’abolizione della
schiavitù, furono introdotte negli Stati del Sud delle norme che
limitarono il diritto di voto degli elettori neri e introdussero un
sistema di rigida segregazione razziale. Veniva praticata anche la
giustizia sommaria contro i neri mediante il linciaggio ..Negli stati
del Nord la situazione era diversa perché pur in condizioni di
inferiorità, erano riusciti ad inserirsi nei lavori che facevano
i bianchi.
É stato possibile ricostruire
la cronologia dell’emancipazione.
Tra neri e bianchi esiste tuttora una
barriera detta "antintegrazionismo": è lo stop alla continua
emancipazione.
Solo un terzo degli
Afroamericani appartiene ora alla "classe media" (sindaci di colore,
uomini d’affari). I rimanenti due terzi vivono in condizioni
drammatiche nei ghetti urbani, nonostante un atteggiamento in parte
mutato nei loro confronti come dimostrano anche recenti scuse
ufficiali (Clinton 1997).
NON HA ABOLITO LA SEGREGAZIONE
Le racisme aux États-Unis
Dans un discours
télévisé prononcé en 1963, le
président américain John Fitzgerald Kennedy aborde de
front la question de la discrimination raciale aux États-Unis :
Le bébé noir qui naît aujourd'hui en
Amérique, qu'elle que soit la région du pays dans
laquelle il voit le jour, a environ la moitié des chances de
terminer ses études secondaire dont bénéficie un
bébé blanc, né au même endroit le même
jour ; le tiers de ses chances de terminer ses études
universitaires ; le tiers de ses chances d'exercer une profession
libérale ; deux fois plus de chances de se retrouver au
chômage ; un septième environ de ses chances de gagner 10
000 dollars par année. Son espérance de vie est plus
courte de sept ans et il doit envisager la perspective de gagner deux
fois moins.
C'est essentiellement à un problème moral que nous avons
à faire face. Il est aussi ancien que les Écritures et
aussi clair que la constitution des États-Unis. Le cœur du sujet
est de savoir si tous les Américains doivent se voir octroyer
des droits égaux et des chances égales, si nous voulons
traiter nos concitoyens comme nous voulons être traités.
Si un Américain, parce que sa peau est sombre, ne peut
déjeuner dans un restaurant ouvert au public, s'il ne peut
envoyer ses enfants dans la meilleur école publique, s'il ne
peut voter pour les hommes qui le représentent, si, en bref, il
ne peut jouir de la vie pleine et libre que nous voulons tous, alors
qui donc, parmi nous, accepterait de changer de couleur de peau et de
prendre sa place ? Qui donc, parmi nous, accepterait les conseils de
patience et de temporisation ? Cent ans se sont écoulés
depuis que le président Lincoln a affranchi les esclaves ;
pourtant, leurs descendants, leurs petit-fils, ne sont pas encore
libres. Ils ne sont pas encore libérés des entraves de
l'injustice. Ils ne sont pas encore libérés de
l'oppression économique et sociale, et notre pays, en
dépit de tout ce qu'il espère et de tout ce dont il se
targue, ne sera pas complètement libre tant que tous ses
citoyens ne seront pas libres.
Nous prêchons la liberté date nous sommes sincères,
et nous la chérissons la liberté dont nous jouissons ici,
mais dirons-nous au monde, et, ce qui est beaucoup plus important, nous
dirons-nous les uns aux autres que ce pays est celui des hommes libres
à l'exception des noirs ? Que nous n'avons pas de citoyens de
seconde classe à l'exceptions des Noirs? Que nous n'avons pas de
système de classes ou de castes, que nous n'avons pas de ghetto,
pas de race supérieure, excepté en ce qui concerne les
noirs ?
John Kennedy, le 12 juin 1963

JOHN E BOB KENNEDY
Schiavismo.
Dopo quattro secoli la Virginia si scusa con gli ex schiavi
Il provvedimento della Virginia non ha valore di
legge
Dopo quattro secoli, una guerra civile, una modifica alla
Costituzione e decenni di battaglie del movimento per i diritti civili,
ma alla fine dal Sud degli Usa sono arrivate le prime scuse ufficiali
ai neri per la
schiavitu'. Con un voto unanime, l'assemblea della Virginia ha
approvato una risoluzione che fa dello stato il primo ad esprimere
"profondo rammarico" per il passato.
La risoluzione e' stata votata a Richmond, nell'edificio che ai
tempi della Guerra Civile americana (1861-1865) era la sede del
Congresso della Confederazione schiavista del Sud. La Camera della
Virginia lo ha
approvato per 96-0, tra gli applausi, e il Senato subito dopo ha dato
il via libera con un'approvazione unanime per acclamazione. Introdotto
dai democratici, il provvedimento e' stato appoggiato anche dai
repubblicani, compreso un deputato ottantenne, Frank Hargrove, che il
mese scorso aveva fatto infuriare i leader neri esortandoli a "farla
finita" con i loro riferimenti all'epoca della schiavitu'.
La Virginia e' ricca
di tragiche memorie del passato. Lo stato celebra
quest'anno i 400 anni di Jamestown, la prima colonia permanente
britannica nel nuovo mondo, che fu fondata nel 1607. Ma proprio a
Jamestown, nel 1619, arrivarono i primi schiavi neri catturati in
Africa, dando il via al redditizio commercio alimentato dall'esigenza
continua di 'braccia fresche' per le piantagioni di tabacco e cotone
del Sud.
Gli schiavisti uscirono sconfitti dalla Guerra Civile e quando il
presidente Abraham Lincoln alla fine del conflitto visito' Richmond, la
capitale del Sud data alle fiamme, espresse la speranza che la piaga
razziale fosse stata finalmente cancellata. Lincoln pero' fu
assassinato una settimana dopo e gli stati del Sud continuarono a fare
ostruzionismo. Nonostante
le modifiche alla Costituzione che mettevano
fine al diritto di possedere schiavi, per decenni la Virginia e altri
stati continuarono a introdurre leggi che ponevano ostacoli alla
partecipazione dei neri alla vita pubblica. Fu necessario il movimento
dei diritti civili degli anni '50 e '60 per metter fine alla
segregazione, ma fino a oggi nessuno stato del Sud aveva ancora messo
nero su bianco, in un'assemblea statale, le proprie scuse.
La risoluzione afferma che la schiavitu' approvata dallo stato "e' la
piu' orrenda tra tutte le privazioni dei diritti umani e le violazioni
dei nostri ideali, avvenute nella storia della nostra nazione". La
Virginia si e' scusata anche per gli abusi sui 'nativi', gli
Indiani d'America che furono cacciati dalla regione dai primi coloni o
sterminati, e ha riconosciuto che l'abolizione della schiavitu' e'
stata seguita "dalla sistematica discriminazione e da altre pratiche
nei confronti degli americani di origini africane, che affondavano le
loro radici nel razzismo, l'intolleranza e l'incomprensione razziale".
E'
QUASI INCREDIBILE LA FACCIA TOSTA CON CUI GLI EUROPEI - CHE NE HANNO
COMBINATE DI TUTTI I COLORI DOVUNQUE ABBIANO MESSO PIEDE NEL RESTO DEL
MONDO - SFOGGIANDO UNA SPETTACOLARE IGNORANZA PLURISECOLARE CIRCA LE
CIVILTA' E I DIRITTI ALTRUI - PRETENDONO OGGI COMPORTAMENTI RISPETTOSI,
OSSEQUIENTI ED INECCEPIBILI DA PARTE DI COLORO CHE ARRIVANO
NELLE LORO TERRE, SENZA ALZARE UN DITO PER PROMUOVERE UN MINIMO DI
ACCOGLIENZA E DI INTELLIGENZA DELLE SINGOLE SITUAZIONI - A MENO CHE
POSSANO CAVARNE ANCORA UNA VOLTA UN QUALCHE UTILE.
2006
E LE SCUSE .......NON
HANNO
ABOLITO LO SFRUTTAMENTO
latinos, otros esclavos? Basta ya.
1° maggio: a New York sfilano i latinos
La più massiccia manifestazione in occasione del 1°
maggio, Festa dei lavoratori, potrebbe tenersi, paradossalmente, in uno
dei pochi Paesi che non la celebrano: gli Stati Uniti, che per
tradizione festeggiano il primo lunedì di settembre. Salvo
novità dell'ultima ora, per le vie di New York sfileranno
centinaia di migliaia di lavoratori immigrati negli Usa, in gran parte
latinoamericani, per protestare contro alcuni progetti di legge
sull'immigrazione in discussione al Congresso. Se passassero le norme
più severe, buona parte dei 12 milioni di stranieri privi di
residenza legale verrebbero espulsi o incarcerati e verrebbe costruito
un muro di 1.100 chilometri tra Usa e Messico. Ipotesi che hanno
già provocato numerose manifestazioni a Washington, Los Angeles,
nella stessa New York e in molte altre città.
foto Ap/M. Evans)
2008
E FINALMENTE.......SPERIAMO..... OBAMA FOR PRESIDENT
Sarah, la nonna di Obama a
Kogelo, Kenia
OBAMA E MICHELLE
cosa riserverà loro il segreto dell'urna?
dal messico
JORGE RAMOS
De hecho, las redadas de ICE van dirigidas, primero, a gente que
amenaza la seguridad nacional de Estados Unidos, segundo, a criminales,
y tercero, a indocumentados. El año pasado se deportaron a
más de
220,000 personas, según reportó el diario The New York
Times, 37,000
más que el año anterior.
Y más redadas significan más familias separadas.
Y como
no hay
voluntad política en el congreso para legalizar a los 12
millones de
indocumentados, el futuro a corto plazo en este país de
inmigrantes
estará marcado por más deportaciones y más
familias separadas.
Usa, arrestata la donna-simbolo degli immigrati illegali
La 'latina' Elvira Arellano, rifugiatasi per un
anno in una chiesa di Chicago, ne era uscita per un giro di conferenze
a Los Angeles. Madre di un bambino di 8 anni, viveva clandestinamente
negli Stati Uniti da 10 anni. E' stata condotta al confine e consegnata
alle autorità messicane
la
donna-simbolo
della
lotta per i diritti degli immigrati clandestini è stata
arrestata ieri a Los Angeles dagli agenti federali. Lo riferisce
il 'Los Angeles Times'. E' finita così con l'
espulsione la
corsa della 32enne messicana
Elvira Arellano, leader dei
'latinos' illegali negli Usa e capo del
movimento 'La Familia Latina Unida',
un'associazione a
difesa delle famiglie che rischiano di
essere divise dal rimpatrio
di uno dei membri.
Un
problema che interessa più di 3 milioni di
bambini negli Stati Uniti e che coinvolge la Arellano in prima persona.
La donna è infatti
madre di un bimbo di 8 anni, Saul,
nato negli Usa e, per lo
ius solis vigente nel Paese,
cittadino
americano.
La Otra Cara de
América

Historias de los imigrantes Latinosamericanos que están
cambiando a Estados Unidos Por Jorge Ramos Los Estados Unidos de América, es el pais mas poderoso del
mundo, es el destino que eligen millones de imigrantes de todas las
partes del mundo. Esta es la verdad para muchos imigrantes Hispanos
quienes se esfuerzan por alcanzar seguridad económica, una mejor
educación para ellos y sus hijos y en general mejorar la calidad
de sus vidas. Muchas familias cruzan el mar infectado de tiburones para
llegar a Flórida, otros cruzan a pie el correntoso Rio Grande.
Ellos cruzan la frontera dirigidos y vigilados por los Coyotes, quienes
muchas veces los abandonan dejandolos morir de sed en el desierto de
Arizona. Diariamente, familias enteras arriesgan su vida por alcanzar
el “SueñoAmericano”.
“ Las cifras del Censo 2000
fueron abrumadoras, reportaron 35,305,818 Hispanos en Estados Unidos de
América. Habiendo ahora mas latinos en Estados Unidos que
Africanos – Americanos. definiendo a los latinos
como la
minoría mas grande en el país”.
Carolina Briones,
Family Place Outreach Aide
PENTOLE VUOTE IN ARGENTINA
dicembre 2001 - la crisi argentina

L'equiparazione fittizia e suicida fra peso e dollaro, INCREDIBILMENTE PERMESSA DALLA BANCA MONDIALE,
è stata
finalmente
eliminata dallo scenario economico Argentino E PIAN PIANINO L'ARGENTINA RISALE LA CHINA.

PICCOLI SCHIAVI
www.racine.ra.it
250 MILIONI DI BAMBINI SOTTO I 14 ANNI
SONO SFRUTTATI COME LAVORATORI
63% DEI BIMBI SCHIAVI SI TROVA IN ASIA
60 MILIONI I BAMBINI SFRUTTATI IN INDIA
12 MILIONI IN INDONESIA
5,5 MILIONI NEGLI STATI UNITI
300.000 IN ITALIA
A chi dobbiamo attribuire la responsabilità del lavoro minorile?
* All’avidità
dei datori di lavoro che vogliono lavoro a buon mercato e immediato
* Alla
convivenza dei governi che chiudono gli occhi su ciò che sta
avvenendo e in molti casi chiudono gli occhi sui datori di lavoro che
sfruttano i bambini
* Alla
complicità di noi tutti, qui nel mondo industrializzato, dove
compriamo i prodotti senza chiedere in quali condizioni sono stati
realizzati
* Alla
miseria estrema e all'ignoranza delle loro famiglie
MA
DALLA CINA
I BRAVI GENITORI NON SI ARRENDONO
Cina: salvati bambini- schiavi
ovvero come salvare la faccia prima delle Olimpiadi 2008.....
Operazione della polizia dopo denunce dei genitori
(ANSA) - PECHINO, 15 GIU - Sono circa mille i lavoratori-schiavi
salvati nei giorni scorsi dalla polizia nella Cina Centrale, secondo la
tv di Stato. Molti di loro sono bambini che erano stati rapiti dai
proprietari di fabbriche di mattoni delle regione. Adulti e
bambini
venivano costretti a lavorare gratis, per 15 ore al giorno, e venivano
pestati dalle guardie private dei proprietari se tentavano di fuggire.
La polizia ha lanciato dei raid nelle province dello Shanxi e
dell'Henan.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Peggio di schiavi. Costretti a ustionarsi
per maneggiare mattoni ancora bollenti, battuti a sangue se lavoravano
poco, seppelliti ancora vivi per far sparire i corpi. Dopo anni di
denunce dei parenti, ora oltre 35mila poliziotti controllano 7.500
fabbriche di mattoni dell’Henan. In 4 giorni la polizia ha liberato
almeno 219 “schiavi” nell’Henan, tra cui 29 bambini, e arrestato 120
tra proprietari e “guardie”. Solo nella zona di Xinxiang, a nord di
Zhengzhou, ha liberato 23 persone (16 sono bambini) in 20 fabbriche.
Raccontano tutti la stessa storia: adescati con la promessa di un
buon lavoro, al loro arrivo in fabbrica sono stati pestati e privati
del cibo. Poi hanno dovuto lavorare 14-16 ore ogni giorno senza paga.
Qualcuno racconta che le guardie, dopo avere massacrato un “operaio”,
lo hanno seppellito ancora vivo per far sparire il corpo.
Una settimana fa in una fabbrica di mattoni di Caosheng (Shanxi) sono
state liberate altre 31 persone e arrestati 5 “sospetti”. Wang
Bingbing, il proprietario, è figlio del segretario del Partito
comunista del villaggio e la sua fabbrica sorge davanti alla casa del
padre. Ha costretto gli operai a lavorare 15-16 ore ogni giorno senza
paga, con 15 minuti per consumare un pasto frugale, dormendo in stanze
buie senza letto, né riscaldamento per l’invero gelido.
I media dicono che almeno 1.000 minori, dagli 8 anni in su, sono
“scomparsi” nell’Henan e si pensa siano schiavi in fabbriche dello
Shanxi o dello stesso Henan.
Ma il vero dramma è che il problema era noto da tempo. Dai
racconti dei malcapitati emerge che questa situazione non era davvero
segreta, che molti compratori di mattoni li hanno visti. Alcuni
raccontano che sono riusciti a fuggire e sono andati alla polizia: li
ha messi sul treno per casa e non risulta che abbia fatto nulla. In una
lettera aperta pubblicata sul Tyania Club, uno dei maggiori forum
online cinesi, 400 padri dell’Henan raccontano che i loro figli sono
stati rapiti, che li hanno cercati nella fabbriche sui monti dello
Shanxi, che ne hanno trovati e liberati circa 40, che la polizia non li
ha aiutati e, anzi, li ha minacciati. Yang Aizhi da mesi cerca
il
figlio scomparso di 16 anni e ha visitato oltre 100 fabbriche nello
Shanxi scoprendo “molti bambini costretti a fare un duro lavoro”:
all’inizio di maggio Yang e altri genitori lo hanno raccontato su una
tv di Zhengzhou.
Ora Qin Yuhai, vicegovernatore e capo della polizia dell’Henan, dice
che “dobbiamo fare tutto il possibile per combattere il traffico di
esseri umani e liberare chi è prigioniero”. Le massime cariche
del Paese, tra cui il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao,
manifestano “orrore” e ordinano immediate e approfondite indagini.
Ma in Cina il problema del
lavoro minorile è diffuso e non ha
ancora ratificato la Convenzione per l’abolizione del lavoro forzato. I
migranti non hanno diritto di residenza dove lavorano e non si
registrano, con una situazione di diffusa illegalità in cui
è più facile far sparire persone. Dopo che il
cartello
sindacale FairPlay ha denunciato l’uso di lavoro minorile per
realizzare oggetti con il marchio olimpico, le prime indagini a
Dongguan hanno confermato che la ditta Lekit Stationery ha impiegato 8
scolari con meno di 16 anni (due della scuola elementare). Li ha fatti
lavorare 12 ore al giorno per 32 yuan (circa 3,2 euro). Ora la ditta si
difende che non li ha impiegati per i souvenir olimpici..........
LE CASE-CHIODO

Contro il piano di abbattimento-riconversione di tutta una zona, una
donna si oppone alla distruzione della sua casa e non
l'abbandonerà se prima non le
avranno consegnato un appartamento equivalente. La costituzione
cinese riconosce la legittimità della proprietà
privata. Ma in pratica....
GAO ZHISHENG

Sciopero della fame
lanciato
dall'avvocato Gao Zhisheng in favore del "restauro dei diritti umani in
Cina". La scomparsa e la messa a tacere di cinque suoi sostenitori
conferma la paura che la leadership cinese nutre
nei confronti di Gao e di questo gruppo, da molti definito come "la
futura classe dirigente democratica della Cina".
Gao Zhisheng, cristiano, avvocato ed
attivista per i diritti umani, è divenuto famoso in tutta la
Cina per
le sue critiche al Partito Comunista, le lettere aperte in cui invita i
leader del governo a cambiare il modo in cui governano e per la sua
strenua lotta in difesa dei perseguitati cinesi, primi fra tutti gli
aderenti al Falun Gong ed i cristiani non ufficiali.
Il 18 ottobre 2005 ha inviato una lettera aperta al presidente Hu
Jintao ed al premier Wen Jiabao, chiedendo loro di "ricostruire la Cina
sulle fondamenta della democrazia, della legge e del rispetto della
costituzione". Politici, giornalisti e persone comuni hanno iniziato a
definirlo "il primo presidente della Cina libera dal comunismo". La Cina tuttavia è
alle prese con il problema impervio di come sfamare, curare e istruire
1.300.000.000 di esseri umani, di cui 780.000.000 ancora in condizioni
di povertà estrema.....
E IN QUESTO 2008 - POVERA GRANDE CINA....
SEMBRA CHE LE STIA CAPITANDO DI TUTTO
DALLE MERAVIGLIOSE OLIMPIADI PER ONORARE LE QUALI HANNO FATTO IMMANI SACRIFICI
AL TERRIFICANTE TERREMOTO, CON MIGLIAIA DI VITTIME E CENTINAIA DI MIGLIAIA DI SFOLLATI .....
Per
tre giorni la Cina si ferma in segno di lutto e piange le sue vittime.
Bandiere a mezz'asta, stop al tour della torcia olimpica, sospesi gli
spettacoli di intrattenimento, borse chiuse; e alle 14.28 del
pomeriggio (le 8.28 in Italia), sette giorni esatti dal terremoto, il
Paese intero si è fermato in silenzio per tre minuti, in ricordo delle
vittime.
L'ultimo bilancio, fornito da un portavoce del governo,
parla di oltre 34mila morti confermati e oltre 245mila feriti, ma le
autorità di Pechino nei giorni scorsi avevano anticipato un verdetto
ancora più pesante, ovvero che il sisma ha ucciso oltre 50.000 persone.
Il computo finale, però, potrebbe essere ancora più tragico visto che
stamane il governatore del Sichuan ha reso noto che soltanto nella
provincia epicentro del terremoto risultano morte, seppellite o
disperse 71.000 persone.
-
ALL'INVASIONE DI ALGHE LUNGO LE COSTE - ALLA MINACIA DELLE CAVALLETTE
CHE SI PRECIPITANO A SUD DALLA MONGOLIA - AD ALLUVIONI
SPAVENTOSE
-
DALLA SPETTACOLARE RIVENDICAZIONE DELL'ESISTENZA DELLA CULTURA E
DELL'IDENTITA' BUDDISTA IN TIBET CON RIVOLTE PERSINO AD OPERA DEI
MONACI
- ALLE SCIAGURE MINERARIE
MA ANCHE CAPITA ALLA CINA D'AVERE UN PRIMO MINISTRO CAPACE DI PIANGERE......E' UNA RISORSA INASPETTATA.


23/05/2008
Dal
terremoto una nuova Cina?
Scritto da: Fabio Cavalera alle
14:43
Questo articolo è stato pubblicato dal Southern Weekend, giornale
attento e spesso fuori dal coro, una delle voci più importanti della Cina.
Coglie qualcosa di importante. Dalle macerie di un terremoto tragico
affiorano sentimenti e prospettive nuovi per la nazione.
La terra sta ancora
soffrendo… in ogni momento potrebbe morire un connazionale. La vita è in crisi,
la patria è in crisi.
Però siamo già usciti
dal panico perché abbiamo già visto la speranza. Salvare la vita è superiore a
tutto; i soccorsi sono superiori a tutto… i divertimenti pubblici sono stati
sospesi, la fiaccola sospesa. Tutto per salvare la vita…Tale rispetto ha
raggiunto il livello supremo nel giorno del lutto nazionale. Nel Sud e nel Nord,
i vecchi e i giovani, hanno reso in silenzio l’ultimo saluto ai
morti…
Dalla neve all’incidente
ferroviario di Jiaoji, dall’incidente Jiaoji al terremoto di Sichuan, le
disgrazie…una più violenta dell’altra, una più crudele dell’altra. Pensavamo che
la ricchezza materiale potesse garantire la sicurezza e stabilità. Ma le
calamità naturali non cambiano a seconda del desiderio umano... La vita perduta
non può ritornare…qualunque sia il nostro sforzo, nel futuro non potremo
permetterci di festeggiare. Ma potremmo
imparare dai disastri. La vita soffre; gli occhi vedono solo le rovine. Il
sacrificio solenne e tragico dovrebbe svegliarci. La pura forza materiale non è
sufficiente….
Nelle lacrime, si
riprende la coscienza; sopra le macerie, risorge l’umanità. Il grande terremoto
ha fatto calare lo sporco della nostra anima, distruggendo la maschera
quotidiana. Non si deve aspettare di amare solo quando la gente si trova sotto
le macerie. Tutti sono sopravvissuti. Tutti meritano di essere amati. Il gran
terremoto ci ha fatto scoprire l’essenza delle persone e tornare all’essenza
delle persone. Tutta l’indifferenza, tutta la vanità, tutta la presunzione non
va più di moda. Noi ci apprezziamo, mano in mano e cuore vicino al cuore. I
cinesi sanno essere così gentili. La società potrebbe essere così
affettuosa.
La cosa più
importante:….considerare il rischio di vita dei cittadini come il rischio più
grosso dello Stato; la dignità della vita dei cittadini come la dignità suprema
dello Stato; con le forze di tutto lo Stato salvare la vita delle singole
persone, cioè i cittadini comuni. Lo Stato con queste azioni concrete, al
proprio popolo e al mondo sta realizzando la proprie promesse sui valori
universali.
Ovviamente questo
sarebbe un punto di svolta, un punto di svolta che aggiornerebbe completamente
la mentalità per governare, un punto di svolta che permetterebbe alla Cina di
integrarsi comprensivamente nella civiltà moderna. Le numerose disgrazie rendono
più forte il paese…stavolta il governo cinese non ha deluso il popolo; il popolo
di più ha commosso il governo. Per mobilitare più forze possibili per salvare
vita, il governo ha aperto la porta dei soccorsi in cui sono entrati le forze
civili, le assistenze internazionali e i reportage dei media. Sta nascendo un
sistema di soccorsi moderni aperto, trasparente, partecipato da tutti. Tale
sistema non ha disturbato il governo, con il quale ha solo collaborato, formando
la forza di sinergia più grande. Questo sistema di soccorsi completamente nuovo
potrebbe essere la matrice della futura società
cinese.
Certamente, dal punto di
vista tecnico, i soccorsi di questa volta non sono perfetti. Ma anche se le
imperfezioni non mancano, non verrà cambiata la sua posizione storica come una
battaglia da parte di tutta la nazione. E’ stato un vertice dell’evoluzione
della teoria di governo “servire l’uomo” e un nuovo punto di partenza per
la Cina che
avanza verso un paese moderno.
La cosa più preziosa è
che la nuova battaglia sta plasmando la nostra qualità nazionale nuova, una
qualità nazionale che è benevolente, generosa e perseverante. Con il sostegno
della nuova qualità nazionale la nuova Cina che appartiene a ogni cinese…non
farà fatica a risorgere dalle disgrazie… Basterebbe che lo Stato partisse sempre
dagli individui, dai diritti di vita dei cittadini. Con questo consenso di
principio, si forma la base della riconciliazione di tutta la nazione e la
riconciliazione tra la
Cina e tutto il mondo. Tutto il mondo ci porgerebbe la mano
d’aiuto. Tutta l’umanità sarebbe con noi nei tempi buoni e nei tempi cattivi.
Noi andremmo insieme al mondo verso la bella strada di diritti umani, del
governo legale e della democrazia.
Che bella occasione di
trasformazione….La gente pensava che le Olimpiadi fossero un simbolo per
la Cina di
arrivare all’uscita delle tre gole della storia; nessuno sapeva che la natura
avrebbe posto in anticipo un tema difficile per la Cina. Ma come ha scritto
un giornale straniero, la
Cina ha superato l’esame con ottimi voti. Il gran terremoto di
Wenchuan e le Olimpiadi di Pechino sono una cosa tragica e l’altra gioiosa. Tra
la tragedia e la gioia la nostra scelta ....è di superare tutto, per la nostra
antica nazione di rinascere come un
fenice...
DALL'ARGENTINA
I VILLAGGI ECO-SOSTENIBILI
Argentina Sees Growing Interest in Eco-Villages
By Marcela Valente*
Sustainable
development is possible, say the residents of the Gaia
community, who define their home as an ecovillage where they respect
the environment and live "life itself."
BUENOS AIRES -
The
success of a small community of people in Argentina
who decided to live and grow food in a sustainable way has become more
significant to the extent that the country's economic and social crisis
continues to deepen.
A group of Argentine ecologists decided in 1996 to found the "Ecovilla
Gaia", a community where they practice the principles of production and
development that maintains respect for the environment.
The fruits of their effort appeared at almost the same time as the
country sank into economic depression, with poverty rising to
approximately half the population and unemployment reaching 25 percent.
The rate of visits and consultations the Gaia community receives has
multiplied 10-fold since December.
These
environmentalists, members of the Gaia Association, established
the community in a shared 20-hectare area in the Navarro district,
located 110 km west of Buenos Aires.
Eight families live there, while six more are building homes with the
mud, straw and wood available on the land. Another 20 families are
planning to move there, and are participating actively in the project
in the meantime.
This ecovillage has some "luxury" items, such as computers with
Internet service, telephones, television and other domestic appliances.
Each family is responsible for sustaining itself and contributes three
dollars a month for shared expenses. The village's residents grow
vegetarian foods without the use of agro-chemicals and meals are served
in a community dining hall.
The families do not raise livestock in order to prevent harm to the
development of local fauna. Electricity is generated through
eco-friendly means, such as solar panels, windmills and high-efficiency
wood stoves.
"This is not an attempt to create paradise. On the contrary, we
encourage the greatest possible contact with reality," Silvia Balado,
pioneer of the project, told Tierramérica. She says that life in
the Gaia ecovillage "is not rosy, it isn't perfect. It is life itself."
The Gaia Association was founded to take part in the 1992 Earth Summit
in Rio de Janeiro, and since then its members have promoted the dream
of carrying out the commitments laid down in Agenda 21, the final
document of the Earth Summit.
"We decided to offer
the governments a concrete reference point for how
people can put sustainable development into practice,"
Gustavo
Ramírez, a veterinarian and co-founder of the ecovillage, told
Tierramérica. In contrast to the private gated communities
that have sprouted up in
the outskirts of Buenos Aires and of other big cities throughout Latin
America, the Gaia eco-community is open to exchanging information and
it encourages visits and consultations.
Nearly 5,000 people have visited the village since December, when the
Argentine economic crisis exploded. Families, couples, the elderly, and
students - from primary school through university - want to learn about
the eco-community experience.
"The government says there is no 'Plan B' for Argentina, that the only
plan is a joint administration with the International Monetary Fund.
But we believe that this is a 'Plan B'. We have always believed it,
ever since we founded the ecovillage," says Ramírez.
This community is a
trailblazing effort in Latin America and is part of
the Ecovillage Network of the Americas and of the Global Ecovillage
Network, which unites people engaged in similar experiences in
industrialized countries with those in developing countries.
"Some people consider us hippies, idealists. But we have a very
concrete proposal for living life and we are carrying it forward,"
Ramírez stated.
* Marcela Valente is an IPS correspondent.
Copyright © 2002 Tierramérica. All Rights Reserved
A
TUTTI dunque B E N V E N U T I !
E UNA PREGHIERA:
AIUTATECI A FAR TORNARE MILANO UNA VERA GRANDE
CITTA'!
monumento a J.N. TATA fondatore
dell' Istituto Indiano delle Scienze (BANGALORE)
Jamsetji Nusserwanji Tata (March 3,
1839 - May 19, 1904) was a
pioneer in the field of modern industry.
Jamsetji Tata was born to Nusserwanji and Jeevanbai Tata on 3 March
1839 in
Navsari, a small town in South Gujarat. Nusserwanji Tata was the first
businessman in a family of Parsi Zoroastrian
priests.
Jamsetji joined him in Bombay at the age of 14 and enrolled at the
Elphinstone College. He was married to Hirabai Daboo while he was still
a student. He graduated from college in 1858 and joined his father's
trading firm. It was a turbulent time to step into business as the
Indian Rebellion of 1857 had just been crushed by the British
government. He moved to Bombay and started trading.

He founded what would later become the Tata Group of companies.
Jamsetji Tata is generally accepted to be the "father of Indian
industry".
BANGALORE
MALGRADO TECNOLOGIA E BIOTECNOLOGIA INFORMATICA, TENSIONI ETNICHE
Communal tensions between the city's two largest ethnic groups, the
Kannadigas and the Tamils, have led to numerous altercations. In early
1991,
tensions between the two groups flared up with the proposed
installation of
a statue honouring the Tamil poet Thiruvalluvar in the city. Widespread
agitation and protests organised by groups sympathetic to Kannadigas
led the
Commissioner of the Bangalore City Corporation to withdraw permission to
unveil the statue, which remains wrapped under cloth.[39] Later the same
year, the Karnataka Government, acting upon the directives of the
Government
of India, agreed to release 205 tmc of water from the river Kaveri to
the
Government of Tamil Nadu, which resulted in anti-Tamil riots that left
20
people dead.[40] After the demolition of the Babri Masjid in the North
Indian city of Ayodhya in 1992, communal violence between Hindus and
Muslims
spread to Bangalore during which Muslim houses and huts as well as an
Arabic
school for Muslim girls were raided and torched.[41] In 1997 the
demolition
of a stone structure in a mosque in Jayanagar led to violence in
sensitive
areas in the city that left four dead.

monumento a Leonardo da Vinci in Piazza della Scala a Milano
(( DUE GENII SPRECATI ? ))
COME QUESTO SITO CERCHERA' DI DIMOSTRARVI,
NON PARTIRETE DA ZERO, LA CREATIVITA' BUONA CIRCOLA IN ABBONDANZA
SOTTOTRACCIA, quindi coraggio!!!!!
AIUTATECI
TUTTI A RIMETTER IN PIEDI MILANO COME AVETE
FATTO NEL
1966, QUANDO FIRENZE ERA SOMMERSA DALL'ACQUA E DAL FANGO ED I GIOVANI
DI TUTTO IL MONDO SONO RIUSCITI A RIMETTERLA IN PIEDI,
SENZA CONVOCAZIONI, SENZA LASCIARE INDIRIZZI, SENZA COMPENSO
ALCUNO SE NON QUELLO DI AVER
DIFESO IL BELLO E IL BUONO DEL MONDO!
FIRENZE PRO-MEMORIA
Mostre, rassegne, convegni, attività teatrali,
fotografie. Tre mesi di eventi organizzati dai cinque consigli di
quartiere cittadini insieme all'
assessorato
alla partecipazione
democratica a partire dal metà settembre fino a
metà
dicembre per ricordare il 40 anniversario dell'alluvione. "Un'occasione
importante - ha sottolineato l'assessore alla partecipazione
democratica e ai rapporti con i quartieri Cristina Bevilacqua - proprio
perchè il coinvolgimento dei cittadini avvenuto in quei giorni
terribili del '66 gettò le basi di una partecipazione più
ampia che attraverso i Comitati di Quartiere ha portato tanti a
occuparsi in prima persona della
propria città. Vogliamo leggere
quel periodo storico come qualcosa che ha segnato profondamente la
coscienza civile di quegli anni e che è in grado di incidere
ancora oggi. Non è un caso che la partecipazione dei cittadini
degli anni successivi abbia gettato le basi per l'elezione diretta dei
consigli di quartiere avvenuta nel 1976". Le iniziative intendono
proprio rinsaldare la memoria storica, evidenziano il legame fra questi
due eventi e invitano a riflettere sul rapporto fra quel periodo
storico e quello presente. Gli appuntamenti riguardano l'Arno con molti
dibattiti sulla questione della messa in sicurezza del nostro fiume,
mostre fotografiche alla Scuola Duca D'Aosta (19 ottobre) al Circolo
Vie Nuove (dal 15 ottobre al 6 novembre). Momenti importanti per
ricordare le persone che in quei giorni persero la vita.
informazione, croce e delizia 

il
grande ROBERTO SAVIANO
Napoli, 1979 Si è laureato in Filosofia all'Università
degli Studi di Napoli Federico II, dove è stato allievo dello storico
meridionalista Francesco Barbagallo. Collabora con L'espresso e la
Repubblica. Suoi racconti e reportage sono apparsi su Nuovi Argomenti,
Lo Straniero, Nazione Indiana, Sud, e si trovano inclusi in diverse
antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane
(Minimum Fax 2005), e Napoli comincia a Scampia (L'Ancora del
Mediterraneo 2005).
Nel 2006 in seguito al successo del
romanzo-nofiction Gomorra, fortemente accusatorio nei confronti delle
attività camorristiche, ha subito pesanti minacce, confermate da
dichiarazioni di collaboratori di giustizia e informative che hanno
svelato il progetto di eliminarlo da parte del clan dei Casalesi.
================================================================================
Haider Rizvi
Per
i giornalisti di tutto il mondo, il 2007 è stato l’anno più letale
degli ultimi dieci, secondo il rapporto pubblicato da un importante
organismo di controllo dei media all’inizio della settimana. NEW
YORK, 20 dicembre 2007 (IPS) - Secondo la consueta analisi di fine anno
della stampa libera di tutto il mondo, il Comitato per la Tutela dei
Giornalisti (CPJ) segnala che quest’anno sono stati uccisi 64
giornalisti mentre svolgevano il loro lavoro. L'anno scorso erano 56
morti.I
ricercatori del CPJ, che stanno ancora indagando su altre 22 morti per
determinare se fossero legate al lavoro, hanno definito le cifre di
quest’anno “insolitamente alte”. Secondo
l’organismo per i diritti dei media con sede a New York, il 1994 è
stato l’anno peggiore, con 66 giornalisti uccisi. Quasi tutti i morti
in quell’anno stavano lavorando in zone di conflitto come Algeria,
Bosnia e Ruanda. Il
dossier parla poi dell’Iraq come del “paese più letale nel mondo per la
stampa”. Per il quinto anno consecutivo, l’Iraq rimane il luogo più
pericoloso per i lavoratori dei media. Le sue 31 vittime rappresentano
circa la metà di tutti i morti nel 2007.Secondo
il CPJ, molti giornalisti che hanno perso la vita in Iraq, come il
reporter del Washington Post Salih Aldin, morto a Baghdad con un solo
colpo d’arma da fuoco alla testa, erano vittime di omicidi mirati. L’analisi
mostra che 24 morti in Iraq quest’anno sono stati il risultato di veri
e propri “omicidi”. Cecchini non identificati, kamikaze, e l’attività
militare Usa rappresentano un grave rischio per i giornalisti. Tutti
tranne uno dei 31 giornalisti uccisi erano di nazionalità irachena.
Lavoravano soprattutto per i media locali, ma nove collaboravano con
agenzie di stampa internazionali come The New York Times, ABC News,
Reuters e Associated Press.Secondo il CPJ, il bilancio del 2007 in Iraq è “compatibile” con quello del 2006, in cui sono morti 32 giornalisti.”Fare
il giornalista in Iraq rimane uno dei mestieri più pericolosi del
pianeta”, ha detto il direttore esecutivo di CPJ Joel Simon. “I membri
della stampa vengono presi di mira e assassinati con una regolarità
allarmante. Vengono sequestrati sotto la minaccia di un’arma da fuoco,
e poi ritrovati morti in seguito, oppure vengono colpiti a morte su due
piedi. ”Quelli
che muoiono sono quasi sempre iracheni, e molti lavorano per agenzie
internazionali. Questi giornalisti hanno dato la loro vita perché tutti
noi potessimo ricevere informazioni su ciò che sta accadendo in Iraq”,
ha aggiunto Simon in una dichiarazione.Sono
morti in Iraq anche dodici collaboratori dei media, come guardie del
corpo e autisti. Dall’inizio della guerra Usa a marzo 2003, sono stati
uccisi più di 120 giornalisti e quasi 50 collaboratori dei media,
rendendo questo conflitto il più letale della storia recente per la
stampa. Più di un terzo delle persone uccise durante questo arco di tempo lavorava per organizzazioni di stampa internazionali. Il
rapporto descrive la Somalia come il secondo paese più letale per i
media nel 2007, con sette giornalisti uccisi. "Le terribili violenze in
Iraq hanno oscurato un ambiente sempre più deteriorato per i media in
Somalia", ha detto Simon. "I giornalisti che lavorano in Somalia devono
affrontare ogni giorni enormi rischi".Tra
le sette persone morte in Somalia, vi sono anche due eminenti
giornalisti, uccisi a poche ore di distanza uno dall’altro: Mahad Ahmed
Elmi, direttore di radio Capital Voice a Mogadiscio, ucciso con quattro
colpi sparati alla testa; e il co-direttore di HornAfrik media Ali Iman
Sharmarke, rimasto coinvolto nello scoppio di una mina proprio mentre
si allontanava dal funerale di Elmi. Nel
complesso, secondo il CPJ, le morti sono aumentate anche in Africa, da
due l’anno scorso a 10 quest’anno. Nel 2007, due giornalisti sono stati
uccisi in Eritrea e uno in Zimbabwe.Insieme
a queste terribili cifre, la ricerca del gruppo mostra anche alcuni
sviluppi positivi. Non ci sono state uccisioni di giornalisti in
Colombia nel 2007 - per la prima volta dopo 15 anni. E, sempre per la
prima volta dal 1999, non ci sono state morti di giornalisti legate al
lavoro nelle Filippine. In
tutto il mondo, secondo il CPJ, l’omicidio rimane la causa principale
delle morti legate al lavoro per i giornalisti. Quanto alle uccisioni
avvenute nel 2007, il gruppo sostiene che in sette casi su 10 si è
trattato di omicidi. Gli altri tre casi erano comunque legati ai
combattimenti, o il risultato di incarichi pericolosi. Il
mese scorso, il CPJ ha lanciato una campagna globale contro l’impunità,
per chiedere giustizia nei casi di omicidi di giornalisti. La campagna
è centrata sulle Filippine e la Russia, due dei paesi che hanno
registrato più morti nel mondo della stampa negli ultimi 15 anni.

Anna Politkovskaja, impegnata alla difesa dei
diritti umani, inclusi quelli dei Ceceni. uccisa a Mosca il 7
ottobre nel 2006, nell'ascensore della sua casa.
Nonostante le recenti condanne in entrambi i paesi, il tasso di impunità si aggira intorno al 90 per cento. “Gli
omicidi irrisolti hanno diffuso paure e auto-censura, minando il lavoro
dei media”, ha detto Simon. “Dobbiamo rompere questo circolo vizioso,
consegnando alla giustizia i responsabili degli omicidi di
giornalisti”. In
ogni regione del mondo, i giornalisti che hanno prodotto reportage
scomodi o che si sono occupati di storie delicate sono stati messi
sotto silenzio, ha spiegato Simon, osservando che in Pakistan e Sri
Lanka, cinque giornalisti sono stati uccisi a causa del loro lavoro. In
Pakistan, Muhammad Arif, di ARY One world TV, e altri due giornalisti
hanno perso la vita a seguito di attentati suicidi. In
Sri Lanka, alcuni jet da combattimento dell’aviazione militare hanno
bombardato la stazione radio Voice of Tigers, uccidendo tre impiegati.
Un omicidio è avvenuto anche negli Stati Uniti, dove un killer a viso
coperto ha colpito il redattore capo dell’Oakland Post Chauncey Bailey
mentre si recava a piedi al lavoro, in un vero e proprio “agguato”,
secondo le dichiarazioni della polizia.Il
rapporto ricorda poi come milioni di persone in tutto il mondo abbiano
assistito all’omicidio, apparentemente intenzionale, del fotografo
giapponese Kenji Nagai da parte delle truppe birmane, durante la
repressione delle proteste antigovernative a Rangoon. Non risulta che
sia stata avviata alcuna azione per consegnare l’omicida alla
giustizia. Nel
dossier si parla anche dell’assassinio dell’editor turco-armeno Hrant
Dink, fuori dalla redazione del suo giornale a Istanbul, che ha scosso
profondamente l’intera stampa turca, oltre alla comunità
internazionale. In Kyrgyzstan, il giornalista indipendente uzbeko,
Alisher Saipov, è stato colpito e ucciso a distanza ravvicinata, mentre
in Perù, il popolare commentatore radiofonico Miguel Pérez Julca è
stato freddato davanti alla sua famiglia. Anche
Nepal, territori palestinesi occupati, Haiti, Honduras e Russia
figurano nella lista dei paesi con vittime tra i giornalisti
quest’anno. Cinque giornalisti risultano dispersi, di cui tre in
Messico. Osservando
che anche i collaboratori dei media sono sempre più a rischio, il CPJ
ha stilato una lista dei morti tra i lavoratori dei media. In tutto il
mondo, 20 traduttori, guardie e autisti sono stati uccisi nel 2007. Tra
le vittime, tre fattorini di un quotidiano messicano uccisi da alcuni
trafficanti di droga che volevano mettere a tacere il loro datore di
lavoro.(FINE/2007) Copyright © 2008 IPS-Inter Press Service.