Gio' 2000
Pagine in preparazione        www.artinmovement.org

          ART IN MOVEMENT - INTERACTING MEETING  SPACE
                                    FOR CREATIVE PEOPLE
   F.A.Q.                                       with Connecting Secretary

WISHING TO RE-BUILT MILAN AS MORAL CAPITAL city OF ITALY

I DUE VOLTI DI MILANO.
 Un pakistano vende rose davanti ad un Night Club in zona Garibaldi. Due coppie gli si avvicinano.
I due giovanotti vogliono offrire rose alle loro ragazze. Si intromettono altri due sconosciuti che
aggrediscono e insultano il venditore di rose. I due giovanotti lo difendono. Gli aggressori li accol-
tellano all'addome. I fidanzitini gentili vengono portati all'ospedale in gravi condizioni. Identifi-
cati ed arrestati i due malviventi.
Repubblica.it 28 settembre 2007
Milano, 12 apr.2008 (Adnkronos) -
MESSAGGIO DI PACE IN AUTOSTOP//ovvero ancora una volta la MILANO idealista
 e' TRADITA

 Elena Manzoni, sorella dell'artista Piero
Manzoni e madre di Giuseppina Pasqualino di Marineo, pensa di
organizzare un mostra per ricordare la figlia ritrovata morta questa
notte in Turchia. Giuseppina, in arte Pippa Bacca, 33 anni, era partita
lo scorso 8 marzo dal capoluogo lombardo in autostop, vestita con un
abito da sposa, verso Israele e la Palestina. Giuseppina, racconta la
madre, "stava sistemando un seminterrato a Milano. Ora pensiamo di
concludere noi i lavori. Li' potremmo tenere una mostra, com'era
previsto all'inizio, con il vestito da sposa di mia figlia al centro
del progetto".
I DUE VOLTI DELLA REALTA'
La salma di Giuseppina Pasqualino, in arte Pippa Bacca, e' arrivata in
serata all'aeroporto milanese di Malpensa. Ad accompagnare il feretro
dell'artista 33enne, uccisa a 22 chilometri da Istambul dopo essere
stata violentata, e' stata la sorella Antonietta. Il volo Alitalia su
cui viaggiavano le spoglie della donna era atteso dalla madre, Elena
Manzoni, dalle sorelle Valeria e Rosalia, dal fratello Giuseppe e da
alcuni amici. I funerali di Pippa Bacca sono previsti per sabato.

Milano, 28 set - Condannate a due anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti aggravati,
Simona M. e Simona D.C., di 30 e 24 anni, le
due maestre del micronido gestito dalla cooperativa
Nuova Assistenza per conto del Comune, nido che il pm Marco Ghezzi aveva definito "una
specie di
micronido lager" . La sentenza è stata emessa dal giudice Simi De Burgis che ha anche stabilito un
risarcimento in solido a
favore di ognuno dei nove bambini le cui famiglie si sono costituite parte
civile nel processo. Il pm aveva chiesto per le due maestre la
condanna a tre anni di reclusione.
Omnimilano.it/ Ediroma srl/ 28 settembre 2007

studio aperto 12:25 • notizia n.15
Gioco d'azzardo, Blitz a Milano
Arrestate decine di persone coinvolte nel gioco d'azzardo e nelle scommesse clandestine sui concorsi ippici che si svolgono all'ippodromo di San Siro.
IN UNA CLINICA PRIVATA MILANESE, RIBATTEZZATA ORMAI clinica degli orrori, privata ma convenzionata dal 
servizio sanitario nazionale, diagnosi  ed interventi chirurgici derivavano dal rimborso
OTTENIBILE DALLA ASL e dai premi d'"efficienza", ACCUMULABILI DAGLI ASTUTI CHIRURGHI
NON DALLE NECESSITA' TERAPEUTICHE DEL PAZIENTE. ((e PENSARE CHE SI CHIAMAVA "SANTA RITA"..))

Chiuso il Pronto Soccorso dell'ospedale SAN CARLO......
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

SCIOPERO DELLE EDUCATRICI DELLE SCUOLE MATERNE............
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C'erano una volta....NON MOLTO TEMPO FA....
       
ersilia majno anna kuliscioff alessandrina ravizza

jean jaures
                               
      SO MANY PEOPLE ARE CROSSING MILAN JUST IN A SIGHT-SEEING FLASH
           STOPPING ONLY NEAR VERY FAMOUS SHOPPING PLACES...                       .
 NONE OF THEM HAS THE  REAL OPPORTUNITY TO ENTER IN TOUCH
WITH AN ITALIAN-milanese VERY EXTENDED FAMILY, WITH A PECULIAR ART OF SURVIVAL, WHOSE SOURCE IS
CREATIVITY  ROOTED BOTH IN  LIFE STYLE AND IN A WIDE-SPREAD  DAILY CRAFTMANSHIP.
SO, IF YOU LIKE,
BY VISITING THIS SITE, YOU COULD KNOW SOMETHING MORE ABOUT  MILAN,
MORE THAN JUST DRESSES, BAGS, SHOES AND BUSINESS
AND A COUPLE OF PICTURES SHOT IN "PIAZZA DEL DUOMO".
AT THE SAME TIME
IF YOU FEEL TO BE   MEMBERS in THIS VERY EXTENDED FAMILY
BE  SURE THAT YOU  AND YOUR WORKS AND EXPERIENCES, HELPFUL TO A DAILY  SPIRITUAL SURVIVAL BY CREATIVITY,
ARE HOPED AND WAITED FOR AND GUESTED
IN TWO DIFFERENT SELECTIONS:
-NEXT DOOR FRIENDS
- FAIR JOB WORKERS
 thanks for your visit

now come in and let me introduce
my family and some friends of mine, common and exceptional as many and many others.

COM'E' PROGETTATO
 QUESTO SPAZIO:MAPPA DEL SITO



COME DOVREBBE ESSERE
    STRAMILANO!!!!
foto Veneroni Corriere della sera
I 50 mila partono da piazza Duomo alle 9
Stramilano, domenica la corsa è per tutti
In gara atleti e appassionati di ogni età, ci sarà anche Stefano Baldini. ViviMilano mette in palio due coppe per la categoria amatori.
Un mare di palloncini colorati e tanta gente di ogni età che corre in allegria. Questa è la «Stramilano»un concentrato di sport, festa, amicizia e solidarietà. Domenica 2 aprile, ancora una volta, l’intera città stringerà in un emozionante abbraccio collettivo i 50.000 al via della non competitiva più famosa d’Italia e le stelle del podismo internazionale impegnate nell’avvincente mezza maratona agonistica.
la «Stramilano dei 50 mila» aperta a tutti, da affrontare a ritmo libero e senza particolari sforzi; la «Stramilanina di Topolino» riservata ai più piccoli e ai meno preparati lungo un percorso ridotto. Molte le città del mondo gemellate con la manifestazione milanese: da New York a Betlemme, da Osaka a San Pietroburgo.
Madrina è la dj di Radio 101, Paoletta. E proprio in omaggio alla musica è nato il «chilometro ballato». Nel tratto da piazzale Dateoa largo Marinai d’Italia i conduttori del programma radiofonico la «Carica dei 101» rallegreranno infatti con animazioni musicali il passaggio dei podisti. Si rinnoveranno poi l’Ecocorsa per il rispetto dell’ambiente e la gara benefica quest’anno a sostegno del Centro Benedetta d’Intino, associazione impegnata nell’opera di aiuto e difesa dei bambini con disagi e handicap psichici. 
 
(di Marco Lottaroli )
                                                  COME POTREBBE ESSERE                            
 
PERCHE' NON IMPARARE ANCHE DAL PASSATO?


                                                                                    
ACCOGLIENZA DELL'ESULE


EL SCIUR BRAMBILLA

Quando altri italiani vogliono raccontare un aneddoto che riguardi un milanese iniziano la storiella con "El Sciur Brambilla..." in modo che gli ascoltatori si trasferiscano in massa e senza dubbi in un immaginario ambiente ambrosiano.
In realtà "El Sciur Brambilla.."  oggi sono tra i 22.000 e i 23.000 e sbucano dalle località più impensate d'Italia e del mondo, PROPRIO COME  QUANDO COMPARVERO ALL'IMPROVVISO NEL DUCATO VISCONTEO, ESULI DAI CONFINANTI TERRITORI DELLA "SERENISSIMA", STANCA DI QUEL PICCOLO GRUPPO DI MONTANARI DI BREMBILLA E DINTORNI  CHE  METTEVANO SCOMPIGLIO NEL BERGAMASCO DIVISI COM'ERANO FRA GUELFI  E GHIBELLINI, MA TUTTI INDISTINTAMENTE OSTILI A VENEZIA.
Perseguitati politici, fuggiaschi, esuli, tuttavia seppero presentarsi con straordinaria dignità, tanto che il Ducato di Milano allora governato da Filippo Maria Visconti  decise di accoglierli garantendo loro 100 anni di privilegi ESENTASSE, immunità inclusa,  affinchè potessero ambientarsi  in modo equo, fornendo in cambio braccia, ingegno e buona volontà.
Ancora oggi Lecco, Como, Varese e Milano vantano centinaia di famiglie di quell'antico ceppo, MA A BREMBILLA - terra natale -  non c'è nessuno che si chiami nè  Brembilla nè Brambilla.

La Venezia del 1443  doveva aver applicato TOLLERANZA ZERO nei loro confronti.
Eppure, a distanza di secoli, secondo la tradizione che accomuna tutti i nomadi, è riemersa la ricerca delle proprie origini, l'attaccamento al  clan, famiglia allargata ormai a dismisura, ma che si sente in qualche modo SPECIALE, DIVERSA dai concittadini più o meno recentemente acquisiti ed ha prodotto un esito straordinario:
BREMBILLA è stata riconquistata dai Brembilla/Brambilla, che, con i loro raduni annuali, hanno portato alla ribalta mediatica  gli stupefatti 4850 abitanti del tranquillo paesino bergamasco, elencando tutte le virtù e gli eventi e i personaggi che hanno reso così stimabile la loro storia, dunque così stimabile la loro patria: dallo sport alla pittura, dall'imprenditoria alla medicina, al teatro, alla poesia, al duro lavoro in fabbrica....nulla sfugge alla paziente raccolta di memorie, poi diffuse via internet o 
nelle cronache della rivista che tiene le fila familiari fra tutti i Brambilla/Brembilla sparsi nel mondo. I più fortunati naturalmente sono coloro che  vivono abbastanza vicini da godere di premure reciproche e di attenzioni davvero preziose in un mondo frettoloso, indifferente e freddo a volte sino al cinismo. Sguardi limpidi, una fede schietta vissuta nella solidarietà senza fronzoli, operosità coraggiosa e costante, poche chiacchiere, come ben sa e ben fa la gente di montagna, rendono straordinariamente utili i Brambilla dovunque.
Ma "El Sciur Brambilla", IL PROFUGO DIVENTATO SIMBOLO DELL'ESSER MILANESE, benchè ormai cittadino del mondo, tuttora  testimonia di come vada accolto l'esule, il perseguitato, di come vada sorretto il suo inserimento in un ambiente  nuovo e di quali OTTIMI frutti concreti derivino da una giusta acccoglienza: una lezione  che la politica contemporanea ostinatamente si guarda bene dall'apprendere.
Non solo: l'essere stato accolto nel momento dell'estremo pericolo ha reso EL SCIUR BRAMBILLA una presenza geneticamente positiva e capace di speranza, proiettato com'è  senza paura verso il futuro.
Per esempio:
Giovanni Francesco Brambilla (Omate – Agrate Brianza 1771 - Milano o dintorni 1846), ingegnere, lasciò un cospicuo fondo, istituendo il Premio annuale della Fondazione Brambilla, rimasto solo sotto forma di diploma, in quanto il lascito si è ormai polverizzato. Il premio gestito dall’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere veniva assegnato ogni anno dal 1870 e destinato a società o persone che avessero inventato qualsiasi processo industriale o nuova macchina o miglioramento, da cui la popolazione ottenesse un vantaggio reale e provato.
- Franca Brambilla (1922-2002), promotrice e cofondatrice del Sodalizio “i BRAMBILLA”, di cui è stata Presidente sin dalle origini. Scrittrice, poetessa, attrice di teatro amatoriale dialettale, cultrice della milanesità, Premio Carlo Porta 1986, insignita di Attestato di Benemerenza Civica alla Memoria nel 2002.
DUNQUE NESSUN POTENTE INCIUCIO ALL'ORIGINE DI QUESTA RICONQUISTA DI BREMBILLA, SOLO L'AFFETTUOSA INIZIATIVA ATTUATA NEL 1987  DA UNA DONNA GENTILE, una vera Brambilla come doveva essere la Dama dell'ermellino, immortalata da Leonardo da Vinci, donna dal vago sorriso ma anche dalle forti mani.
                                                                                    

Cecilia Brambilla Gallerani 1490

cui si ricollega con intima fierezza l'opera di
Pinin Brambilla Barcilon, restauratrice di fama internazionale (celebre il suo intervento artistico al Cenacolo Vinciano), Premio Carlo Porta 1999.

COSI', BENCHE' A MILANO IN REALTA' PREVALGA NUMERICAMENTE IL COGNOME COLOMBO, TUTTO SOMMATO FA MOLTO MOLTO COMODO AL CITTADINO MILANESE   L'ESSER IDENTIFICATO COME  "EL SCIUR BRAMBILLA".......FOSSE VERO!
SONO INVECE I BRAMBILLA/BREMBILLA  AD AVER SOTTOLINEATO CON FORZA, DOVUNQUE SI TROVINO A VIVERE, CHE LA LORO PATRIA E' UN PAESINO DELLA BERGAMASCA!

RISCONTRI STORICI

MILANO   Le Signorie
Nel 1277 a Desio, si affrontarono la Famiglia dei Torriani e i Visconti dell’arcivescovo Ottone, che ebbero la meglio.
I Visconti chiamarono i massimi artisti dell’epoca, tra cui Giotto, ad abbellire la città e i suoi palazzi, e commissionarono nuovi edifici tra cui il Castello e il Duomo

L’apice della potenza viscontea fu raggiunto durante la signoria di Gian Galeazzo (duca dal 1395), che intraprese un ambizioso progetto d’espansione. Il dominio di Milano arrivò a comprendere gran parte dell’Italia settentrionale e alcune città della Toscana, ma il piano del duca di unire l’Italia sotto il suo dominio fu stroncato dalla sua morte sopraggiunta nel 1402.
Nel 1447 la dinastia viscontea si estinse. Per tre anni la città si autogovernò dando vita alla Repubblica Ambrosiana.
Nel 1450 il condottiero Francesco Sforza inaugurò il cinquantennio forse più felice della storia di Milano: abbandonò i progetti espansionistici dei Visconti e garantì un periodo di pace alla città che si arricchì e raggiunse i 100.000 abitanti.

BERGAMO

Sede vescovile dal IV secolo, passò nel 568 sotto il dominio dei longobardi. In seguito il territorio fu sotto il dominio dei vescovi (905-1098) e appartenne agli imperatori tedeschi. Nel 1166 resistette all’imperatore Federico II Barbarossa e l’anno seguente partecipò al Giuramento di Pontida. Libero comune nel XII secolo, dopo lotte intestine tra le famiglie guelfe e ghibelline, fu assoggettata ai Visconti nel 1329 e restò sotto tale controllo per parte del  XV secolo. Ma nel 1428 fu conquistata dal Carmagnola per la Repubblica di Venezia e ad essa appartenne fino al 1797.

BREMBILLA
Un tempo Brembilla non era un particolare centro abitato ma tutta una zona comprendente, oltre all'attuale Val Brembilla, anche il territorio di Ubbiale-Clanezzo e il versante valdimagnino del Monte Ubione.
La storia di Brembilla annovera piu' di 100 contrade. Si stenta a credere, ma tante erano le cellule che rendevano operosa la comunita' così articolata per sfruttare ogni piccolo recesso del territorio. Ancor piu' numerosi sono i ceppi dei Brembillesi sparsi nel mondo dopo aver affinato in patria la capacita' imprenditoriale e l'arte del commercio. Una "spinta" non voluta gliela diedero i Veneziani, che nel 1443, dopo aver messo a ferro e fuoco il paese che li osteggiava, decretarono la cacciata dei Brembillesi, costringendoli a riparare nel milanese e poi un po' dappertutto, ovunque trovassero modo di mettere a profitto genio ed abilita'.
Cenni anagrafici: Il comune di Brembilla ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 4.128 abitanti. Nel censimento del 2001  4.242 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 2,76%.
STRATEGIA DI SOLIDARIETA'                 
www.iBrambilla.it                                          TUTTI INSIEME, OGGI E DOMANI




se non riconosceremo il nostro imbarbarimento, i nostri limiti, IL NOSTRO RIPIEGAMENTO culturale... non potremo migliorare perchè Milano sia di nuovo veramente MILANO anche se vive da tempo futilmente sopra le righe, come se fosse Parigi, Berlino, Londra o Barcellona....


come se si potesse vivere isolati dal mondo come un'arida luna ......
estranea e inconsapevole dei mutamenti  interattivi  che stanno riplasmando la compagine umana

 - estranea ai tamburi/RADIO LIBERE d'Africa
 - al genio matematico-cosmico dell'India,
-  alla decolonizzazione decisa del sud-America, alla sua innovazione sociale

- al pluri- millenario silenzioso genio pratico della Cina....alla sua paziente capacità di sopportare e sperare


Milano se ne sta in maschera....tergiversa, si gingilla..., si pavoneggia....FINGE....
invece che impegnarsi con ogni forza per ristabilire per meriti reali la credibilità  etico-culturale d'Europa, d'Italia e di se stessa, anche semplicemente prendendo atto di tutte le soluzioni offerte dalla good practice attive nel mondo...


COSA CI MANCA?
RESTARE NOMADI E UNIVERSALI COME L'ARTE


PIER DELLA FRANCESCA    - BRERA
SACRA CONVERSAZIONE
Si tratta di una tavola votiva realizzata per la chiesa francescana di San Donato degli Osservanti, dove per un periodo fu sepolto il duca Federico da Montefeltro, successivamente spostata nella chiesa di San Bernardino, nel 1811 arrivò a Milano in seguito alle requisizioni Napoleoniche.

NOMADI COME I RE MAGI, LE CUI SPOGLIE SONO STATE VENERATE DAI MILANESI PER SECOLI E POI ESPOSTE ALLA VENERAZIONE DEGLI ABITANTI DI COLONIA.......
CHISSA' SE L'EUROPA NE COGLIERA' IL MESSAGGIO...AL DI SOPRA DELLE MANIPOLAZIONI DEI POTENTI.. E SEMPRE SCHIVANDONE LE ASTUZIE, COME I MAGI SEPPERO FARE.


I Magi morirono nelle terre d'Oriente. Lì i loro corpi furono rinvenuti da Elena, madre dell'imperatore Costantino che ne ordinò il trasferimento a Costantinopoli, nella chiesa di S. Sofia. Il vescovo milanese Eustorgio, ottenne dall'imperatore d'Oriente la possibilità di traslare le spoglie dei Magi a Milano. La tradizione vuole che Eustorgio le avesse trasportate all'interno di un colossale sarcofago di età romana ancor oggi presente nella Cappella dei Magi nella Basilica milanese di Sant'Eustorgio.
Sappiamo per certo che le reliquie rimasero a Milano fino al 1164 quando Federico Barbarossa sconfisse i Milanesi. Fu allora che l'imperatore esaudì la richiesta del suo cappellano e consigliere Romualdo da Colonia di trasportare nella sua città natale i resti mortali dei Magi insieme a quelle dei Santi Felice e Nabore. Il 23 luglio 1164 le reliquie arrivarono a Colonia. I corpi furono deposti nella cattedrale di S. Pietro.
Sul reale percorso effettuato non vi sono certezze; la traslazione potrebbe essere stata effettuata segretamente secondo un itinerario sconosciuto per evitare che la popolazione del Milanese si opponesse al trasferimento. In una Cronaca del carmelitano Giovanni di Leida si legge che Rainaldo ricorse ad un lugubre espediente: per condurre a Colonia i tre corpi simulò di trasportare nella loro patria le salme di tre congiunti morti per la peste.

EPPURE VIAGGIAMO...VIAGGIAMO...VIAGGIAMO...
PURTROPPO PERO' NON TUTTI I VIAGGI SONO UTILI, NON TUTTI I TRAVELLERS VIAGGIANO PER IMPARARE AD ASCOLTARE...,PROPORRE E REALIZZARE....

   SURPRISE PARTY? olimpic games?

    PRIMO!!!!!!!!!!!
cinquantasette leprotti e quattro conigli selvatici  corrono allegramente sulle piste e per qualche ora bloccano decolli ed atterraggi a Linate, prima della cattura e dello spostamento in aree protette.
MA CHI E' IL VERO INVASORE?  E L'INVASORE HA UTILMENTE ESPROPRIATO I LEPROTTI DEL LORO PRATO?

Esodo d'agosto: 10 Mila Bagagli Smarriti a Fiumicino In Due Giorni
 


DALLA MONGOLIA ALL'ALBANIA, DALLA NORVEGIA , DALL'ARABIA ALLE STEPPE: ALTRE GENTI VIAGGIANO ED HANNO VIAGGIATO....
alcuni hanno viaggiato in massa con scopi eclatanti e travolgenti,  altri per disperazione    nave VLORA   1999

 

IN MEMORIA DI GENGIS KHAN (morto SOLO 8 secoli fa...)
((
San Francesco d'Assisi nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226, tanto per associare Gengis Khan ad un suo contemporaneo che invece per fortuna conosciamo bene...))
((FEDERICO II° DI SVEVIA...."Stupor Mundi" altro geniale contemporaneo che rese straordinaria Palermo...e semplice il colloquio fra culture diverse...))
((MARCO POLO and family intanto partiva per esplorare l'Estremo Oriente...))



Genghis Khan (Chin-gis Khan, Chingis Khan, Jnghiz Khan o Jinghis Khan) (1155(?)/1162(?)/1167(?) - 18 agosto 1227, nome originale Temüjin (Temuchin, ossia il fabbro) è stato il sovrano (khan ) che dopo aver unificato le tribù mongole fondando l'Impero Mongolo le condusse alla conquista della maggior parte di Asia Centrale, Cina, Russia, Persia, Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più grande impero della storia umana. Suo nipote Kublai Khan è stato il primo imperatore della dinastia cinese Yuan.
GENGIS KHAN
(Cingiz Qan, Temujin, 1155? - 1227). Fondatore dell'impero mongolo. Figlio di Yesugei, capo dei mongoli kiyat, sposò la figlia di Toghrul, khan della tribù turco-mongola dei kerait di cui divenne vassallo e per il quale assunse la guida dell'esercito, sottomettendo numerose tribù. Liberatosi dalla dipendenza verso Toghrul, nel 1203 divenne signore dei kerait e l'anno dopo sconfisse i tartari naimani. Una dieta panmongolica (kuriltay) lo proclamò nel 1206 Gran khan dei mongoli col nome di Gengis Khan (khan oceanico, o universale) con l'adesione di numerosi clan e popolazioni turche e mongole che ne accrebbero l'autorità e i domini. Nel 1221 avviò quindi la realizzazione del grande progetto di conquista della Cina. Conquistata, dopo un lungo assedio, Pechino nel 1215 lasciò l'impresa (portata a termine solo da Kublai Khan nel 1279) ai luogotenenti e si rivolse verso l'Occidente. Concentrato nel 1219 il suo esercito sull'alto corso dell'Irtys, in breve tempo prese Bukhara, Samarcanda e numerose altre importanti città e portò a termine la conquista dell'intero Iran orientale, del Khorasan e dell'Afghanistan. Dopo aver sconfitto anche l'avversario più tenace, lo shâh del Khorezm, si ritirò verso oriente lasciando ai due suoi generali, Jebe e Subotai, la prosecuzione delle operazioni verso occidente. Questi si spinsero verso la Russia meridionale, vincendo ogni resistenza e sconfiggendo sul fiume Kalka, nel 1223, la federazione dei principi russi, per poi ricongiungersi, passando a nord del Caspio e dopo aver devastato la Crimea e i territori degli Urali, con lo stesso Gengis Khan. Egli però morì improvvisamente nel 1227, quando si accingeva a terminare la conquista dell'impero cinese. Spesso dipinto dalle fonti letterarie come esempio di crudeltà e di forza devastatrice, Gengis Khan mostrò in realtà una notevole abilità politica, conferendo unità e stabilità a un organismo statuale gigantesco ed eterogeneo, riconoscendo il valore della civiltà delle popolazioni vinte (e utilizzandone molti elementi nell'ambito del governo), mostrando un atteggiamento tollerante verso le diverse convinzioni religiose e aprendo la possibilità, attraverso la pax mongolica instaurata nel suo impero, di una fertile comunicazione tra civiltà d'Oriente e d'Occidente.  ((RICORDIAMO BENE CHE STIAMO PARLANDO DEL XIII° SECOLO, PER  I DOVEROSI COLLEGAMENTI CON LA STORIA OCCIDENTALE))

(R. Minuti )

 altri HANNO VIAGGIATO  in solitudine con scopi poco appariscenti ma durevoli
DOVEROSA LA MEMORIA di altri due SUOI CONTEMPORANEI francescani, veri viaggiatori IN TEORIA E IN PRATICA
Giovanni di Pian di Carmine e Ruggero Bacone

ROGER BACON   doctor Mirabilis
GIOVANNI DA PIAN DEL CARPINE Historia Mongolorum




MAPPA d'Eurasia prima delle invasioni Mongole ((ovvero la debolezza della frammentazione))



Durante uno straordinario viaggio in Mongolia si può partecipare anche oggi al Nadaam, l’evento culturale mongolo più importante e spettacolare dell’anno, e ammirare la dura e incontaminata bellezza paesaggistica del deserto del Gobi. Il Festival di Nadaam attira intere famiglie da tutta la Mongolia, che si congiungono per assistere alla fiera e alle “olimpiadi nomadi”. Le sue origini risalgono alle adunanze dei nomadi e alle rappresentazioni spettacolari della caccia messe in atto dagli eserciti mongoli sin dai tempi di Gengis Khan. Durante il Nadaam si può assistere a entusiasmanti gare di lotta mongola, tiro con l’arco e a spericolate corse sui cavalli, queste ultime riservate ai soli uomini.

OLIMPIADI DEI NOMADI

(((campionato del mondo di tiro con l'arco 2007 (a proposito di donne......)
India’s ace archer Dola Banerjee overcame a tough challenge from Chinese Juan Juan Zhang to win the recurve individual gold...)))




gare, lotta, accampamenti MONGOLIA steppa

((sic transit gloria mundi...)) ((MA NON IL DESIDERIO DI COMPRENDERE, collegare, unire...ALMENO NEL LONTANO MEDIOEVO...sino alle soglie del RINASCIMENTO... - poi siamo piombati nella conquista, nello sfruttamento, nel dominio oscuro....AVREMMO SMARRITO PER SECOLI IL DONO DELLA  MERAVIGLIA, DELLA MEDITAZIONE E DELLA VALORIZZAZIONE DELLE SCOPERTE?))

ENRICO MENESTÒ ( in PERUSIA)
Giovanni di Pian di Carmine e l’Historia Mongalorum
Alla fine del 1236 un esercito mongolo, ingrossato da contingenti turchi, per ordine di Ögödei successore del grande Gengis Khan diede inizio all’invasione dell’Europa, spingendosi fino in Polonia, in Ungheria, in Slesia, nei Carpazi, seminando ovunque terrore e devastazione. La sorpresa fu totale, le resistenze ben presto infrante, e, senza la morte di Ögödei l’inverno del 1241, che fece rifluire l’armata mongola, non si può dire quel che sarebbe stato dell’Europa, che visse da allora nel terrore di un ritorno degli uomini delle steppe. Ecco perché una delle questioni principali che figurarono nell’ordine del giorno del Grande Concilio, indetto a Lione dal papa nel 1245, invitava a cercare il “rimedio contro i Tartari”. Per questo si decise di inviare degli emissari presso il capo dei Mongoli, onde persuaderlo a convertirsi al cristianesimo, invitandolo, se non altro, a porre fine agli attacchi.
I tre legati ad Tartaros furono i domenicani Andrea di Longjumeau e Ascelino da Cremona, e il francescano Giovanni di Pian di Carpine. Sulla missione di Ascelino, legato intransigente che rifiuta di genuflettersi di fronte al generale Baiju sfuggendo per miracolo alla condanna a morte, siamo informati dalla relazione del suo compagno Simone da St. Quentin.
Giovanni di Pian di Carpine era nato sulle rive del lago Trasimeno ed era stato tra i primi discepoli di Francesco d’Assisi, diventando poi il responsabile in Germania dei conventi dell’Ordine, allora in grande espansione. Partì da Lione la domenica di Pasqua, il 16 aprile 1245 latore di una lettera del papa al Gran Khan e accompagnato da un confratello di lingua slava che poteva fungergli da interprete, almeno fino ai confini dell’Asia. Il 22 luglio del 1246 Giovanni, quasi sessantenne (era nato intorno al 1190), corpulento, costretto a muoversi a dorso d’asino, raggiungeva le terre di una parte del mondo del tutto sconosciuta, oscura, dunque immaginaria, avendo sperimentato i più realistici quotidiani disagi, la sofferenza ossessiva della fame. Infatti mangiavano poco e bevevano neve sciolta; il freddo li trafiggeva, il vento li piegava.
Dopo aver attraversatola Boemia, la Polonia e la Russia (è il primo autore occidentale a nominare il Don e il Volga con il loro nome), si inoltrava infatti nelle terre ignote dei Tartari, per raggiungere infine, con un viaggio di circa 10.000 chilometri, la residenza imperiale di Güyük, nei pressi di Caracorum, a nord del deserto del Gobi, al confine della Manciuria. Vi giunsero mentre era in corso il grande raduno dei nobili giunti a incoronare Güyük, il nuovo Khan. Furono persino ammessi alla sua presenza. La loro presentazione fu tradotta in “lingua russa, saracena e poi tartara” e in lingua latina la risposta di Güyük. Ripartirono. Entro l’estate del 1247 erano nuovamente di ritorno tra i cristiani stupiti del loro racconto. Giovanni di Pian di Carmine redasse in latino il suo rapporto noto con il nome di Historia Mongalorum che oltre ad essere un racconto di viaggio è anche una relazione di un ambasciatore e un’acuta analisi antropologica.
Questa “storia dei Mongoli che chiamiamo Tartari” è la prima descrizione dell’Asia mai scritta da un europeo; dell’Asia intera, dal momento che l’accampamento di Güyük era situato, allora, al centro dell’universo.
L’inviato del papa era soltanto uno dei quattromila ambasciatori accorsi da tutte le contrade sottomesse, per inginocchiarsi davanti a colui che si definiva, nella sua lettera al papa, “imperatore di tutti gli esseri umani”. Tutte le nazioni erano riunite, tutte le lingue parlate, tutte le religioni rappresentate, e tra queste, in forme diverse, il cristianesimo.
I cristiani nestoriani erano numerosi tra le famiglie più vicine all’imperatore; dicevano che costui era vicino alla conversione.
C’erano anche comunità cinesi, e Giovanni è ancora una volta il primo a farle conoscere sia come gente molto pia, letterata, saggia, rispettosa di Gesù Cristo sia, soprattutto, come i migliori artigiani del mondo. Il francescano riferisce anche delle popolazioni assenti – assenti perché troppo distanti e disperse nell’immensità dell’impero – che gli erano state descritte come molto strane . In alcune, gli fu detto, gli uomini assomigliano a cani, ma le donne a delle donne; altre popolazioni vivevano sottoterra per evitare i rumori, un’altra si nutriva di fumo. Quel che Giovanni narrò di queste creature fiabesche assomigliava a quel che aveva scritto in altri tempi Isidoro di Siviglia.
Ma il suo proposito è quello di dimostrare che questi Mongoli, che egli ha visto, con i quali ha spartito cibo e giaciglio, non sono dei mostri, né dei demoni, né le avanguardie dell’Apocalisse; sono uomini certamente diversi dagli Occidentali, per aspetto, vestiti, costumi, ma ad essi sostanzialmente simili.

Perusia Rivista del Dipartimento di Culture Comparate dell’Università per Stranieri di Perugia
32 Quella dell’ Historia Mongalorum non è una lettura che si debba fare con lo spirito di chi affronta la “preistoria” del più celebre Milione di Marco Polo. Questo pregiudizio non ha di sicuro favorito, in passato, lo studio dell’opera di Giovanni di Pian di Carpine, che se è – ripeto – una relazione di viaggio è anche e soprattutto un’indagine attenta e spregiudicata del “diverso”. Frate Giovanni vede svanire dinanzi a sé l’Asia antica, con i suoi mostri e le sue meraviglie: e, antropologo ante litteram, cerca di capire e di rappresentare i Mongoli partendo dalle caratteristiche geografiche e climatiche del loro territorio per passare a interrogarsi sulle loro strutture sociali, sulle loro abitudini, sul loro immaginario, e alla fine cogliere il nucleo delle loro istituzioni civili. Certo, il buon francescano li trova barbari, feroci, infedeli: ma – guardando ad essi con quell’ occhio sereno e privo di pregiudizi con il quale il suo confratello Ruggero Bacone guardava alla natura – finisce con lo scoprirne i pregi e quasi con l’ammirarli e amarli.


 PERCORSI MENTALI DA IMITARE E INVECE ABBANDONATI PER SECOLI!

La felicità, dicono due grandi maestri della parola e del pensiero come Hermann Hesse e Rabindranath Tagore, non è il privilegio di pochi né uno stato d’animo occasionale e fuggevole: sta dietro una porta che ogni uomo come ogni donna può aprire se l’ha cercata con pazienza e con un umile sforzo di apprendimento e di conquista.
I due scrittori e premi Nobel sono apparentemente assai diversi tra loro, l’uno viene dal cuore della cultura indiana, l’altro dal centro della vecchia Europa, l’uno è un perenne viaggiatore, l’altro un ostinato sedentario. Eppure esiste tra loro una straordinaria affinità.
Entrambi hanno intuito che la strada verso la felicità si fonda su piccole e semplici cose: il legame con la natura, l’amore del prossimo e del diverso, il rifiuto dei dogmi e la ricerca di semi di verità anche in altre religioni e culture.

(Flavia Arzeni - Per un'educazione alla felicità - presentazione)

EBBENE, ALLA SCOMPARSA DEI REGNI MONGOLI SI SONO AFFACCIATI ALTRI ASIATICI , QUESTA VOLTA DISARMATI,

in tutt'altro modo offerti alla nostra capacita' d'incontro,
 senza purtroppo incontrare nessun Giovanni da Pian di Carpine che si sapesse interessare a loro tranne, dopo secoli di schiavitù e di fuga, forse qualche frangia della nobiltà russa e alcune popolazioni  della penisola iberica...

La civilissima Europa era troppo occupata a farsi a pezzi da sola, rammendando gli squarci col sovrapporre a un interesse privato un interesse privato maggiore..o una combinazione di instabili alleanze.

Malgrado il lungo e travagliato cammino contro le divisioni interne e contro l'ignoranza abilmente coltivata a fondamento delle divisioni, dura, durissima da sconfiggere....., alcuni umili eroi-artigiani sopravvissero e lottarono per ricostruire una consapevole unità.



Jacques-Paul Migne, tener insieme il cristianesimo dalla base
Le difficoltà, gli ostacoli, i conflitti, non erano mancati nella vita di Migne, uomo capace però di trasformarli in potenti stimoli, come quando la censura preventiva inflittagli dal vescovo di Orléans per il libello legittimista De la liberté, par un prêtre lo aveva costretto a lasciare la natia Alvernia per tentare, come Pierre Larousse nel 1839, l’avventura  della conquista  a partire dalla grande capitale.

The Patrologia Latina and the Patrologia Graeca, (along with the Monumenta Germaniae Historica) are among the great 19th century contributions to the scholarship of patristics and the Middle Ages. Within the Roman Catholic Church, Migne's editions put many original texts for the first time into the hands of the priesthood.

Jeunesse et formation

Né en 1800 à Saint Flour (Cantal), Jacques-Paul Migne est issu d’une famille de commercants aisés mais assidus au labeur. Dans ce milieu rude et laborieux, Migne apprendra la tenacité en affaires.
Ses parents l’envoient au collège catholique de Saint-Flour où il montre peu d’assiduité. La principal, l’abbé Salerne, reconnaissant en lui malgré tout des dispositions intellectuelles, l’emmène avec lui au collège d’Orléans. Migne à l’époque a 17 ans. Il rencontre à Orléans des gens instruits et cultivés et se découvre une vocation sacerdotale. Entré au séminaire, il étudie avec ardeur afin de rattraper le temps perdu.
Comme il est trop jeune pour être ordonné prêtre, il est nommé censeur au collège de Châteaudun, puis professeur de 1820 à 1824. En 1824, il est ordonné prêtre.


Jacques-Paul Migne curé de Puiseaux

Pendant 17 mois, Migne est curé dans un canton de Châtillon. Malgré sa bonne constitution. Il tombera malade à cause du climat humide de cette région du Gâtinais. Mgr. De Beauregard le nomme alors à la cure d’Auxy.
Il y restera peu de temps car il est envoyé à Puiseaux afin de remplacer l’abbé Panier âgé de 73 ans. Ce dernier, calme et pondéré, était très estimé à Puiseaux. La succession se révèle difficile pour le jeune Migne, au caractère énergique et autoritaire. De plus un courant anti-clérical se développait dans tout le pays. Cependant, durant les premières années, Migne fut bien accepté par la population où il développera une grande activité.
.



 

 


Ricostruire e rendere disponibile la “tradizione cristiana, … riprodotta universalmente quanto agli autori, in edizioni complete quanto alle opere, cronologicamente quanto al metodo, uniformemente quanto al formato, economicamente quanto al prezzo”, una Bibliotheca universalis, integra, uniformis, comoda, oeconomica che anche l’ultimo curato di campagna potrà brandire...
Malheureusement, l’entente dura peu et le nouveau régime, sous le roi Louis-Philippe, y contribua pour beaucoup. La monarchie se distanca de la religion catholique et rétablit le drapeau tricolore. Migne, royaliste convaincu, entra en conflit avec la population de Puiseaux qui avait un bon souvenir de la République. Migne s’attira même les griefs de la population lors d’une procession traditionnelle. Dans les rues de Puiseaux, il refusa de bénir un reposoir parce qu’il était décoré de drapeaux tricolores, alors qu’il ne tolérait que les drapeaux blancs. Sous les yeux médusés de la foule, il planta là, cortège et officiles pour s’enfuir ves son église dont les portes restèrent closes toute la journée.
Entre-temps l’abbé Migne se lance dans la rédaction d’un livre intitulé „De la liberté, par un prêtre".
Au même moment, une grave épidémie de choléra se développe en France, notre curé se dépense sans compter pour soulager nombre de malades des environs; l’épidémie enrayée, il organise une grande procession. 
“L’idea delle Patrologie è così naturale, viene in modo così spontaneo che nessuno la può rivendicare come propria”. A questo punto non ha fondamento alcuno la rivendicazione di proprietà letteraria, e risulta pressoché impossibile ai cinquemila “vescovi, vicari, teologi, padri superiori e professori di tutti i seminari di Francia”  sottrarsi all’invito a collaborare contenuto in lettres de consultation elaborate sotto la forma di questionario in cui si chiede di indicare gli autori e le versioni da selezionare: una vera e propria cooptazione di massa, particolarmente utile prima di far apparire i prospetti e iniziare la sottoscrizione degli abbonamenti.




All’uso sapiente dei prospetti di presentazione dell’opera, ridondanti di apprezzamenti entusiasti provenienti dalle autorità ecclesiastiche di vari paesi, di cui spesso si fa solo cenno per annunciare che la futura pubblicazione di 50.000 lettere di elogio occuperà almeno dodici volumi, si affiancano le tecniche della vendita su prenotazione con premi di vario genere per i pagamenti in anticipo o per chi procura altri abbonati, alla produzione di libri si affianca quella di materiale devozionale  - quadri, immagini, organi .

On exposa les reliques de Saint-Roch, protecteur de la peste et des épidémies, au presbytère. A cette occasion, grâce à une quête publique, on offrit au saint une nouvelle châsse digne de recevoir ses reliques. Aujourd’hui, ces reliques se trouveraient á l‘évêché d’Orléans.On peut admirer la châsse auprès de l’autel réservé à Saint-Roch dans le bas- coté nord à Puiseaux.

La procession eut un succès inoubliable. Vingt trois paroisses des alentours y participèrent. Jamais Puiseaux n’avait connu un tel déploiement de foule.
Les efforts de Migne ne furent guère récompensés par ses supérieurs. Au contraire, l’évêque de Beauregard interdit à Migne la publication de son livre. Ulcéré, ce dernier demande à quitter Puiseaux. Avec l’accord de l’évêque, il se rend à Paris fin 1833. Son ministère à Puiseaux aura duré sept ans.

Jacques-Paul Migne journaliste et éditeur

Migne s’est rendu compte de la puissance de l’écrit et de la presse et dès le 3 novembre 1833 il fonde un journal „l’Univers Religieux" et en peu de semaines, il compte déjà 1800 abonnés. Il se fait aider par des collaborateurs, dont Louis Veuillot qui rachètera plus tard le journal et l’éditera sous le nom „l’Univers".
Par la suite, Migne créera d’autres journaux qui lui attireront des ennuis tant du côté de l’Eglise que du côté du pouvoir. Il se découvre ensuite la vocation d’éditeur.

En 1857, il publie deux livres sur l’Ecriture Sainte et la Théologie dont les bénéfices financeront un atelier d’imprimerie au Petit Montrouge. Plus tard, il fondera une véritable usine dans le XIVième arrondissement. Son entreprise ne cesse de s’accroître et il emploie vers 1854 près de 500 ouvriers. C’était à l’époque la plus grande imprimerie privée du pays ; tous les corps et métiers du livre y étaient représentés.

In un suo prospetto si argomenta che “i benedettini, come i gesuiti, hanno lavorato quasi sempre sui manoscritti, causa perpetua di molteplici errori, mentre gli Ateliers catholiques, il cui fine è soprattutto resuscitare la tradizione, lavorano per la maggior parte su fonti stampate”.

L’oeuvre de Jacques-Paul Migne

La maison d’édition de Migne fonctionnera pendant 30 ans. Migne avait prévu pour sa Bibliothèque Universelle 2000 volumes. Seuls 1019 livres seront publiés.
On peut classer son oeuvre en trois parties :

  • Oeuvres purement religieuses
  • Oeuvres encyclopédiques
  • Patrologie

Cette dernière partie eut un réel succès, Migne étant précurseur en ce domaine.

Ce qui reste de l’oeuvre de Migne

L’ampleur considérable des éditions Migne ne pouvait que susciter la critique, voire la convoitise. Ses collections eurent un réel succès, aussi bien dans les milieux écclésiastiques que laiques.
Précurseur en son temps, il avait inventé le livre à bas prix en favorisant la souscription directe, ce qui lui valut la critique acerbe des libraires.

lors que son usine prospérait, elle fut hélas détruite par un violent incendie dans la nuit du 12 au 13 février 1868. L’oeuvre de sa vie fut ainsi réduite à néant.
Malgré 18 contrats d’assurance qu’il avait contactés et après de nombreux procès pour obtenir des indemnité, il ne récupérera qu’une maigre somme qui ne suffira pas à relancer son entreprise. Il avait bientôt 70 ans et il se sentait très fatigué. Il mourut dans son appartement de l’avenue du Maine le 24 octobre 1875.

From the curia of Pope Pius IX came a decree condemning the use of Mass stipends for the purchase of books, in which Migne and his publications were especially named.

In ogni caso buona parte del progetto è stato realizzato, e i macchinari superstiti con i diritti sulla pubblicazione delle Patrologie saranno, con un significativo cambio della guardia, acquisiti dai fratelli Garnier.


Migne had become convinced of the power of the press and the sheer value of raw information widely distributed. In 1836 he opened his great publishing house, Imprimerie Catholique, at Petit Montrouge, in the outlying 14th arrondissement of Paris. There he brought out in rapid succession numerous religious works meant for the use of the lesser clergy at popular prices that insured a wide circulation. The best known of these are: Scripturae sacrae cursus completus ("complete course in sacred scripture") which assembled a wide repertory of commentaries on each of the books of the Bible, and Theologiae cursus, each of them in 28 vols, 1840-5; Collection des auteurs sacrés (100 vols., 1846-8); Encyclopédie théologique (171 vols., 1844-6).

The three great series that have made his reputation were Patrologiae cursus completus, Latin series (Patrologia Latina) in 221 vols. (1844-5); Greek series (Patrologia Graeca), first published in Latin (85 vols., 1856-7); with Greek text and Latin translation (165 vols., 1857-8). Though scholars have always criticised them, these hastily edited, inexpensively printed and widely distributed texts have only slowly been replaced during a century and a half with more critically edited modern editions. Though the cheap paper of the originals has made them fragile today, the scope of the Patrologia still makes it unique and valuable, wherever modern editions do not yet exist. It is a far more complete collection of Patristic and later literature than anything that has appeared subsequently or is likely to. To create so much so quickly, Migne reprinted the best or latest earlier editions available to him. In the PG the Latin translations were often made in the renaissance before any Greek text had been printed, and so do not necessarily match the Greek text very accurately. The indexes themselves are useful for locating references in the patristic writings. The collection is now available on CD-ROM at some research libraries and an electronic version is online .




Aujourd’hui beaucoup de ses oeuvres ne correspondent plus avec l’actualité. cependant certains dictionnaires dont la science évolue peu tels les „Apocryphes de la Bible, l"Héraldique" ou les „Hérèsies" sont encore utilisés.

Malgré sa renommée à Paris et même dans toute l’Europe grâce à l’édition, Migne n’oubliera jamais ses débuts dans le Gâtinais. En effet, il offrit à l’église de Desmont et à l’église d’Auxy deux tableaux. Par contre on n’a jamais trouvé trace d’un don quelconque à l’église de Puiseaux.

PIERRE LAROUSSE  

                                           

Pierre Larousse (1817 - 1873) è stato un LINGUISTA,PEDAGOGISTA,SCRITTORE, ENCICLOPEDISTA, FILANTROPO

Biografia 

Larousse nacque in una modesta famiglia, il padre era infatti fabbro e carrettiere e la madre cabarettista, fin da piccolo sogna di diventare un grande enciclopedista sulle orme del suo mito Denis Diderot. Nel 1840 parte per Parigi dove grazie a dei corsi gratuiti per otto anni studia alla Sorbona, poi al CNAM e frequenta numerose biblioteche parigine. Impara il cinese, il sanscrito, il latino ed il greco, studia inoltre linguistica, storia, filosofia, meccanica, astronomia, letteratura francese e svariate letterature straniere. Nel 1848 interrompe il progetto di fondare una casa editrice per via dei moti del '48. Nel 1850 riesce a fondare assieme ad Augustin Boyer la Libreria Larousse-Boyer, nel 1852 ottiene la licenza di editore, pubblica testi scolastici ed il Nuovo Dizionario della Lingua Francese, antenato del 'Piccolo Larousse illustrato, per poi pubblicare il Grand Dictionnaire universel du XIXe siècle (1866-1876) in 15 volumi e 

VIETATO DISPERDERE LA GENIALITA' DELLA LORO VISIONE e la loro fiducia nell'imprevedibile varietà della ricerca umana fruttuosa se scambiata e messa in comune!!!!!!!


COSA CI MANCA?   con qualche eccezione....
LA CULTURA  VIVA E APPASSIONATA, CURIOSA DELL'ESISTENZA DEGLI ALTRI

UN MILANESE  A CINQUE STELLE
Il Traveller                                                     
PAOLO BROVELLI, l'APENAUTA
     
TREVELLERSOCIETY
    Paolo Brovelli, classe ‘66, di Milano, ama definirsi ‘geografo viaggiante’.
Socio fondatore di un’agenzia di servizi culturali della sua città, all'attività editoriale unisce da sempre una grande passione per la linguistica, la fotografia e ovviamente la geografia, sua linfa vitale. Convinto che la conoscenza diretta di popoli e luoghi sia parte fondamentale dell'esperienza di ogni uomo, ha fatto di tutto per laurearsi ‘esperto viaggiatore’, imparando correntemente quattro lingue e organizzando e realizzando, da vent’anni senza interruzione, decine di itinerari individuali in quattro continenti. Con veicoli propri o mezzi locali, ha intrapreso lunghi viaggi di studio ed esplorazione in tutta l'area mediterranea e nelle più remote regioni di America Latina, Africa nera e Asia, raccogliendo migliaia di foto e una ricca documentazione. Ha al suo attivo anche esperienze estreme, come EurAsia Expedition 98, Lisbona-Pechino, coast to coast eurasiatico a bordo di un Ape Piaggio, la Libia in ciclomotore, una traversata del Sahara con i mercanti di bestiame o una spedizione nell’Eritrea e nell’Etiopia del dopoguerra (1994).
Si è laureato in Lettere a pieni voti all’Università degli Studi di Milano con una tesi in Geografia Umana, dal titolo Un raid euro-asiatico per fare geografia.
Ha collaborato con diverse case editrici e riviste per la stesura di articoli, testi, l’editing e l’iconografia.
Tra i suoi luoghi preferiti: alcune zone del Sahara libico e algerino, l’Asia centrale (dall’Iran al Kirghizistan), il Brasile, l’Himalaya… dipende dai periodi della vita.
Attualmente, sta scrivendo un libro di viaggio sull’esperienza di EurAsia Expedition 98 e una guida sul Brasile, che sarà edita da Polaris.
PEREGRINAZIONI ED ESPLORAZIONI PER LE STRADE DEL MONDO
- Italia: tutta.
- Mondo Mediterraneo: tutti i paesi di Europa del sud, Africa del nord, Asia anteriore, tranne Israele, il Libano e alcuni isolotti.
- Europa occidentale: tutti i paesi della prima UE, tranne quelli scandinavi.
- Europa orientale: da Tallin (Estonia) a Sofia (Bulgaria), tranne la Romania.
- Africa Occidentale francofona: diversi paesi sahariani e del golfo di Guinea.
- Africa Orientale: dall’Eritrea alla Tanzania.
- Subcontinente Indiano: Pakistan, India, Bangladesh.
- America del nord: da New York a San Francisco, giù fino ai siti maya dello Yucatán.
- America del Sud: Brasile, da Manaus alle cascate di Foz de Iguaçú fino ad Asunción (Paraguay), con lunghe permanenze a Rio de Janeiro e São Paulo.
- Ural Expedition 2004: Ucraina e Russia, fino ai monti Urali e al mar Caspio.
- EurAsia Expedition 98 – Lisbona-Pechino: tutta l’Asia lungo la direttrice mediana della Via della seta, passando per Istanbul, il Caucaso, l’Asia centrale ex sovietica.

Lingue straniere conosciute: le lingue sono la chiave di volta di ogni viaggio. L’importante è sempre poter comunicare con il maggior numero di persone possibile, dal contadino all’ambasciatore. Solo così un viaggio schiuderà i suoi tesori più segreti.
Italiano, perché sono nato nel Belpaese. Purtroppo all’estero lo conoscono in pochi. Madrelingua.
Portoghese, mia lingua d’adozione. Si parla anche in Brasile e in qualche paese africano. Ottimo.
Inglese, lingua madre di una miriade di paesi in tutti i continenti ed soprattutto esperanto del Duemila… grazie di esistere. Buono.
Francese, non ci si va solo in Francia, ma anche nel Maghreb e in mezza Africa nera. Buono.
Spagnolo, parlato anche in gran parte d’America. Buono.
Russo, lo conoscono in mezza Eurasia. Rudimenti, in via di sviluppo.
I veicoli
In viaggio, il mezzo è sempre un mezzo, mai un fine. L’importante parte dal movimento.
Veicoli propri: sandali & scarponi, ciclomotori, motofurgoni, auto. Fin dove ho potuto arrivare. Per il resto…
Veicoli pubblici: asini, muli, cavalli, dromedari, cammelli, risciò a mano e a pedali, autorisciò, carri e carretti, trattori, furgoni e furgonette, taxi de brousse, matatu, taxi, jeep, autobus, autobus-letto, camion, moto, motorini e motorette, treni elettrici e a vapore, canoe, jangade, shikare, caicchi, pinasse, barche, barche a vela, barconi, barconi a vapore, traghetti, hovercraft, navi, aerei.


Contatti: pbrovelli@travellersociety.it – oudenos@tiscali.it
http://www.scrittoio.com/eurasia/

COSA CI MANCA?
ANCORA UN PASSO AVANTI:  ESSERE NOMADI CON  SOLIDARIETA' DEL CUORE
OVERLAND A PEDALI DA COMO A PECHINO PER RIDARE UN SORRISO AI BIMBI IN DIFFICOLTA'

10 giugno 2007      

LA COMO-PECHINO SULLA VIA DELLA SETA

ANDRA’ IN TV SU RAI UNO IN OTTO PUNTATE

 

Con il programma Overland “Ciclo Maratona” Como – Pechino dal 13 giugno al 1° di agosto 2007 in otto puntate verrà riproposta la splendida maratona ciclistica che dal 26 aprile al 16 agosto del 2005 ha coinvolto più di 20 ciclisti (12 hanno percorso per intero
14 mila chilometri)
in una straordinaria “pedalata”. Sarà un’occasione unica ed irripetibile, oltre che indimenticabile, di poter rivivere con l’ideatore di questa impresa, Alberto Pozzi, l’emozione di un’esperienza forte ed ammirevole. Grazie alle riprese di Overland che ha seguito tutta l’impresa, stando seduti davanti al televisore, si potranno rivedere luoghi suggestivi, angoli del mondo dove la natura riserva ancora mille emozioni e significativi modi di vita. Le puntate saranno trasmesse (sempre in seconda serata alle 23 circa) ogni mercoledì: 13 giugno, 20 giugno, 27 giugno, 4 luglio, 11 luglio, 18 luglio, 25 luglio e 1° agosto.

 RACCOLTA FONDI A PEDALI  PER I BAMBINI CHE NECESSITANO DI CURE ODONTOIATRICHE IN ZONE DISASTRATE 






Gli uomini di Overland sono persone normali. Ciò che li accomuna è un'infinita capacità di adattamento alle difficoltà del viaggiare lontano dagli agi della civiltà - e tanta pazienza per affrontare i piccoli imprevisti di ogni giorno oltre ai pericoli e alle grandi difficoltà. Naturalmente si tratta anche di uomini di provata esperienza, perchè le strade di Overland non sono mai facili...

Il progetto Overland nasce nel 1995 con l'ambizioso intento di tracciare un ritratto del nostro pianeta, esplorandone gli angoli più remoti con quattro camion Iveco ANW 330.30 e realizzando un eccezionale diario televisivo trasmesso da Raiuno in ormai oltre cinquanta puntate . I numeri di Overland, già ad oggi, sono impressionanti: Undici spedizioni in undici anni, oltre 252.000 chilometri di percorrenza totale (pari a circa sei volte la circonferenza della terra) coperti in oltre 1100 giorni di viaggio attraverso 107 paesi ed ogni ambiente naturale e fascia climatica del pianeta. 
Overland, l'ambizioso progetto tendente a realizzare il giro del mondo in camion, si inserisce nel più ampio progetto di Beppe Tenti per la "riscoperta" delle quattro ruote che, in un mondo appiattito dai jet, ha già visto Trekking International percorrere l'Eurasia in lungo e in largo. Con la prima fase dell'impresa, la traversata da Roma a New York felicemente portata a termine nel 1996, l'attenzione si è spostata sul Nuovo Mondo, che Overland 2 (New York-Terra del Fuoco-San Paolo) ha attraversato da un capo all'altro nel 1997. La terza fase, Overland 3, svoltasi nel 1998, ha visto la carovana cimentarsi con il continente africano ed il rientro in Europa - per la via più indiretta, naturalmente. Ma l'avventura continua e nel 1999 i quattro camion di Overland hanno affrontato l'Asia: con Overland 4 e 5 hanno vinto anche questa sfida. Overland 6, l’anello azzurro del Mediterraneo, è stato realizzato nel 2002. Successivamente sono stati prodotti nel 2004 Overland 7 ritorno in Siberia, nel 2005 Overland 8 la riscoperta delle Americhe, nel 2006 Overland 9 tre continenti. Con Overland 10 la spedizione ha cambiato mezzo scoprendo le bici, da Como a Pechino durante il 2005. Due anni dopo i mezzi cambiano ancora e arriva la centenaria Itala vincitrice del primo raid della storia nel 1907 da Pechino a Parigi. Quest' auto d'epoca è uscita dal museo che la custodiva per ripercorrere i suoi passi in senso inverso cent' anni dopo tornando a Pechino dove era partita.





COSA CI MANCA?
DALLA PROVINCIA DI TREVISO
RESTARE FORTI E SEMPLICI   COME   GLI ASINELLI DI BRUSEGHIN
(( Piera, Piccola, Pierina, Pasqualina, Giuliano, Alessandro, Francesca, Teresa, Camilla, Celeste...
Chi sono?   ...Gli asini di Marzio!))




SUPERGREGARIO STRAORDINARIO, CAMPIONE ITALIANO A CRONOMETRO, VINCITORE DELLA CRONOSCALATA D'OROPA - GIRO 2007, BRAVO IN CUCINA E ALLEVATORE APPASSIONATO DI ASINELLI, NOMADE PER PROFESSIONE, NON SI STACCHEREBBE MAI DALLE MERAVIGLIE DELLA SUA TERRA, EPPURE STA PEDALANDO DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CHILOMETRI....





NON VOGLIO ANCORA CREDERE CHE L'OMINO IN  VERDE ABBIA TRADITO LO SPORT  FACENDO CROLLARE  UNA LUNGA STORIA E UNA LUNGHISSIMA STIMA  IN QUESTO ULTIMO TOUR 2008.... LASCIO QUINDI ANCORA QUESTO ATTESTATO
SPERANDO CHE NON MI TOCCHI L'AMAREZZA DI DOVERLO CANCELLARE...

COSA CI MANCA?
L'ESSER LEALI  E GENEROSI COME PIEPOLI, L'OMINO IN VERDE,
IL SUPERGREGARIO SCALATORE CHE CONDUCE ALLA VITTORIA  RICCO',  IL GIOVANE TALENTO DEBUTTANTE





ESATTAMENTE COME FARA'  PER IL CAPITANO DELLA SQUADRA, SIMONI

                                                               


                           

 

COME VIAGGIARE??
COSA CI MANCA?
RESTARE LIMPIDI COME L'ACQUA
E LOTTARE PERCHE' L'ACQUA SIA PER TUTTI LIMPIDA DAVVERO


E INVECE  la battaglia per l'acqua INFURIA.  Conserviamo almeno nel cuore le immagini di queste antiche vie della civiltà e dell'incontro, della cultura e della sopravvivenza umana:




disgelo.... torrentelli.....fiumi
     

una piccola imbarcazione e si parte alla scoperta del mondo....

  
 

  soli nella natura

   o a frotte...                                                        
 

                                                           

in santa pace





o in gara di velocità con altri e in lotta con le difficoltà del percorso




sorretti, trascinati, avvolti dall'acqua.... 
                 
  acqua madre, ACQUA TRASPARENTE.....

"Il Botswana è un paradiso per chi ama la natura e gli animali  ed il  delta del fiume  Okavango, nel nord-ovest del Paese, è il più esteso delta interno del mondo,  rifugio di  un'enorme varietà di uccelli ed altri animali. Al  suo centro   si trova la Riserva Naturale di  Moremi, un'area protetta di 1170 miglia quadrate, che può rappresentare un posto ideale da   cui partire per andare alla scoperta delle bellezze del Botswana. Un avventuroso viaggio in  canoa lungo il delta può costituire un'esperienza unica, raggiungendo anche
 
ANGOLA      NAMIBIA     ZIMBABWE"

....MA PURTROPPO.......

  OKAVANGO TALE
 

DISSE IL COCCODRILLO:  
"CHI MI HA SPOSTATO IL FIUME?"
DISSE LA FARFALLA:

"E' VENUTO UN UOMO
E SE L'E' MESSO IN SPALLA...
RINCORSO DA TRE UOMINI,
E' ANDATO PER DI LA'...."

DISSE LA ZEBRETTA:

"CHI MI HA ALLAGATO IL PRATO?"


LE RISPOSE IL BRUCO:


"SON VIVO PER MIRACOLO!
HO L'ACQUA FUOR DAGLI OCCHI!
ERANO IN QUATTRO ED HAN MOLLATO IL FIUME,
SCAPPANDO SULLA ZATTERA.
LI INSEGUIVA LO GNU

VELOCE COME UN MISSILE!"

DISSE LA RANA:

"PERCHE' LA FOGLIA E' SECCA?
SALTO E MI TROVO NELLA SABBIA ASCIUTTA.
EPPURE IL FIUME MI SEMBRAVA UN MARE!..."


E L'ELEFANTE DISSE:

"IL NOSTRO FIUME SE LO SON PRESO
GLI UOMINI.
SALTA SULLA PROBOSCIDE:
L'ANDIAMO A CERCARE"


MA VENNE UNA VECCHIETTA
DALL'ARIA SOSPIROSA.
SOSTO' ALLA SORGENTE
E FECE UN GRAN GOMITOLO
COLL'ACQUA CHE SGORGAVA.
LO MISE NELLA CESTA
E CON QUEL FIUME IN TESTA
A CASA SE NE ANDO'.
 
 

DALL'ALTO LA GIRAFFA    
SUONO' LA CAMPANELLA.

"ALLARME GENERALE,
LE COSE VANNO MALE"



"RIMETTA A POSTO IL FIUME"
DISSERO ALLA VECCHIETTA
L'ELEFANTE E LA RANA.

                                                          



"GUARDATE LA MIA CASA:
E' TUTTA UNA ROVINA.
DI NOTTE
VENUTI SON TRE UOMINI,
E POI ANCHE ALTRI TRE ....
HAN PRESO IL MIO GOMITOLO
E GIU' BOTTE SU BOTTE,
SON TUTTI DA CURARE.

LASCIATE A ME  IL GOMITOLO,
NE FACCIO UNA SCIARPETTA
CHE FASCI OGNI VILLAGGIO
CON BIMBI DA SFAMARE".

                                                             

                                                              nonna giovannella




COSA CI MANCA?
RESTARE IMPREVEDIBILI USANDO TUTTE LE ANTICHE VIRTU'  IN DURA LOTTA CONTRO I NOSTRI LIMITI COME FANNO I SARDI, CHE CONTEMPLANO L'ANTICO E IL NUOVO CON UGUALE  INTELLETTO



PAOLO FRESU, L'UNIVERSALE DI BERCHIDDA
                                                                               


La banda del paese e i maggiori premi internazionali, la campagna sarda e i dischi, la scoperta del jazz e le mille collaborazioni, l'amore per le piccole cose e Parigi. Esiste davvero poca gente capace di mettere insieme un tale abbecedario di elementi e trasformarlo in un'incredibile e veloce crescita stilistica.
Paolo Fresu c'è riuscito proprio in un paese come l'Italia dove - per troppo tempo - la cultura jazz era conosciuta quanto Shakespeare o le tele di Matisse, dove Louis Armstrong è stato poco più che fenomeno da baraccone di insane vetrine sanremesi e Miles Davis scoperto "nero" e bravo ben dopo gli anni di massima creatività.
La "magia" sta nell'immensa naturalezza di un uomo che, come pochi altri, è riuscito a trasportare il più profondo significato della sua appunto magica terra nella più preziosa e libera delle arti.
A questo punto della sua fortunata e lunga carriera, forse non serve più enumerare incisioni, premi ed esperienze varie che lo hanno imposto a livello internazionale e che fanno sistematicamente ed ecumenicamente amare la sua musica: dentro al suono della sua tromba c'è la linfa che ha dato lustro alla nouvelle vague del jazz europeo, la profondità di un pensiero non solo musicale, la generosità che lo vuole "naturalmente" nel posto giusto al momento giusto ma, soprattutto, l'enorme ed inesauribile passione che lo sorregge da sempre.

Dirige i festival “Time in jazz'” di Berchidda ed “Eurojazz” (Concorso Internazionale per gruppi emergenti) di Oristano
, ed anche i Seminari jazz di Nuoro. Ha scritto musiche per il cinema, per la danza, per il teatro ed è oggi attivo in una miriade di progetti che lo vedono impegnato quasi tutti i giorni dell’anno, in ogni angolo del mondo. Da ricordare, fra i più stabili e duraturi, almeno il suo storico quintetto ed il trio “P.A.F.”, con Antonello Salis e Furio Di Castri. Vive oggi tra Parigi, l'Appennino tosco–emiliano, Bologna e la Sardegna.

  UN DISCO ESEMPLARE

KOCANI ORKESTAR MEETS PAOLO FRESU & ANTONELLO SALIS
. «LIVE» . (2005)
L’Oriente è già qui. Da molto tempo. Si incontra agli angoli delle strade, ai semafori, in campi brulli e desolati di periferia. Nelle nostre vie del centro, ai margini delle città. Cammina vicino a noi, assieme a noi. Parla, a chi sa e vuole ascoltare il linguaggio della poesia. E talvolta ha la magia e i suoni di un’orchestra gitana. Fatta di musicisti straordinari, artisti vagabondi, generosi ed eccessivi solo come possono essere quei formidabili tipi della Kocani Orkestar. Ensemble aperto, sempre in continua mutazione, disponibile per vocazione antica agli incontri di viaggio. Tanto più se accadono con compagni altrettanto aperti e disponibili come possono esserlo due jazzisti di razza quali il trombettista Paolo Fresu e il pianista e fisarmonicista Antonello Salis, entrambi di origine sarda che, oltre alla musica afroamericana e a quella contemporanea occidentale ed europea hanno inciso profondamente nel loro Dna quella delle loro origini. Antica e nobile altrettanto come quella dei rom. Ancora largamente amata e praticata come accade esattamente nelle affascinanti e sterminate terre balcaniche. Ed è in questa sorta di vicinanza e di storie parallele che forse va individuato il primo degli elementi che hanno reso immediatamente efficace e di grande impatto musicale e spettacolare questo incontro tra musicisti per altri versi così differenti e lontani. Un incontro che è cresciuto e maturato durante un anno di concerti tenuti in lungo e in largo per diventare infine, una bellissima storia di amicizia e di musica senza frontiere. Un felice potlach di suoni e melodie che hanno arricchito gli uni e gli altri regalando, a chi ha potuto ascoltare dal vivo, un’ineditaParte della quale si può rintracciare in questo imperdibile disco registrato dal vivo, tra Roma ,Ravenna e Foligno, da segnalare per la bellezza dei suoni, le intriganti trame musicali tessute tra Occidente e Oriente.
Come accade nella variazione per “Ballo sardo” scritta da Fresu che alla prova live assume le vesti di una danza senza tempo, trascinante come quell’altra potente e ballabilissima "Good bye Macedonia". Ma sono tutti i brani che escono trasformati a nuova vita in questo album. Dalle musiche scritte da Paolo Fresu per il film dedicato alla giornalista Ilaria Alpi, "…Del Viaggio" e "Notti a Mogadiscio", agli stessi motivi della Kocani, da "Gajda" a "Siki Siki Baba". Un viaggio emozionante tra improvvisazione e tradizione, melodia e swing. Rigurgitante di sentimenti e di passioni, disordinato ed elegantemente raffinato. Cucito con una vibrante poesia dell’anima. Nomade e senza passaporto.

Walter Porcedda (critico musicale)


Maria Carta
è nata nel Logudoro, a Siligo (Sassari), da una famiglia povera. Ha passato l’infanzia, come ogni bambino della sua condizione, aiutando nel lavoro la famiglia, ma anche prestando attenzione vivacissima alle tradizioni della sua gente.
Molto si deve a questa straordinaria cantante (Siligo 1934 - Roma 1994) se, da metà degli anni settanta, si è accentuata una generale riscoperta e valorizzazione del patrimonio tradizionale isolano.
Si può dire che non ci sia aspetto della musica sarda che Maria Carta non abbia setacciato in 25 anni di carriera: ninne nanne, gosos, canti gregoriani sono stati rispolverati e rivitalizzati con un contributo originale della cantante logudorese.
La passione per il canto era viva fin dalla primissima infanzia quando cantava la messa nella parrocchia del paese; ma del resto in famiglia, nell’ottocento, era vissuta Filomena Delogu, una delle prime donne nell’isola a tenere concerti in piazza.
La svolta comunque per Maria Carta matura nel 1958 quando si trasferisce a Roma e perfeziona il suo già avviato lavoro di ricerca sul patrimonio sardo, frequentando il “Centro studi di musica popolare”, presso l’Accademia Santa Cecilia...

SASSARI, LIBERO PINNA SEQUESTRATO 8 MESI FA

Libero Giovanni Battista Pinna, l'allevatore rapito il 19 settembre 2006 a Bonorva (SS). Stanco e provato, ma in buone condizioni, è ora in ospedale a Oristano, per accertamenti. Dopo otto mesi passati da solo e incatenato, Pinna ha detto di essersi liberato, aiutato forse dall'allentata sorveglianza dei rapitori. Ha raggiunto una azienda agricola e ha telefonato alla sorella. Individuata la sua prigione, la stanzetta di un fienile. Le due persone fermate dopo la liberazione dell'allevatore sono state arrestate su disposizione dei magistrati della Dda Mauro Mura, Paolo De Angelis e Gilberto Ganassi.Arresti eseguiti da CC di Oristano
PINNA HA DICHIARATO DI AVER GIA' PERDONATO I SUOI RAPITORI.

29/05/2007 09:57

   LE TARTARUGHE MARGINATE, RISCHIANO DI ESTINGUERSI A CAUSA DEL BRACCONAGGIO SEMPRE PIU' OTTUSO
MA.....

In Sardegna, a circa 35 km da Cagliari, in località Pranu Sanguni, nel comune di San Basilio, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) sta costruendo un grandioso impianto scientifico, denominato SRT (Sardinia Radio Telescope). Si tratta di un radiotelescopio del diametro di 64 m, di concezione moderna, versatile, con diverse posizioni focali, e con una copertura di frequenza da 0.3 a 100 GHz. L’impianto, disegnato per applicazioni di Radioastronomia, Geodinamica e Scienze Spaziali, si configura come una facility internazionale di altissimo profilo. L’iniziativa, finanziata principalmente dal MIUR e dalla Regione Autonoma della Sardegna, si inquadra in un ampio programma di sviluppo scientifico e tecnologico e di alta formazione in Sardegna.



                                                                                       
TISCALI SPA. The company takes its name from a 2,000-year-old nuragic village hidden in the centre of Sardinia. For centuries, the village was the shelter to the Sardinian population from invaders' attacks, a shelter whose main protection was silence. Communication was born from the silence, and communication supersedes isolation. From the land of silence and isolation, from a small island in the Mediterranean Sea, Tiscali broke the rules of monopoly, and the name of the silent village became the name of a project that has developed into a  pan-European company. Initially established as a regional telephone operator and Internet Service Provider (ISP), Tiscali rapidly expanded its operations throughout Italy, differentiating itself from its competitors with innovative services and marketing strategies.       
                                                                                                                                   

                                                                                                        Renato SORU
«Non andate a cercare soldi nel palazzo del Consiglio regionale, non state a perdere tempo dietro a politici e assessori. Internet non ha padroni e si basa solo sull'intelligenza che, per fortuna, il buon Dio non ha riservato al nord e a Milano. La grande rete è una manna dal cielo per il Meridione, perché se il problema del sud è anche geografico, di periferia, Internet ha frantumato nella sua irruenza il rapporto nord-sud, la centralità non esiste più».  

E stavolta, davanti a questa grande rivoluzione, non ci sono attenuanti: «Non è una questione di capitali, perché l'economia della rete se ne frega dei capitali, la vera risorsa oggi è l'uomo, il patrimonio di intelligenze, di professionalità da valorizzare, di idee e intuizioni che fortunamante sono dappertutto. Vanno semplicemente scovate».

            

TISCALI E' IL NOME DI UN ANTICO VILLAGGIO.
Nella valle troviamo anche il villaggio nuragico di “Sa Sedda ‘e Sos Carros”, e il villaggio di “Tiscali”, raggiungibile solo con una guida. Il percorso avviene attraverso la cosiddetta “Curtigia di Tiscali”, una fenditura che interrompe l’incombente e gigantesco versante del monte. I fianchi della rupe sono rivestiti a tratti da una fitta vegetazione e da enormi esemplari di leccio e di ginepro e presentano nicchie di erosione eolico – idrica. Percorso l’impervio sentiero si giunge all’unico ingresso della dolina, il villaggio sorge infatti su una grotta in cui è sprofondata la volta offrendo agli spettatori un inaspettato ed inusuale paesaggio di rara e incontaminata bellezza.
il villaggio di Tiscali. Unico insediamento in Sardegna costruito all’interno di una grotta, dove, milioni di anni fa, per un assestamento della terra, la volta è sprofondata dando vita ad un grande cratere  che l’uomo ha utilizzato come rifugio, costruendo al suo interno piccole case di pietra e fango, coperte di tronchi. Nella parte opposta all’ingresso, un enorme apertura formatasi in seguito al crollo di una pietra dalla parete, permette a tutti i visitatori di dominare, dall’interno della grotta,  la valle e le montagne circostanti .




SANT'ANTIOCO isola nell'isola  prenuragica, nuragica, fenicio-punica, romana
e soprattutto SARDA


Nel mare dell'isola cresce e si sviluppa in fondali di 3-5 metri la Pinna Nobilis Setacea, che solo a maggio è possibile sollevare dal fango per tagliare il bioccolo di seta, facendolo possibilmente solo da animali anziani e nella quantità minima necessaria a tramandare la tradizione. La fibra viene dissalata nello stagno di Santa Caterina, la cui salinità è inferiore a quella marina, aggiungendo di tanto in tanto acqua dolce, in modo da non ridurre drasticamente la salinità per non irrigidire la fibra che non risulterebbe più cardabile, e viene quindi asciugata all'ombra.Dalla cardatura con un cardo a spilli si ottiene una specie di bambagia setosa, scura al buio ma dorata alla luce del sole. Viene quindi filata ed il filato viene messo su una spola di canna, con la quale si può quindi passare alla tessitura, per la quale Chiara usa ancora oggi un telaio a tavola che ci ricorda essere stato il modo più antico di tessere (perché la donna poteva portare la tavola sempre con sé ovunque andasse). Il colore dorato dei tessuti più importanti si ottiene schiarendolo in un bagno di limone: così Chiara ha fatto per il suo lavoro più noto, il Leone di Tiro, che ha dedicato a tutte le donne del mondo, al cui silenzioso lavoro nessuno dà il giusto riconoscimento.



                                                           

CHIEDE L'INTERDIZIONE DELLA PESCA DALLE ZONE OVE VIVE LA PINNA NOBILIS SETACEA, CONTINUAMENTE SRADICATA DALLA PESCA AL TRAINO;
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GRATUITAMENTE PERCHE' UN'ARTE NON SI TRAMANDA PER DENARO


IMPARIAMO DALL'ANTICHISSIMO MEDITERRANEO...

da Stanis Manca  Gare Poetiche




Ma il sentimento della poesia - sentimento e arte, ripeto - è diffuso nel popolo sardo, e un istinto misterioso che lo guida verso la bellezza, e lo fa prorompere in un linguaggio che sa tutte le armonie del verso, fondendo il tipico dialetto in strofe ricche di forza e di grazia.

<>Chi sono dunque questi poeti della Sardegna? o pastori vaganti e solitari, che inventano e modulano i loro canti conducendo le gregge al pascolo, sono contadini i quali nelle aie, nelle vigne, negli uliveti, durante i riposi all'ombra, o nelle lunghe notti d'inverno, disputano in poesia provocando dei veri certami poetici, e sono per­fino degli artigiani e de' piccoli professionisti che leggono il giornale e traggono dagli avvenimenti del giorno le loro ispirazioni.  Ma nessuno di essi scrive e tanto meno medita il proprio parto poetico. ­Tutti invece si abbandonano alla più schietta, alla più rapida estemporaneità, fino ad acquistare quella fama che godono di famosi improvvisatori presso il popolo.L'improvvisazione regna sovrana nella poesia dialettale della Sardegna, e se per il suo carattere ­estemporaneo, che si produce al di fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non riesce ad occupare una pagina duratura nella storia lette­raria dell’Isola, non si creda per questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche va­dano dimenticati con il volgere degli anni. <>Tutti i paesi del Lugodoro - che è la regione dove è maggiormente sviluppato il sentimento della poesia - si vantano di una tradizione poe­tica, e morto o scomparso un poeta ne hanno subito incoronato un altro.  E non è detto che lo spirito di campanile abbia fatto ritenere agli abitanti di ciascun Comune di possedere il miglior poeta, in dispregio degli altri.  No, ogni Comune si è accontentato e si accontenta di avere dato i natali ad un poeta, ma riconosce facilmente la superiorità e la fama di quegli improvvisatori che, al pari degli antichi bardi, hanno saputo acqui­stare molte corone, fuori delle mure del paesello natìo, ed hanno sparso ovunque le loro strofe, che si ripetono ancora di villaggio in villaggio.
Per essi è sorta e si è mantenuta in Sardegna la tenzone poetica, curiosa sfida, che tanto appas­siona tutti gli isolani, ed acquista i caratteri di un vero teatro primitivo, all'aria aperta.Udendo un gruppo di improvvisatosi sardi a poetare, con una specie di canto fermo, il quale, alla sua vola, in ogni strofa, è sottolineato da ­un breve accompagnamento di altri cantori, si è ­tratti a pensare, per quanto confusamente, al rito dionisiaco, e all'impeto bacchico da cui sorsero le prime effigie teatrali della civiltà.  

 Soltanto che le disputas, che nel buio notturno o al lume della luna i poeti di Sardegna teneano un tempo nelle sagre campestri, si sono ora di­sciplinate, fino a diventare un vero e proprio spettacolo che rivaleggia con gli altri divertimenti della festa, quali le corse dei cavalli, i fuochi d'ar­tifizio, il ballo tondo, etc., etc.

  <>Ed il popolo, come ho già detto, si appassiona fino al delirio per i suoi poeti, e segue ammirato e commosso tutte le fasi della gara, rilevando man mano il maggior estro di ciascun cantore, ed il brio od il raziocinio con il quale esso at­tacca o si difende  <>Perchè uno de' maggiori pregi che distinguono la vena de' poeti sardi è non solo la facilità dell'improvvisazione, ma la logica stringente con cui viene ribattuto ogni argomento dell'av­versario
E le botte e le risposte, si possono prolungare, per alcune ore, senza che i due rivali accennino mai a stancarsi.

                                                                                         poeti sardi nel primo novecento

da Carlo Pillai - CANTADAS
Ancora recentemente in una gara svoltasi a Stintino nel 1977, il 9 settembre, in occasione della festa della Madonna della Difesa Francesco Mura di Silanus e Antonio Canu di Oliena trattarono il numero sette e il numero tre e subito dopo interpretarono rispettivamente la parte del marito geloso e della moglie libertina .
In queste schermaglie verbali ciò che si apprezzava maggiormente era la profondità dei concetti e l’incisività delle parole, che, quasi fossero scolpite sulla pietra, dovevano far breccia sull’uditorio; tanto ciò è vero che  molti versi sono entrati nel linguaggio comune a mo’ di proverbi. In più stava il gusto del pubblico per il parlare figurato e il frequente ricorso al linguaggio metaforico – non per nulla si parla di un parlare sotto lo schermo delle metafore o chistionai asutta de metafora-. Non si apprezzava infatti il parlare nudo e crudo né si gradivano le offese reciproche tra gli improvvisatori. Pertanto bisognava trovare un punto di equilibrio nel rispondere all’avversario in modo efficace, ma allo stesso tempo non crudo e dichiaratamente offensivo e questo equilibrio non poteva non essere che l’abilità oratoria e la padronanza  delle parole e delle rime. E i nostri cantadoris possono  appunto essere annoverati in quest’ultima schiera, dato che, specialmente nei tempi più antichi, concedono ampi spazi agli insegnamenti morali, spesso avvalendosi di esempi tratti dalle sacre scritture. Né manca in loro persino quella “ansiosa preoccupazione formalistica” che sfocerà nel cosiddetto trobar clus, che la critica romantica e post-romantica  giudicherà artificioso e decadente, ma che più recentemente è stato rivalutato come  “non schermo all’arte, ma mezzo espressivo di grande potenza” . Da qui gli esempi di poesia ermetica nel vero senso della parola , poesia che è frutto di  uno sforzo di elevazione ed affinamento e che necessita allo stesso tempo di uno sforzo per essere compresa da parte dell’uditorio che gradatamente ne penetra il senso, come avviene   in sa cantada a fini serrau , per cui anche per i sardi vale ciò che asseriva  Guiraut de Bornelh: “io credo che il canto migliore sia quello che non si intende immediatamente”. Bisogna aggiungere che  ciò vale ancor più per l’area campidanese dove si raggiungono forme metriche ancora più complesse rispetto a quella logudorese, col fenomeno delle rime cosiddette a schin’e piscie e col sistema de is retrogas, anch’esso di pretta derivazione  trovadorica


SETTEMBRE DEI POETI
 SENEGHE 28-31 AGOSTO 2008
Seneghe festeggia il Cabudanne de sos poetas
CAGLIARI - Quattro giorni di ascolto poetico, incontri con gli autori e con esponenti del mondo letterario, per le strade e le piazze del piccolo centro del Montiferru. “La poesia sarda incontra il mondo” è il sottotitolo della manifestazione, perché come negli anni precedenti, Seneghe per tre giorni diventerà luogo di incontro tra la poesia e i poeti della Sardegna con quelli dei continenti.




Giara di Gesturi   OVILE

                                                CAVALLINI  BRADI NELLA GIARA DI GESTURI


                                                                                                                                                  

SARDEGNA TERRA DI  VENTO E SOLITUDINE

                                                                           
                                                                              TRINITA' DI SACCARGIA

Noah, fascino del semplice
                                                                        NOAH
2000
Un ponte musicale tra la Sardegna, la Corsica e le sponde del Mediterraneo. Lo percorre Noa, la cantante israeliana, cantando (sabato sera) davanti alla basilica di Bonaria per il “Solstizio d’estate”. Due le canzoni scelte: Uri e il tema di La vita è bella. Noa si presenta in scena con semplicità, quasi scompare nella vastità della gradinata, ma quando inizia a cantare tutti sono rapiti dalla magia di un canto che è preghiera.
E lei, sarà l’effetto delle luci, cresce sempre di più, con quella voce e il magnetismo che emana, i capelli neri crespi, i denti grandi in un viso da pulcino. Sul palco c’è anche Gil Dor, che la accompagna dal 1991, quando Achinoam Nini (il vero nome della cantante) ha dato una svolta alla sua carriera di musicista. «I miei inizi non sono stati molto convenzionali», spiega Noa prima del concerto: «Durante il servizio militare, in Israele lo svolgono anche le donne, sono stata assegnata alla banda dell’esercito».
Il resto è una ricerca musicale continua che le dà la fama di artista attenta nel saper cogliere e miscelare le sue origini yemenite, le sonorità ebraiche (ha musicato alcune composizioni della poetessa israeliana Leah Goldberg), il jazz e il pop, come nel suo ultimo singolo If I give you every thing. «Nei miei testi canto l’amore e il desiderio di pace; Achinoam significa proprio Sorella della Pace». Temi non proprio leggeri, come lo sfruttamento delle donne nel mondo: «Per questo ho scelto il nome Noah: è la prima femminista della storia, andò a reclamare i diritti delle proprie sorelle davanti a Mosè, a rischio della vita».
Lo Yemen, Israele, l’America, il mondo che conosce in tournée, l’hanno resa un’ambasciatrice di pace e di armonia che ha cantato più volte davanti al Dalai Lama, a Madre Teresa di Calcutta e aI Papa. «È di una semplicità disarmante», dicono di lei, bastano poche battute per capire che è vero: arriva con due ore di ritardo (a Fiumicino ha perso una valigia con i vestiti e la chitarra), si scusa brevemente e inizia a parlare, con una voce bassa, molto musicale. «Come regalo di compleanno, mi aspettavo una sorpresa diversa», scherza, e rivela di aver compiuto 31 anni venerdì 23, un giorno prima di arrivare a Cagliari.
«In Sardegna, comunque, sono già venuta altre tre volte, a Calagonone, S. Anna Arresi e Alghero. Conosco la vostra musica, me l’ha fatta conoscere la mia amica Elena Ledda. Avete delle tradizioni musicali superbe, un patrimonio che è comune a tutta l’area nordafricana. Ne parlo spesso anche con Khaled. Ci incontriamo in giro per il mondo».


NOSTRA SIGNORA DI BONARIA - CAGLIARI
 Dedicato alla Madonna, protettrice dei marinai e meta di pellegrinaggi, è costituito da una grande Basilica del sec. XVIII, con facciata moderna, adiacente all'antico Santuario del sec. XIV, unica testimonianza dell'insediamento delle truppe aragonesi durante l'assedio alla roccaforte pisana del Castello.
Una colonna segna il punto, in cui, secondo la leggenda, sarebbe stata ritrovata , nel 1370, la cassa gettata da una nave colta dalla tempesta nel viaggio dalla Spagna all'Italia contenente la statua lignea della Madonna custodita nell'altare maggiore.
Nell'interno, di particolare interesse, la tavola che ritrae la Madonna del Cardellino, parte di un retablo smembrato risalente al XVI sec. attribuita a Michele Cavaro.
Presso la Sagrestia del Santuario, si trova una raccolta di modellini d'imbarcazioni d'epoca e di ex - voto offerti nei secoli della devozione dei marinai.

MA.......
SKYLOGIC MEDITERRANEO - IL NUOVO TELEPORTO

Skylogic Mediterraneo sarà presentato il 2 luglio a Cagliari. In questa occasione saranno illustrate potenzialità e prospettive di questa grande piattaforma per le telecomunicazioni satellitari a banda larga per dati e televisione e per altri servizi innovativi. Un’infrastruttura che offrirà nuove opportunità per il mercato delle Telecomunicazioni in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo con particolare riferimento alle piccole imprese, le grandi industrie e la Pubblica Amministrazione.

 

NUOVE / ANTICHISSIME ENERGIE

 

È il più grande parco eolico Enel in Sardegna, produce elettricità per circa 20.000 famiglie.
Si trova nel territorio di Tula, in provincia di Sassari, a circa 680 metri di altitudine. Il parco eolico si compone di 28 aerogeneratori per una potenza installata di circa 24 MW, in grado di evitare l’immissione in atmosfera di 33 mila tonnellate l’anno di anidride carbonica.
Un impianto realizzato rispettando il paesaggio, le attività preesistenti e il contesto naturalistico dell’area. Gli aerogeneratori, infatti, sono stati installati lungo le fasce antincendio del comprensorio forestale utilizzando le piste esistenti. E’ stato inoltre riutilizzato sul posto tutto il materiale degli scavi in modo da conservare tonalità di colore tipiche del luogo. Sono state messe a dimora numerose piante ad alto fusto della macchia mediterranea autoctona. La viabilità di accesso al parco eolico dai comuni di Tula e di Erula è stata migliorata rendendo più agevole il collegamento tra i due comuni. Nelle aree del parco eolico di maggiore interesse paesaggistico e naturalistico sono stati realizzati punti di osservazione sulle piane circostanti.
L’area dell’impianto sovrasta un altro importante sito: il bacino idroelettrico del Coghinas che alimenta la centrale omonima. Acqua e vento si coniugano così in questa zona del Monte Acuto dove l’energia generata da fonti rinnovabili, eolica e idroelettrica, è pari al fabbisogno energetico di circa 40 mila famiglie ed evita circa 60 mila tonnellate annue di anidride carbonica in atmosfera.

   

PIU' E' VASTO IL VENTAGLIO DI CAPACITA' SIA TRADIZIONALI CHE INNOVATIVE, PIU' SAREMO CAPACI DI ACCOGLIERE E VALORIZZARE  OGNI DIVERSA CULTURA CHE CI SI FACCIA INCONTRO.

ELEONORA D'ARBOREA


Oristano
città di tutti, politiche di accoglienza e di integrazione
((((SPERIAMO..........))))
Isa Hotel, Oristano 24 maggio '07 ore 19.30
Partecipano:
Carlo Mannoni, Assessore regionale alla Cultura
Gian Luigi Gessa, Consigliere regionale Progetto Sardegna
Don Giovanni Usai, responsabile comunità "Il Samaritano"
Stefano Pinna, Consigliere regionale Progetto Sardegna
Introduce:
Caterina Pes
Sarà presente il candidato Sindaco Marino Marchi


Bosa Carnevale

SEDILO
I CAVALIERI DELL'ARDIA
SAGRA DI SAN COSTANTINO  






I° concerto con Zampogna  Launedda Punto d'organo e due Launeddas Fiorassio a Latzorai (Nuoro) Agosto 2004

Le launeddas...

<>Strumento musicale antichissimo, il più antico del mondo, a fiato continuo costruito con canne palustri, di uso popolare fin dai tempi antichissimi. Le canne vengono tagliate nel corso del plenilunio del mese di febbraio e vengono lasciate stagionare per almeno tre anni.
Lo strumento è formato da tre canne che hanno diversa misura e spessore. Il basso o Tumbu è la canna più lunga e in genere viene sezionato in due o più parti. Fornisce una sola nota: quella della tonica ed è privo di fori.
La seconda canna chiamata Mancosa manna ha la funzione di produrre le note dell’accompagnamento e viene legata strettamente al basso in due punti per mezzo di spago impeciato. La terza canna o mancosedda è libera e ha la funzione di produrre le note della melodia.
Sulla mancosa e sulla mancosedda vengono intagliate a distanze prestabilite dei fori per le note musicali. Il suono viene prodotto dalle ance semplici sempre costruite con le canne e che vengono inserite nel basso, nella mancosa e nella mancosedda. Per l’accordatura dello strumento si usa la cera d’api. Si pone una piccola quantità di cera sopra l’ancia o cabitzina. La quantità determina il suono più o meno acuto o grave.

CAGLIARI
Fondazione Anna Ruggiu
La Fondazione Anna Ruggiu è nata nel 1999, con lo scopo di tutelare i diritti dell'etnia Rom e di diffondere la conoscenza della sue tradizioni culturali.

La Fondazione è stata promossa da Gianni Loy, Stefania Bergamo, Luciano Selis, Doretta Zuddas, Violetta Pireddu, Alberto Melis e da alcuni altri amici che hanno collaborato con Anna durante l'intensa attività a favore dei più deboli e degli emarginati che ha rappresentato il principale impegno della sua vita.

Anna, scomparsa nel 1998, oltre che socia fondatrice e ultima presidente dell'associazione Sucania, è stata l'ideatrice e l'animatrice della scuola riservata alle donne romnì, che negli anni passati svolse con successo la sua opera nel campo sosta dei Romà Khorakhané di via San Paolo a Cagliari.

Scuola Media Statale “A. Lamarmora – G. Pascoli”
Cerimonia di assegnazione Borse di Studio a studenti di etnia rom

Dalle strade alle aule di scuola

Ormai quasi del tutto superata la pratica dell’elemosina infantile, la stragrande maggioranza dei bambini e delle bambine appartenenti alle comunità rom presenti a Cagliari e nei centri limitrofi, frequentano le nostre scuole pubbliche. Spesso con grandi difficoltà a carico delle famiglie, persistendo lo stato di abbandono e di discriminazione a cui sono soggette, ma anche con rinnovate speranze in un futuro migliore.

L’assegnazione delle borse di studio ai ragazzi e alle ragazze che intendono proseguire gli studi, intende supportare queste speranze. Offrendo un aiuto concreto e valorizzando nel contempo quelle esperienze individuali meritevoli di essere prese ad esempio.

I vincitori di quest’anno sono:

  • Amela Beganovich, Oristano

  • Zagor Ahmetovic, Cagliari

  • Valentino Suleimanovic, Monserrato

  • Michela Suleimanovic, Monserrato

  • Elisabetta Suleimanovic, Monserrato

 

SCACCHI, IL PACIFICO CONTENDERE


importante esperienza vissuta da Damiano Locci, chiamato a rappresentare l'Italia ai campionati Mondiali Giovanili, ai quali ha partecipato con pieno diritto dopo avere vinto i Campionati Nazionali a Montecatini.
Sempre quest’anno ha portato il suo amore per gli scacchi anche a scuola insegnando quest’arte a tre compagni di classe che non avevano mai visto una scacchiera. I suoi sforzi sono stati ripagati perché il  “team” da lui capitanato e formato da i suoi allievi Stefano Iesu, Giuseppe Gregu e Federico Carta, ha partecipato al “Campionato nazionale scolastico”, aggiudicandosi il secondo posto nella classifica regionali e conquistando la decima posizione su 35 squadre, al campionato nazionale scolastico. In questa prova il nostro campione ha vinto il titolo assoluto di “miglior prima scacchiera”. La passione per gli scacchi di Damiano è alternata a quella per la musica; infatti dall’età di quattro anni Damiano si cimenta al pianoforte con ottimi risultati.





 
INSOMMA A PIENE MANI POSSIAMO ATTINGERE cose stupefacenti e
 GRANDI ISPIRAZIONI DA CIO' CHE CI VIENE PROPOSTO  DA OGNI ANGOLO DEL  MONDO........PURCHE' PRIMA DI TUTTO ABBIAMO CURA DI OGNI ANGOLO DEL MONDO, INCLUSI GLI ANGOLETTI PIU' RIPOSTI DELLA NOSTRA PATRIA....
E GRAN CUORE E MENTE APERTA PER ASCOLTARE

La Missione di Green Cross consiste nell'aiutare ad assicurare un futuro equo, sostenibile e sicuro per tutti attraverso l'incoraggiamento del cambiamento dei valori e lo sviluppo di un nuovo senso di interdipendenza globale e responsabilità condivisa nelle relazioni umane con la natura.
Green Cross:
Previene e risolve i conflitti che scaturiscono dal degrado ambientale;
Fornisce un aiuto integrato di tipo umanitario ed ambientale alle persone che sono colpite dalle conseguenze ambientali delle guerre e dei conflitti;
Tenta di promuovere normative etiche e legali che assicurano i fondamentali cambiamenti di valori, comportamenti ed atteggiamenti dei governi, del settore privato della società e della società civile, necessari a costruire una comunità globale sostenibile.
Il lavoro di Green Cross si basa sulla mediazione e la cooperazione, non sullo scontro, e si focalizza sulla necessità di dialogo e di interazione chiara tra tutti i settori della società moderna.
Green Cross fornisce: esperti ambientali imparziali, divulgazione delle informazioni, educazione, forum neutrali per il dibattito pubblico, studi scientifici, sostegno medico e sociale.
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IMPARIAMO PER ESEMPIO.....

 
DAL BENGALA

AMARTYA SEN

Amartya K. Sen (Santiniketan, 1933), economista indiano, Premio Nobel per l'economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University.

www.filosofico.net
A cura di Diego Fusaro

 La conclusione a cui Sen perviene passando dalla critica delle altrui posizioni è che il grado di eguaglianza di una determinata società storica dipende dal suo grado di idoneità a garantire a tutte le persone una serie di capabilities di acquisire fondamentali funzionamenti, ossia un’adeguata qualità della vita o well-being generale (cioè non ristretto entro parametri strumentali o economici). Fedele a questa impostazione, Sen è giunto, nei suoi scritti successivi, a tratteggiare una teoria dello sviluppo umano in termini di libertà (development as freedom). E, nel fare ciò, si è direttamente riallacciato alla tradizione greca, inaugurata da Aristotele, dell’eudaimonìa: l’espressione greca eudaimonìa non corrisponde affatto alla sua usuale traduzione inglese in happiness (felicità), ma ha piuttosto a che vedere col termine fulfillment, che vuol dire realizzazione completa di sè e che può essere resa con la bella immagine di una “vita fiorente” (flourishing life), ossia di una vita che fiorisce in tutte le sue potenzialità. L’eudaimonìa quale la intende Sen si contrappone direttamente al vecchio ideale della Welfare economics, che bada soltanto al benessere materiale: ma si oppone anche alla formulazione monistica che dell’eudaimonìa ha dato lo stesso Aristotele. Secondo Sen, infatti, l’eudaimonìa deve portare ad uno sviluppo pluralistico, per cui “esiste una pluralità di fini e di obiettivi che gli uomini possono perseguire”. L’errore commesso da Aristotele sta nell’aver individuato una “lista” di funzionamenti universalmente valida, trascurando di fatto l’individuo. Secondo Sen, invece, essendo tanti i fini e gli obiettivi che ciascun individuo può legittimamente perseguire, anche le capabilities sono una pluralità.                        


IMPARIAMO A CONDIVIDERE  IL DOLORE DEL MONDO 
 DA
UN ALTRO GRANDE TRAVELLER
 
   NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II°

1978
                                                                                                          


  

IN LITUANIA
A pochi kilometri a nord della città di Siauliai, la famosa Collina delle Croci. Per i Lituani queste croci sono il simbolo più vero della loro nazionalità, un simbolo di una piccola nazione che è stata in grado di preservare la sua identità nonostante secoli passati sotto la dominazione straniera.

     

 Testo e fotografie di Sergio Zanfrini

IMPARIAMO A SOSTENERE LA SPERANZA DEL MONDO

                                                                                               A CUBA        BENVENUTO MESSAGGERO DELLA VERITA' E DELLA SPERANZA!
 
IMPARIAMO DA
YVES-MARIE CONGAR
l'illuminato, dolente,  indomito VIAGGIATORE NELLO SPIRITO

 
SOUFFRIR POUR L'EGLISE ET SOUFFRIR PAR L'EGLISE.........

IMPARIAMO....

DALL'AFGHANISTAN

NOOR e gli AQUILONI

"Ci si mette molto tempo per diventare giovani"  (Pablo Picasso)

Il re degli aquiloni
(afghanistan)

AQUILONI
Noor Agha è il miglior creatore di aquiloni di tutto l'Afghanistan. Dalla sua abitazione, una baracca in un cimitero di Ashiqan Arifan, uno dei quartieri più poveri di Kabul, l'artigiano del vento confeziona gli aquiloni più belli, oggetto di quello che nel paese sconvolto dalle violenze è la cosa più simile ad uno sport nazionale. L'eco della sua bravura è giunto fino ad Hollywood, che lo ha incaricato di realizzare tutti quelli utilizzati per il film "Il cacciatore di aquiloni" tratto dal libro di Khaked Hosseini, che uscirà negli Stati Uniti a novembre. "La mia arte è un dono di Allah", dice Agha, che ha coltivato la sua arte a lungo in clandestinità: è proibita dai Taliban, anche se è uno dei pochissimi svaghi nel paese. Agha è anche un campione nel farli volare e duellare con gli altri. E per Hollywood ha anche allenato i ragazzini protagonisti della pellicola nell'arte di far volare in cielo gli aquiloni.
postato da latorredibabele
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RIDERE PER VIVERE
Afghanistan
Una strada per la pace- A patchwork for peace

Per un mese ventitre Clown Dottori da tutto il mondo, tra cui Patch Adams in persona, hanno portato nell'Afghanistan martoriato dall'ennesima guerra il loro contributo di pace, speranza , gioia, buonumore. Ecco com'è andata…



Il personale dell'aeronautica militare italiana non poteva credere ai suoi occhi quando, la mattina del 25 febbraio si presentarono a Pratica di Mare più di due dozzine di persone variopinte nel vestire e nel volto, con al seguito tonnellate di aiuti umanitari, una troupe cinematografica e tanta di quell'energia, allegria, speranza che, se avessero potuto riempirci i serbatoi del C 130 che ci attendeva sulla pista, si sarebbe potuto arrivare a Kabul senza consumare un goccio di carburante…
Come si era potuto giungere a tanto?

Quasi per caso (ma il caso, lo sappiamo, è sempre una necessità!).
In una serata ottobrina il regista Stefano Moser e l'allieva Clown Dottore Serena Roveta, appena fidanzati, davanti alla TV che mostrava le scene afgane di ordinaria follia guerriera, si guardarono negli occhi e formularono la speranza di portare, a Kabul, il messaggio dei Clown Dottori, nella consapevolezza che la guerra fa le sue vittime soprattutto tra chi non deciderebbe mai di combatterla.
Contro l'orrore il senso dello humor. Bisogna ridere per fare il mondo nuovo, altrimenti ci viene quadrato e non può girare…diceva il sub-comandante Marcos. Questa consapevolezza li portò a buttar giù una ventina di righe e a sottoporle a noi della più antica tra le Associazioni italiane che si occupano di ricercare ed applicare la risata in funzione sociale e terapeutica: Ridere per Vivere, dove Serena stessa stava facendo il suo training per divenire Clown Dottore.
Ci guardammo negli occhi e decidemmo che saremmo partiti, prima possibile ! Contattammo le altre Associazioni del settore: Clown One e Garavaglia di Milano, Gesundheit Foundation di Patch Adams ed iniziammo l' improba opera di organizzare qualcosa di assolutamente enorme…senza avere la minima esperienza in merito….Eppure da quel momento tutto iniziò a congiurare a nostro favore. Se dovessi elencare le coincidenze positive che hanno fatto sì che questo folle progetto andasse in porto non mi basterebbero dieci cartelle.
Il Sindaco di Roma, Veltroni, si innamorò subito dell'idea della missione e del film che avremmo girato per documentare il nostro lavoro, e decise di finanziare il grosso dell'impresa. Mancava il modo di giungere in Afghanistan. Ci venne in soccorso un generale dell'aeronautica, anch'egli conquistato dalla follia dell'idea, che, dopo molti rinvii ci trovò posto su di un C 130 in partenza per il devastato paese del centro Asia.

Ve lo immaginate un aereo militare C 130 carico di Clowns in rotta per Kabul ?.
Ve l'immaginate l'impatto di due dozzine di persone follemente colorate, danzanti, suonanti (e un po' suonate) nel mezzo di quel che resta del bazar della capitale?

Credo che se degli alieni si presentassero davanti al Colosseo farebbero minore effetto.
Ma quel popolo, tra i più gentili, ospitali ed inclini alla risata dell'Asia intera, aveva (ed ha) bisogno di sperare, di tornare alla normalità, alla vita vera, al buonumore.
Sapevate che sotto il regime talebano era proibito ridere in pubblico? L'accoglienza, per noi, fu sempre festosa, incuriosita, divertita.
Abbiamo iniziato subito a visitare i luoghi di maggiore sofferenza: l'ospedale pediatrico Indira Ghandi, quello dell'italiana Emergency, il centro di riabilitazione della Croce Rossa, gli orfanotrofi, i centri per bambini di strada, le scuole.


GIROTONDO PER LA PACE  (giuseppe 2006- foto dall'aquilone - Fuerteventura)

Non era facile gestire i nostri sentimenti davanti alle sofferenze che incontravamo: i feriti per lo più da mina o da ordigni inesplosi, gli amputati, gli ammalati di semplice povertà, gli occhi di quelli che non vedranno mai più il sorriso della madre o del padre, quei volti di bimbi già grandi, fieri della loro cassetta da lustrascarpe, dignitosi, a tratti addirittura alteri, eppure costretti a prostituirsi per vivere.
Le donne, ancora ridotte a fantasmi azzurri, nei loto burkas, scantonavano veloci per le strade. Molte, vedove di guerra, impossibilitate al lavoro, chiedevano l'elemosina: non piagnucolano, piangono sul serio.

Facevamo il possibile per loro e per i bambini, consegnando vestiti, cibo, medicinali, giocattoli, materiale per la scuola. La merce che offrivamo con più convinzione erano però i nostri sorrisi, i lazzi, l'idiozia, i frizzi poiché comprendevamo che se c'era (e c'è) un livello di miseria materiale impossibile da colmare con le nostre forze, c'è anche un buco nero ancora più doloroso e profondo. Quello della sofferenza morale e psicologica, ferite invisibili che quei piccoli porteranno per sempre.
“Sono qui da dodici anni e non ho mai visto tanta pace ed allegria, siete come una macchina per la gioia…abbiamo bisogno di questo” mi disse il dottor Alberto Cairo, al termine di una fantasmagorica performance dei Clown-Dottori nel Centro da lui diretto.
Questo ci dava la forza di giocare con bambini grandi ustionati e non uscirne dilaniati: in quei momenti si sta col bambino e non con il ferito. Guai a pensare “poveretto!” Non saremmo più riusciti ad essere utili. A casa, poi, occhi negli occhi non era difficile cedere alle lacrime. Eppure quel senso di importanza che il mondo, fuori, ci ritornava, faceva giustizia anche del pianto, ed il giorno dopo, eccoci di nuovo col naso rosso, allegri davvero, magari nella festa dell'8 marzo (quest'anno importantissima, alla quale abbiamo contribuito potentemente), magari nella festa degli aquiloni che abbiamo organizzato allo stadio con tremila bambini di strada, riconsacrando quel luogo di morte alla gioia ed al divertimento.
Il ritorno è stato ben duro.
La nostra vita si è arricchita di un'esperienza incredibile; oggi quel che sento e vedo nella nostra opulenta e malata società mi porta a riflettere sulle aberrazioni del vivere occidentale.
E questa non è un'altra storia.


IMPARIAMO DAI VECCHIETTI............
RITA LEVI MONTALCINI
Premio Nobel per la medicina

YOU TUBE?????? INTERNET FAI DA TE? COSE DA RAGAZZI?
Repubblica.it
DALL'INGHILTERRA UNA NEW ENTRY!  gli  ZIMMERS!!!!!!!!!
  Nella band inglese, formata da 40 elementi, ci sono anche novantanovenni e centenari (il più ragazzino  ha 69 anni).
Il gruppo ha appena inciso una cover di "My generation" degli Who, negli studi di Abbey Road. Bisnonni del rock, età media 78 anni, il leader ne ha 90...
Artefice dell'operazione Tim Samuels, che su di loro ha realizzato un documentario per la Bbc. E intanto la band su internet va già forte: il loro video su YouTube è cliccatissimo

di CLAUDIA MORGOGLIONE

Alcuni componenti degli Zimmers 
(dopotutto sono i quarantenni del 1968...)
Infatti il gruppo solo adesso ha dato alle stampe il primo prodotto discografico da loro realizzato. "I hope I die before I get old" ("spero di morire prima di invecchiare").
Ma loro, gli Zimmers, sembrano proprio non curarsi delle ironie anagrafiche. E nel video del loro singolo - visibile, tanto per cambiare, su YouTube, dove ha già avuto 2 milioni di hits - si dedicano al bel canto con lodevole impegno, e con risultati per certi versi irresistibili. Il tutto, con uno scopo benefico: il gruppo infatti consegnerà i proventi delle vendite a istituzioni umanitarie.
  Insomma, per i quaranta personaggi coinvolti, una nuova vita: una terza (quarta) età da vivere senza tabù, all'insegna del puro divertimento. E i vecchietti "internettiani" di tutto il mondo, che proprio dalla rete sono venuti a conoscenza dell'esistenza degli Zimmers, ringraziano: in migliaia e migliaia hanno scritto e-mail alla band, dicendo che la loro intraprendenza è una straordinaria fonte di ispirazione.
Per non parlare dell'espozione mediatica: i bisnonni del rock sono stati già intervistati da giornalisti provenienti da cinquanta paesi. Mica male, per degli ex tranquilli pensionati... posteggiati in case di riposo...
(28 maggio 2007)

IMPARIAMO
DALLE ISOLE FAR OER DOVE SI PUO' ANCORA PARLARE DI SPORT
LA GLORIOSA FORMAZIONE  DELLA NAZIONALE DI CALCIO
FAR OER (4-4-1-1): 1 Mikkelsen; 2 Danielsen, 5 Johannesen, 6 H. Jakobsen, 3 Djurhuus; 7 Borg, 4 Olsen, 8 Thomassen, 10 Samuellsen; 9 R. Jacobsen; 11 C. H. Jakobsen. A disp. 12 Joensen, 13 Horg, 14 Flotum, 15 Holst, 16 P. Hansen, 17 Midjora, 18 Elltor. Ct Olsen

 
il piccolo arcipelago                                                con il n. 23  ROGVI  JACOBSEN, che ha segnato un gol
che compete nel campionato Europeo.                                         sia alla Georgia che all'Italia.

TORSHAVN (Far Oer), 2 giugno 2007 - Oggi non sarà in campo Totti. E neanche il "Totti delle Far Oer", Fródi Benjaminsen, di professione carpentiere, perché squalificato, dopo essersi fatto espellere nell'ultimo match disputato in Georgia. Proprio in quella partita, il 28 marzo scorso, la nazionale delle 18 isole (politicamente danesi, ma autonome per Fifa e Uefa) ha messo a segno l’unico gol a favore; in compenso in 6 match ne ha già subiti 23…
CAPOCANNONIERE DI SPIRITO - L'eroe di quella notte a Tbilisi (chiusa con un k.o. per 3-1) si chiama Rógvi Jacobsen, 28 anni, centrocampista offensivo dell'HB di Torshavn, squadra campione in carica nel campionato faroese e la più titolata coi suoi 19 scudetti e 26 Coppe in bacheca. Biondo, bella presenza, sul metro e novanta, anche lui carpentiere, quando non gioca (qui il calcio è a livello semipro, i migliori guadagnano al massimo 1200-1500 euro al mese), e soprattutto single (pare che le teenagers di Torshavn stravedano per lui), il Pippo Inzaghi delle Far Oer è dotato anche di humour. Se gli si ricorda l’unica rete prcedentemente siglata in Georgia, esordisce: "Wow! Allora sono il capocannoniere del Far Oer…".
ECCO LO STILE DELLA FORMAZIONE:
Mikkelsen: insegnante.
Danielsen: professionista in Danimarca.
Johannesen: insegnante.
J. Jacobsen: professionista in Danimarca.
Djurhuus: maestro d’asilo.
Borg: concessionario d’auto.
Olssen: professionista in Danimarca.
Thomassen: poliziotto.
Ch. Jacobsen: barista.
R. Jacobsen: carpentiere.
Holst: professionista in Danimarca.
Fra i panchinari di contro l'Italia  poi ci sono fra gli altri anche uno studente, un muratore, un bancario, un assicuratore.

IMPARIAMO AL GOLDEN GALA D'ATLETICA A ROMA 2007 
DAL SUDAFRIKA .....

IL GRANDE  OSCAR PISTORIUS PUO' CORRERE  I 400 M. IN  46" 56 E SI CLASSIFICA SECONDO IN GARA  CON GLI ALTRI GRANDI ATLETI  NORMODOTATI.


Oscar Pistorius grins with delight whenever he is introduced as "The Fastest Thing On No Legs". Double amputee world record holder over 100, 200 and 400 metres, the 18-year-old Pretoria schoolboy does not regard himself as physically impaired in any way. "I'm not disabled," he says, "I just don't have any legs.". Io non sono disabile - dice - semplicemente non ho le gambe.

So resolute is he in his determination to be regarded as an athlete who happens to run on carbon-fibre blades from the knee down, rather than muscle and sinew, that the teenage phenomenon not only intends defending his 200m Paralympic title in Beijing in 2008 but also plans on competing in the Olympics by way of a warm-up for the main event.
MA NON VORREBBERO AMMETTERLO NELLO SPORT NORMODOTATO....E' TROPPO "BIONICO"!

IMPARIAMO.....
DALLA CINA
UN TRAVELLER VIRTUALE e un traveller  PRECURSORE

  I  MONDIALI DI CALCIO
IL GENIALE DONG LU CANTA LE GESTA DEI CAMPIONI E DELLE SQUADRE NAZIONALI IN GARA  IN GERMANIA 2006 NEL SUO VIDEO-BLOG  REALIZZATO IN CASA CON L'AIUTO DI TRE AMICI.
 IN POCHI GIORNI, 10.000.000 DI CONTATTI!
Ha realizzato e lanciato in rete l'ennesimo filmato che però è già una pietra miliare nel web.

LIN YUTANG, l'amatissimo autore di SAGGEZZA DELLA CINA e SAGGEZZA DELL'INDIA


Lín Yǔtāng, October 10, 1895 – March 26, 1976) was a Chinese writer and inventor whose original works and translations of classic Chinese texts into English became very popular in the West.
Lin was born in in the town of Banzi in Fujian province in southeastern China, near Xiamen. This mountainous region made a deep impression on his consciousness, and thereafter he would constantly consider himself a child of the mountains (in one of his books he commented that his idea of hell was a city apartment). His father was a Christian minister.

Lin studied for his bachelor's degree at Saint John's University in Shanghai, then received a half-scholarship to continue study for a doctoral degree at Harvard University. He left Harvard early however, moving to France and eventually to Germany, where he completed his requirements for a doctoral degree (in Chinese) at the University of Leipzig. From 1923 to 1926 he taught English literature at Peking University. On his return to the United States in 1931, he was briefly detained for inspection at Ellis Island.
Dr. Lin was very active in the popularization of classical Chinese literature in the West, as well as the general Chinese attitude towards life. He worked to formulate a new method of romanizing the Chinese language, and created an indexing system for Chinese characters. He was interested in mechanics, he has invented and patented a Chinese typewriter, and several lesser inventions such as a toothbrush with toothpaste dispensing. After 1928 he lived mainly in the United States, where his translations of Chinese texts remained popular for many years. His many works represent an attempt to bridge the cultural gap between the East and the West. He was frequently nominated for the Nobel Prize in Literature.

His first two books, My Country and My People (吾國吾民) (1935) and The Importance of Living (生活的藝術) (1937), written in English in a charming and witty style, brought him international fame. Others include Between Tears and Laughter (啼笑皆非) (1943), The Importance of Understanding (1960, a book of translated Chinese literary passages and short pieces), The Chinese Theory of Art (1967), and the novels Moment in Peking (京華煙雲) (1939) and The Vermillion Gate (朱門) (1953), Chinese-English Dictionary of Modern Usage (當代漢英辭典) (1973).

Dr. Lin was buried at his home in Yangmingshan, Taipei, Taiwan. His home has been turned into a museum, which is operated by Taipei-based Soochow University. The town of Lin's birth, Banzi, has also preserved the original Lin home and turned it into a museum.



AUSILI ALLA SAGGEZZA DELL'UNITA' DEL MONDO
www.edc-online.org   ECONOMIA DI COMUNIONE                              

Complessità e frammentazione - I messaggi che provengono dalla società moderna evidenziano una nuova e crescente complessità. La frammentazione in atto investe in modo particolare il sapere, le idee, il pensiero. I diversi mondi culturali non solo non interagiscono ma si sfuggono, si sfiorano o addirittura si scontrano, innescando conflittualità relazionali nel tessuto sociale e a livello internazionale.

Una proposta: la cultura dell’unità - Si rende perciò necessario e urgente promuovere una “cultura dell’unità”, foriera di valori positivi, capace di porre al centro degli interessi culturali la persona umana nella sua piena dignità, nella sua capacità relazionale, nella sua apertura alla trascendenza, come soggetto idoneo a donare al nostro mondo un volto e una dinamica più secondo le aspirazioni dei singoli e dei popoli.

In dialogo con i vari mondi culturali – Un nuovo sviluppo in campo culturale è l’avvio di un dialogo, improntato alla reciprocità, con il mondo della cultura nelle sue varie espressioni, nelle sue diverse discipline: politica, economia, arte, media, pedagogia, psicologia, sociologia, medicina, diritto, architettura, scienze ambientali, sport. E’ promosso da Segreterie internazionali e da nuclei che stanno sorgendo nei diversi Paesi, attraverso convegni, seminari, incontri, forum, workshop, utilizzando i mezzi di comunicazione. Si intende offrire l’apporto di un bagaglio di idee, di contributi culturali, ma anche di vita e di sapienza.

Un pensiero ispirato ad un paradigma dell’unità – Il dialogo è aperto a quanti avvertono l’urgenza delle sfide che ci stanno di fronte, per elaborare un pensiero e una dottrina nei vari campi, ispirati al paradigma dell’unità. Che non vuol dire unicità, anzi, discorso plurale con tutti i pensieri, le idee, le prospettive, di ieri e di oggi, non solo per confrontarsi, ma per generare un "prodotto culturale" innovativo.



DAL MICROCREDITO  ALL'ECONOMIA DI COMUNIONE:


Economia di Comunione

  CHIARA LUBICH  

    L'Economia di Comunione (EdC) è un progetto, lanciato da Chiara Lubich nel 1991 in Brasile, che coinvolge centinaia di imprese dei cinque continenti. 
   I proprietari delle aziende che liberamente aderiscono al progetto, decidono di improntare tutta la vita aziendale alla cultura di comunione, e mettono in comune i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione:

aiutare le persone in difficoltà, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, iniziando da quanti condividono lo spirito che anima il progetto;

diffondere la "cultura del dare" e dell'amore, senza la quale non è possibile realizzare un'Economia di Comunione;

lo sviluppo dell'impresa, che deve restare efficiente pur se aperta al dono.

Dov'è la novità?

L'EdC nasce da una spiritualità di comunione, vissuta nella vita economica e civile;
cerca di coniugare efficienza e solidarietà.
Dà vita ad originali "distretti industriali", i Poli Produttivi punta sulla forza della cultura per trasformare i comportamenti economici.
Propone la reciprocità e la prossimità come via per combattere l'indigenza.

   Sono più di cento le tesi di laurea che in questi primi anni sono state discusse. Numerosi i convegni accademici e le pubblicazioni scientifiche nate dal desiderio di comprendere il segreto di imprese che riescono ad essere competitive in mercati globalizzati e al tempo stesso vivono l'attività economica come un luogo di rapporti autenticamente umani.

   E' essa una nuova via? E' una nuova fioritura di una antica tradizione? Sono queste imprese l'eccezione o questa cultura economica può diventare la regola in un mercato globale che non può non diventare solidale se vuole sopravvivere?

 


LA MERAVIGLIOSA RADIO, meravigliosa per chi è disperso, sofferente, EMARGINATO

Radio Okapi is...  
Fondation Hirondelle: Media for Peace and Human Dignity


It is the largest radio project that the United Nations and the Fondation Hirondelle have ever conducted.
It is a radio operation enabling the people of the Congo to communicate with their compatriots.
It is a radio intended to work hand-in-hand with the peace and electoral process.
It is a network of radio stations designed to cover this immense country of 2,345,000 square kilometres, providing services for approximately 56,000,000 inhabitants.
The network centre is in the capital Kinshasa. There are eight regional studios.
The network will be served by satellite, shortwave and FM transmitters and by the Internet (RadioOkapi.net)
It is a service aimed at a population suffering from years of military conflict and economic stagnation resulting in 900,000 refugees, 2,400,000 displaced people, three million people relying on daily food programs, 300,000 people being treated for malnutrition and a school attendance rate that tumbled to 43% in 1999 from 70% in 1993.
Programs will contain scrupulous, non-partisan, credible information broadcast throughout the country.
The broadcast languages will be in French , Lingala, Swahili, Chiluba and Kikongo.
Programs will be devoted to themes relating to health, education, human rights, culture and music.
The 2003' budget was covered by four donors (UK, Switzerland, USA and The Netherlands)
The operation is run by around 100 journalists, presenters and staff, the majority of whom will be Congolese.
The project involves close co-operation between the United Nations and the Hirondelle Foundation with the aim of making a lasting contribution to peace in the Democratic Republic of the Congo.
It also involves co-operation with the existing media in the DRC, mainly with other radios in the fields of production and training.
The project is a network of stations designed to continue into the post-MONUC phase.

MERAVIGLIOSA per chi ha bisogno di musica senza confini è ANCHE

                                                         
Tivoli Audio è una nuova compagnia fondata da Tom DeVesto, la cui carriera è stata legata a quella di Henry Kloss come co-fondatori della Cambridge Soundworks, rilevata recentemente dalla Creative Technology. Nella sua posizione di CEO della Cambridge Soundworks, questi ha favorito lo sviluppo e la commercializzazione di molti tra i più diffusi prodotti per l'intrattenimento degli ultimi dieci anni, compresi quelli progettati da Henry Kloss. 

Durante il suo periodo di studio al MIT all'inizio degli anni 50, Henry Kloss iniziò a costruire diffusori acustici per i suoi colleghi studenti che volevano ascoltare le esibizioni della Boston Symphony Orchestra. Da quel momento, grazie anche all'incoraggiamento ricevuto dall'inventore della trasmissione FM, Major Edwin Armstrong, e grazie al supporto di altri membri dello staff del MIT responsabili del progetto dei più moderni tuner FM a larga banda, la carriera di Henry Kloss è stata costellata da successi incredibili.
Egli ha ottenuto riconoscimenti di ogni genere, inclusi l’Audio Hall of Fame, La Consumer Electronic Association Hall of Fame, l’Emmy Award per il suo lavoro pionieristico nel campo della proiezione televisiva. I prodotti progettati da Henry Kloss spaziano dalla prima cassa acustica a sospensione pneumatica fino al sistema di diffusori multimediale più venduto al mondo. Tuttavia, le sue radio FM della KLH e dell’Advent rispettivamente del 1960 e del 1970 rimangono in testa alla graduatoria dei suoi prodotti preferiti, soprattutto perchè ancora oggi i loro possessori ne riferiscono un piacevole utilizzo dopo tanti anni.

 Sebbene la nuova Radio non sia stata disegnata con l'intento di sembrare retro, mi piace pensare che questa ricordi i tempi in cui i prodotti venivano progettati con onestà, gusto e efficienza".

  GUGLIELMO MARCONI, SORRIDI, SORRIDI!!!!!!

EUROREGIONE (WWW.EUROREGION.NET)

PAZIENTE PATCHWORK D'UTILITA' COMPATIBILI

                                                                                       TRIESTE barcolana

Nella politica europea, un'Euroregione (Euregio) è una struttura di cooperazione transnazionale fra due o più territori collocati in diversi paesi dell'Unione Europea o del continente in genere.
Le euroregioni solitamente non corrispondono ad alcuna istituzione legislativa o governativa, non hanno potere politico e il loro operato è limitato alle competenze delle autorità locali e regionali che le costituiscono. Le euroregioni sono solitamente costituite per promuovere interessi comuni che travalicano i confini e per cooperare per il bene comune delle popolazioni di confine.

TELEFONINI - tecnologia in travolgente espansione...fotocamere...minischermi tv....collegamenti satellitari /internet...
Nei primi 12 anni dal lancio di questo strumento di comunicazione, gli utenti erano giunti ad  1.000.000.000.
In questi ultimi due anni e mezzo, il totale degli utenti ha raggiunto i  2.000.000.000......
Di colpo possono uscire dall'isolamento milioni di persone che vivono in zone inaccessibili e ignorate.
Di colpo un passante può risultare più efficiente del miglior cronista....

WILKIPEDIA
LA LIBERA ENCICLOPEDIA  IN 200 LINGUE  CON 1.200.000 VOCI SOLO PER QUANTO RIGUARDA LA LINGUA INGLESE  SI AVVALE DI APPORTI ED AGGIORNAMENTI DA TUTTO IL MONDO, CONSULTABILI IN OGNI MOMENTO DA CHIUNQUE, CON RICHIESTA e possibilita' DI INSERIMENTI DEGLI ARGOMENTI MANCANTI DA PARTE DI CHIUNQUE NEL WEB  NE ABBIA COMPETENZA.
LA SUA CRESCITA E' CONTINUA. UN COMITATO SCIENTIFICO-STRATEGICO CERCA DI  DOMINARNE LA COMPLESSITA'  EVITANDONE  DERIVE POLITICHE O LO SVILIMENTO DELL'AFFIDABILITA' A CAUSA  DI  ARTICOLI  APPROSSIMATIVI O  ERRATI O ANCHE SOLO INCOMPLETI.
MA LA LIBERA CONSULTAZIONE UNIVERSALE  E' GIA' COMUNQUE UN POTENTE STRUMENTO DI CONOSCENZA, D'INTEGRAZIONE E  DI VERIFICA.

GRID
la rete medica globale per telediagnosi e controlli sanitari via internet
PROGETTO WISDOM
raggruppamento globale di dati e di fondi per la conoscenza e la cura delle malattie rare
GEOGRAFIA SATELLITARE
minuzioso catasto del mondo...

MEDITATIVO/MEDITATTIVO
Corsi di formazione alla multimedialità articolati sulle quattro aree dei video, della radio, dell’editoria e delle immagini sono le attività che caratterizzano a Milano il progetto Meditativo che sta per essere arricchito anche dal nuovo portale Web.
Multimedialità da utilizzare in un’ottica educativa e da sfruttare in maniera progettuale come forma di percorso e coinvolgimento per adolescenti e giovani. E’ da questi presupposti che circa un anno fa, da un’idea della Cooperativa sociale Grado 16 e dell’Associazione culturale Media Tutor è partito a Milano – con il contributo del Comune - il progetto Meditattivo, in sintesi la possibilità - grazie al lavoro sviluppato da insegnanti ed educatori – di poter acquisire un uso consapevole e creativo dei media, soprattutto in quei settori che negli ultimi tempi catturano maggiormente l’interesse dei ragazzi.
MEDIA UTILI
La magia dei disegni animati in bianco e nero di "Persepolis" è stata proprio questa. L’esser riusciti a far crescere emotivamente ed interiormente chi ha avuto la fortuna di guardarli.


MEDIA UTILI
Piero Pelù gira il videoclip del nuovo singolo 'Viaggio' tra i Gitani, riuniti in Camargue per il loro raduno annuale. Da sempre interessato alla cultura nomade, Piero Pelù è a Sainte Marie De La Mer per mescolarsi a questa umanità colorata che fa del 'viaggio' la propria vita, in un momento in cui nel nostro Paese i rom sono sempre più capri espiatori del dibattito politico persistendo tutte le pregiudiziali contro  la loro integrazione.




sin dall'antichita' PELLEGRINAGGI, viaggi dell'anima e della comunità umana

CAMARGUE   festa di SANTA SARA

                                                                                    

LOURDES
20-25 agosto : Pellegrinaggio dei Gitani
Dopo il « Nazionale », i dintorni di Lourdes si riempiono di rulotte. Questo pellegrinaggio originale ha celebrato il suo 50° anniversario nel 2006. +


 
 



SLOW FOOD E PICCOLA AGRICOLTURA LOCALE, WWW.CAMPAGNAAMICA.IT
valorizzare il lavoro contadino e le risorse specifiche di ciascun ambiente naturale.
A.I.A.B.
Agricoltura biologica
dal 16 al 20 giugno sarà  Modena la capitale mondiale del biologico, sono 1.129 i congressisti iscritti. Si tratta di scienziati, tecnici, rappresentanti dei movimenti bio, contadini e produttori provenienti da circa ottanta paesi ai quali si aggiungono quasi quattrocento accreditati. I partecipanti al Congresso, quindi, saranno oltre 1.500, più di 900 dei quali stranieri provenienti un po' da tutti i continenti. Organizzato da Ifoam [la Federazione internazionale che riunisce i movimenti per l’agricoltura biologica di 108 paesi] e da ModenaBio2008, un consorzio creato dalla Provincia di Modena e da Aiab [Associazione italiana per l’agricoltura biologica] dell’Emilia-Romagna, l’appuntamento richiamerà i protagonisti internazionali dell’agricoltura bio, dell’economia e della cultura sostenibile. Le tre giornate di studio centrali–dal 18 al 20 giugno–saranno dedicate ad approfondire i quattro principi dell’agricoltura biologica: la salute, l’ecologia, l’equità solidale e la cura.

La risposta al nucleare? L’energia fatta in casa!

Pubblicato: giugno 7, 2008, 12:21am CEST
Il Ministero dell’Energia del Regno Unito pubblica uno studio che dimostra come un intervento mirato di incentivi e finanziamenti statali per le rinnovabili eviterebbe la realizzazione di 5 centrali nucleariIl quotidiano inglese “The Guardian” ha pubblicato un interessante studio, condotto dal Ministero dell’Energia britannico, che dimostra come un piano mirato dedicato a incentivi e finanziamenti statali rivolti alle rinnovabili, porterebbe ad una produzione di energia equivalente a quella di 5 centrali nucleari, con un risparmio in termini di CO2 pari a 30 milioni di tonnellate annuali. Una risposta più che efficace a quanti pensano al nucleare come la più efficace soluzione ai problemi energetici globali. “La microgenerazione, combinata con altre misure, può contribuire a ridurre le emissioni - ha affermato il ministro dell’Energia, Malcom Wicks - è una cosa che ogni cittadino può fare per salvare l’ambiente”. Il dato di partenza è più che tangibile, considerati le centomila unità di microgenerazione, cioè sistemi di produzione di energia elettrica applicati a singoli edifici, già presenti in Gran Bretagna. Grazie a questi incentivi la cifra potrebbe crescere fino a raggiungere i 3 milioni di impianti, che significherebbe arrivare ad avere un edificio su cinque autosufficiente o addirittura produttore di energia. Il piano proposto prevede di arrivare ad uno stanziamento di 2,7 miliardi di euro all’anno fino al 2030 diluiti in mutui agevolati, sgravi fiscali e contributi statali.
Fonte : La Repubblica

LE PISTE CICLABILI
Le piste ciclabili sono un elemento caratteristico della Mitteleuropa, Germania, Austria, Olanda, Danimarca soprattutto, che si sta ora [molto] lentamente diffondendo anche nei paesi limitrofi (Italia, Francia, Spagna). L'idea di fondo è quella di realizzare strade libere dai motori dove chi va in bicicletta possa sentirsi al sicuro; dunque piste ciclabili nelle città per favorire la mobilità non motorizzata, e piste ciclabili fuori città per favorire il cicloturismo.
E Amsterdam è nota come la città più ciclabile del mondo.


                                                                                             


(((vuoi vedere che si sono inventati una BANCA INTELLIGENTE???????????????)))

Il Banco del Sur rafforza il sogno dell'integrazione latinoamericana      
   GIANNI MINA'  LATINOAMERICA
Gennaro Carotenuto
Il 9 dicembre 2007 è stato fondato a Buenos Aires il Banco del Sur, Banca del Sud. Dopo un anno di negoziati, ne sono paesi fondatori il Brasile, l'’Argentina, il Venezuela, l'’Ecuador, la Bolivia, il Paraguay e l'’Uruguay, che insieme raccolgono i tre quarti della popolazione del Sud America, 284 dei 375 milioni di abitanti. Restano fuori solo Cile, Perù e Colombia, i paesi della costa pacifica che ancora guardano a Washington e firmano con gli Stati uniti i Trattati di libero commercio, antitesi stessa dell’integrazione regionale latinoamericana. Lula da Silva, Hugo Chávez e Nestor Kirchner [che ha voluto far coincidere il raggiungimento di questo risultato con la conclusione del suo mandato presidenziale], sono i padri in quello che si profila come un passaggio decisivo verso l’integrazione latinoamericana. Mai nella storia l'’America latina si era avviata con tanta decisione verso l’integrazione. Un'’integrazione asimmetrica, tortuosa, ancora lontana, ma che finalmente riempie l’agenda politica. Organizzazioni come il Mercosur, l’'Alba , e i vari passaggi di integrazione energetica, Petrosur, Petrocaribe hanno fatto da apripista al Banco del Sur, che nasce proprio in contrapposizione al Fondo monetario internazionale. Mai nella storia, un passaggio così importante nella politica degli stati, soprattutto del Sud America, era stato accompagnato da un così importante consenso delle masse. 
 

VIA CAMPESINA        
  Henry Saragih Speech at closing plenary of the FAO High Level Conference       
Thursday, 05 June 2008 
Ladies and gentlemen,
This high level that is taking place now actually should be to celebrate the success of leaders of state and government in eradicating hunger and poverty in the world. Because the head of states has given their commitment during the world food summit in 1996 to eradicate hunger by halving the hunger by 2015.
Unfortunately, the world is seeing thousands of peasants who commit suicide because they are always bankrupt and cannot pay back their loans. The world sees people suffering from hunger everywhere and children who are malnourished. The world sees ordinary people who have to queue in line under the sun with a coupons in their hand, waiting for food aid. In some places these queues have turned into food riots.llions of people
These are the results of the policies that you are responsible for. These are the results that the liberalisation of food and agricultural markets have provoked. Policies which force farmers to produce food for export and push the government to import basic foodstuffs. The industrial model of agriculture has also created a situation that has brought agriculture under the control of transnational agribusiness corporations, many who have profited from the current crisis.
This fails the people's right to food. This fails the people's right to a livelihood.
 In 2002, I was standing in this same spot in this building in front of you, during the FAO conference for the World Food summit. In 2002, I tore the paper I held in my hands and I ate it. I ate it because at the time, we did not believe that the policy of FAO would alleviate hunger. I ate it because we knew that the people of the world would be left with only paper and no concrete policies which would feed them.
I represent millions of peasants and small farmers, members of Via Campesina around the world in more than fifty countries.
ing here again, in this same building, with all the delegates representing all the countries of the world to demand the same things I demanded in 2002. The policies you prescribed in 2002 have failed. There are more people in the world suffering from hunger and poverty now than in 2002. We don't want to see the same mistakes made again.
Our solution to solve the food crisis is to put the control of food into the hands of small farmers. As you are all aware, small farmers are those who produce the food, but they have also become net consumers of food. We cannot put the control of food into the hands of agribusiness corporations. We have to let farmers feed their own families and their own local communities. This is what food sovereignty means. This is what we demand.
Food is a necessity for life. It should not be a commodity to be speculated upon on international markets.
Via Campesina have been struggling for agrarian reform and land reform. The FAO should  continue their commitment to this which was made in 2006 at the International Conference on Agrarian Reform and Rural Development(ICARRD). FAO has also supported integrated pest management, which does not make farmers dependent on chemicals produced by transnational companies.
Sustainable peasant agriculture is also the answer to climate change. It is an efficient model of agriculture, which does not need the fuel and energy demanded by industrial agriculture.
We should be ashamed and filled with guilt because we could not eradicate hunger. Instead of eradicating hunger we have increased the number of hungry in the world. Therefore today we should evaluate the policies have been implemented. You have to admit you were wrong. The proof is in the empty stomachs of millions of people.
Rome, 5 June 2008
 Stop the privatization of biodiversity!
The struggle for agrarian reform :
Forum Land, Territory and Dignity Porto Alegre, Brazil: 6 – 9 March 2006
Seeds, heritage of humanity
© 2008 La Via Campesina : International Peasant Movement




quanti nostri cari  GUARDANO I NOSTRI SFORZI DA LASSU'.........

per esempio....la mia mamma creativa casalinga ed uno scienziato grande esempio di fede concreta

MEMBERSHIP   AD HONOREM   Albert Schweitzer

BENVENUTI DUNQUE A  TUTTI !

E   SOPRATTUTTO AGLI  AMICI   DI


Jesse Owens

   ASSISI ecumenica

DALL'AFRICA

di  LEOPOLD SEDAR SENGHOR

Un leader illuminato dell’Africa, tra politica e poesia
www.missionaridafrica.org
 Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Senghor, il cantore della negritudine, uno dei grandi padri spirituali dell’Africa, scomparso nel 2001 all’età di 95 anni. I Paesi francofoni, a cominciare dal suo Senegal, celebreranno la ricorrenza con grande nostalgia e gratitudine
di
Pier Maria Mazzola


Le sue opere

  Le edizioni italiane più recenti di componimenti di Senghor sono Notte d’Africa mia notte nera (L’Harmattan Italia, 2004) e Canti d’ombra e altre poesie (Passigli, 2000). Bisogna altrimenti retrocedere agli anni Ottanta, Settanta, Sessanta, per trovare una dozzina di titoli (ma invano cerchereste l’Anthologie de la nouvelle poésie nègre et malgache), oltre a un paio di raccolte di scritti politici. Oppure spigolare in antologie, riviste e affini.
Tra le opere poetiche più importanti di Senghor: Hosties noires (1948); Chants pour Naëtt (1949); Ethiopiques (1956); Nocturnes (1961). Tra la saggistica, Ce que je crois (1988) e i 5 volumi di Liberté, usciti tra il 1964 e il 1993.

    Nero. O meticcio?

Joal, a sud di Dakar: là viene battezzato con il nome di Léopold il piccolo Senghor, nel Natale del 1906. Joal è un luogo segnato dalla presenza portoghese fin dal XV secolo. «Benché neri, gli abitanti si dicono portoghesi e danno ancora dei nomi portoghesi ad alcuni dei loro bambini», scriveva nel 1853 uno dei primissimi preti senegalesi. Ciò spiega anche il cognome Senghor, variante del portoghese senhor, “signore”. 
«Mio padre – racconterà lo stesso Léopold – mi disse che i miei antenati venivano dal Gabu, una regione dell’Alta Guinea portoghese». 
Era di etnia serer, di famiglia aristocratica, ma lui stesso affermava: «ho probabilmente una goccia di sangue portoghese poiché sono di gruppo sanguigno A, frequente in Europa ma raro nell’Africa nera». 
Forse la sua origine, di cui era ben cosciente, fornisce una prima spiegazione degli atteggiamenti in apparenza contraddittori di Senghor, strenuo difensore della negritudine ma senza astio nei confronti dell’Europa; appassionato della sua cultura africana, ma cristiano sincero. 
Mentre accarezzava la rinascita del suo continente, sognava una «civiltà dell’universale». 
Sposò «per dovere» (parole sue) una donna di origine africana, una guianese figlia di un prestigioso governatore dell’Africa francese, ma il matrimonio non resse e la sposa della sua vita rimarrà una francese di Normandia, Colette Hubert.
La Negritudine
Ma la negritudine cos’è?
Ascoltiamo la definizione che ne dà il poeta-presidente: «È l’insieme dei valori – economici e politici, intellettuali e morali, artistici e sociali – non solo dei popoli dell’Africa nera, ma anche delle minoranze nere delle Americhe… Ora, i militanti della negritudine assumono questi valori, li fecondano anche con apporti esterni, per viverli in prima persona, dando così il loro contributo di Negri nuovi alla Civiltà dell’Universale». 
Senghor e la sua negritudine (la paternità del neologismo viene in realtà attribuita ad Aimé Césaire, scrittore impegnato della Martinica, compagno di Senghor durante gli anni di studi parigini) sono stati anche molto bersagliati. Più da parte africana che europea. Sembrava troppo moderato.
Oppure dava fastidio il suo apprezzamento per la cultura dei bianchi: celebre, e contestato, il suo slogan «l’emozione è negra, la ragione è ellena». 
Celebre, di rimando – e male interpretata – la battuta di Wole Soyinka: «La tigre non proclama la sua tigritudine, balza sulla preda». 
Oggi c’è ancora chi polemizza, soprattutto tra i più accesi afrocentristi, che hanno però l’aria di non porsi in una prospettiva storica.
Sembra però allargarsi, nel complesso, il consenso sul ruolo unico che Senghor ha avuto nella crescita dell’autocoscienza di milioni di neri, e anche nel rendere più sensibili alla dignità africana (e alle proprie responsabilità) milioni di europei.
  

«Negrità e politica africana». Fa sorridere, oggi, vedere in che modo fu tradotto, nel 1962, il titolo del discorso pronunciato a Roma da Leopold Senghor, allora presidente del Senegal, in visita ufficiale al Quirinale. “Negrità” ? 
La parola francese che Senghor usò quel giorno, così come faceva da trent’anni, era négritude, tradotta in italiano “negritudine”. E alla negritudine, di cui egli fu un apostolo indefesso, rimane per sempre legato il nome di Senghor, poeta fecondo, intellettuale raffinato e politico illuminato dell’Africa.

Non siamo una tabula rasa

Nato “ufficialmente” il 9 ottobre 1906 (ma realmente il 15 agosto), Senghor è registrato all’anagrafe (due anni dopo!) con il soprannome che si era velocemente meritato: Sédar, cioè “colui che non può essere umiliato”.
Il padre era benestante, con quattro mogli; dell’educazione si occupava soprattutto lo zio paterno: «Mi insegnava la struttura del parentado e, assieme al galateo, gli usi e i costumi della mia etnia». Quelli dell’infanzia furono anni importanti, che sosterranno gran parte della sua futura produzione poetica.
Senghor viene affidato alla scuola della missione, all’età di 8 anni. A differenza di molti intellettuali africani che hanno vissuto l’esperienza della Chiesa come in contrasto con la propria identità culturale, Senghor apprezza l’educazione impartita dai missionari, senza rinunciare per questo a maturare un suo spirito critico, che emergerà negli anni dell’adolescenza. «A sedici anni cominciai a ribellarmi, a mettermi contro un certo tipo d’insegnamento. Mi ribellai soprattutto alla pretesa dei padri che noi fossimo una tabula rasa sulla quale costruire una solida struttura razionale; anzi, mi ribellai alla loro pretesa di riempire con valori spirituali giudaico-cristiani ciò che loro reputavano un vuoto».
Un leader cristiano
Per Léopold, la fede fu ad ogni modo un caposaldo, una bussola che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita. «L’educazione cristiana mi ha fatto molto bene. Avevo un temperamento collerico, ma la direzione spirituale e la confessione mi hanno insegnato a dominarmi, a disciplinarmi». 
Non mancherà, durante gli studi a Parigi, un periodo di «eclissi» di fede – come lo definirà uno dei suoi pochi biografi, il padre bianco Joseph Roger de Benoist. Una decina d’anni, ma ne uscirà con una fede più matura, rimessa in gioco grazie soprattutto al contatto con personalità come Emmanuel Mounier, suo coetaneo, che diventerà il filosofo del personalismo, e come Teilhard de Chardin, il grande gesuita paleoantropologo e teologo. 
Costui lo guidò anche in una rilettura del marxismo, che all’epoca ovviamente affascinava i futuri leader di popoli in cerca di riscatto, anche se non convinceva del tutto il giovane Senghor.
Caduto in politica
Non si riassume in poche righe una vita lunga e densa come quella di Senghor. Limitiamoci a elencarne le fasi principali. Dopo alcuni anni di insegnamento del francese in un paio di licei, senza tralasciare i corsi universitari di linguistica neroafricana, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Chiamato alle armi, viene in breve fatto prigioniero.
Ritrovata la libertà e viene poi riformato per motivi di salute. Il suo appartamento a Parigi diviene un asilo per comunisti ed ebrei. Intanto, sul finire della guerra, la Francia andava delineando i futuri destini delle sue colonie africane (Conferenza di Brazzaville del gennaio 1944).
Senghor nel 1945 ottiene una borsa di studio per una ricerca nel suo Paese per studiarvi la poesia orale, mentre, nello stesso anno, esce la sua prima raccolta di poesie, Canti d’ombra. Galeotto fu quel viaggio. Senghor, che già non era più uno sconosciuto, viene sollecitato a entrare in politica. Non aveva mai coltivato un simile progetto, anzi aveva già declinato una prima proposta, ad essere direttore generale dell’istruzione in Africa occidentale. Ma è pur vero che cresceva in lui il desiderio di fare qualcosa per la sua gente, soprattutto per il mondo rurale, l’eterno dimenticato. «Sono caduto in politica», dirà di questo suo passo. Viene eletto come deputato del Senegal in parlamento, e poi sempre rieletto.
Si vede “costretto” a fondare un suo partito, il Blocco democratico senegalese, dopo essere fuoriuscito dalla Sfio (la Sezione francese dell’Internazionale operaia), troppo coinvolta nella dura politica coloniale ai danni di Indocina, Madagascar, Algeria. Nel 1956 è anche sindaco di Thiès, la seconda città del paese. Nel 1960, eccolo primo presidente del Senegal indipendente (Senghor non aveva tuttavia particolarmente caldeggiato l’indipendenza subito, ma piuttosto una confederazione delle ex colonie con la Francia): un cristiano alla testa di un paese a maggioranza musulmana. Un poeta nel groviglio della politica.
Come conciliare politica e poesia? «Sempre col timore che l’una danneggiasse l’altra», come sintetizzò Marcella Glisenti, sua traduttrice, che lo interrogò a questo proposito. Ci sono cose, in verità, che danneggiano la poesia ben più della politica. L’insincerità, ad esempio, l’inseguire le “tendenze”, la demagogia… Senghor riconosce alla fine «che se non avesse avuto l’impegno pubblico che gli è toccato in sorte, la sua poesia sarebbe stata meno impegnata, certamente più gratuita».
L’addio di un saggio
Per la sua data di nascita e per il suo personale genio, Senghor si è ritrovato ad essere il primo, o tra i primissimi, in molti campi: il primo africano (francofono) ad eccellere negli studi universitari – tanto che nel 1983 sarà il primo membro “di colore” all’Académie française; uno dei primi deputati africani all’Assemblea nazionale (e sottosegretario, per un anno, nel governo Faure); il primo presidente africano a introdurre il multipartitismo (nel 1978, ben prima del Muro di Berlino).
Fatto ancor più straordinario, è stato anche il primo capo di stato africano a rinunciare volontariamente alla sua carica, alla fine del 1980. «Nessuno ci credeva perché in Africa sono molti i capi, specie militari, che hanno annunciato la loro dipartita e che invece sono ancora aggrappati al timone con la scusa di obbedire alla “volontà del popolo”», commentava all’epoca il settimanale Afrique Nouvelle di Dakar.
E per togliere il disturbo, si ritirò in Normandia, terra natia della moglie. È là, nel piccolo comune di Verson che si onora di essere stato una sorta di sua seconda patria, che Senghor si è spento a 95 anni, il 20 dicembre 2001. Ora riposa nel cimitero di Bel-Air, a Dakar, accanto alla tomba del figlio perduto vent’anni prima, che aveva cantato in una delle sue Elegie: «…sopra il cimitero marino, la dolcezza della Terra Nera e il rimpianto della tua assenza».

IMPARIAMO  DALL'ITALIA E DA NAIROBI
di    Pinocchio Nero
 

Autore: Marco Baliani, Giulio Cederna, John Muiruri
Artisti: Alex Wagacha, Daniel Kamande Ng'ang'a, Dennis Kiarie Mumbi, George Kamau, Wangari, George Ngugi Kimani, Ibrahim Karanja, James Ng'ang'a, John Chege, John Muthama, Joseph Kamau, Joseph Muthoka, Kevin Chege, Michael Mwaura, Mohamed Kamau, Nahashon Mbugua, Onesmus Kamau, Patrick Kamau, Samuel Gakuha, Wilson Franco, Wycliffe OnyWera.
Regia: Marco Baliani
Sede: Roma, Silvano Toti Globe Theatre, 8 e 9 settembre Palermo (complesso di Santa Maria dello Spasimo)

di andrea porcheddu

C'è una scena, nel Pinocchio Nero realizzato da Marco Baliani con un gruppo di bambini e adolescenti della periferia di Nairobi, che rimane impressa.

La storia, solo garbatamente ritoccata, è quella del burattino di legno di Collodi, ma l'ambientazione è, ovviamente, tutta africana. La scena, dunque, vede i tanti attori-pinocchio, bambini con un posticcio naso pinocchiesco, prendere sulle spalle, caricarsi letteralmente addosso, i ragazzi-geppetto.

I figli che prendono sulle spalle i padri: e vanno, si muovono in avanti, fuggono dalla balena, e corrono incontro alla vita. Il fardello, allora, è questo: le nuove generazione del Kenia, dell'Africa di oggi, devono trovare, ancora una volta, la forza per accollarsi il peso del passato, l'insostenibile carico di tradizioni e contraddizioni, di sconfitte e illusioni. Bambini-marionette che coraggiosamente prendono in mano il proprio destino e cercano una nuova, vera, identità.

Il Pinocchio Nero, presentato purtroppo solo per due giorni al Globe Theatre di Roma e poi a Palermo, è un piccolo capolavoro. Intanto come spettacolo: Marco Baliani - e con lui Letizia Quintavalla, Maria Maglietta, Elisa Cuppini, Morello Rinaldi e Riccardo Sivelli, ovvero buona parte del Teatro delle Briciole di Parma, co-produttore dell'evento - ha lavorato per due anni, in un progetto per tappe, con i ragazzi presi dalla strada, sbandati, randagi che abitano le discariche di Nairobi. Chokora,ovvero «spazzatura», così vengono chiamati questi ragazzini, soli e violenti, drogati di colla e disillusioni. Bambini già vecchi, senza futuro.

Baliani ne ha fatto un gruppo affiatatissimo: attori vivacissimi, interpreti dai tempi comici inesorabili, entusiasti danzatori e attori capaci di recitare anche in italiano. Pinocchio Neroè uno spettacolo di grande comunicativa, di immediato coinvolgimento, commovente per dolcezza e freschezza: sono bravi, tutti, a restituire la storia del burattino di legno, con pochissimi elementi quasi brookiani, grande ritmo e geniali trovate. E anche la cifra cara al regista - certi movimenti di insieme, la dialettica singolo-gruppo - qui diventa naturalmente funzionale, efficace e ottimamente acquisita (ed eseguita) dai ragazzi.

La vicenda è narrata piuttosto fedelmente, eppure svela una universalità sorprendente: quando il burattino, appena «creato» urla a squarciagola «ho fame!», è naturale riportare l'immagine a una condizione umana e sociale tristemente diffusa nel continente nero. I quadri si susseguono con ritmo e gioiosa energia: e la danza del Paese dei balocchi, così, diventa un frenetico omaggio al calcio, eseguito alla perfezione. Con fosforescenti scarpette nuove (il sogno di tanti bambini, no?), con il rumore inconfondibile dei tacchetti, i ragazzi ballano la vita, la gioia, la spensieratezza di chi ha diritto ad un infanzia felice.

La seconda, possibile, lettura dell'opera è invece tutta socio-politica e, ovviamente, scaturisce dal progetto stesso. Il lavoro, infatti, è stato realizzato dal Teatro delle Briciole in collaborazione con Amref, la Fondazione africana per la Medicina e la ricerca fondata da Michael Wood nel 1957. Amref Italia, diretta da Thomas Simmons, da tempo coinvolge artisti e intellettuali per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo i problemi dell'Africa orientale: Kenia, Tanzania, Uganda, Etiopia, Mozambico e Sudafrica. Lo slogan di Amref recita «Il futuro dell'Africa è nero», anche qui giocando con una doppia valenza: futuro incerto, dunque, ma affrontabile solo a partire dall'Africa, dagli africani.

Ecco, dunque, perché è significativo quel piccolo Pinocchio nero che si carica sulle spalle il padre già divorato dalla balena (occidentale?). Con un sorriso, con allegria, con forza, questi bambini e questi adolescenti, grazie ad Amref, hanno avuto la possibilità di vivere, di ritrovare una dignità, una identità. E l'immagine finale dello spettacolo, commovente e al di là di ogni retorica tanto è sentita, lo dichiara: ogni ragazzo coinvolto nel progetto oggi ha un passaporto e lo mostra fiero in scena. Ogni ragazzo ha un nome e un cognome, ha una identità. Non sono più sans papier, non sono chokora, non sono più burattini. Sono persone, esseri umani, con un futuro forse meno nero...

E mentre in Russia si spara addosso a bambini in fuga, ostaggi di violente follie, vedere questi venti ragazzi tornare alla vita grazie al teatro, è forse una risposta a chi si chiede, ovunque, «che fare?». L'occasione della breve tournée italiana di Pinocchio Neroè propizia, allora, anche per la raccolta di fondi a favore di Amref. Chiunque volesse dare un contributo, può visitare il sito dell' Amref. (7 settembre 2004)

DA UN SANTO DALLA VITA AVVENTUROSA  SPECCHIO DI TEMPI NON MENO TERRIBILI DEI NOSTRI

San Giovanni di Dio        


La vita di un Santo
 È il 1495: nasce Giovanni Ciudad, il futuro San Giovanni di Dio. Nasce da
una modesta famiglia di Montemor-o-Novo, piccola cittadina portoghese a 110
Km. da Lisbona. Incerte e frammentarie le notizie sulla sua infanzia, e
misterioso l’episodio in cui il padre Andrea lo affida, a soli 8 anni, a un
pellegrino di passaggio... Ritroviamo più tardi il piccolo Giovanni in
Castiglia, dove trascorre gli anni fino alla maturità come pastore al
servizio di Francisco Cid, majoral di Oropesa. La vita di Giovanni Ciudad si
annuncia da subito movimentata, e non particolarmente ordinata. Ha già
ventotto anni quando si arruola nell’esercito imperiale per combattere
contro i Francesi, nella campagna per la riconquista della fortezza di
Fuenterrabia, nei Pirenei. La passione per il gioco non lo fa di certo
emergere dalla truppa. Fino al momento in cui il suo diretto superiore, il
capitano Ferruz, in seguito a una storia di furto nella quale Giovanni è
coinvolto, arriva a ordinarne l’impiccagione.

In questa come in altre occasioni, è solo la fede istintiva di Giovanni a
salvarlo in extremis. Ritorna alla vita di pastore a Oropesa, ma di nuovo
segue la via militare e nel 1532 è con l’armata che salva Vienna dalla morsa
dei Turchi. Di ritorno, decide di compiere un pellegrinaggio a San Giacomo
di Compostella. Nuovamente in Portogallo incontra il conte d’Almeida, nobile
caduto in disgrazia, e insieme raggiungono la colonia portoghese di Ceuta,
in Marocco, dove Giovanni, per mantenere la famiglia del conte, lavora come
bracciante alle fortificazioni della città. Ritornato in Spagna, accetta un
lavoro qualsiasi per vivere. Con i pochi risparmi, decide di diventare
venditore ambulante di libri e immagini religiose. E’ sempre in movimento,
Giovanni: e mentre è in cammino la tradizione racconta che avviene l’
incontro con il “pastorello stanco”. Egli lo porta sulle sue spalle e il
bambino lo ricompensa con una melagrana. E’ il bambino Gesù.

1539: Giovanni vive a Granada, dove ha aperto una libreria. Il 20 gennaio
gli capita di ascoltare un sermone di Giovanni d’Avila. Rimane sconvolto: è
la vera conversione. Il suo shock è così forte da sembrare pazzo. Percorre
le strade della città urlando la sua “follia” per Dio: «Nudo, voglio vivere,
seguire Gesù Cristo, nudo, e diventare povero in suo onore». Poi a casa
brucia i libri e, in ginocchio, nelle piazze di Granada, esprime la sua
contrizione: «Misericordia, misericordia, Signore Iddio, abbiate pietà di
questo grande peccatore che Vi ha offeso». La sua conversione viene presa
per pazzia. Lo prendono e ricoverano all’Ospedale Reale, dove a quei tempi
la malattia mentale si cura con le catene e la frusta. Viene presto
riconosciuto sano e rimesso in libertà. Giovanni decide allora di dedicare
il resto della sua vita ai poveri e agli ammalati.

È l’autunno del 1539, ha quarantaquattro anni, fonda in via Lucena il suo
primo ospedale. In dicembre il Vescovo di Tuy, Monsignor Sebastian Ramirez
Fuenleal, presidente della Cancelleria Reale di Granada, gli conferisce l’
abito religioso e gli conferma il nome che il popolo gli aveva già dato:
“Giovanni di Dio”. Nel 1547 l’Ospedale si trasferisce alla salita de los
Gomeles. Giovanni muore l’8 marzo 1550. I suoi primi compagni danno inizio
alla fondazione dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio -
Fatebenefratelli. Il processo di beatificazione è del 1630, del 16 ottobre
1690 la canonizzazione di Alessandro VIII. E’ proclamato Patrono celeste
degli ospedali e dei malati da Leone XIII nel 1886, Patrono celeste degli
infermieri e delle loro associazioni da Pio XI nel 1930. Pio XII, nel 1940,
lo proclama secondo Patrono celeste di Granada.

San Giovanni di Dio è, come uomo, un esempio di disponibilità e apertura
verso il prossimo. Sradicato dalla famiglia a soli otto anni, sballottato
dagli eventi, si adatta di buon grado alle condizioni più difficili. La sua
è una vita in movimento, un’esperienza continua di mutamento nell’ambiente e
nelle persone che lo circondano, ma anche di stabilità nella generosità.
Sempre si rivela in lui la generosità che cresce e che, poco a poco, si
trasforma in fede. Giovanni di Dio è diventato Santo per la sua generosità
nei confronti di tutti quelli che ha incontrato, servito, curato, consolato.
La sua santità è il frutto di questo distacco da sé che provoca in lui l’
amore per Gesù Cristo. Questo è il messaggio di Giovanni di Dio: Dio è la
fonte di ogni amore. Dio che svela a tutti noi il vero volto del fratello
ferito nella carne e nel cuore. Alcuni, sconvolti dalla Parola di Dio e dall
’esempio di santi come Giovanni di Dio, finiscono per consacrare la vita al
servizio dei loro fratelli più bisognosi.


Realizzare il Regno di Dio nell’ambiente sanitario
 
Il carisma dell’Ospitalità
Povertà, castità e obbedienza sono i tre voti classici comuni a tutti gli
ordini religiosi. I Fatebenefratelli aggiungono un quarto voto, dettato dal
carisma specifico del loro Ordine, che è l’ospitalità. Ospitalità come amore
verso Dio e verso il prossimo. Concetti astratti? Al contrario, molto
concreti: assistere gli infermi, raccogliere l’elemosina per la loro
sopravvivenza - «Fratelli, fate il bene a voi stessi dando l’elemosina ai
poveri» è il celebre invito di San Giovanni di Dio - esercitare un attivo
apostolato con “donne di vita”, imboccare la professione medica non per fare
soldi, ma per servire l’uomo, in particolare il più bisognoso... Questo è,
secondo la lezione di San Giovanni di Dio - e di San Giovanni Grande, di San
Riccardo Pampuri, come di tutti gli altri confratelli che hanno dedicato la
propria vita alla «santa ospitalità» - il senso autentico del Vangelo, da
vivere con eroica coerenza. La lezione resta valida.

Perché la vita dei santi continua a esercitare questa funzione
splendidamente esemplare? Perché sono uomini come noi, calati nella realtà
precisa e contingente della storia. Non è solo questione d’essere cristiani,
ma uomini autentici. Tutti si riconoscono nell’umanità. E i santi
rappresentano concretamente e umanamente la possibilità di imitare Cristo.
In ogni epoca storica, essi riescono a incarnare la Parola di Dio nella
realtà del proprio tempo, nonostante le condizioni spirituali, sociali,
politiche ed economiche più o meno avverse, perfino tragiche. Come scrive il
Superiore Generale dell’Ordine, Fra Pascual Piles Ferrando: «Giovanni di Dio
può considerarsi a pieno titolo come un modello della “Nuova Ospitalità”,
perché ha saputo coniugare l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo
incarnandolo nella realtà concreta del suo tempo con grande capacità
organizzativa dell’assistenza e con una chiara visione del futuro». L’
ospitalità è quindi la chiave di lettura per comprendere come lo spirito
dell’Ordine di San Giovanni di Dio si sia manifestato nei cinque secoli
della sua storia. E’ un carisma “operativo”, l’ospitalità. E’ la speranza.

 Come scrive Fra Marco Fabello: «I grandi
significati dell’ospitalità, oggi, si manifestano concretamente nella
solidarietà e nell’attenzione alle persone che ci stanno vicine e che vivono
nel bisogno e nella povertà fisica, intellettuale e morale».

OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO isola tiberina ROMA

DALL'ITALIA

dagli AMICI
di MARIA MONTESSORI
 


La prima donna italiana laureata in medicina e psichiatria, la scienziata ragazza madre, con il figlio lasciato in affido per anni e appena possibile - dati i tempi - recuperato ed associato al suo lavoro, grande anima libera e di tutto cuore prosssima all'infanzia sofferente, geniale educatrice, esule in Europa e in India, cittadina del mondo, candidata due volte al premio Nobel per la pace.

dalla FRANCIA

LOUIS BRAILLE         HANDICAP AL PANTHEON

da Wikipedia enciclopedia libera

Suo padre, Simon-René Braille, era un sellaio e all'età di tre anni il giovane Louis si infortunò all'occhio sinistro nell'officina paterna. A causa dell'estendersi dell'infezione perse la vista anche all'occhio destro e divenne cieco.
A 10 anni vinse una borsa di studio alla Institution des Jeunes Aveugles (Istituto per giovani ciechi) a Parigi. Si trattava di uno dei primi centri specializzati per persone non vedenti, ma le condizioni di vita non erano delle migliori. Alle persone venivano insegnati diversi mestieri (come ad esempio impagliatore di sedie), ma venivano continuamente maltrattati dal personale.
Ai ragazzi della scuola veniva insegnato a leggere con il metodo di Valentin Haüy che consisteva nel leggere attraverso il tatto i caratteri della stampa in nero, ma messi in risalto da un filo di rame posto sull'altro lato del foglio.
Questo metodo però non permetteva alle persone di scrivere.
Fin da ragazzo dimostrò di essere un abile suonatore di organo e suonava nelle cerimonie religiose.
Nel 1827 divenne professore presso lo stesso istituto dove era ricoverato.
Braille morì nel 1852, a Coupvray, di tubercolosi. Dal 1952 è sepolto presso il Pantheon a Parigi.


 L'invenzione  
 
Nel 1821 venne ispirato da una visita a scuola da parte di un militare, Charles Barbier de la Serre, che descrisse un metodo per trasmettere messaggi in rilievo basato su dodici punti usato dalle forze armate per i dispacci notturni. Braille inventò il metodo basato sui sei punti, che ricorda ancora il suo cognome: Braille Il beneficio più rilevante rispetto al metodo Haüy era che permetteva sia di leggere sia di scrivere.
Più tardi ideò un'estensione del metodo per la matematica (Nemeth Braille) e per le note musicali (Codice musicale Braille).


BENVENUTI agli AMICI

DELLA BUONA BATTAGLIA DEL PRESIDENTE

LOTTA CONTRO GLI INCIDENTI E I LUTTI SUL LAVORO
Giorgio Napolitano (Napoli, 29 giugno 1925) è un politico italiano, undicesimo Presidente della Repubblica, eletto il 10 maggio 2006.
Siamo schiacciati dal tragico record di morti bianche.......
"Non limitiamoci alla denuncia" dice Napolitano, dobbiamo sentire "il dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme, di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un'Italia migliore". /e una Lombardia migliore  e  una Milano migliore........

   E. MUNCH  le teste chine

INCIDENTI SUL LAVORO: PIU' MORTI CHE nella GUERRA DEL GOLFO
ROMA - Gli incidenti sul lavoro in Italia negli ultimi anni hanno fatto piu' morti della seconda Guerra del Golfo: il dato e' dell'Eurispes, che ha calcolato come dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. E intanto anche oggi la cronaca registra un morto e un ferito in un cantiere edile in Toscana, a causa di un crollo di un cascinale.

Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti: queste le cifre, secondo le elaborazioni Eurispes, del fenomeno. ''E' impressionante'' ha commentato il presidente della Commissione attivita' produttive della Camera, Daniele Capezzone, che ha commissionato all'Eurispes un rapporto, presentato oggi. Proprio di recente, ha ricordato Capezzone, si e' verificata una recrudescenza di questi incidenti, ma all'indomani del clamore suscitato dalla cronaca, il riflettore sul fenomeno delle morti bianche si spegne inesorabilmente.

  E. MUNCH    IL GRIDO

www.lombardia.cisl.it

Il 18 ottobre 2006 il Senato ha deliberato l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche". La Commissione, composta di venti senatori, avrà tempo due anni per accertare:
    * la dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo al numero delle cosiddette «morti bianche», alle malattie, alle invalidità e all'assistenza alle famiglie delle vittime, individuando altresì le aree in cui il fenomeno è maggiormente diffuso;
    * l'entità della presenza dei minori con particolare riguardo ai minori provenienti dall'estero e alla loro protezione ed esposizione a rischio;
    * le cause degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alla loro entità nell'ambito del lavoro  nero  o sommerso e al doppio lavoro;
    * il livello di applicazione delle leggi antinfortunistiche e l'efficacia della legislazione vigente per la prevenzione degli infortuni, anche con riferimento alla incidenza sui medesimi del lavoro flessibile o precario;
    *  l'idoneità dei controlli da parte degli uffici addetti alla applicazione delle norme antinfortunistiche;
    * l'incidenza complessiva del costo degli infortuni sulla finanza pubblica, nonché sul Servizio sanitario nazionale;
    * quali nuovi strumenti legislativi e amministrativi siano da proporre al fine della prevenzione e della repressione degli infortuni sul lavoro;
    * l'incidenza sul fenomeno della presenza di imprese controllate direttamente o indirettamente dalla criminalità organizzata. 
 E INTANTO LE MORTI CONTINUANO

 

BENVENUTA L'INDIA
 e BENVENUTI gli AMICI  di

    MAHATMA GANDHI

UN DONO
Mahatma Gandhi

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fai bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.

(Dedicata a tutti gli onesti )


"La fede non ammette di essere raccontata.
Deve essere vissuta e allora  si  propaga da sè."
Il Mahatma Gandhi

Gandhi è sicuramente il personaggio più rappresentativo della lotta rivoluzionaria non - violenta. 

  E' stato giustamente chiamato Mahatma, cioè grande anima, perché nonostante non fosse dotato di ricchezze o potere è riuscito, con la sola forza della sua profonda umanità, a liberare l'India dall'occupazione coloniale degli inglesi. L'occasione di trattare di Gandhi ci permette di uscire un po’ dal panorama dei pensatori del mondo occidentale per conoscere il contributo alla causa dell'Umanesimo da parte di una persona appartenente ad una cultura profondamente diversa dalla nostra. Certo è che personaggi di tale levatura morale e spirituale superano largamente gli angusti confini della propria cultura, consegnando la propria opera al patrimonio universale dell'umanità.


L'attualità del pensiero di Gandhi consiste in alcuni punti fondamentali: l'autodeterminazione dei popoli, il rifiuto della violenza quale strategia di lotta rivoluzionaria, la tolleranza religiosa.

Il primo tema è strettamente intrecciato con la lotta del popolo indiano contro il dominio coloniale. Gandhi era convinto della necessità che gli indiani fossero liberi di poter decidere come amministrare il loro Paese perché la miseria nella quale era ridotto dipendeva proprio dal prelievo forzato delle risorse dell'India da parte dei britannici. Purtroppo a diversi decenni dalla liberazione (e dalla morte di Gandhi, avvenuta nel 1948) il subcontinente indiano versa ancora in condizioni d'estrema povertà e ciò perché l'indipendenza politica non è stata accompagnata da una reale indipendenza economica. Da questo punto di vista il problema dell'India è lo stesso di tutti i Paesi del Terzo Mondo e delle zone sottosviluppate e sfruttate dell'Occidente. In definitiva il tema dell'autodeterminazione dei popoli non può essere separato da quello dello sfruttamento e dalla dipendenza economica che non permettono la reale indipendenza politica. Naturalmente Gandhi, che non era certo uno sprovveduto, era ben conscio di questa limitazione e si è battuto a lungo nella sua vita per l'autosufficienza dell'India dagli inglesi. MA QUALE SORPRESA AVRA' OGGI NEL CONSTATARE DALL'ALTO IL CAMMINO TRIONFALE DELL'INDIA FRA I PAESI A PIU' RAPIDO INCREMENTO DELLE RISORSE NAZIONALI! E QUANTO BISOGNO HA L'INDIA DI MEDITARE IL MESSAGGIO DEL MAHATMA PER NON SBAGLIARE ROTTA.......


Il rifiuto della violenza come strategia di lotta, anche finalizzata ad una causa giusta, è comunque il punto caratterizzante del pensiero di Gandhi. Il Mahatma era convinto che la violenza non potesse essere un mezzo efficace per ottenere gli obbiettivi prefissati e ciò per varie ragioni. Per prima si deva ricordare la profonda umanità del personaggio; poi la sua ferma convinzione che i violenti sono alla lunga più deboli dei non-violenti, e usano la violenza proprio a causa della loro debolezza; infine Gandhi sosteneva che una liberazione violenta avrebbe generato dei governanti di tale genere, figli del metodo usato per giungere al potere (e se si guarda la storia, non si può non essere d’accordo con Gandhi). In ogni caso non bisogna pensare che Gandhi proponesse un atteggiamento passivo di fronte agli oppressori e ai violenti, tutt'altro. La strategia di lotta organizzata dal Mahatma consisteva nella resistenza passiva, cioè non reagire alle provocazioni dei violenti (pratica che richiedeva un'enorme forza morale e Gandhi lo sapeva bene) e nella disobbedienza civile, in pratica il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste (si ricordino, a tal proposito, la campagna contro le stoffe inglesi oppure la marcia del sale, altre volte si proclamarono giornate di digiuno e preghiera,veri e propri scioperi generali in grado di paralizzare l'intero Paese).  I veri cambiamenti devono partire dalla base sociale e non essere imposti dall'alto.


Ultimo grande tema  è la tolleranza religiosa. Nel caso di Gandhi il problema si riferisce alla particolare situazione etnica dell'India. Paese immenso, grande quasi quanto l'Europa intera, abitato da un'infinita di gruppi etnici e professioni religiose diverse, spesso a stretto contatto tra loro, vero e proprio laboratorio della società globale. Gandhi era convinto che questa fosse una ricchezza dell'India e che andasse salvaguardata, ma senza dividere politicamente la nazione. In fondo le diversità religiose potevano essere superate da un comune interesse verso l'essere umano. Nella pratica gli eventi non andarono come sperava Gandhi. I musulmani guidati da Jinnah pretesero uno stato indipendente, con la conseguenza che la linea di confine tra India e Pakistan, tracciata nel 1947, spezzò molti legami umani costringendo milioni di persone ad abbandonare la propria casa. Gandhi era consapevole della portata esplosiva della contrapposizione religiosa e per questo si oppose alla separazione dell'India. Nelle città dove imperversava la violenza Gandhi riuscì quasi a fare ciò che gli eserciti non erano riusciti a fare. A Calcutta, con la sua semplice presenza, accompagnata da un digiuno a rischio della propria vita (aveva ben 77 anni), riuscì a fermare la lotta interna tra indù e musulmani. Quest'enorme sforzo lo rese inviso ai fanatici indù (la professione religiosa di Gandhi, maggioritaria in India) e fu uno di loro che lo assassinò il 30 gennaio del 1948.

benvenuto AL BANGLADESH
 NASCE IL MICROCREDITO
 le Nazioni Unite hanno decretato il 2005
come “l’anno Internazionale del Microcredito” con l’obiettivo di creare un sistema
finanziario sostenibile ed inclusivo per raggiungere gli “Obiettivi del Millenium per lo
sviluppo”.
Per la microimpresa e il lavoro autonomo
 LIBRA.NET
Progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo - Bando Provincia di Bologna anno 2004 - F.S.E. Ob. 3 Asse D Misura  D3 Determinazione di Approvazione N° 15 del 3/8/2004.
 
BENVENUTI gli AMICI di
MUHAMMAD YUNUS, il banchiere dei poveri

  Premio Nobel per la pace 2006
Yunus consegue la Laurea in Economia presso l’Università di Chittagong (Bangladesh) e in seguito il Dottorato di Ricerca in Economia presso l'Università Vanderbilt di Nashville (Tennessee, U.S.A.) nel 1969. È stato professore di Economia presso la Middle Tennessee State University, U.S.A., dal 1969 al 1972, quindi direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di Chittagong (Bangladesh) dal 1972 al 1989.

Verso la metà del 1974 il Bangladesh fu colpito da una violenta inondazione, a cui seguì una grave carestia che causò la morte di centinaia di migliaia di persone. Il paese è periodicamente devastato da calamità naturali e presenta una povertà strutturale in cui il 40% della popolazione non arriva a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri. Fu in quest'occasione che Yunus si rese conto di quanto le teorie economiche che egli insegnava fossero lontane dalla realtà. Decise, dunque, di uscire nelle strade per analizzare l’economia di un villaggio rurale nel suo svolgersi quotidiano. La conclusione che egli trasse dall'analisi fu la consapevolezza che la povertà non fosse dovuta all'ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensì al carente sostegno da parte delle strutture finanziare del paese. Fu così che Yunus decise di mettere la scienza economica al servizio della lottà alla povertà, inventando il microcredito.

Il suo primo prestito fu di solo 27 dollari USA, che prestò ad un gruppo di donne del villaggio di Jobra (vicino all'Università di Chittagong), che producevano mobili in bambù. Esse erano costrette a vendere i prodotti del loro lavoro a coloro dai quali avevano preso in prestito le materie prime ad un prezzo da essi stabilito. Questo riduceva drasticamente il margine di guadagno di queste donne e le condannava di fatto alla povertà. D'altra parte, le banche tradizionali non erano (e non sono) interessate al finanziamento di progetti tanto piccoli che offrivano basse possibilità di profitto a fronte di rischi elevati. Soprattutto le banche non avevano alcuna intenzione di concedere prestiti a donne, tanto più se non potevano offrire garanzie.

Richiesta di microcredito

La Banca fonda la propria attività bancaria su una serie di valori, dichiarati nelle "Sedici decisioni":

   1. Vogliamo seguire ed affermare i quattro principi della Banca Grameen (Disciplina, Unità, Coraggio e Duro Lavoro) in ogni momento della nostra vita;
   2. Vogliamo portare il benessere nelle nostre famiglie;
   3. Non vogliamo abitare in case in rovina; vogliamo riparare le nostre case e vogliamo lavorare per costruircene di nuove nel più breve tempo possibile;
   4. Vogliamo coltivare i nostri orti tutto l'anno; vogliamo mangiare ortaggi in abbondanza e vogliamo venderne il sovrappiù;
   5. Nel periodo della semina vogliamo piantare la maggior quantità possibile di germogli;
   6. Vogliamo pianificare le nascite affinché le nostre famiglie siano piccole; vogliamo contenere le nostre spese e vogliamo curare la nostra salute;
   7. Vogliamo educare i nostri figli ed essere certi che essi possano guadagnare per pagare la loro istruzione;
   8. Vogliamo mantenere puliti i nostri figli e l'ambiente;
   9. Vogliamo costruire ed utilizzare latrine con la fossa biologica;
  10. Vogliamo bere l'acqua da pozzi scavati fino alle falde; qualora non fosse disponibile, bolliremo l'acqua o useremo l'allume;
  11. Non vogliamo accettare nessuna dote ai matrimoni dei nostri figli maschi né vogliamo darne per i matrimoni delle nostre figlie: manterremo i nostri villaggi liberi dalla maledizione della dote; e non celebreremo nessun matrimonio tra bambini;
  12. Non vogliamo infliggere alcuna ingiustizia a nessuno né consentiremo a chicchessia di farlo;
  13. Vogliamo fare insieme investimenti comuni sempre più cospicui dai quali ottenere redditi sempre più alti;
  14. Saremo sempre pronti ad aiutarci reciprocamente; se qualcuno/a si trova in difficoltà lo/la aiuteremo;
  15. Se verremo a sapere di infrazioni alla disciplina in qualche villaggio, ci recheremo a dare una mano a ripristinarla;
  16. Parteciperemo tutti insieme alle attività comuni.


Yunus e i suoi collaboratori cominciarono a battere a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per attuare iniziative imprenditoriali. Tale intervento ha avviato un circolo virtuoso, con ricadute sull'emancipazione femminile, avendo Yunus fatto leva sulle donne affinché fondassero cooperative che coinvolgessero ampi strati della popolazione.
 Il sistema si basa sull'idea che i poveri abbiano attitudini e capacità imprenditoriali sottoutilizzate e da valorizzare sulla fiducia.

La Grameen Bank oggi ha 1.084 filiali in cui lavorano 12.500 persone. I clienti in 37.000 villaggi sono 2.100.000, per il 94 per cento donne. L'organizzazione non è in perdita: il 98 per cento dei prestiti viene restituito.

«One day our grandchildren will go to museums to see what poverty was like»
    «Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà»
(Muhammad Yunus, The Independent, 1996)

Muhammad Yunus (in lingua bengalese: Muhammod Iunus) (Chittagong, 28 giugno 1940),  Yunus è anche il fondatore della Grameen Bank, di cui è direttore dal 1983.
Il "sistema Yunus" ha provocato un cambiamento di mentalità anche all'interno della Banca Mondiale, che ha cominciato ad avviare progetti simili a quelli della Grameen. Il microcredito è diventato così uno degli strumenti di finanziamento utilizzati in tutto il mondo per promuovere lo sviluppo economico e sociale, diffuso in oltre 100 Stati, dagli Stati Uniti all'Uganda. "In Bangladesh, dove non funziona nulla - disse una volta Yunus - il microcredito funziona come un orologio svizzero".
Nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank, prima banca al mondo ad effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri appunto basandosi non già sulla solvibilità, bensì sulla fiducia.

Da allora, la Grameen Bank ha erogato più di 5 miliardi di dollari ad oltre 5 milioni di richiedenti. Per garantirne il rimborso, la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale ed hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito.

Con il passare del tempo la Grameen Bank ha realizzato soluzioni diversificate per il finanziamento delle piccole imprese. Oltre al microcredito, la banca offre mutui per la casa e per la realizzazione di moderni sistemi di irrigazione e di pesca, nonché servizi di consulenza nella gestione dei capitali di rischio e, alla stregua di ogni altra banca, di gestione dei risparmi.

Il successo della Grameen ha ispirato numerosi altri esperimenti del genere nei paesi in via di sviluppo e in numerose economie avanzate. Il modello del microcredito ideato dalla Grameen è stato applicato in oltre 20 Paesi in Via di Sviluppo: molti di questi progetti, come avviene per la Grameen stessa, sono imperniati soprattutto intorno al finanziamento di imprese femminili. Più del 90% dei prestiti della Grameen è infatti destinato alle donne: tale politica è motivata dall'idea che i profitti realizzati dalle donne siano più frequentemente destinati al sostentamento delle famiglie.
Più della metà dei clienti finanziati dalla Grameen in Bangladesh (circa 50 milioni) si sono sollevati dalla povertà estrema grazie ai microprestiti della Banca: lo dimostrano parametri quali la frequenza scolastica di tutti i figli, tre pasti al giorno per tutti i componenti della famiglia, l'installazione di servizi igienici in casa, la casa a prova di infiltrazioni piovose, l'acqua potabile e la capacità di rimborsare settimanalmente un prestito di 300 taka (pari a circa 8 dollari).


....e di  FAZEL HASAN ABED
 “Civilisation is not of a few great individuals---it is the cumulative actions of all people together, great and small”.



"We were determined to bring about changes in the lives of poor people," he says. "We felt that whatever we do, we should try and replicate it throughout the nation if we can." Since then, BRAC has fought against poverty, disease, child mortality, and illiteracy by empowering poor rural women through bringing health care and education to their communities.

Scientists working in Bangladesh in the early 1970s had learned that a measured combination of sugar, salt, and water could prevent deaths from dehydration. Since our bodies are 70 percent water, it is dehydration that makes diarrhea the cause of 18 percent of child deaths worldwide. Abed's first major goal for BRAC was to teach mothers to make the lifesaving oral-rehydration solutions. "That involved going to every household in rural Bangladesh — 13 million households," Abed recalls. "And it took 10 years to do it." As a result, BRAC's oral-rehydration program reduced infant and child mortality from 258 deaths per 1,000 to 75 deaths per 1,000.

The majority of Bangladeshis are Muslim, and Abed realized that within each community, women would be most effective in teaching other women, many of whom were not permitted to leave their courtyards. But first, he realized, he had to win over their husbands and the male village chiefs, who would have to give their consent for any such community-wide activity. Achieving good health meant enlisting the political will of those in power. In the two decades since, women have made some gains in gender power in Bangladesh, and BRAC has helped to educate many men on the need for women to be educated and involved in health care and economic activities.

Today, BRAC is active in more than 68,000 villages and has 4.8 million group members. Abed introduced programs and initiatives that have enabled 3.8 million women, who are still the backbone of BRAC's organization, to establish village microfinance organizations that have to this point disbursed more than $1 billion in loans. These loans have allowed women to create small businesses poultry farming, cow rearing, and dairy farming; in addition the production of iodized salt, which helps prevent goiter, is now also possible. Such BRAC enterprises provide 80 percent of the organization's operating costs, with the rest coming from external donors. BRAC also works to control tuberculosis, with a major grant from the Global Fund for Tuberculosis, Malaria and AIDS. Over the years, one of BRAC's most critical contributions has been keeping poor rural children in school, and the organization now runs 31,000 one-room, one-teacher schools.

Abed's adept and tireless leadership of BRAC has brought him international renown and numerous awards. In 2004, he was honored with the Gates Award for Global Health and the United National Development Program's Mahbub ul Huq Award for Outstanding Contribution in Human Development. As evidence of his success, there are now BRAC branches in Afghanistan and Sri Lanka. Abed's strategy has always been ambitious: "We thought nationally, worked locally, and looked for inspiration globally."

With his cream-colored Nehru-collar shirt, simple black trousers, and quiet demeanor, Fazle Hasan Abed could be any educated Bengali gentleman in Dhaka, Bangladesh. But Abed, 71, is one of the nation's most important men and a guiding light globally in development circles. His Bangladesh Rural Advancement Committee (BRAC) has lifted millions out of poverty through education, health-care, and microfinance programs.
   

Founded in 1972, just after Bangladesh gained independence from Pakistan, BRAC recently launched its own bank and is now setting up a $53 million program for the nation's poorest citizens. On June 12, it also opened its first overseas office--in Kabul, Afghanistan. Zimbabwe and other nations are modeling programs after Abed's. "Fazle Abed is a brilliant visionary," says Katharine McKee, director of micro-enterprise development at the U.S. Agency for International Development. "BRAC is an impressive organization, whether in financial services, basic education, or setting poor women up in the poultry business."

Most of BRAC's 35 million beneficiaries are women, who traditionally faced terrible exploitation. Its centers in Bangladesh's 86,000 villages operate schools that have helped some 4 million girls get at least five years of education. Centers also educate adults in health care and legal issues and offer training and small loans so villagers can start small businesses, from shops to laundry services. What's more, BRAC generates 80% of its $160 million annual budget from its own commercial farms and fisheries.

The son of a wealthy landowner, Abed's business acumen comes from his training as an accountant in Britain and as a former finance exec for Shell Ltd. He got involved in relief work when he joined the cleanup efforts after devastating floods hit Bangladesh in 1970. Now, Abed is shifting BRAC's management to a younger team. But he will remain a guiding light in development, for Bangladesh and the rest of the world's poor.

     "Although BRAC is now a multi-faceted corporation much of which is self-financing, donors still play a major role in funding BRAC's development programmes in education, health and poverty reduction," says Graham White, Donor Liaison Co-ordinator, BRAC



BENVENUTI  I RAGAZZI DELLA LOCRIDE!!!

CERTO GANDHI SAREBBE STATO ACCANTO AI  RAGAZZI DELLA LOCRIDE
CONTRO LA CONCITTADINANZA TRADITA
COME  DALL'ITALIA

ALTRI ANGELI CUSTODI  DEI RAGAZZI DEL SUD SONO CERTAMENTE
TRE GRANDI ED EROICI  PALERMITANI, tre GRANDI ITALIANI
TRE GRANDI SICILIANI


ROCCO CHINNICI    di Misilmeri (PALERMO)

 
FALCONE E BORSELLINO, 


FONDAZIONE FALCONE
La Fondazione dedicata a Giovanni e Francesca Falcone nasce per promuovere attività culturali, di studio e ricerca che favoriscano lo sviluppo di una cultura antimafiosa nella società. Suo scopo è anche mirare al perfezionamento della professionalità degli apparati investigativi e giudiziari impegnati nell'azione di prevenzione e di contrasto alla criminalità organizzata.

L'ALBERO DI  FALCONE
LA FONDAZIONE ROCCO CHINNICI
L’elemento innovativo che caratterizza l’attività della Fondazione sta nella circostanza che essa si propone di rivolgersi non soltanto al mondo giudiziario ma anche a quello economico-finanziario ed a quello della scuola e della formazione;

e LIBERA

                  DON CIOTTI  (GRUPPO ABELE -  LIBERA )
   
Libera è nata il 25 marzo del 1995, con l’intento di coordinare e sollecitare l’impegno della società civile contro tutte le mafie. Fino ad oggi, hanno aderito a Libera più di 1000 gruppi tra nazionali e locali, oltre a singoli sostenitori. La scelta di coordinare tante realtà nella lotta alle mafie, si è rilevata dunque la migliore non solo per il numero dei soggetti coinvolti e per il clima di cooperazione creatosi, ma anche per valorizzare sforzi ed iniziative già esistenti. Libera agisce per favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie, certa che il ruolo della società civile sia quello di affiancare la necessaria opera di repressione propria dello Stato e delle Forze dell’Ordine, con una offensiva di prevenzione culturale.
Libera ha organizzato la sua azione in alcuni particolari settori:
· il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi, con la valorizzazione e l’informazione sulla legge 109/96, per la quale Libera ha raccolto un milione di firme;
· l’educazione alla legalità:
nelle scuole, per diffondere, soprattutto tra i più giovani, una cultura della legalità e far maturare coscienza civile e partecipazione democratica
attraverso lo sport, per recuperare l’enorme potenzialità educativa dello sport e contrastare l’uso del doping e la politica della vittoria ad ogni costo;
· il sostegno diretto a realtà dove è molto forte la penetrazione mafiosa, con progetti tesi a sviluppare risorse di legalità umane, sociali ed economiche presenti sul territorio;
· la formazione e l’aggiornamento sul mutare del fenomeno mafioso e sulle soluzioni di contrasto ad esso, attraverso campi di formazione, convegni e seminari;
· l’informazione sul variegato fronte antimafia, attraverso strumenti di diffusione notizie e di approfondimento tematico sia a stampa che elettronici.
Libera è presente su tutto il territorio nazionale attraverso sedi regionali e coordinamenti provinciali; le associazioni che aderiscono a Libera, nominano un referente che sia in grado di seguirne direttamente i momenti organizzativi e favorire, così, lo scambio di proposte e informazioni sulle attività da svolgere.
Libera ha una struttura articolata in: presidenza, vicepresidenza, collegio dei revisori dei conti, collegio dei garanti e referenti regionali. Ad essi si aggiungono, i responsabili di settore, i coordinatori nazionali di specifici progetti e i gruppi nazionali di lavoro.
Il presidente di Libera è don Luigi Ciotti, già fondatore del Gruppo Abele di Torino. La vicepresidenza, costituita da più membri, ha annoverato fin qui esponenti della Uisp, di Legambiente e dell’Arci, ed è stata il segno del legame tra Libera e le grandi associazioni nazionali ad essa derenti.
 
  MA DEVONO MOLTIPLICARSI PER MILLE E ANCORA PER MILLE GLI AMICI dei
I RAGAZZI DELLA LOCRIDE
 

                                                                                                               




                                                                                      C'E' CHI SPERA

Ma ora, ora che i riflettori si spegneranno e resteremo veramente soli, cosa faremo?
Diceva il Mahatma Gandhi, <<ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere>>. Bene, cominciamo a dare un significato alle nostre battaglie, soprattutto ora che saranno battaglie sempre più solitarie.

Perchè mille gocce diventino un fiume!

TENTATIVI DI RISCATTO DELLA SOCIETA' CIVILE A FAVORE DEI RAGAZZI
QUELLO CHE OCCORRE E' UN ESERCITO DI MAESTRI DI STRADA e genitori che per primi si decidano a percorrere LA RETTA VIA.

PER I RAGAZZI IN SITUAZIONI DIFFICILI: C'E' QUALCUNO CHE DAVVERO STA CON LORO.
LORO: "IL VERO ORO DI NAPOLI", come dice il maestro di strada Cesare Moreno.

     progetto CHANCE   Napoli
 
 FORMAZIONE TITOLO CORSO: “Progetto Chance, città di Napoli: conoscenza e riflessione su un percorso di rete”
FORMATORE: Cesare Moreno, professori ed educatori, Progetto Chance, Napoli
DURATA: 30 ore

Dalla parte degli ultimi della classe: il progetto Chance

Il progetto Chance è nato da un'idea di Marco Rossi Doria e Angela Villani - l'uno utilizzato nel progetto Maestri di Strada presso l'Associazione quartieri Spagnoli, l'altra utilizzata come operatore di rete nel Provveditorato di Napoli; Cesare Moreno ha poi portato nei quartieri più degradati di Napoli est tutta l'esperienza maturata nel coordinamento degli interventi sulla dispersione. Il progetto è nato dalla constatazione che il fenomeno della dispersione scolastica è ancora una realtà drammatica ed è una delle tappe di un percorso che conduce all'esclusione sociale. Il documento Chance: seconda opportunità in rete elaborato dal Gruppo di Assistenza al Progetto Chance e redatto a cura di Cesare Moreno illustra, anche attraverso alcuni schemi, i principi su cui si fonda il progetto, il più importante dei quali è che l'istruzione non consiste nella semplice trasmissione di contenuti concettuali: soprattutto nell'affrontare fenomeni di drop out scolastico non si può infatti prescindere dall'importanza della relazione, prendendo in considerazione i fattori socio-ambientali ed emotivi che necessariamente incidono sul processo di apprendimento. I destinatari del progetto sono infatti casi estremi di mancata frequenza scolastica e di disagio familiare e personale; dal momento che la fuoriuscita dalla scuola è soltanto una delle manifestazioni di una situazione sociale e familiare difficile è necessario che interagiscano figure professionali diverse in modo da creare una équipe di lavoro integrata. Le modalità di trasmissione delle conoscenze e l'apprendimento devono ovviamente modularsi sulle esigenze dei ragazzi e ricreare prima di tutto le condizioni di base che rendono possibile l'apprendimento stesso, integrando poi gli aspetti della formazione scolastica con quelli della formazione pratica. Questo richiede anche da parte dei docenti, sostenuti da un'adeguata assistenza psicologica e pedagogica, un approccio all'insegnamento non centrato sulla struttura delle discipline ma sulla relazione.
L'articolo I colori della scuola di Cesare Moreno propone una ulteriore riflessione sulle motivazioni profonde alla base della formulazione del progetto e sulle ragioni che ne rendono necessaria la prosecuzione alla luce dei risultati ottenuti fino a oggi. Presentiamo inoltre alcune pagine del giornalino Chance Notizie(formato pdf, 1.3 Mb), realizzato da ragazzi dei gruppi Chance, e la sintesi di un filmato-documentario che può contribuire a far comprendere il clima diverso in cui si svolge questa particolare esperienza scolastica. Le sequenze proposte rappresentano la sintesi estrema di un filmato molto più lungo: contengono dunque solo la presentazione e alcuni momenti molto eterogenei riguardanti le diverse attività svolte insieme ai ragazzi. Gli aspetti strettamente scolastici, che sono ovviamente parte del percorso, non compaiono in quanto sono i più scontati.

  
   
FORMAZIONE PROGETTO CHANCE
L’educazione come risorsa sociale
                                                                             maestri di strada nel mondo

                                                             


LABORATORI TEATRALI

“Viaggio nella memoria per...” è il nome del progetto che si è svolto a Scampia nella primavera del 2005 per iniziativa dell’associazione “Chi Rom… e chi no” con l’appoggio dell’Unione Europea, un progetto che prosegue il lavoro svolto da anni con bambini Rom e Napoletani dell’ interland napoletano.
Il viaggio proposto dai ragazzi di “Chi Rom… e chi no”, come si può leggere nel testo del progetto “parte da Scampia per scoprire una periferia, i suoi abitanti, cercando di ritrovare in queste storie anche una parte della nostra stessa storia di migranti. Scampia è un quartiere ad alto rischio di devianza sociale dove fenomeni quali la disoccupazione, l’evasione scolastica, la tossicodipendenza, l’esclusione sociale, assumono dimensioni considerevoli, ma è anche un luogo dove culture diverse riescono ad “incontrarsi e sopravvivere”.

COSA DOVREBBE FARE IL NORD  PER IL NOSTRO MERIDIONE?

 DIAMO UN'OCCHIATA A COSA SUCCEDE
PER ESEMPIO NEL MONDO ARABO / QATAR... (vi ricordate? solo pochi decenni fa per indicare un diseredato, uno senza chances al mondo si diceva..E' un beduino!!!???????)

Education City is an area in Doha, Qatar, that with funding from the nonprofit Qatar Foundation, has been set aside for the establishment of branch campuses of several American universities, as well as several local educational and research organizations.

INFORMIAMOCI SU  COSA ACCADE IN INDIA....
COME HANNO FATTO IN PORTOGALLO?.
.. IN SPAGNA?....
Martes, 17 de julio de 2001 - 20:40 GMT
India: informática vs. pobreza

El equipo que diseñó el Simputer espera llegar a la población menos favorecida de la India.
Las enormes transformaciones sociales provocadas por el nacimiento de la internet han pasado inadvertidas para los pobres y los analfabetos del mundo.

Son muchas las personas que no han hecho jamás una llamada telefónica ni que nunca han oído hablar de la red cibernética.


Simputer: pequeño pero poderoso.
En India, se calcula que existen unos dos millones de computadores sobre una población de más de 1.000 millones de habitantes, la mitad de ellos analfabeta.

Ahora, un grupo de ingenieros y científicos indios crearon un computador de bolsillo, con el que quieren ayudar a quienes por motivos económicos o por falta de educación, no han tenido acceso a la era de la información tecnológica.

La original idea consiste en la utilización de un computador sencillo, que llaman Simputer, equipado con un programa informático capaz de leer páginas en voz alta y en varios de los idiomas hablados en la India.

Acceso a la información

Los diseñadores esperan llegar a esa mitad de la población que no sabe leer y ayudarles a informarse sobre proyectos que les afecten o interesen.

Las primeras pruebas se realizarán en el mes de agosto y el sistema podría estar en funcionamiento para el año 2002.

El Simputer tiene un aspecto similar al de las minicomputadoras, pero con más memoria y un procesor de datos mucho más potente.

La idea de los ingenieros indios ya ha sido adoptada en otros lugares del globo. En Japón ha inspirado el proyecto conocido como Morphy One, y en Brasil otro de características similares.


UNINETTUNO (ANCORA COSTOSA, PERO') ((L'unione europea FAREBBE BENE AD ASSORBIRNE I COSTI)).
UNIVERSITA' TELEMATICA INTERNAZIONALE
L’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO è un unico grande ateneo in cui prestigiosi docenti di importanti Università del mondo insegnano nelle diverse lingue negli spazi reali e virtuali di Internet.
Un sogno diventato realtà: puoi frequentare la tua Università Internazionale ovunque tu sia, senza limiti di spazio e di tempo.
Come è organizzata
La struttura è organizzata in un Centro Internazionale, Facoltà, Corsi di laurea e Poli Tecnologici. I Poli Tecnologici, dislocati sia in Italia che all’Estero, sono strutture a disposizione degli studenti, fornite di tutte le tecnologie per seguire i corsi a distanza, partecipare ad attività didattiche in videoconferenza, e sono un punto fisico di incontro reale per ospitare lo svolgimento degli esami faccia a faccia e incontri e seminari con docenti e tutors.
Gli organi di governo sono: il Consiglio di Amministrazione, il Presidente, il Rettore, il Senato Accademico, i Consigli di facoltà, il Nucleo di valutazione, il Collegio dei Revisori dei Conti.



QUALI I PROBLEMI NOTI E STRANOTI CHE DOVREMMO PREVENIRE?

TECNOLOGIA E BIOTECNOLOGIA  INFORMATICA A BANGALORE
IMPRESSIONANTE CRESCITA E PROBLEMI DELL'IMPRESSIONANTE CRESCITA
NEL SUD DELL'INDIA.

Bangalore's IT industry is divided into three main "clusters" — Software Technology Parks of India, Bangalore (STPI); International Technology Park Ltd. (ITPL); and Electronics City. Infosys and Wipro, India's 2nd and 3rd largest software companies, have largest campus in Electronics City. As headquarters to 38% of global SEI-CMM Level 5 Companies, Bangalore's place in the global IT map is prominent.[30] The growth of Information Technology has presented the city with unique challenges. Ideological clashes between the city's IT moguls, who demand an addressal of the infrastructural problems of the city, and the traditionally bureaucratic state governments, whose electoral base is primarily rural Karnataka's agricultural workers, are aplenty. In July 2004 Wipro CEO Azim Premji threatened to pull his company out of the city, stating, "We do not see the situation (state of Bangalore's infrastructure) improving in the near future".[31] (NH7) and therefore witnesses heavy The Hosur Road, which connects Bangalore to the Electronics City, is a heavily congested road in the city. The road is also part of the National Highwaytruck traffic as well. Biotechnology is a rapidly expanding field in the city. Bangalore accounts for 47% or 127 of the approximately 265 biotechnology companies in India. Biocon, headquartered in Bangalore, is the nation's leading biotechnology company and ranks 16th in the world in revenues. The Bangalore Stock Exchange is the largest in South India.



VIETATO PERDERSI D'ANIMO
VIETATO RESTARE COCCIUTAMENTE IGNORANTI

da FAMOUS GYPSIES:www.imninalu.net/famousGypsies.htm
C'è al mondo gente che gira e va qua e là, si ferma dove capita e quando viene respinta prende su quattro carabattole e si sposta altrove......

                                                               
                                                                   BANDIERA DELLE GENTI
                                                                                    ROMA'
     
Bronislawa Warmiak Wajs "Papusza"
(present-day Ukraine, formerly Poland, 1910? - Poland, 1987)

She was undoubtedly one of the greatest Romany writers , her devotion to learning began in her early childhood. Belonging to a family of wandering musicians, there was no interest in literature among her people, so she was taught to read and write by a Jewish lady, who also lent her books. She survived the persecution during the World War II and was the author of a collection of poems and songs.


Katarzyna Pollok
(Kiiev, 1961)        

            
 

Internationally recognized painter and sculptor, she is a Sinti woman committed to minority rights and often dealing with the memory of the Gypsy Holocaust (Porhaymós). At present resident in Germany, she realizes art exhibitions worldwide, including Jewish Museums of the Shoah.






Sono forse più chiaroveggenti gli occhi dei meno fortunati:
DA NAPOLI/scampia/CHI ROM E.... CHI NO

Chi siamo

Chi rom e…chi no è un gruppo che nasce a Scampia, periferia nord di Napoli, dall’incontro di persone con esperienze diverse che hanno lavorato attivamente sul territorio, partecipando da diversi anni al carnevale del Gridas (gruppo risveglio dal sonno), che da circa vent’anni anima le strade del quartiere. Il nome chi rom e…chi no, ereditato da Felice Pignataro, fondatore del Gridas centro sociale attivo a Secondigliano dal 1981, porta con sé due significati: allude sia all’incontro tra rom e napoletani, sia al torpore istituzionale e alla passività indotta dagli interventi di tipo assistenzialistico che generano dipendenza più che promuovere cambiamento. Chi rom e…chi no ha attivato un processo culturale-pedagogico rivolto ai bambini, ai giovani e agli adulti napoletani e rom di Scampia, costruendo una nuova modalità relazionale fondata sul confronto, sullo scambio di esperienze e su un linguaggio comune al fine di una partecipazione consapevole alla vita politica e sociale. Da qui è nata l’idea di sperimentare nuove forme di socialità nel territorio di Scampia.


ARREVUOTO

  da FONDAZIONE PREMIO NAPOLI


SEMPLICEMENTE ARREVUOTO
di Rosario Esposito La Rossa
STUDENTI E GRUPPO ROM  100 STRAORDINARIE  VITE CHE INSIEME GRIDANO:
e s i s t i a m o !!!!!!

"Non so voi...ma noi ce ne fottiamo"

"...sono teso, dietro le quinte c'è sempre un aria ricca di tensione e paura. Sento il brusio del pubblico, la sala che si riempie. Al mio fianco Vincenzo, il Pulcinella della compagnia, con la sua maschera fatta di trucco nero che inizia a sciogliersi. Ci stringiamo i pugni, ci abbracciamo, ci immergiamo in gesti scaramantici, per scaricare la tensione. Aspettiamo quel benedetto cenno del regista per entrare in scena. Eccolo che arriva! Tre cinque sei passi, mamma e papà in prima fila e poi l'ARREVUOTO..."
E' difficile spiegare cosa significa questa parola che racchiude un po’ tutta l'essenza di 100 anime che in coro gridano "Noi esistiamo".
Tecnicamente Arrevuoto è un progetto teatrale dalla durata di 3 anni, curato da Roberta Carlotto e diretto dal grande Marco Martinelli, con la collaborazione di Maurizio Braucci. E' un progetto che coinvolge 3 scuole: l'opulento liceo Genovesi, il periferico Elsa Morante e la scuola media Carlo Levi. A questi si aggiunge il "Gruppo Chi rom...e chi no" con i ragazzi del campo rom di Scampia. Praticamente invece, è il delirio, è tutto quello che giornali, tv, radio, non sono riusciti ancora a spiegare. Essere un Arrevotino per me è motivo di orgoglio, far parte di quel klan aperto a tutti, che non mette barriere, significa davvero molto per un giovane come me. Sembra ieri quando i ravennati del Teatro delle Albe giunsero a Scampia. La mia scuola allora era spesso colpita da raid che lasciavano nelle aule polveri d'estintori e creolina. Tra tutto quel casino Lupo, Renda e Martinelli giocavano a farci essere noi stessi. Forse è questo che mi ha impressionato di più, la non-scuola di Marco Martinelli. Con lui tutto e tutti vengono messi sullo stesso piano, i copioni scompaiono perchè il testo siamo noi, perchè non facciamo altro che recitare noi stessi su quel palco. Fra pochi giorni partiremo per Roma, e spesso ripenso a questi due anni che sono passati come treni impazziti, un pò come tutte le cose belle della vita. Sembrano fotogrammi veloci i ricordi del primo spettacolo a Scampia, quando inaugurammo un teatro chiuso da 15 anni, oppure quando cavalcammo per la prima volta il Mercadante, sogno per molti. Poi fu la volta dell'Argentina di Roma. L'ultima tappa del primo atto di questo straordinario progetto, fu l'ultima replica de "La Pace!" testo di Aristofane riscritto da giovani napoletani dopo millenni. Quest'anno invece è toccato all'Ubu Re di Alfred Jarry, passare sotto le nostre menti pazze, sognatrici, arrevotatrici. Dopo i primi spettacoli a Scampia e Napoli, adesso ci aspetta il Valle di Roma e l'Alighieri di Ravenna.
Sono un po’ teso, come prima di tutte le avventure. Sono i sorrisi di Marco a farmi sentire sicuro, sono i suoi occhi che ci guardano a rasserenarmi. Ci sono delle sfumature che nessuna telecamera può riprendere, ci sono piccole farfalle che volano ogni volta che recitiamo insieme e questo nessuno può saperlo. Quello che amo di Arrevuoto sono le piccolezze. Gli amori che sbocciano, Mirko e Giuliana, i rom che non sono più rom, la tensione prima degli spettacoli, i nostri corpi disfatti nelle estenuanti prove, i litigi dei bambini, gli errori, Marco che urla, i vestiti di scena che scompaiono.
Quest'anno ho conosciuto una persona che non so se dimenticherò mai nella mia vita. Il suo nome è Sergio, il pirata pelato. La guida del Morante. Arrivò ai primi di novembre con la sua cicca pazza in bocca, e l'aria di chi è appena atterrato a Capodichino dopo un avventura a Berlino. Sergio mi ha insegnato che ho un corpo, braccia e gambe capaci di sorprendere, mi ha insegnato a usare la mia voce, ad occupare lo spazio. Non avevo mai pensato a queste stupidaggini e invece adesso amo fare i suoi esercizi, cantare le sue canzoni, stringergli la mano sentendolo un fratello maggiore.
Non è possibile parlare di Arrevuoto senza citare Chiara Ciccarelli, tappa buchi eterna, indispensabile spalla d'appoggio per tutti, punto di riferimento. Chiara un pilastro.
Tra gli attori di quest'anno molti mi hanno sorpreso, ma più di tutti Simone. Il Palotino è uno della Levi, è un ragazzetto alto poco più di un metro e quaranta, uno che se ne fotteva di tutto quello che le guide gli dicevano, uno che adesso sul palco Spacca. Assorbe tutto quello che lo circonda, s'imposessa degli occhi degli spettatori che lo guardano mentre sputa parolacce e tecniche su come uccidere il Re. Potrei continuare in eterno ma mi fermo qui ringraziando Roby, Ermanna, Maica, Marzia e tutti quelli che lavorano e non si vedono.
Carissimi lettori, carissimi spettatori, volevo dirvi che ce ne fottiamo dei premi Ubu, Girulà, della critica, del presidente Napolitano in prima fila, di Bassolino, di Iervolino, delle inteviste che ci pompano in cielo e poi ci fanno cadere. ce ne strafottiamo della Rai, dei reportage, dei giornali che improvvisamente si accorgono di noi. Certo fanno comodo ma Arrevuoto è un'altra cosa.
Arrevuoto siamo noi, arrevuoto è il percorso che abbiamo fatto. Arrevuoto è un fiume pieno di coccodrilli che abbiamo attraversato in massa. Arrevuoto è Napoli che si ribella.
"...mancano poche battute, le ultime note della canzone di chiusura, siamo tutti e cento sul palco, ognuno pennellata di un grande quadro. Qualcuno già festeggia, anche questa è andata! L'ultimo sol si spezza nelle nostre bocche, le luci si spengono e le urla degli spettatori ci sommergono come le onde del mare che attraversiamo per giungere nell'isola dei nostri sogni..."

SE NON RICONOSCIAMO I NOSTRI PREGIUDIZI, ((vi ricordate la storia di GIORDANO BRUNO?: 
Nola, Napoli 1548 - Roma 1600)
Filosofo italiano. Formatosi negli ambienti averroisti napoletani, studiò latino, logica e dialettica, a diciotto anni entrò nell'ordine dei domenicani, mutando il nome originario Filippo in Giordano. Nel convento di San Domenico, dove fu ordinato sacerdote nel 1572, approfondì lo studio della filosofia aristotelica, di Tommaso d'Acquino e dei neoplatonici.
Subì un primo processo mentre era ancora studente e fu redarguito per l'eccessiva libertà di pensiero. Lasciò l'ordine nel 1576 perché sospettato di eresia e cominciò il vagabondaggio che avrebbe caratterizzato la sua vita. Da Napoli, Bruno si recò a Ginevra dove, per iscriversi all'università, abbracciò la fede calvinista, ma ben presto dovette fuggire anche da lì  dopo aver sperimentato che in quanto a intolleranza e fanatismo i protestanti avevano ben poco da imparare dai cattolici. Costretto ad abbandonare anche Tolosa, si recò a  Parigi, dove si dedicò allo studio della mnemotecnica basata sulla combinatoria di Raimondo Lullo, componendo il trattato "De umbris idearum" (1582), dedicato al re Enrico III. Si recò, poi, a Oxford, col cui ambiente accademico ebbe dissidi; a Londra, dove trascorse due anni, dal 1583 al 1585. Fu, questo, un periodo molto fecondo, in cui egli scrisse " La cena de le ceneri " (1584), opera in cui confutava i principi della fisica aristotelica e il sistema tolemaico, difendendo il sistema copernicano; " De l'infinito universo et mondi " (1584), nel quale espose la tesi dell'infinità dell'universo e dell'infinità numerica dei mondi; e il dialogo " De la causa, principio et uno" (1584) in cui affrontò la questione dell'origine del cosmo facendola risalire a un unico principio che anima ogni essere. In un altro dialogo," Degli eroici furori" (1585), egli celebrò una sorta di amore platonico che unisce l'anima a Dio mediante la ragione. Per lui l'Universo e Dio s'identificavano nello stesso concetto. Dio si confonde con l'Universo, ne è l'anima stessa. Le cose si trasformano continuamente ma nessuna perisce. La vera religione per lui è la carità, l'amore del prossimo, la tolleranza di tutte le credenze, la filantropia universale che ci fa amare anche i nemici e ci assomiglia a Dio, il quale versa la luce del sole tanto sul giusto quanto sull'ingiusto.
Scrisse ancora: "De monade, numero e figura"; opuscoli polemici: "Lo spaccio della bestia trionfante"; satire, commedie: "Il candelaio".
Tornato a Parigi nel 1585, si spostò in seguito a Wittemberg e a Francoforte, dove scrisse e pubblicò alcuni scritti, tra cui poemi in latino di argomento cosmologico. Su invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, Bruno rientrò in Italia, allettato dalla possibilità di ottenere una cattedra di mnemotecnica presso l'ateneo di Padova. Nel 1591 Mocenigo, turbato dalle idee eterodosse del filosofo, lo denunciò all'Inquisizione, che lo processò per eresia: Bruno venne consegnato alle autorità romane e rimase in prigione per circa otto anni mentre veniva discusso il procedimento a suo carico per eresia, condotta immorale e bestemmia. Rifiutatosi di ritrattare la proprie teorie, fu arso vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600.
Su quel rogo, insieme a Bruno, bruciarono le speranze di quanti, filosofi e scienziati, in perfetta buona fede, come ad esempio Galilei, pensavano di poter conciliare la fede religiosa e la ricerca scientifica, l'appartenenza ad un'organizzazione ecclesiale che si ritiene depositaria della verità assoluta e la militanza culturale che esige un impegno investigativo continuato.
Più di tutti i filosofi e gli scienziati del suo tempo, Bruno si presta ad essere indicato quale emblema di un'epoca, come quella rinascimentale, ricca di contraddizioni e di conflitti, legata ancora per molti versi alla tradizione scolastica medievale, ma, pur sempre, faticosamente impegnata in un'opera di rinnovamento filosofico e scientifico in grado di fornire una nuova immagine del mondo in contrapposizione a quella aristotelico-tolemaica.
Alla fine del XIX secolo, nel luogo del suo martirio fu eretta una statua che lo raffigura ed è dedicata alla libertà di pensiero.))
 

 NON MIGLIOREREMO.......

Alleniamoci ad essere giusti con i Napoletani, per esempio..., visto che riusciamo ad essere malevoli anche verso di loro...  

 

NAPOLI, la Capitale del regno delle due Sicilie, precipitata in pochi giorni a periferia del costruendo regno dei Savoia....

EPPURE.....

DA NAPOLI/  CIRCOLO DEL REMO E DELLA VELA/ R.Y.C.C. SAVOIA

DALL'ITALIA  PER L'ITALIA. DA NAPOLI  PER NAPOLI,  PER L'ITALIA, MA NAPOLETANI ANCHE   PER...IL SUD-AFRICA!

LUNA ROSSA
SKIPPER


Capo del Team Luna Rossa e Skipper
Nato a Napoli, l’11 settembre 1960.
Circolo velico: Circolo del Remo e della Vela Italia.
Francesco de Angelis guida il Comitato Esecutivo di Luna Rossa Challenge 2007, a lui fanno riferimento la Direzione Generale, il Design Team, il Sail Design e lo Shore Team.
Francesco è l’unico skipper italiano ad aver vinto una selezione degli sfidanti per la Coppa America (Louis Vuitton Cup, 2000). È stato per cinque volte campione del mondo: classe ILC 40 in Grecia nel 1996 e in Danimarca nel 1995, classe One Tonner in Danimarca nel 1992 e a Napoli nel 1989, classe J24 a Capri nel 1987. Vincitore dell’Admiral’s Cup del 1995, di tre Sardinia Cup e due Swan Cup, completa il palmares con due titoli europei e nove titoli italiani in differenti classi. Ha ricevuto tre medaglie d’oro al valore sportivo dal CONI.
È alla sua terza Coppa America con Luna Rossa.
Hobby: sci, mountain bike.
LUNA ROSSA ENTRA NELLE SEMIFINALI DELLA COPPA AMERICA 2007 CON NEW ZEALAND ORACLE E DESAFIO ESPANOL

MASCALZONE LATINO
SESTO POSTO DOPO I ROUND ROBIN 1 E 2.
      


Il Club Sfidante

A lanciare la sfida al Club difensore per la 32ma America’s Cup -la Société Nautique de Genève- a nome di Mascalzone Latino-Capitalia Team è stato il Reale Yacht Club Canottieri Savoia.
E’ questa, per il R.Y.C.C.S., la seconda partecipazione all’America’s Cup. Il team guidato da Vincenzo Onorato aveva infatti già corso ad Auckland nel 2002 sotto il guidone del club partenopeo.
Nella sua lunga storia il Savoia ha conquistato vittorie prestigiose nel canottaggio e nella vela. Campionati del Mondo, campionati europei e una medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1960. Attualmente il R.Y.C.C. ospita una scuola di vela e una scuola di canottaggio, entrambe molto attive, i cui atleti competono ai più alti livelli giovanili.
Nel Gennaio del 2003 il CONI ha conferito al Savoia la massima onorificenza sportiva, quella del Collare d'Oro al Merito Sportivo, attribuita per la prima volta a una società velica.
Dal 1991 il Presidente in carica è Pippo Dalla Vecchia. È sotto la sua direzione che il Club è tornato agli antichi splendori. I soci sono oggi 860.
Nel Golfo di Napoli già si regatava nella seconda metà dell’800 e una prima “Società di regate” - che ebbe vita breve, solamente sei anni - venne fondata nel 1873. La sua flotta, per quei tempi, era decisamente notevole e comprendeva ben 35 velieri. E, in effetti, quello di Napoli è sempre stato un campo di regata molto apprezzato, sia per la bellezza delle coste - e delle isole - sia per le condizioni atmosferiche.Un campo che ha ospitato, dall’800 ad oggi, manifestazioni veliche di altissimo livello, Olimpiadi comprese.

SHOSHOLOSA
SETTIMA CLASSIFICATA AL DEBUTTO IN COPPA AMERICA

"SOGNATE IN GRANDE!!!!!!!!!!"

CAPTAIN SALVATORE SARNO per il SUD-AFRICA E PER L'AFRICA
nato a Nocera Inferiore nel 1946
Professional career – milestones
1960-69: Naples Marine Academy and service in Italian navy
1970-76: Officer and captain at Mediterranean Shipping Company (MSC)
1976: Promotes to management position at MSC
1988: MSC sets up weekly link between Europe and South
Africa. Sarno moves to Johannesburg to further develop market position.
1990: Establishment of Mediterranean Shipping Company (Pty) Ltd. in Durban, South Africa
Up until now: Development of MSC South Africa to the biggest and most
important shipping company in South Africa.
Sarno commits himself to the enhancement and further development of South African ports.
Since 2003: Managing Director of „Shosholoza“ syndicate for America’s Cup 2007
Involvement in competitive sailing
· Passionate sailor
· Since 1997 sponsorship of junior sailors, since 2000 in the form of
a charitable organization, the Izivunguvungu – MSC Founda tion
for Youth

· Honorary President of the Point Yacht Club, Durban (South Africa)
 He has always had a passion for the sport, and has always been a very generous supporter of many individuals and sailing events. He is Italian, but having lived in South Africa for 14 years, he considers this his home, and is passionate about doing this campaign for ‘his' country - South Africa.
E NON GLI E' PARSO VERO DI IMBARCARE NEL TEAM SHOSHOLOSA DUE ALTRI INCREDIBILI ITALIANI......
PAOLO CIAN - TOMMASO CHIEFFI
Paolo Cian and Tommaso Chieffi are the two Italians on board, both of whom have been able to gain experience at the America's Cup in the past. Cian was helmsman for the team Mascalzone Latino as a challenger in Auckland in 2002/2003.
Chieffi has an impressive America's Cup past. In 1987, he sailed as helmsman for the Italian campaign; in 1992 he held the position of strategist on the "Il Moro" when she won the Louis Vuitton Cup; and in 2003 he maneuvered Oracle BMW Racing through the Louis Vuitton Cup finale as the team's tactician. Before joining Team Shosholoza in 2005, Chieffi worked as a tactician for the +39 Challenge campaign.

Antonietta Di Martino, dal basso dei suoi 169 centimetri

 
       SALTA NAPOLI!!!!!!!                            SALTA IN ALTO!!!!!!!!!!!!                    METRI 2 e 03     argento  MONDIALI osaka 2007


La sua storia con l'atletica comincia all'età di 12 anni denotando fin da subito un grande talento. A differenza di quello che si può pensare il salto in alto non fu la sua prima specialità.  

Per gran parte dell'età giovanile Di Martino ha praticato il giavellotto e le prove multiple (proprio nell'eptathlon ha esordito in azzurro, nella Coppa Europa del 2000) 
La scoperta delle sue grandi doti di saltatrice in alto sono state messe in luce in occasione degli Assoluti di Catania nel luglio 2001, portando d'un colpo il personale da 1,93 a 1,98 e un mese dopo, ad Edmonton, è stata capace di centrare la finale mondiale. 
Poi sono stati per lei, dal 2003 al 2005, anni di grande sofferenza a causa di una periostite e di un operazione ad una caviglia. 
A fine 2006 però l'atleta cavese è ritornata a ottimi livelli cogliendo un prestigioso quinto posto ai Mondiali indoor di Mosca con un salto a 1,96. 

Il 2007 per Antonietta si sta dimostrando una stagione fantastica coronata da una medaglia d'argento nei Mondiali di atletica leggera ad Osaka, in Giappone. 
Poi, il suo ottimo stato di forma le ha consentito di realizzare un giugno 2007 fantastico nel quale è riuscita a migliorare per due volte in sedici giorni il record italiano di specialità: i 2,01 m conseguiti da Sara Simeoni nell'ormai lontano 1978 
Di Martino ha prima saltato la misura di 2,02 m l'8 giugno a Torino nel memorial intitolato a Primo Nebiolo, poi si è migliorata nuovamente il 24 giugno all'Arena di Milano con la misura di 2,03 m, in occasione della due giorni di gare della First League di Coppa Europa (la Serie B dell'atletica leggera) che ha visto l'Italia ritornare nella massima serie.

Ad Osaka, durante la finale dei Campionati Mondiali di Atletica, uguaglia il primato di 2,03 m e vince la medaglia d'argento dietro la croata Vlasic.




Due senza pesi leggeri U – Andrea Caianiello (Posillipo), Armando Dell’Aquila (Posillipo), 1° in batteria, ORO in finale MONDIALI DI CANOTTAGGIO MONACO 2007
nato a NAPOLI    nato a
                                                                                             SCAFATI
ANDREA                                                ARMANDO
                            
A COME  gli   ABBAGNALE da Castellammare di Stabia? (Sette titoli mondiali e due vittorie Olimpiche costituiscono un record quasi impossibile da superare, specialmente nella disciplina del remo, disciplina durissima dove l'impegno deve essere costante, sorretto da una abnegazione al sacrificio al limite della resistenza umana)
  Carmine e Giuseppe

(ANSA) - MONACO DI BAVIERA, 2 SET - Nell'ultima giornata di finali ai Mondiali di canottaggio, l'Italia conquista altre tre medaglie: due d'oro e una di bronzo. Le medaglie d'oro sono state vinte dal due senza pesi leggeri e dal quattro di coppia pesi leggeri. Il bronzo porta, invece, la firma del quattro senza pesi leggeri (specialita' olimpica). Grazie ai tre argenti e al bronzo di ieri, l'Italia e' in quarta posizione nel medagliere generale assoluto, dietro a Nuova Zelanda, Usa e Australia con tre ori a testa.



NU GUAGLIUNCELLO 'E  FUORIGROTTA
il bello dello sport
Biografia  DI   FABIO CANNAVARO    
                                                                                             Si, sono stato io. Ho commesso fallo.




Da Fuorigrotta a capitano della Nazionale  CAMPIONE DEL MONDO 2006 - PALLONE D'ORO 2006

 

Fabio Cannavaro nasce a Napoli il 13 settembre 1973. Secondo di tre figli (la primogenita Renata e Paolo sono i fratelli), inizia subito a giocare a calcio e a otto anni, dopo avere "consumato" scarpe e palloni sui campetti in terra di Fuorigrotta, entra nell'Italsider di Bagnoli. A undici anni approda al Napoli e ben presto vince il primo trofeo importante, il Campionato Allievi nel 1987. E' il periodo d'oro della Societa' partenopea: e' il Napoli fresco Campione d'Italia per la prima volta nella sua storia, un'intera citta' che sogna con Diego Armando Maradona e Fabio, raccattapalle al "San Paolo", puo' ammirare il suo idolo da vicino. Oltre al "Pibe de Oro" in quel Napoli delle meraviglie

gioca pure il suo modello di difensore, Ciro Ferrara, dal quale Fabio apprende tutto, intervento in scivolata compreso... Una volta, con la maglia della Primavera, il giovane difensore interviene cosi' sul grande Maradona. Un dirigente napoletano lo rimprovera immediatamente, ma a prendere le difese della promessa azzurra e' lo stesso numero 10: "Bravo, va bene cosi'", e' la benedizione del campione argentino.

 

Quando il 7 marzo 1993 (Juventus-Napoli 4-3) Fabio esordisce in prima squadra, Maradona e' gia' lontano e il Napoli si stringe subito attorno al gioiello del vivaio. I risultati non sono entusiasmanti e la squadra lotta per la salvezza, ma appena ventenne Cannavaro gia' incanta, mettendo in luce le grandi doti esplosive che ne faranno il difensore piu' rapido e incisivo della serie A.

 

L'avventura partenopea dura fino all'estate del 1995, quando Fabio si trasferisce a Parma, dove con Gigi Buffon e Lilian Thuram va a comporre una delle difese piu' ammirate e invidiate da presidenti, allenatori e tifosi di tutto il mondo. Con questa retroguardia la formazione emiliana vince Coppa Italia, Coppa Uefa, Supercoppa Italiana e arriva a un passo dallo scudetto nell'anno di Juan Sebastian Veron ed Enrico Chiesa, rispettivamente a dirigere e finalizzare il gioco ducale. Nella stagione 2001/2002, con le partenze di Thuram e Buffon destinazione Juventus, il Parma consegna a Fabio la fascia di capitano. Il difensore napoletano e' leader assoluto dei gialloblu' e quell'anno indossa una fascia importante, chiamata a reggere il peso di una stagione difficile, sempre in bilico fra la salvezza e la zona retrocessione. Alla fine arriva pero' la grande gioia della Coppa Italia: dopo una finale combattuta con la Juventus (con Fabio spettatore per una assurda squalifica rimediata nella semifinale con il Brescia), la formazione ducale alza al cielo la terza Coppa Italia della propria storia, la seconda dell'era Cannavaro.

 

Dopo sette anni trascorsi a Parma, nell'estate del 2002 il neo capitano della Nazionale intraprende una nuova avventura a Milano, sponda nerazzurra: per l'Inter di Massimo Moratti, orfana di Ronaldo, un leader in piu' da affiancare a "Bobo" Vieri.

 

Napoli, Parma e Inter, ma anche tanto azzurro nella carriera di Fabio Cannavaro. Due titoli europei (1994 e 1996) vinti con la maglia dell'Under 21 allenata da Cesare Maldini, poi l'esordio in Nazionale maggiore (22 gennaio 1997, Italia-Irlanda del Nord 2-0), due Campionati del Mondo (1998 e 2002) e un Europeo (2000) fino ai gradi di capitano. Archiviati gli sfortunati Mondiali in Giappone e Corea, infatti, Paolo Maldini da' l'addio all'azzurro e la fascia viene consegnata a Fabio. Per l'Italia si apre l'era di Cannavaro capitano, bagnata dalla qualificazione agli Europei lusitani.

 

Dopo l'esperienza in Portogallo, in chiusura di calciomercato il passaggio a Torino sponda bianconera. Ad attendere Fabio alla Juventus, l'amico Ciro Ferrara e tanti altri campioni. Per il capitano della Nazionale italiana, la maglia della squadra piu' titolata del nostro calcio: l'ennesima avventura di una carriera luminosa.

 

Sul campo è un successo dopo l’altro. Fabio diventa protagonista assoluto della difesa bianconera e trascina la Juventus a due scudetti. Sulla panchina, anche a Torino come oggi a Madrid, c’è Fabio Capello e fra i due l’intesa è quella giusta. Nella stagione 2004/05 Fabio non perde una partita: incassa 38 presenze e segna anche due gol. Gli acciacchi di Milano sono definitivamente alle spalle.

Nella stagione 2005/06 la Juventus ha il compito di confermarsi e lo fa alla grande: ancora uno scudetto con Fabio sempre protagonista.

 

Sul campo la Juventus merita, ma nell’estate del 2006 lo scandalo calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla serie B.

Fabio però segue da lontano, anche se ne è profondamente colpito, queste vicende. Lui è in azzurro con Marcello Lippi per la Coppa del Mondo di Germania. L’Italia balbetta nelle prime partite del girone eliminatorio poi è una cavalcata verso la finale: Irlanda, Australia, Germania e Francia si devono inchinare alla forza della nazionale azzurra. Fabio Cannavaro, capitano, alza al cielo la quarta coppa del mondo che finisce nelle mani dell’Italia.

 

Poi è storia di oggi. Fabio Cannavaro segue Fabio Capello a Madrid. “Il Real Madrid –spiega in conferenza stampa- è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo rifiutare…” Impossibile dire no ai Galacticos!


GANDHI  E NON SOLO GANDHI
CONTRO L'OSPITALITA'  NEGATA

LA FEDE DI ROM E SINTI, parti vive della  CHIESA  

 CEFERINO, santo gitano che diede la propria vita per salvare quella di un sacerdote

22-SET-07 12:40

VATICANO: IN CORSO INCONTRO MONDIALE SACERDOTI ZINGARI




Citta' del Vaticano, 22 set. - (Adnkronos) - ''Con Cristo al servizio del popolo zingaro''. E' il tema del primo incontro mondiale di sacerdoti, diaconi e religiose zingari, che si tiene da oggi fino a lunedi' a Roma nella Casa delle Figlie della Carita' di San Vincenzo de Paoli, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. L'incontro e' stato organizzato in seguito agli orientamenti per una pastorale degli zingari, pubblicati dal dicastero vaticano l'8 dicembre 2005. Oltre 40 sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi di origine zingara si impegneranno, quindi, in una verifica spirituale della propria vocazione e missione nella Chiesa, al fine di renderle piu' operose, in comunione di carismi e in spirito di carita'.
Giustamente, come sostiene Moni Ovadia, sarebbe il caso di 
assegnare il "Nobel per la Pace" agli zingari, l'unico popolo
che non ha mai fatto la guerra.

9/03/2007

Intervista a Moni Ovadia : GLI “ZINGARI” E LA FALSA COSCIENZA D’EUROPA

Lunedi 12 Marzo 2007 ore 10:59:06
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COMMEMORAZIONI DI SHOAH E PORRAJMOS
Anche quest’anno (il 27 gennaio, “Giorno della memoria”) ci sono state le
commemorazioni dello sterminio degli Ebrei e Zingari, ma per gli Ebrei
la situazione è radicalmente cambiata mentre per i Rom e Sinti
persistono gravissime forme di esclusione sociale. Verso il loro c’è
ancora una sorta di rimozione e persiste un grave pregiudizio che
rivela che l’Europa ha seri problemi con le “alterità” e le minoranze.


LA FALSA COSCIENZA D’EUROPA
C’è una grande difficoltà ad accettare e riconoscere l’altro soprattutto
quando non è facilmente omologato: quando l’alterità assume forme più
forti, si attiva una sorta di falsa coscienza.

Con gli “zingari” le differenze sono più facilmente riconoscibili, la
discriminazione nei loro confronti non ha pari e qui, di fronte a
queste maggiori difficoltà si evidenzia la falsa coscienza
dell’europeo. E’ più comodo liquidare la questione rovesciandola
addosso a loro, gli “zingari” che non vogliono integrarsi, che sono
diversi, che sono asociali…


ACCETTAZIONE SOCIALE
Occorre attivare dei meccanismi di riconoscimento e di partecipazione sociale,
consulte, “tavoli” dove loro si possano esprimere in prima persona. Non
dobbiamo più parlare “degli” zingari ma
“con” gli zingari.
Occorre riconoscere i Rom/Sinti come portatori di diritti, portatori di
identità e con capacità di esprimersi.


IL CALVARIO DEGLI ZINGARI
Il calvario degli zingari non è stato riconosciuto, ha ricevuto meno
attenzioni degli altri perseguitati dal nazi-fascismo, non sono
neanche stati riconosciuti come parte civile al processo di Norimberga
contro i criminali dei guerra, non hanno neanche ricevuto lo statuto di
vittima. Gli “zingari” perseguitati e sterminati non vengono
riconosciuti nella coscienza d’Europa: è la grande rimozione, la
“questione zingara”. E’ la minoranza del continente più discriminata,
su cui grava l’emarginazione sociale, la più calunniata ed esclusa.


LA SFIDA DELLE DIFFERENZE
La sfida con l’alterità, nel riconoscere l’altro da sé per una crescita di
coscienza, è accettare la differenza, anche quella più ingombrante.
Dobbiamo imparare ad attivare processi di riconoscimento delle
alterità, senza rinunciare a noi stessi ma riconoscendoci come
portatori di differenze.


PREMIO NOBEL PER LA PACE
E gli “zingari” hanno differenze che sono grandi risorse e dovrebbero
essere insigniti del premio Nobel per la pace. E’ una proposta che
rinnovo. Il popolo dei Rom/Sinti non ha mai fatto guerre nè di
religione né di rivendicazioni territoriali: è un esempio storico di
come si può essere popolo senza confini e senza nazione. Direi che è un
popolo abbastanza titolato da meritare il premio Nobel per la Pace.


IL DEBITO DELL’EUROPA
L’Europa
ha un debito immenso verso le minoranze e la democrazia reale si vede
proprio dai diritti delle minoranze. Qui si riscontra un grave deficit
democratico. Una civiltà deve impegnare grandi risorse nell’accoglienza
e nello sviluppo della fratellanza. Chi non vuole pagare questi debiti
sceglie la via della esclusione e della violenza. L’Europa è nella
piena sfera del pregiudizio, si vede molto bene nei confronti dei Rom e
Sinti. Il pre-giudizio che nasce dall’ignoranza, dal pressappochismo e
dalla demagogia populista di certe forze politiche che attingono agli
istinti più bassi delle persone.

Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, non ha mai espresso giudizi, ha
sempre cercato di capire e di conoscere perché si è prodotto l’odio.


MINORANZA ETNICO E LINGUISTICA
La prima cosa è attivare la comprensione di questa gente, culturale, di
identità, da dove vengono, cosa fanno, ascoltare la loro storia le loro
testimonianze, parlare con loro, non di loro. E’ una vergogna ed
un’infamia non avere riconosciuto lo status di minoranza etnica e
linguistica ai Rom e Sinti nel 1999 in Italia
(
quando il governo di centro-sinistra ha riconosciuto diverse minoranze, anche di poche migliaia di persone, NDR).
Si è sempre pronti a riconoscere l’altro solo se è omologato e
funzionale al “sistema”, vuoi mettere un Maradona zingaro? Ma se non
sei Maradona allora è molto più difficile.


TESTIMONI DI DIRITTI OGGI
Ci troviamo di fronte alla falsa coscienza di una civiltà occidentale che
ha diversi scheletri da scoprire nell’armadio. Ma di fronte a questo
dobbiamo farci carne, sangue e anima. Dobbiamo essere testimoni oggi
che i diritti umani siano universali, diventino parte dei nostri nervi,
sangue circolatorio nelle nostre vene, intessuti nella nostra carne ed
anima così che ogni violazione di questi diritti sia come premere su un
nervo scoperto, che ci fa saltare in piedi dal dolore e fa scattare la
rabbia e l’indignazione. L’indignazione della mia e tua esistenza, non
solo intellettuale ma morale e sociale




LIVORNO   BANDIERE A MEZZ'ASTA PER LA MORTE DI QUATTRO BAMBINI ROM NELLA LORO BARACCA  IN FIAMME - LA BAMBINA PIU' GRANDE - 12 ANNI - HA CERCATO DI SALVARE GLI ALTRI PICCOLI  RIPARANDOLI COL SUO CORPO. non andrebbe forse proposta per una medaglia al valor civile?
 SEMBRA CHE DUE DI LORO FOSSERO SORDO-MUTI.

DICONO ALCUNI NOTIZIARI CHE I GENITORI, ROM RUMENI, SONO STATI FERMATI PER ACCERTAMENTI IN QUANTO AVEVANO  LASCIATI INCOSTUDITI  I LORO FIGLI E COMUNQUE NON ERANO PRESENTI  PER PRESTARE LORO SOCCORSO.

 DI SOLITO CHIEDAVANO L'ELEMOSINA IN GIRO PER LA CITTA'.


COSI' DA' INVECE  NOTIZIA DELLA TRAGEDIA SUGARDROM:
La baracca in legno dove i quattro bambini sono morti è collocata sotto un cavalcavia lungo Pian di Rota, alla periferia industriale di Livorno, vicino alla raffineria in località Stagno.
I quattro bambini deceduti sono tre maschi (due, quattro e sette anni) e una femmina (dieci anni), a quanto abbiamo appreso i loro corpi sono stati trovati parzialmente carbonizzati.
La baracca, larga una decina di metri per quattro, e' stata completamente distrutta. Al momento non e' possibile sapere l'origine dell'incendio anche se i Vigili Urbani quando sono intervenuti hanno visto scappare delle persone. Sul posto sono prontamente intervenuti i vigili del fuoco di Livorno, la polizia di stato e polizia scientifica, i carabinieri, il magistrato di turno e il medico legale. I genitori dei quattro bambini morti sono in questo momento in Questura per aiutare gli inquirenti a ricostruire il dramma accaduto questa notte.

BIMBI ROM

FAMIGLIA ROM                                                                     

SECONDO VOI, ABBIAMO DATO A ROM E SINTI VALIDE RAGIONI PER FIDARSI E PER VOLERSI OMOLOGARE AL NOSTRO SENSO DI GIUSTIZIA?

Il caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. "Punite" anche Bulgaria e Grecia.



Rom e Sinti minoranza linguistica la cui lingua comune è si il Romanesh, con le sue storiche varianti  che rivelano gli itinerari percorsi e la durata degli stanziamenti, ma soprattutto è  MUSICA!!!
GORAN BREGOVIC
DA SARAJEVO
PER L'UNIVERSALITA' DELL'INCOMPRIMIBILE VITA

Roots in the Balkans where he stems from, head in the 21st Century which he fully inhabits, Goran Bregovic's music marries sounds of a gypsy brass band with traditional Bulgarian polyphonies, those of an electric guitar and traditional percussion with a curious rock accent.. all against a background of a bedevilled string orchestra and deep sonorities of a male choir, creating music that our soul recognises instinctively and the body greets with an irresistible urge to dance.
Born in Sarajevo of a Serbian mother and a Croatian father. After a few years of (very unenthusiastic) music studies at the conservatory (violin), Goran forms his first group "The White Button" at the age of sixteen. Composer and guitar player ("I chose the guitar because guitar players always have most success with girls"), he admits his immoderate love for rock n'roll. "In those times, Rock had a capital role in our lives. It was the only way we could make our voice heard, and publicly express our discontent without risking jail (or just about)..."
Studies of philosophy and sociology would most certainly have landed him teacher of Marxist thought, had the gigantic success of his first record not decided otherwise. Follow fifteen years with his group "The White Button", marked by marathon-tours and endless sessions of autographing in which Goran plays youth idol in Eastern countries until he's sick and tired of it.
At  the end of the eighties BREGOVIC takes time away from this permanent hustle-bustle to compose music for Kusturica's "Times of the Gypsies", and to make his childhood dream come true: to live in a small house on the Adriatic coast. The War in Yugoslavia shatters this, and many other dreams, and Goran has to abandon everything to find exile in Paris.

  The fashion of reviving all sorts of popular music in most spectacular manners has recently set its heart on musical world of the Gypsies. It's been sixty years since the Belgian guitarist Django Reihhard conducted, for the first time, an orchestra, becoming thus the greatest reviver of Gypsy music. Today a number of names join him in this enterprise, but no one does it with the intelligence of the Yugoslav Goran Bregovic. The result of his inventions resembles no other. He is light years from them, both by means but even more by his ingenuity.

         Goran Bregovic    tre lettere per tre profeti
"Mi perdoni, è questa la strada verso il Futuro?


LE GENTI ROMANI' IN CERCA DI PACIFICA SOPRAVVIVENZA DA SECOLI NON VENGONO ACCOLTE MA  EMARGINATE E CONFINATE IN SITUAZIONI DISUMANE DEL TUTTO ESTRANEE ALLA LORO CULTURA E POSTE NELLA CONDIZIONE DI  DIPENDERE SOLO DALL'ELEMOSINA O, NEI RARI CASI PEGGIORI, DALLA MICRODELINQUENZA - SUBITO SBANDIERATA DAI MEDIA COME EMBLEMA DELLA LORO GENERALE PERICOLOSITA' ETNICA  - QUINDI PUNITE ED ULTERIORMENTE EMARGINATE.  NESSUN CENNO ALLE MIGLIAIA DI ROM E SINTI IN ITALIA DA SECOLI, CON FIGLI E NIPOTI NATI IN ITALIA, CON INIZIATIVE SIA ARTISTICHE CHE IMPRENDITORIALI, CON INSERIMENTI SCOLASTICI REGOLARI DEI PROPRI FIGLI, CON TRANQUILLISSIME  ABITUDINI STANZIALI.

E' MOLTO FACILE PRENDERSELA CON ROM E SINTI. ABITANO IN GHETTI BEN NOTI. SI RICONOSONO SUBITO. quando non c'è accordo fra due fratelli, per esempio, uno dei due sposterà la sua casetta/roulotte/baracca/tenda dalla parte opposta del campo in modo da non disturbare il resto della famiglia accampata con liti evitabili.

E' MOLTO IMPROBABILE CHE SAPPIANO COME DIFENDERSI. NON GODONO DI MEZZI TALI DA PAGARE COLLEGI DI AVVOCATI  ESPERTI NELLE LEGGI LOCALI. NON CONOSCONO BENE NEPPURE LA NOSTRA LINGUA E NON MOLTI INTERPRETI  POSSONO SOSTENERE E SPIEGARE LE LORO RAGIONI.

DON MARIO RIBOLDI
POVERTA' E SPERANZA  CONDIVISE

 Don Mario con un suo amico Rom

www.vurdon.it

di SERGIO FRANZESE   
qui con Juan de Dios Ramirez-Heredia, deputato gitano al Parlamento Europeo (1998)

DAI  SINTI


SPATZO  (Vittorio Mayer Pasquale)
Spatzo nella lingua dei Sinti Estrekárja significa "uccellino, passero", un soprannome che ci richiama al senso di quella libertà spesso rievocata da questo poeta che nel corso della sua vita ha conosciuto momenti di intensa sofferenza. Attraverso le sue poesie, di fronte alle avversità della sorte, Spatzo ci dimostra di aver saputo conservare intatta quell'anima zingara fatta di cose semplici ed immediate.
Latcho drom, pral! Tu tsches imar an mengre Herz!
www.vurdon.it

Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

                                                                                         I quattro chiodi
Dice la leggenda:
Quattro chiodi erano forgiati
per far morire il Redentore.

Li vide una figlia del vento
che valicava il colle
nel suo andare per le strade del mondo.

Uno appena ne sottrasse,
che il soldato non s'accorse.

E Lui così fu crocifisso,
con tre chiodi soltanto.

Il quarto chiodo accomunò il dolore
dei Sinti al Redentore.

Dice la leggenda.


     Incendio in campo nomadi a Milano

 Nessun ferito, oltre 200 persone hanno perso ogni cosa
(ANSA) - MILANO, 8 MAR - Un violento incendio si e' sviluppato nel campo nomadi di via Triboniano, in prossimita' del cimitero Maggiore di Milano. E' andato distrutto un campo abusivo occupato, si stima, da 350 rom, e parte di quello regolare che gli e' vicino. Oltre duecento persone hanno perso ogni cosa. Le roulotte coinvolte sono una sessantina. Allertata la protezione civile per ospitare nella notte circa 400 persone. Drammatici i racconti: 'E' stato l'inferno. Abbiamo visto fiamme alte 12 metri'. 
 
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  SONO IO CHE NON RICORDO O NON HO MAI LETTO  DI QUALCUNO NON ROM  FERMATO IN QUESTURA E INDAGATO  PER AVER INCENDIATO UN CAMPO NOMADI?
SBAGLIO O I GENITORI DEI QUATTRO BIMBI MORTI CARBONIZZATI NELL'INCENDIO DELLA BARACCA A LIVORNO, CON I FIGLI CARBONIZZATI E LA BARACCA DISTRUTTA,  SONO I PRIMI E I SOLI AD ESSERE STATI CATTURATI E FERMATI IN QUESTURA?

I Roma', Rom e Sinti

IL BUON DIO CE LI METTE SOTTO GLI OCCHI DA SECOLI: CI SARA' UN  PERCHE'? mille anni con noi malgrado noi
Dal primo gennaio 2007, giornata della pace, Rom e Sinti
saranno 10.000.000 nell'Unione europea, cioè la maggiore minoranza etnica,
con un numero di presenze ragguardevole anche nei confronti degli autoctoni.
La popolazione dell'UE è la terza al mondo, dopo la Cina e l'India, con
457.000.000 di abitanti.
I tassi di natalità nell'UE sono in calo e gli europei attualmente stanno
vivendo più a lungo. Queste tendenze hanno importanti implicazioni per il
futuro. I Romanì  sono giovani, al 50% sono sotto i 15 anni.
La percentuale di popolazione mondiale che abita le aree sviluppate si sta
costantemente restringendo: dal 30% nel 1960 al 19% nel 2002. Attualmente,
sul nostro pianeta, quattro persone su cinque vivono in un paese in via di
sviluppo. Questo è un elemento di preoccupazione ed una delle ragioni per
cui l'UE intende promuovere attivamente lo sviluppo globale. Essa è già il
primo fornitore mondiale di aiuti allo sviluppo. Ma ROM E SINTI DA SECOLI SONO GIA' QUI....
Romà e Sinti nell'Unione Europea sono il doppio o molto più del doppio dei Danesi, dei Lettoni,
dei Ciprioti, dei Maltesi, dei Lituani, dei Lussemburghesi, degli Irlandesi,
degli Sloveni, degli Slovacchi, dei Finlandesi, degli Estoni.
Sono  più numerosi degli Svedesi e degli Austriaci e dei Bulgari e sono
circa lo stesso numero dei Belgi, dei Cechi e degli Ungheresi.
Sono di poco meno numerosi di Greci e Portoghesi
Sono circa 2/3 degli Olandesi
Sono molto meno numerosi SOLO dei Francesi, degli Italiani, dei Polacchi, dei
Tedeschi, degli Spagnoli, dei Britannici, dei Rumeni (7 NAZIONALITA' SU 27)
Sono l'undicesima nazione d'Europa, se si convincessero d'essere una
nazione, conoscessero la propria storia e studiassero la loro originaria lingua comune, che
hanno, con piccole o grandi varianti conseguenti ai diversi itinerari della loro storia
vagabonda.
Con un vantaggio: sono DOVUNQUE, sono una rete naturale - E I CONFINI
TENDONO A SCOMPARIRE SOTTO I LORO PIEDI.

Nel frattempo sarebbe utile metterli in condizione di collegarsi sistematicamente  fra loro in
Internet, di avere una propria radio EURO romanì e consigliarli a istituire
o ad iscriversi a sindacati, come in Spagna, oltre a non perder d'occhio tutti gli esempi di GOOD PRACTICE attuati nel mondo.
Per una sana teologia pratica! E sarebbe anche utile SMETTERLA CON LA CATEGORIA MIGRANTES
anche alla Caritas. E' ora di istituire una DISTINTA E SPECIALE categoria ROMA' ITALIANI/ROMA'
APOLIDI.
Affettuosamente
                                        giovannella


don Mario Riboldi ed un suo amico Rom

  paternità

  

                                                                                                                    infanzia

adolescenza
      

                                                                                       festa


  integrazione?


  nonna Sinti

ROM E SINTI SONO IL NERVO SCOPERTO DEL NOSTRO IMBARBARIMENTO E DEL NOSTRO CINISMO. RIPETO: SE C'E' UNA COSA FACILE E' PRENDERSELA CON I ROMA'.

 DA CHI IMPARARE?
!°) TOSCANA -  PROGETTO ROM TOSCANA
    ARCI TOSCANA
2°) Padre Pedro Pablo Opeka -MADAGASCAR   

AKAMASOA I buoni amici nello spirito dell'Abbè PIERRE e con la fede concreta di Padre Pedro stanno mostrando al mondo come accadono miracoli: RIMBOCCANDOSI LE MANICHE E GIU' A PIENO SGOBBO...sotto il sorriso di Dio...CHE TUTTI ILLUMINA anche lì fra la grande discarica e la cava di pietre di Anatananarivo.

 =-- Erradicación de la pobreza: generación de ingresos; creación de puestos de trabajo; formación profesional. Servicios sociales: educación; salud y bienestar; seguridad ciudadana; ocio. Vivienda: vivienda asequible; carencia de hogar, personas sin hogar; propiedad del suelo y seguridad.

"Los diecisiete poblados, las casas, el estadio, la red de agua... todo lo han hecho ellos, los pobres. Nosotros sólo les estamos ayudando a levantarse, tratamos de devolverles la dignidad perdida", sostiene. Y añade: "En un escenario de miseria como el que yo encontré en Antananarivo, el hablar y dar consejos sobre cómo salir adelante es burlarse de la gente.
Lo que hay que hacer es actuar".


Contacto principal:
-Padre Pedro Pablo Opeka
Organización no gubernamental (ONG)
P.K.8 Andralanitra
P.O.Box 7010
Ambohimangokely
Antonanarivo
Madagascar
101
Tel: (261) 20 22 700 19

  E-mail: Antananarivo@unicef.org    

L'ABBE' PIERRE

L'ABBE' PIERRE LASCIA ANCHE LE COMUNITA' EMMAUS SPARSE IN VARIE NAZIONI A SERVIZIO DEGLI ULTIMI-PER-QUESTO-MONDO MA PRIMI DAVANTI A DIO.

CIRCA LA GENTE ROMANI' IN ITALIA.(a fronte di una sessantina di MILIONI  di abitanti.italiani..)..C'è CHI DICE CHE SIANO 140.000 O FORSE 160.000 - SPARSI PER LA PENISOLA E LE ISOLE .  FRA LORO, QUELLI GIA' ITALIANI CENSITI  SONO  CIRCA 60.000. MA LIMITIAMOCI AI 9.000.000  CIRCA DI CITTADINI LOMBARDI ITALIANI .. SE TUTTA LA GENTE ROMANI' PRESENTE IN ITALIA  (PRENDIAMO PER BUONA LA STIMA DI 160.000 PERSONE) FOSSE CONCENTRATA  NELLA SOLA  LOMBARDIA, RAPPRESENTEREBBE  IN TUTTO L'1,7 (UNOVIRGOLASETTE) PER CENTO DELLA POPOLAZIONE, DI CUI  LO O,7%(quasi la metà) NATO E CRESCIUTO IN ITALIA E STANZIALE DA DECENNI. INOLTRE LA META' ABBONDANTE DI QUELL' 1,7% TOTALE  SAREBBE COMPOSTO DA UNA FOLLA DI CIRCA 80.000 BAMBINI E RAGAZZI MINORI  DI 15 ANNI.
PER CONTRO OGNI REGIONE ITALIANA ABBONDA IN BORGHI MONTANI, PAESETTI,  ABBANDONATI O SEMI-ABBANDONATI, DOVE RESISTONO A MALA PENA POCHI IRRIDUCIBILI NATIVI ANZIANI O QUALCHE ARTISTA SOLITARIO, CASCINALI VUOTI  E TERRE INCOLTE. Come potremmo mai sostenere che non abbiamo posto per loro?

3) LA SPAGNA E IN PARTICOLARE L'ANDALUSIA - COSA SAREBBE IL TURISMO IN ANDALUSIA SENZA IL FOLKLORE GITANO? -  MA ANCHE NELLA QUOTIDIANITA' I GITANI NON SONO SOLO DANZA E MUSICA MA ANCHE, PER ESEMPIO,  TROVAROBE AMBULANTI SU SU SINO A FAMOSI ANTIQUARI., ARTIGIANI, ALLEVATORI DI CAVALLI, SINDACALISTI E RAPPRESENTANTI DELLA LORO MINORANZA ETNICA ALL'UNIONE EUROPEA.

4) LA LEGISLAZIONE BELGA SULL'INTEGRAZIONE DI ROM E SINTI SEMBREREBBE LA MIGLIORE. 

"Per ciò che riguarda il resto del mondo, mi dispiace deluderti, ma in Spagna i nomadi sono diventati STANZIALI in molte città ed hanno influenzato la cultura locale, ho personalmente messo piede nel quartiere Gitano di Valencia più e più volte.
In città come Bruxelles e Londra vari popoli e varie etnie, musulmani, africani, cinesi hanno nel tempo creato e colonizzato interi quartieri rendendo le stesse città PIU' BELLE; e convivendo in linea di massima PACIFICAMENTE pur con qualche episodio "deprecabile".
Stesso discorso per Parigi, per Berlino per Barcellona. 
Il futuro è la multietnia, e spero vivamente di sperimentarla anche nella mia famiglia, come è già successo (ho una nipote ed una cognata marocchine musulmane). Non credo che bruciare i campi nomadi e bloccarne la costruzione risolva qualcosa. "  da LEGA SINTI/ buldra  §5

 Rom/Sinti, un presidio        | Stampa |
Qustione rom/sinti: Opera Nomadi, OsservAzione, Comitato Rom e Sinti Insieme e Romanodrom, indicono un presidio che si svolgerà davanti alla Prefettura in Corso Monforte giovedì 12 giugno alle ore 12,00

ROMA (20 luglio) - «Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia tra l’indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu. Cordoglio alle famiglie delle due bimbe che nell’assolata giornata di ieri, dopo ore sotto il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di farsi un bagno tra le onde agitate del mare.

La tragedia. Per Violetta e Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c’è stato nulla da fare nonostante il tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e un’altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli e i centri della periferia.

                               

                                                     VIOLETTA  E  CRISTINA


fiori per Jan Palach     Louis   Armstrong


                                                                      I see trees of green, red roses too
                                                                      I see them bloom for me and you
                                                                      and I think to myself
                                                                               WHAT A WONDERFUL WORLD....
                                                                      I see skies of blue and clouds of white
                                                               the bright blessed day and the dark sacred night
                                                               the colours of the rainbow so pretty in the sky
                                                               and also on the faces of people going by...
                                                                      I see friends shaking hands saying
                                                                                         "How do you do?"
                                                                      - they are really saying "I love you!"..
                                                                      I hear babies crying, I watch them grow..
                                                               They'll learn much more than I'll never know...
                                                                and I think to myself
                                                                                WHAT A WONDERFUL WORLD...
 
  

Giacomo Matteotti   Un rimpianto incolmabile.

EPPURE....NON POSSIAMO DISPERARE.... SPETTA A DIO L'ULTIMA PAROLA SUL MONDO E LA SUA PROMESSA E' INVINCIBILE, qualunque tragedia siamo chiamati ad affrontare strada facendo.


DALLA POLONIA

ZYGMUNT  BAUMAN                       

Noi umani possediamo il linguaggio, strumento capace di operare meraviglie, che ci permette di dare un nome alle cose esistenti, ma anche, ancor più miracolosamente, alle cose che non esistono ancora: alle cose come sono e alle cose come potrebbero essere.  Grazie al linguaggio possiamo fare scelte: possiamo respingere certe cose in nome di altre, e possiamo anche parlare e pensare a cose che devono o possono ancora venire.  Siamo animali "trasgressivi" e "trascendenti" e non possiamo farne a meno. Viviamo in anticipo sul presente.  Le nostre rappresentazioni anticipano le nostre percezioni.  Il mondo che abitiamo è sempre un passo, o un chilometro, o un anno luce più avanti rispetto al mondo di cui facciamo esperienza.  La parte di mondo che sopravanza la nostra esperienza vissuta viene definita "ideale": gli ideali ci devono guidare in territori per il momento inesplorati e per i quali non esistono mappe.

       Zygmunt Bauman


 RYSZARD  KAPUSCINSKY


Una vita per raccontare l’Altro
di Luciano Minerva

INCONTRI  RAINEWS24
Ryszard Kapuscinski
Per anni Ryszard Kapuscinski non ha rilasciato interviste televisive. Non voleva essere riconosciuto, voleva potersi confondere tra la gente che doveva raccontare. Mescolarsi a loro, comprenderli fino in fondo ascoltandoli e dando voce alle persone più umili e nascoste. Nell’ultima fase della sua vita ha scelto invece di concedere qualche intervista, dopo aver vagliato attentamente il contesto in cui si sarebbe inserita, perché il contesto dell’informazione era quello che lo interessava, più del dettaglio, più del flusso continuo di notizie.. A 75 anni uno dei più grandi reporter della storia se n’è andato. Lasciandoci scritti, riflessioni, poesie, fotografie che resteranno nel tempo, ben oltre il percorso della sua vita.

Addio Kapuscinsky, memoria del Novecento
di Stefano Milani

25/01/2007
Difficile catalogare Ryszard Kapuscinsky. Giornalista, scrittore, reporter, inviato di guerra, storico, cronista, esploratore, esperto d'arte, viaggiatore, vagabondo col taccuino, collezionista di storie. In una parola sola: testimone del mondo. I suoi maestri? Conrad, Dos Passos, Stendhal. "Più si conosce il mondo, più ci rendiamo conto della sua inconoscibilità e sconfinatezza: non tanto in senso spaziale, ma nel senso di una ricchezza culturale troppo vasta per poter essere conosciuta", soleva dire. E' morto all'età di 74 anni a Varsavia dopo un'esistenza vissuta da apolide curioso degli eventi divenuti col tempo Storia del nostro secolo. Le sue sono state le testimonianze di quarantasette anni di viaggi in oltre cento paesi del mondo. Dall'Asia all'Africa dove ha raccontato la caduta del Negus, il colpo di Stato in Algeria ai tempi di Ben Bella, la fine dello Scià. La sua penna ha descritto come nessuno la trasformazione dell'America Latina e la dissoluzione dell'ex impero sovietico. Tutte esperienze raccolte in una ventina di libri di successo, tradotti in oltre trenta lingue.

Nato a Pinsk nella Polonia orientale, oggi Bielorussia, da famiglia povera il "Bruce Chatwin dell'Est", come veniva soprannominato, aveva lavorato fino al 1981 come corrispondente e inviato per l'agenzia di stampa polacca Pap. Il suo primo viaggio è datato 1956 in India, dove vi rimase sei mesi a causa della crisi di Suez e la conseguente chiusura del canale che gli impedì di imbarcarsi sulla nave per il ritorno. L'anno dopo sarà in Cina a raccontare la campagna dei Cento Fiori e la stagione di liberalizzazione della vita culturale, politica, economica e sociale che colpì il paese di Mao Zedong. Ma il suo vero amore era l'Africa. L'ha raccontata come pochi, descrivendo la liberazione del continente nero dal colonialismo e il suo precipitare nel caos e nelle guerre. In uno dei suoi libri più famosi, Ebano, scriveva che "[...]l'Africa è troppo grande per poterla descrivere. E' un continente-pianta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. E' solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l'Africa non esiste. [...]".

Uscito da un'infanzia molto dura - lui e la sua famiglia furono costretti a scappare dal proprio paese d'origine minacciati da Hitler prima e da Stalin poi - durante i suoi numerosi viaggi Kapuscinski si è trovato spesso alle prese con la miseria e i drammi del Terzo Mondo. "Dove sono nato - raccontava - convivevano polacchi, ucraini, russi, tedeschi, ebrei, cattolici, ortodossi, armeni e così via. Da allora ho sempre cercato di ritrovare quell'armonia tra genti e culture e il giornalismo era una strada per andare a cercarla, come l'antropologia uno strumento per capire". Per questo la sua visione del mondo e della vita si è fatta sempre meno eurocentrica. "La mia principale ambizione è di dimostrare agli europei che la nostra mentalità è quanto mai eurocentrica e che l'Europa, o meglio una sua parte, non è il mondo intero".

  ERODOTO viaggi

(Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.- Magna Grecia)

((sfondo culturale l'Atene di Pericle))

È ritenuto il "padre della storia" in quanto, nella sua opera delle "Storie" che in greco significa inchiesta/ricerca, cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le poleis unite della Grecia e l'impero persiano ponendosi in una prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti resoconti dei suoi predecessori.
È considerato anche il "padre dell'etnografia" grazie alle sue descrizioni dei popoli cosiddetti barbari (Persiani, Egiziani, Medi e Sciti) che, seppur con molte inesattezze, mostrano un pensiero aperto ed una grande capacità d'osservazione. Questa apertura mentale e curiosità verso culture non greche può essere spiegato pensando al luogo di nascita dello storico. Alicarnasso era, infatti, una città greca dalle varie tradizioni ed in forte contatto con il mondo barbaro. La stessa biografia dello storico porta il segno di questo intreccio di culture.
Erodoto sarà il primo che cercherà un elemento ordinatore nella sua ricerca, che evidenzia nel rapporto causa-effetto. La storia non è considerata da Erodoto come una semplice serie di avvenimenti che si susseguono nel tempo, ma come un insieme di fatti collegati fra loro da una rete di rapporti logici, complessa, ma comunque ben intelligibile.
 Egli, attraverso il relativismo di Protagora rifiuta di riconoscere come unica degna di attenzione la tradizione greca, affermando che ad ogni uomo i propri costumi appariranno sempre i migliori, e contesta ai sofisti l'inutilità o la dannosità dei nomoi affermando che essi meritano attenzione e rispetto in quanto espressione per ciascun popolo della propria tradizione e cultura. La modernità di Erodoto è chiara proprio in questo passaggio culturale e storiografico.

ma torniamo ora a Ryszard Kapuscinsky

I suoi libri più celebri (quasi tutti editi da Feltrinelli) sono ormai dei piccoli classici per chi vuole capire la contemporaneità. Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate (1983), definito da Newsweek tra i migliori dieci libri del 1983; Imperium (1994), un reportage sull'impero sovietico e il suo dissolvimento; Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia (1997) intarsio di meditazioni ispirate dai viaggi, dalle letture, dalle riflessioni, dall'esperienza, da pezzi di diario di eventi storici; Ebano (1998), un reportage nel quale vengono raccontati quarant'anni di esperienza come inviato nei paesi africani; Shah-in-shah (2001), resoconto della sua permanenza in Iran negli ultimi anni della monarchia di Reza Palevi; La prima guerra del football e altre guerre di poveri (2002), le impressioni di un osservatore attento della società e della politica di paesi lontani, come il Ghana, il Congo, il Sudafrica, l'Algeria, l'Honduras e il Salvador. In viaggio con Erodoto (2005) ripercorre le vicende personali, dall'infanzia povera ai viaggi in Cina e India avendo sempre come punto di riferimento Erodoto, il primo reporter della storia. In Autoritratto di un reporter (2006) Kapuscinsky parla di sé e dell'etica del suo lavoro.

DALL'ALBANIA E DALL'INDIA

                                                                                      

      Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù

INNO ALLA VITA
Madre Teresa di Calcutta

La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila.
La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è vita, difendila.

(Dedicata a tutti i giovani di buona volontà)


"You did it for me" ("Lo hai fatto per me"). Madre Teresa scandiva a voce bassa queste parole contando ad una ad una le dita della mano. Sembrava un gioco da bambini e invece in queste cinque, semplici, parole era racchiuso il senso della sua vita straordinaria. Tutta improntata al comandamento evangelico, "avete fatto questo per me", che la piccola suora ha testimoniato col suo amore per gli ultimi davanti a tutto il mondo. Nell'ultima intervista che Madre Teresa rilascio' alla rivista "Popoli e Missione", le venne chiesto: "Madre, chi sono i poveri?". Lei con quegli occhi che brillavano sul viso pieno di rughe, rispose: "Tutti. Anche voi ed io. Se non amiamo i poveri, siamo poveri anche noi. Chi non ama e' il piu' povero dei poveri". E poi disse: "Gesu' e' venuto al mondo per salvare ed amare gli uomini di tutto il mondo e soprattutto i piu' poveri tra loro. E quindi noi missionari facciamo tutto per loro. E' importante che anche chi e' solo, abbandonato, disperato, senza niente,capisca questa verita':che Dio li ama , malgrado le apparenze, malgrado la loro vita sia quella che e'. Ecco,noi cerchiamo di essere solo uno strumento di questa grande verita'. Non e' tanto quello che si fa ma l'amore con cui si fa".
"Ma come fare per trasformare le parole in gesti?", chiese ancora il giornale missionario. "Cerchiamo - rispose la Madre - di comunicare la gioia cristiana alle persone che sono intorno a noi. Cerchiamo con i nostri gesti di far sentire loro che li amiamo,che ci preoccupiamo delle loro necessita', che partecipiamo al loro dolore. E questo lo facciamo non solo in India ma in tutto il mondo, anche qui a Roma, a Milano dove accogliamo anziani,poveri,ammalati. Se andate a trovarli vedrete e capirete come diamo gioia attraverso l'amore. Andate anche voi a vedere e servire queste persone come facciamo noi ogni giorno. Andate a parlare con loro per fargli capire che non sono soli e che c'è tanta gente che li ama. Ascoltateli. Vi potranno dire molto di piu' di quello che dico io".
L'intervista si concluse poi con la citazione di una preghiera che la stessa Madre Teresa aveva composto anni prima:

"il frutto della preghiera e' la fede, il frutto della fede e' l'amore, il frutto dell'amore e' il servizio, il frutto del servizio e' l'amore. E dalle parole d'amore nasce la pace". Poi, ricorda la rivista, la piccola suora commento': "la santita non e' di pochi, tutti possono diventare santi. E' un cammino che può diventare semplice, quello che faccio io lo possono fare tutti. Ognuno di noi ha un suo modo per comunicare questa verita' ed e' nostro dovere farlo. Non importa quello che facciamo, ma come lo facciamo. Io non sono importante. Parlate di Gesu' prima di me".


DALL'ITALIA

A scuola di dialogo per la pace
                                                                            Tiziano Terzani
Tiziano Terzani è nato a Firenze nel 1938 e dal 1971 al 1997 è stato corrispondente dall’Asia per il settimanale Der Spiegel. E’ vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. Ha collaborato  anche con Il Corriere della sera. Nel 1994 si è stabilito in India con la moglie Angela Staude e i due figli. Profondo conoscitore del continente asiatico, è uno dei giornalisti italiani che gode di maggior prestigio a livello internazionale. Ha "lasciato il suo corpo" nel luglio 2004. Ha lasciato il suo rifugio himalayano dopo l'11 settembre iniziando il suo itinerario di attivista della pace per la scelta di una nuova storia, di una vera civiltà  edificata sull'amore, sulla non-violenza, sull'ascolto profondo dell'unità dei viventi e sul rispetto della natura, grande maestra in un tempo orfano di veri maestri.

"Il sultano e San Francesco"

"Lettere contro la guerra"

Dalla consapevolezza della malattia in poi,  si spoglia della sua storia e delle sue corazze e continua il suo percorso come Anam, «il senza nome», in quell’India della sapienza antica in cui ritrova radici sempre più profonde. L’osservatore ironico, arguto, tagliente è lo stesso degli altri libri, ma ora l’oggetto di osservazione sta davanti allo specchio. Terzani diventa l’esploratore di se stesso, cambia l’ottica del corrispondente di guerra che era stato e che gli aveva fatto perdere, nel suo stesso mestiere, «il senso del tutto». In quest’uomo che si sente «rinnovato» ritroviamo in pieno l’atteggiamento, lo sguardo, le tematiche di quelle Lettere contro la guerra che il movimento pacifista ha scelto e riconosciuto come uno dei propri testi-base. Anzi, seguendolo nei tre mesi di ritiro in un ashram prima e nel suo rifugio solitario alla base dell’Himalaya poi, è possibile conoscere meglio le motivazioni e la base di esperienza umana profonda che stava dietro quelle Lettere. Il suo ritorno a valle, da Angela compagna della sua vita e nella sua Firenze, in coincidenza con il Social Forum, rimette in contatto il suo cammino solitario con i segni diffusi di quella che vede come l’unica rivoluzione possibile ed efficace, non politica, ma interiore. Lì, dopo tanti viaggi attraverso le rivoluzioni fallite del XX secolo, incontra quella «nuova coscienza» che riconosce come il grande bene del nostro tempo.

 


DALLA FRANCIA

ANTOINE DE SAINT-EXUPE'RY

                                                                           

Voici mon secret. Il est très simple : on ne voit bien qu'avec le coeur. L'essentiel est invisible pour les yeux.
(It is only with the heart that one can see rightly; What is essential is invisible to the eye.)
The Little Prince
What makes the desert beautiful is that somewhere it hides a well.
Transport of the mails, transport of the human voice, transport of flickering pictures - in this century, as in others, our highest accomplishments still have the single aim of bringing men together.
Wind, Sand, and Stars
Pure logic is the ruin of the spirit.
The machine does not isolate us from the great problems of nature but plunges us more deeply into them
There is no hope of joy except in human relations.
    
 
   


DAL SUD-AFRIKA

NELSON MANDELA
Non sparisce il sorriso dal volto di colui che ha ragione, che è nel giusto e che prima o poi vedrà la storia inchinarsi ai suoi piedi.
MIRIAM MAKEBA THE VOICE OF AFRICA
  In 1960 she was even officially banned. For 31 long years she lived in forced exile as "a citizen of the world", the last years of this in Belgium, until President Nelson Mandela finally brought her back home to South Africa in December of
1990.   She kept on receiving awards, not only for her achievements as a singer (like the Grammy and The Polar Music Prize) but also for her humanitarian commitments (like the Dag Hammerskjøld Peace Prize and the Otto Hahn Peace Medal in Gold).


                                                                                  




LA "NUOVA COSCIENZA"

  si manifesta, si smaschera e si ripropone su basi completamente diverse il "Sistema finanziario  mondiale" ora
SISTEMA FINANZIARIO SOLIDALE  MONDIALE.

DAL BRASILE
                                                                          
Gomes dos Santos (BRASILE)  vince la Maratona di New York  2006

  IL CONTAGIOSO SPIRITO DI PORTO ALEGRE E' IN MARCIA  

L'idea, nata durante il World Social Forum del 2002, di un "Sistema Finanziario solidale mondiale" si e' concretizzata quest'anno grazie alla rete di relazioni sviluppatesi negli ultimi mesi e parte dalla necessita' di una finanza che costituisca una valida alternativa all'attuale economia globalizzata. Durante il seminario costitutivo e' emersa l'importanza di una rete solidale mondiale che possa esercitare forme di influenza sui governi locali. Microcredito, credito decentrato, finanziamento sociale ecco le parole d'ordine sostenute anche da Frans de Clerk responsabile di INAISE, un organismo internazionale con sede a Bruxelles che raggruppa gia' oltre 50 realta' di finanza etica e solidale tra cui la coop MAG 2 e Banca Etica in Italia. Prossime tappe di lavoro l'Assemblea Internazionale di INAISE e i vari Forum Sociali continentali.

ASSOCIAZIONE ITALIANA SOSTENITORI  "FAME ZERO"
 
Dopo aver partecipato a due viaggi ufficiali in Brasile, incontrato sei Ministri, il Consigliere del Presidente Frei Betto, il Presidente Luiz Inacio Lula da Silva e dopo aver conversato in particolare sul “Programma Fame Zero” del Governo, su stimolo e proposta di:
Frei Betto, il Ministro della Sicurezza Alimentare "Fame Zero" prof. Josè da Silva Graziano, il Vice-Ministro prof. Flavio Botelho e il Capo di Gabinetto Carlyle Ramos de Oliveira Vilarinho, abbiamo deciso di istituire la:
Associazione Italiana Sostenitori  "FAME ZERO"
Frei Betto, il Ministro Graziano, il Vice-Ministro Botelho e il segretario esecutivo Vilarinho saranno i garanti brasiliani di riferimento per il ricevimento del denaro raccolto teso alla realizzazione del Programma Fame Zero.
Il Programma Fame Zero è un insieme di azioni che saranno applicate da parte del governo brasiliano, con l'obiettivo di realizzare una vera politica alimentare che combatta concretamente la fame nel paese, in una forma realmente partecipativa.
Il giorno 30 gennaio 2003, il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha trasformato questo Programma in un "progetto", affermando: Fame Zero non è solo dare agli impoveriti del mio paese un pesce, ma soprattutto "insegnare loro a pescare".
Mangiare è un diritto. Il cibo quotidiano non deve essere il frutto dell’assistenzialismo e nemmeno essere risultato di una strumentalizzazione politica. Mangiare è il diritto primario di ogni cittadina e cittadino. Questo diritto deve essere garantito dallo Stato, insieme  a tutta la società civile. Nel Brasile non è mai esistita una politica nazionale di sicurezza alimentare.
Per risolvere il problema “fame” in Brasile è necessario:
1-    associare l'obiettivo della politica di sicurezza alimentare a strategie  di sviluppo economico e sociale che garantiscano una vera inclusione sociale;
2-    creare un nuovo modello di sviluppo economico che privilegi la crescita attraverso una nuova distribuzione del reddito, privilegiando il mercato interno;
3-    adottare una politica diretta  a sostenere le famiglie che giornalmente soffrono la fame e la povertà;
4-    incentivare l'agricoltura familiare e l'autoconsumo alimentare, garantire l'accesso all'acqua potabile, realizzare una riforma agraria che garantisca la funzione sociale della proprietà;
5-    la fame esige una mobilitazione costante del governo centrale insieme a quello regionale e dei municipi. I comuni hanno una funzione strategica in tutto ciò essendo essi a diretto contatto con i problemi quotidiani della gente. Essi devono essere stimolati e aiutati e controllati dalla società civile esistente.
L'economia brasiliana è la quarta maggiore esportatrice di alimenti del mondo. La sua economia è forte e sufficiente per occuparsi dei bisogni della sua gente. Nonostante ciò un terzo della popolazione brasiliana ha fame.
Ora questa emergenza è stata presa in seria considerazione da parte del governo. Questa è la vera priorità del Progetto Fame Zero, pensato e voluto dal presidente Luiz Inacio Lula da Silva: realizzare una politica che garantisca a tutti i brasiliani, in forma permanente, l'accesso ad una alimentazione salutare, adeguata, ottenuta in modo sostenibile e partire dai prodotti nazionali. Il 2% dei terreni coltivabili è dedicato alla canna da zucchero da cui ricavare metanolo come bio-combustibile.

   
IGNAZIO LULA DA SILVA, il prudente Presidente operaio                 FREI BETTO, il visionario credente

in due contro  LA               CORRUZIONE DIVORANTE................................



FORSE CE LA FARANNO PUNTANDO SULL'ENERGIA PULITA DERIVATA DALLE  PIANTAGIONI DI CANNA DA ZUCCHERO - FORSE CE LA FARANNO DANDO TERRA E LAVORO AI SINTERRA.



INSIEME, SCOPO STUPENDO,
INSIEME!!!!!!!!!!

O PREFERIAMO FINIRE TUTTI COME ALL'ARRIVO DELLA TAPPA DEL GIRO A  PINEROLO?

SEMBRAVA NIENTE ALL'INIZIO... UNO ERA SCIVOLATO...



e invece.........DISASTRO GENERALE!!!!!!!!!!!!!!!
















CON LA MISERA CONSOLAZIONE CHE una decina di corridori  ha potuto disputare la volata senza accorgersi di niente e che  L'HA  VINTA un italiano (Petacchi).......MA C'ERA BEN ALTRO DI CUI OCCUPARSI...





MANIFESTO DEI PAESI NON ALLINEATI fra i 192 presenti alle Nazioni Unite
UNESCO  marzo 2007
elenco di 116 su 118                                                              quelli di cui non si parla se non quando è troppo tardi.

Sebbene la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia fosse uno dei fondatori, venne sospesa nel 1992. Da allora la Jugoslavia venne abolita e sostituita dalla Serbia-Montenegro, ora già divise.

IN MYANMAR LA DITTATURA MILITARE E' RIUSCITA A FAR INDIGNARE PERSINO I MONACI BUDDISTI
CHE MANIFESTANO PACIFICAMENTE  INSIEME ALLA POPOLAZIONE BIRMANA

 FIORI NEI CAPELLI


AUNG SAN SUU KYI  la paziente  forza dell'impotenza.

<> monaci bambini

Si è liberata in un pianto e per un quarto d'ora ha salutato i monaci che sfilavano. Restando all'interno del compound della sua residenza a Yangon, dove è agli arresti domiciliari da 12 anni, Aung Suu Kyi, leader dell'opposizione birmana e premio nobel per la pace, ha voluto partecipare in questo modo alla marcia pacifica dei monaci contro il regime militare che affligge il Myanmar da oltre quarant'anni.
Sei giorni di marcia. La marcia che sta facendo tremare il regime militare dell'ex Birmania va avanti ormai 6 giorni. "Abbiamo visto Aung Suu Kyi uscire dalla sua casa. Indossava una camicia gialla. E quando è comparsa la folla ha iniziato a urlare 'Lunga vita a Aung Suu Kyi'", hanno riferito alcuni testimoni. La leader dell'opposizione non ha potuto rivolgersi direttamente ai manifestanti, ma è uscita in compagnia di due donne e si è messa a piangere salutando i monaci a distanza. Il corteo ha potuto raggiungere eccezionalmente la residenza di Suu Kyi che solitamente è isolata dalle forze dell'ordine.
Cinque settimane di manifestazioni. Da cinque settimane sono in corso manifestazioni pacifiche contro la giunta militare sono in atto in Myanmar. La storia dell'ex Birmania è segnata da colpi di stato e sorde lotte tra generali fin dalla sua indipendenza, raggiunta nel gennaio 1948. Durante la Seconda Guerra Mondiale Aung San e un gruppo di nazionalisti noti come 'I 29 compagni', si unirono alle forze giapponesi. L'esercito nazionalista costruito con l'aiuto del Sol Levante rovesciò le alleanze nel 1945 e aiutò gli alleati anglo-americani a raggiungere la capitale, che allora si chiamava Rangoon (il nome del paese fu cambiato nel 1989 da Birmania in Myanmar e la capitale fu ribattezzata Yangon). Ma, subito dopo la proclamazione dell'indipendenza, e prima ancora che la Costituzione entrasse in vigore, Aung San e buona parte dei suoi ministri furono uccisi da assassini rimasti ignoti in una mattanza nel palazzo del governo.
Due anni di legge marziale. Dopo due anni di legge marziale, la giunta organizzò le elezioni - (il patito che ha nel 1990 ha sbancato alle urne si chiama “Nationalal League for Democracy”, cioè “Lega nazionale per la democrazia”)- <>ma si rifiutò di accettarne il risultato, che aveva visto il partito di Suu Kyi conquistare 392 dei 485 seggi del Parlamento. Con l'eccezione dei due anni dal 2000 al 2002 - nei quali però le fu impedito di muoversi liberamente per il paese - Aung San Suu Kyi è rimasta agli arresti domiciliari.  La protesta dei monaci. Negli ultimi giorni i monaci buddisti - che già avevano partecipato ad una sollevazione nel 1988 - si sono messi alla testa di marce e manifestazioni contro la giunta. Il 6 settembre centinaia di bonzi hanno tenuto in ostaggio per sei ore 20 funzionari locali a Pakokku. Scatenante anche l'improvviso aumento del 500 per cento del prezzo della benzina.


 
Sono 500.000 i monaci Buddisti in Myanmar, intimamente uniti alla popolazione, non solo nelle pagode, ma anche nei bar o in giro in motorino...così come le pagode sono aperte alla sosta ed alla meditazione della gente che si consiglia familiarmente  con i monaci per ogni difficoltà della vita.


UNA MAGGIORANZA DI CUI NON SI  PARLA, problemi ignorati, culture genericamente sepolte nel termine "diverse"...... con un senso prossimo a "sbagliate"....."inferiori"....."antiquate,superate"......
E SULLE REPRESSIONI VIOLENTE DEL DISSENSO DA PARTE DI DITTATURE FEROCI
CALA LA CORTINA DEL SILENZIO INFIOCCHETTATA DALL'OPPORTUNISMO MERCANTILE....

E' dovere inevitabile, per le 118 nazioni non allineate (SULLE 192 CHE SONO RAPPRESENTATE ALLE NAZIONI UNITE) di consolidare la nostra unità ed accordo in un mondo sempre più ingiusto e disuguale, nel quale non si rispetta il nostro diritto alla pace e allo sviluppo. Riunendoci per dare compimento al mandato dei nostri capi di Stato o di Governo di riattivare la coordinazione tra i paesi non allineati nel seno dell'UNESCO non solo facciamo un nuovo passo nel rafforzamento e rivitalizzazione del nostro Movimento, ma recuperiamo una tradizione che incominciò nel 1973 con la creazione del Comitato dei Paesi Non Allineati rappresentati davanti all'Organizzazione. Ricordiamo i contributi del Movimento dei Paesi Non Allineati ai dibattiti legati allo sviluppo dell'identità culturale dei popoli, allo stabilimento di infrastrutture nazionali di informazione e l'accesso dei paesi in via di sviluppo alla scienza e alla tecnologia.
La promozione del Nuovo Ordine Mondiale dell'Informazione e delle Comunicazioni, che legò l'informazione al dibattito sulla distribuzione mondiale di risorse, costituì uno dei contributi più significativi del Movimento dei Paesi Non Allineati ai lavori dell'UNESCO. I gravi problemi che minacciano i paesi del Sud, invece di diminuire, sono sempre più preoccupanti. Ci s'impone un ordine internazionale assurdo e crudele che impedisce lo sviluppo, la pace ed il progresso per la maggioranza dei nostri popoli.
Ci si impone un ordine internazionale che impedisce l'accesso generale alla cultura e alla scienza, all'educazione per tutti ed alla giustizia sociale cui preludeva la Costituzione dell'UNESCO approvata nel 1945.

 
Li abbiamo convocati perché crediamo possibile un mondo nel quale non muoiano ogni giorno, come morranno oggi, 20000 bambini di fame.

Li abbiamo convocati perché crediamo possibile lavorare uniti contro la mercificazione della maggior parte della produzione intellettuale e la sua privatizzazione che convertono la conoscenza in strumento per perpetuare la disuguaglianza.

Siamo arrivati al colmo che l'arte autentica ed autoctona, le espressioni dell'arte dei nostri paesi, hanno incominciato a chiamarsi "cultura alternativa", condannati dai parametri omogenizzanti e banali della cosiddettta industria dell'intrattenimento. La cultura è diventata alternativa e il banale e il commerciale sono diventati la norma. L'arte che fa pensare è diventata dissidente mentre governa la mediocrità.

Sostituire cittadini con consumatori è l'operazione in attuazione.
Il miraggio di presentare il consumo sfrenato come sinonimo di sviluppo, che si offre dagli schermi dei televisori in tutto il mondo, è l'attestazione eloquente di un modo di vita che già minaccia la sopravvivenza della nostra specie che esaurisce le risorse naturali, degrada, inquina, disbosca e può arrivare a rendere impossibile la vita sul pianeta. Ma è anche la prova di un sistema perverso che incoraggia il consumismo sfrenato di un'elite in un mondo con 852 milioni di esseri affamati e più di 2000 milioni senza elettricità e più di 2000 milioni che non hanno mai parlato per telefono e per i quali la parola Internet non significa assolutamente niente.
Tra Europa, Nord America e Giappone si generano più dell'80% di tutte le pubblicazioni scientifiche e più del 90% dei brevetti. Il 72% degli scienziati del mondo vivono e lavorano nei paesi industrializzati. Nei paesi sviluppati si investono ogni anno 600000 milioni di dollari in investigazione-sviluppo. Nel resto del mondo, dove vive l'86% della popolazione del pianeta, si investe 12 volte meno.
I nostri paesi devono affrontare non solo la crescente privatizzazione della conoscenza e le leggi della proprietà intellettuale, progettate per difendere gli interessi dei paesi sviluppati e le transnazionali, bensì le barriere non doganali che chiudono i mercati del Nord alle nostre produzioni.
Si pretende saccheggiare, brevettare e commercializzare senza scrupoli dal principio attivo di un rimedio utilizzato per secoli da una cultura aborigena fino alle canzoni che cantarono i nostri nonni.
Ma, se già fosse poco, soffriamo il fenomeno crescente del "furto dei cervelli". Se gli emigranti dei nostri paesi sono poveri, alla ricerca di lavoro, li si perseguita, li si maltratta, si chiudono loro le porte; se sono scienziati o ingegneri li si incitati ad emigrare con "canti di sirene" e promesse di ogni tipo. Solo dall'America Latina e dai Caraibi, sono 1,2 milioni di professionisti che stanno lavorando negli Stati Uniti ed in altri due paesi sviluppati. Le conseguenze di questo drenaggio di talento e capacità intellettuale sono devastanti.
Le notizie che si diffondono o si tacciono sono quelle che convengono ai potenti interessi che gestiscono ogni anno un milione di milioni di dollari in pubblicità commerciale. Chi ha importanza non é il lettore o il telespettatore, sono il padrone e l'annunciatore, che come dei decidono quello che si pubblica, impongono la bugia, manipolano la storia, legittimano la discriminazione e promuovono la sottomissione davanti ad uno stato di cose che c'è presentato come il nostro destino manifesto.

                                                                   PEREZ ROQUE - Cuba



DA  BOLOGNA
ANNO  1257
RISCATTO DEGLI  SCHIAVI

2007 -  DOPO 750 ANNI  QUANTE SCHIAVITU'  NUOVE E ANTICHE  CONTINUANO A  PROSPERARE STRITOLANDO  I PIU' DEBOLI?

LIBER PARADISUS E I SERVI DELLA GLEBA La liberazione dei servi della gleba a Bologna nel 1257: il libro del Paradiso. Nel 1257 a Bologna fu emanato il "Liber Paradisus", un provvedimento con il quale furono riscattati e liberati i servi della gleba residenti sul territorio. Siamo in pieno Medioevo e la fede nella libertà e nella dignità di ogni uomo, creato a immagine di Dio, diventa operativa e si fa concreta per tutti. Un esempio di grande coerenza che anticipa di molto, nel segno della fede cristiana, le carte moderne dei diritti umani. L’evento. Il 25 Agosto del 1256, la campana dell’Arrengo chiama a raccolta i Bolognesi in Piazza Maggiore. È un accorrere festoso di uomini e di donne, persino di ragazzi, quasi tutti «servi» della città, e delle campagne vicine. Nel centro della piazza vi sono già i rappresentanti delle Corporazioni delle Arti, con lance, spade e vessilli multicolori. Attorno ad essi, un'immensa folla discute, grida e ride. Alcuni dicono che il Comune libererà circa 6 mila servi; altri che il Comune pagherà per il riscatto 10 lire d'argento bolognesi per chi ha più di quattordici anni, mentre ne darà solo 8 per quelli di età inferiore. Tutti vorrebbero salire la scalinata che porta nel vasto Salone del Podestà. Le guardie del Comune, con lunghe mazze ferrate, tengono a stento libero il passaggio. Uno squillo di tromba annuncia l'arrivo delle supreme autorità. La folla batte le mani e gli stendardi si agitano. Preceduti dai valletti e seguiti dai giudici e dai notai, il Podestà e il Capitano del Popolo entrano nel Salone, per firmare il decreto che abolirà nel Comune di Bologna la «servitù», affinché tutti siano liberi cittadini e tutti godano di uguali diritti. Il memoriale. Nei primi mesi del 1257, il Comune farà poi compilare da quattro notai un memoriale, in cui sono elencati i nomi dei 5.807 servi liberati che appartenevano a 403 signori. Questo prezioso libro (conservato nel nostro Archivio di Stato) venne detto «Libro del Paradiso », perché la prima parola scritta era appunto «Paradiso», ricordando che Iddio nel Paradiso terrestre creò l'uomo e gli donò perfettissima e perpetua libertà.

www.bologna.chiesacattolica.it/ced/2007_convegni/
Congresso Eucaristico Diocesano
Bologna 2006-2007
convegno           Caritas & Libertas                                         
Sezione         Riflessioni

  In considerazione della qual cosa, la città di Bologna, che ha sempre combattuto per la libertà, ricordando gli impegni passati e pensando ai futuri in onore del nostro Redentore e Signore Gesù Cristo, con una somma in denaro riscatta tutti quelli che nella città e diocesi di Bologna trova stretti dalla condizione servile, e decreta che siano liberi, dopo un’accurata indagine (inquisitione habita) stabilendo che nessuno, costretto da qualche forma di servitù osi dimorare nella città e diocesi di Bologna, affinché la massa che è stata riacquistata alla naturale libertà da un tale prezzo, possa essere corrotta da un qualche fermento di servitù, poiché un piccolo fermento può corrompere tutta la massa e la compagnia di un cattivo conduce molti sulla via disonesta.

Per vigilare la qual cosa, il signor Bonaccorsi da Soresina potestà di Bologna, la fama e ogni lode del quale diffusa in lungo e in largo si irradia come una stella e sotto il controllo del signor Giacomo Gratacelli suo giudice ed assessore raccomandato per la sua esperienza nel diritto (iuris peritia) la sua sapienza, costanza e temperanza, ha esteso il presente memoriale, che propriamente e a buon diritto si deve chiamare “Paradisus”, contenente i nomi dei padroni, dei loro servi e anche delle serve affinché appaia a quali servi e serve è fatta acquistare la libertà e a quale prezzo, cioè dieci lire per un servo o serva maggiore di quattordici anni e otto lire bolognesi per un minore, stabilito per ogni padrone per ognuno che detenesse nel vincolo della servitù.







ZITTI ZITTI....CHISSA' COSA PENSERANNO DELL'ITALIA E DELL'UNIONE EUROPEA I calmissimi SVIZZERI, da pochi anni entrati a far parte delle Nazioni Unite?
noi di loro abbiamo detto: Berna è grande il doppio del cimitero di Vienna, ma ci si diverte solo la metà. (Luciano De Crescenzo)/// In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù. (Orson Welles). Eppure......



In bici 1253 km.  gironzolando per l'antico federalismo svizzero
Unus pro omnibus, omnes pro uno
Indipendenza:     1 agosto 1291
Lingua ufficiale:     tedesco, francese, italiano + romancio
Il 41% degli svizzeri aderisce al Cattolicesimo, il 40% alla Chiesa riformata svizzera (protestante) il 2,5% alle chiese protestanti libere. Il 5% ad altre chiese cristiane. L'11% della popolazione svizzera non professa alcun credo religioso. Fra gli stranieri (circa il 20% della popolazione residente) il 44% è cattolico, il 5% protestante, il 17% cristiano ortodosso, il 18% islamico e il 2% non professa nessun credo.


Nel 2006 il forum economico di Davos ha considerato l'economia svizzera la più competitiva al mondo (Global competitiveness report); seguita da Finlandia, Svezia e Danimarca.
L'economia svizzera è incentrata su tre settori di punta: il turismo, l'industria di precisione ( con prodotti ad alto valore aggiunto) e, soprattutto, il settore finanziario. ZITTI ZITTI.....GLI SVIZZEROTTI PROPONGONO UN SISTEMA DI CONVIVENZA INTERNA ED INTERNAZIONALE  DA NON SOTTOVALUTARE, malgrado il tallone d'Achille dell'attaccamento al quattrino ed una residua VAGA (??) diffidenza verso chi Svizzero non è. E chi ha patito più di ogni altro questo razzismo?

MARIELLA MEHER


                                           
Mariella Mehr
è nata a Zurigo nel 1947 da una famiglia rom alla quale è stata strappata per essere allevata in vari collegi svizzeri. Nel 1996 si è stabilita in Toscana dove tuttora vive.

Nel 1998 ha ottenuto la laurea honoris causa dall’università di Basilea.

<>Un rappresentante dell’Ambasciata Svizzera presente alla cerimonia finale del XX  Premio Letterario Camaiore <>L’Ambasciatore Bruno Spinner ha risposto al Sindaco di Camaiore Giampaolo Bertola, assicurando la presenza dell’Ambasciata Svizzera nella persona del Dott. <>Fusaro, addetto alle relazioni pubbliche, in occasione della cerimonia di premiazione del XX Premio Letterario Camaiore, fissata per il 15 settembre prossimo all’Hotel   <>Dune di Lido di Camaiore, dove verrà la poetessa e scrittrice svizzera Mariella Meher   che riceverà il prestigioso Premio Internazionale. <>Il libro di Mariella Mehr “Notizie dall’esilio” edito da Effigie, vincitore del Premio  Internazionale 2007 è in versione trilingue:
 tedesco ‐ rom ‐ italiano.

Mariella Mehr è considerata la più grande poetessa zingara vivente; è autrice di

numerosi romanzi, opere poetiche, e di diversi testi teatrali. Nata a Zurigo da una

famiglia zingara di ceppo Jernische, vittima dell’operazione “Kinder der landstrasse”

(bambini di strada) la Mehr, come molti altri figli del “popolo errante”, è stata tolta alla

madre nella primissima infanzia (per una legge vigente in Svizzera dal 1926 al 1972),

lasciata in custodia a famiglie affidatarie, orfanotrofi, istituti psichiatrici; ha subito

violenze, elettroshock e a diciotto anni, come era accaduto a sua madre, è stata

sterilizzata e le hanno tolto il figlio.

Nella sua opera “Notizie dall’esilio” “…risuona un visionario, a volte allucinato grido di

dolore sul confine della follia…un appello all’ascolto…aprendo uno spiraglio sulla

spietata ipoteca del quotidiano…”





WE SHALL OVERCOME SOME DAY.......


La canzone deriva forse da una canzone gospel, probabilmente del 1903 del Rev. Charles Tindley di Philadelphia che conteneva il verso ripetuto più volte "I'll overcome some day", ma più versosimilmente da una canzone gospel successiva che conteneva i versi "Deep in my heart, I do believe / I'll overcome some day.". A Charleston, South Carolina nel 1946, i dipendenti dell'American Tobacco Company in sciopero, per lo più donne afro-americane, stavano cantando degli inni durante un cordone per un picchetto. Una donna di nome Lucille Simmons cantò una versione della canzone cambiando il testo in "We'll Overcome". Zilphia Horton, una donna bianca e moglie del co-fondatore della Highlander Folk School (successivamente chiamato Highlander Research and Education Center) la imparò da lei. L'anno dopo la insegnò a Pete Seeger. [Dunaway, 1990, 222-223], [Seeger, 1993, 32]
Seeger (o qualcun altro, lui stesso ha dichiarato che potrebbe essere stata Septima Clark) sostituì "We will overcome" con "We shall overcome"; Seeger aggiunse alcuni versi ("We'll walk hand in hand", "The whole wide world around") e lo insegnò al cantante californiano Frank Hamilton, che a sua volta la insegnò a Guy Carawan, che la reintrodusse all'Highlander nel 1959. Da lì fu diffusa oralmente e divenne un inno dei sindacati afro-americani nel sud degli Stati Uniti e dell'attivismo per i diritti civili. [Dunaway, 1990, 222-223], [Seeger, 1993, 32]
Dal 1963, la canzone fu legata a Joan Baez che la registrò e la cantò in numerose marce per i diritti civili.
I lavoratori agricoli negli Stati Uniti cantarono la canzone in spagnolo durante gli scioperi e i boicottaggi dell'uva alla fine degli anni '60.
La canzone fu poi utilizzata anche in Sud Africa durante gli ultimi anni del movimento anti-apartheid.
In India, la traduzione letterale in hindi "Hum Honge Kaamyab / Ek Din" divenne una canzone patriottica negli anni '80 e cantata ancora oggi.
Bruce Springsteen ha reinterpretato recentemente la canzone. La sua versione è stata inclusa nel trubuto Where Have All the Flowers Gone: A Tribute to Pete Seeger, e nel suo album del 2006 We Shall Overcome: The Seeger Sessions.
                                                                                BRUCE SPRIGSTEEN


TORINO
Folk Club
 
 
Era il 16 aprile 1988 quando il Folk Club aprì i battenti in via Perrone 3, spalancando la strada a più di 1800 artisti che fino ad oggi sono passati da quell’indirizzo.
Ma la storia inizia ancora prima, nel 1983, quando il nucleo fondatore del locale creò il Centro di Cultura Popolare e il bollettino Folk Notes – che oggi conta 26mila abbonati – curato da Michele Straniero, autorevole studioso di musica popolare, scomparso recentemente. Poi l’apertura del locale e nel 1993 quella del Centro Regionale Etnografico Linguistico.

Una storia che non si limita alla semplice apertura di un “luogo dove far musica”, ma è una scommessa più ampia, quella di mantenere vivo e recuperare il patrimonio della cultura popolare. Scommessa vinta, perché oggi il Folk Club è una tappa quasi obbligata per gli artisti della canzone d’autore italiana e straniera.
Tanti, tantissimi, i grandi nomi transitati sul palco del piccolo club: John Trudell, Joan Baez, Miriam Makeba, Donovan, Fairport Convention, Pentangle, Screamin’ Jay Hawkins, Noa, Enzo Jannacci, Inti Illimani, Vinicio Capossela, Nicola Arigliano, Moni Ovadia e la lista sarebbe ancora lunga.
Fondato a Torino il 16.4.1988 da Franco Lucà, oggi conta circa 35.000 soci. Produce ogni anno una stagione invernale di circa 60 concerti al Folkclub, la stagione di Maison Musique e svariati "open air" di alto livello artistico-culturale ed è considerato internazionalmente tra i migliori "club" d'Europa per la musica dal vivo.
  
Via Perrone 3/bis - Torino
Telefono:  011 537636
  http://www.folkclub.it
 





DALLA PALESTINA e DA ISRAELE
ESEMPI CONCRETI VERSO LA PACE


18 maggio 2004 il “Bnei Sachnin” sconfigge 4 a 1 l'Hapoel Haifa ed è la prima squadra di calcio araba a vincere la Coppa d'Israele. Così Sachnin, piccolo paese arabo di 20.000 abitanti nel nord della Galilea, si trova inaspettatamente sotto i riflettori dei media di tutto il mondo. Quattordici arabi, sei ebrei, tre africani e un brasiliano, l'Unione dei figli di Sachnin (è questo il significato originale del nome della squadra) e la storia del suo successo sono presto diventati per molti il simbolo di una convivenza possibile tra ebrei e palestinesi.

There was a lot of irony, of course, in the fact that all 4 Bnei Sachnin goals were scored by 3 Jews and one Brazilian (who deflected a shot by a Pole). And the rival, Hapoel Haifa, had as many Arabs as Sachnin in the starting lineup - 3 (one of them even lives in Sachnin). Leading Palestinian Israeli poet Samich El-Kassim noted this, in his celebration of the day, and all the Arab MKs were there too, to salute the achievement and the model for possible coexistence in the future.

il 29enne Tomer Eliyahu, che tutti i giorni si fa quattro ore di strada da Ramat Gan a Sakhnin,  non è disposto a rivelare le sue vedute politiche. “Non sono rilevanti, né professionalmente, né tenendo conto dell’affetto con cui ci hanno accolti. Ho giocato nell’Hapoel Tel Aviv e nell’Hapoel Rishon Lezion e da nessuna parte ho provato quel senso di unità fra i calciatori che provo qui. E la squadra è composta da ebrei, musulmani e cristiani. Hanno tutti una folle ambizione di riuscire – piena di una certa qual sublime follia”. Il presidente Ghnaim ha fatto il colpo grosso quando ha nominato l’allenatore della squadra. Ha scelto il trentottenne Eyal Lachman di Hod Hasharon, un filosofo del calcio. “La coesistenza fra arabi ed ebrei non è opera mia. E’ il risultato del carattere unico dei giocatori”, afferma.

International Sakhnin
Il più grosso successo di Lachman è stata la sua scelta di giocatori stranieri. Poichè Sakhnin offre una quantità di calciatori locali, relativamente a basso costo, è stato in grado di dedicare gran parte del budget del club all’acquisto di rinforzi stranieri. Gavriel Lima, brasiliano, che è arrivato lo scorso anno, è rimasto con la squadra. Poi  sono stati aggiuntì Dariusz Jaskewicz, una ‘dinamo’ polacca che corre (e cambia pettinatura) in continuazione; l’eccellente terzino del Cameroon, Ernst Etchi e Komoko Camara, il cannoniere della nazionale della Guinea Equatoriale.

E’ un bel tipo, questo Camara. A Sakhnin è diventato una tale stella, che la TV privata locale ha deciso di trasmettere in diretta tutte le sue partite nella nazionale della Guinea.

La realtà ispira un film:

 TITOLO: CHAMPIONS IN ISRAEL  (CAMPIONI IN ISRAELE )             ANNO: 2004

REGISTA: Andrea Bettinetti                          PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE:             Quattroterzi

DURATA: 30’                                                         LINGUA: Arabo- Ebraico- Inglese            SOTTOTITOLI: Inglese

Contact: Quattroterzi  Mail: info@quattroterzi.it   WEB: www.quattroterzi.it

ESEMPI CONCRETI VERSO LA PACE

Family of killed Palestinian boy donates organs to Israeli patients

November 8, 2005

The organs of a 12 year-old Palestinian boy killed by Israeli soldiers have been transplanted to Israeli patients, helping to save their lives.
Ahmed al-Khatib was shot during clashes in Jenin last week when soldiers mistook his toy gun for a real one. He later died in a hospital. The Israeli Defense Forces regretted the incident.
Ahmed's kidneys, liver, lungs and heart were transplated to a total of six patients, including Israeli Arabs, Jews, and Druze. One of the recipients was 12 year-old Samah Gadban, who had been waiting for a new heart for five years. Her father thanked Ahmed's family "from the depths of my heart" and called the donation a "gesture of love".
Ahmed's father, Ismail al-Khatib, said the family made the decision to donate his son's organs "for the sake of the world’s children and the children of this country". He added that saving lives was more important than religion and thinks that his son "has entered the heart of every Israeli".
al-Khatib stressed he has recieved nothing but praise from fellow residents in Jenin.
The Speaker of the Knesset, Reuven Rivlin, praised the action saying that this "remarkable gesture [...] despite the war and conflict without solution for nearly 100 years, must be noted".




IL MONDO...............

DOVE VIVONO I PIU' POVERI?
DOVE CREDIAMO DI POTER ANDARE SENZA DI LORO?
 
PAESI ARABI   1%

AFRICA SUD-SAHARIANA   17%

ASIA MERIDIONALE  39%

AMERICA LATINA E CARAIBI  9%

ASIA ORIENTALE E PACIFICO  34%




DAGLI  U.S.A.

PER 50 ANNI DI  MUSICA ARTINMOVEMENT  
WE SHALL OVERCOME....
OMAGGIO A
JOAN BAEZ THE BELIEVER
  A YOUNG GYPSY
(Words and Music by Joan Baez)

A young gypsy fell out in a slumber
Heading north with a driver he knew
Someone he'd lived with and trusted
A young woman who trusted him too

That very same day the young gypsy
Had come from a farm in the west
Where the children had played throughout the heat of the day
Affording the gypsy no rest

And the gypsy's bones were weary
And the front seat looked secure
And the gypsy slept on until the sun it was gone
And the stars pierced the eyes of the girl at his side

The next morning's day would be Easter
He'd dress in his only fine shirt
And shuffle through clusters of strangers
With his gaze and his shoes in the dirt

And the woman who loved him would watch him
Protect him from curious stares
For the womenfolk tend to be friendly
And the gypsy's as young as he's fair

And the evening brought on laughter
And jars of bright red wine
And the gypsy drank some and the gypsy had fun
And his dancing got wild and the grandmothers smiled

Sleeping came easily after
In the arms of the woman that fold
Up the secrets and dreams of the gypsy
That will never be sought or be sold
In fact, they will never be told
For the gypsy is two years old

© 1973 Chandos Music (ASCAP)

Joan Chandos Baez is born on January 9 in Staten Island, New York, the middle daughter of Albert Vinicio and Joan Bridge Baez.
1951
Joan spends a year living in Baghdad, Iraq, with her family when her father accepts a job there. Upon their return to the U.S., the family moves to California.
1956
For the first time, Joan hears a young Martin Luther King, Jr. lecture on nonviolence and civil rights. She also buys her first guitar.
1957
Joan commits her first act of civil disobedience by refusing to leave her high school (Palo Alto High School) during an air-raid drill. She also meets Gandhian scholar, Ira Sandperl, who becomes one of her strongest political influences.
1958
Joan graduates from Palo Alto High School, Palo Alto, California in June. She also records a demonstration album, but it fails to get interest from record company executives and the project is shelved.
In late summer, the Baez family moves to Belmont, Massachusetts, when Joan's father accepts a teaching post at Massachusetts Institute of Technology. Joan's interest in the Cambridge, Massachusetts, folk scene grows as she begins visiting the local coffeehouses. She registers as a student at Boston University, but only sporadically attends classes and soon quits school to concentrate on her blossoming singing career.
...................
Joan meets Bob Dylan at Gerde's Folk City in April of this year, following his appearance there as an opening act for John Lee Hooker. She also records and releases her second Vanguard album, Joan Baez, Volume Two, and embarks on her first national concert tour.
1962
As Joan becomes more involved with the civil rights movement, she conducts the first of three concert tours to Southern college campuses with a strict no-discrimination policy for audiences. The album Joan Baez in Concert is released in September, and she is the subject of the November 23, 1962, TIME Magazine cover story.
1963
Joan Baez In Concert is nominated for a Grammy Award in the "Best Folk Recording" category. Joan appears at the Monterey Folk Festival with Bob Dylan (and invites him to be a surprise guest on her summer tour) and headlines at the Newport Folk Festival.
Joan refuses to appear on and leads a much-publicized artist boycott of ABC-TV's Hootenanny show due to their banning of Pete Seeger as a result of his political activism. In August she sings "We Shall Overcome" before an estimated quarter of million people at the civil rights March on Washington.
Joan Baez In Concert, Part Two is released, and Squire Records releases an unauthorized reissue of Folksingers 'Round Harvard Square.

1987


BETWEEN 1964 AND 2003.........

2004
Joan tours the UK in January and February, and presents Steve Earle with the Lifetime Achievement Award at the BBC2 Folk Awards. Joan and Steve also do a series of concert dates together in June, after which she heads to Europe for a summer tour.
In the fall Joan joins the west coast leg of documentary filmmaker Michael Moore's "Slacker Uprising Tour" in advance of the U.S. elections.
2005
After some well-deserved time off in the winter and spring, Joan returns to Teatro ZinZanni as the Gypsy "Calliope."
In August she joins antiwar activist Cindy Sheehan in Crawford, Texas, for the weeks long protest outside President Bush's ranch. Sheehan's son Casey was killed in combat while in Iraq.
Joan returns to touring in the U.S. in the fall, after the release of her live CD Bowery Songs, recorded in November of 2004 at the Bowery Ballroom in New York City.
2006
Joan tours the U.K., France, Germany and Italy in March and April.
In late May Joan joins Julia Butterfly Hill and others in an effort to save a community farm in south central Los Angeles.
In July Joan is honored by the Legal Community Against Violence, a public interest law center dedicated to preventing gun violence.
In October Joan travels to the Czech Republic to help honor Vaclav Havel at the annual conference of Forum 2000.
Joan tours the U.S. in October and November.



2007
Joan receives a Lifetime Achievement Award from NARAS (National Academy of Recording Arts and Sciences) at the 2007 Grammy Awards, and introduces a performance by the Dixie Chicks.
Joan returns to the U.K./Europe for a concert tour in the winter.
VENEZIA luglio 2008  JOAN BAEZ CANTA PER RACCOGLIERE FONDI PER EMERGENCY
               

Emergency è un'associazione italiana indipendente e neutrale. Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.



IMPARARE DAGLI ERRORI
INDIA
SFRUTTAMENTO MULTINAZIONALE
IGNORANZA, PRESUNZIONE, INCAPACITA' GESTIONALE, IRRESPONSABILITA' CIVILE
BOPHAL, 3 dicembre 1984
www.racine.ra.it
    La peggiore catastrofe industriale della storia. Così viene ricordato il tragico incidente di Bophal (India) avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984. 7000 vittime nei primi 7 giorni e dalle 16000 alle 30000 nelle settimane successive, 500000 i feriti. Gli effetti sono subito devastanti: la nuvola di veleno brucia la bocca, la gola, scioglie i polmoni, acceca gli occhi uccidendo all’istante. Il vicino ospedale viene invaso da migliaia di vittime in condizioni disperate, ma nessuno sa come intervenire. La composizione del gas killer è nota solo agli ingegneri delle Union Carbide che sono gli unici a conoscere l’antidoto, ma questo si saprà solo a tragedia avvenuta.
Alcune vittime accecate dal gas siedono di fronte all’edificio della Union Carbide in attesa di essere trasferite negli ospedali
    Interpellati d’urgenza dall’ufficiale sanitario, minimizzano la pericolosità del mic (isocianato di metile) e consigliano semplicemente di proteggersi con una garza bagnata o… di respirare il meno possibile. Le responsabilità sono gravissime e ben presto chiare. Si può addirittura parlare di tragedia annunciata perché da tempo un giornalista di Bophal denunciava il progressivo smantellamento dei sistemi di sicurezza dell’impianto, totalmente disattivati al momento dell’incidente, per contenere le spese di un impianto ormai in perdita.
Ma come è potuto accadere quest’inferno? L’impianto di Bophal, costruito all’inizio degli anni ’80 era considerato un gioiello della tecnologia con modernissimi sistemi di sicurezza e i migliori tecnici della multinazionale a dirigerlo. Il suo unico scopo era la produzione del Sevin, brevetto della Union Carbide, l’erbicida che avrebbe dovuto finalmente mettere al sicuro tutta l’India dall’attacco degli insetti parassiti, preservando l’ambiente. Ma l’impianto era sovradimensionato e, a causa della siccità, le vendite non hanno rispettato le ambiziose previsioni del management americano; così sono arrivati i tagli al personale, all’addestramento e alla sicurezza. E il sogno è diventato incubo.



Centomovimenti.com

  CORETTA KING, LA BUONA MOGLIE

                                                                                                      

A tre mesi di distanza dalla scomparsa di Rosa Park, l'America perde un'altra paladina della lotta per i diritti civili. Si è infatti spenta all'età di 78 anni Coretta Scott King, vedova di Martin Luther King. Subito dopo la tragica morte del marito, ucciso nel 1968, la "first lady dei diritti umani" - come era stata soprannominata - aveva preso il suo posto alla guida delle battaglie contro la segregazione razziale.
Lo scorso 25 ottobre, all'età di 92 anni, era invece deceduta Rosa Lee Parks, l'eroina che - con un gesto molto semplice, ma all'epoca impensabile (si rifiutò di cedere il suo posto in autobus ad un uomo bianco, come prevedeva il regolamento) - nel 1955 scatenò una delle più importanti rivolte nella storia della comunità nera statunitense.

Si è spenta dunque Coretta Scott King, la vedova del padre dei diritti civili in America Martin Luther King. Aveva solo 78 anni ma la sua salute non era buona. Era apparsa in pubblico per l'ultima volta il 16 gennaio scorso per le celebrazioni del Martin Luther King Day anche se non aveva preso la parola ed era sembrata molto provata. Con Martin Luther King aveva condiviso tutto, erano stati insieme in quei quindici anni da quando era diventato pastore a quando fu assassinato il 4 aprile del 1968 a Memphis. La notizia della morte della vedova King, avvenuta lunedì sera, è stata annunciata martedì mattina con enfasi da tutte le tv americane. Secondo quanto riportato dalla Nbc e da Fox News, negli ultimi anni Coretta aveva subito un leggero ictus che aveva aggravato le già precarie condizioni di salute.

Martin Luther decise di seguire il padre e divenne anche lui pastore battista, decise così di frequantare il seminario di Crozer Theological in Pennsylvania. Fu proprio lì che conobbe Coretta Scott Young, una ragazza che studiava canto al New England Conservatory per diventare soprano. Lei proveniva da una famiglia di origini modeste, il padre era un falegname, ed era stata oggetto di vessazioni da parte di alcune sette razziste ma soprattutto anche lei sentiva il bisogno di fare qualcosa per la gente della sua razza. I due giovani s'innamorarono e nel 1953 si sposarono a Marion, città natale di lei, poi si trasferirono a Montgomery (Alabama) negli Stati del Sud . Quel trasferimento fu una scelta voluta da entrambi, l’Alabama era infatti l’epicentro delle discriminazioni razziali in America.

L'ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITU' 1863

Trecento anni di schiavitù e solo pochi decenni di diritti civili: la condizione dei neri d'America resta il più evidente e drammatico problema irrisolto degli U.S.A. I neri sono i discendenti degli schiavi che, a partire dal 1600, vennero deportati dall’Africa per lavorare nelle piantagioni prima di tabacco e poi di cotone. Lo sfruttamento dei neri fece progredire l’economia americana ma durò ben oltre due secoli, perché, dopo circa 20 anni dall’abolizione della schiavitù, furono introdotte negli Stati del Sud delle norme che limitarono il diritto di voto degli elettori neri e introdussero un sistema di rigida segregazione razziale. Veniva praticata anche la giustizia sommaria contro i neri mediante il linciaggio ..Negli stati del Nord la situazione era diversa perché pur in condizioni di inferiorità, erano riusciti ad inserirsi nei lavori che facevano i bianchi.
É stato possibile ricostruire la cronologia dell’emancipazione.
Tra neri e bianchi esiste tuttora una barriera detta "antintegrazionismo": è lo stop alla continua emancipazione.
Solo un terzo  degli Afroamericani appartiene ora alla "classe media" (sindaci di colore, uomini d’affari). I rimanenti due terzi vivono in condizioni drammatiche nei ghetti urbani, nonostante un atteggiamento in parte mutato nei loro confronti come dimostrano anche recenti scuse ufficiali  (Clinton 1997).

NON HA ABOLITO LA SEGREGAZIONE

Le racisme aux États-Unis
Dans un discours télévisé prononcé en 1963, le président américain John Fitzgerald Kennedy aborde de front la question de la discrimination raciale aux États-Unis :

Le bébé noir qui naît aujourd'hui en Amérique, qu'elle que soit la région du pays dans laquelle il voit le jour, a environ la moitié des chances de terminer ses études secondaire dont bénéficie un bébé blanc, né au même endroit le même jour ; le tiers de ses chances de terminer ses études universitaires ; le tiers de ses chances d'exercer une profession libérale ; deux fois plus de chances de se retrouver au chômage ; un septième environ de ses chances de gagner 10 000 dollars par année. Son espérance de vie est plus courte de sept ans et il doit envisager la perspective de gagner deux fois moins.
C'est essentiellement à un problème moral que nous avons à faire face. Il est aussi ancien que les Écritures et aussi clair que la constitution des États-Unis. Le cœur du sujet est de savoir si tous les Américains doivent se voir octroyer des droits égaux et des chances égales, si nous voulons traiter nos concitoyens comme nous voulons être traités. Si un Américain, parce que sa peau est sombre, ne peut déjeuner dans un restaurant ouvert au public, s'il ne peut envoyer ses enfants dans la meilleur école publique, s'il ne peut voter pour les hommes qui le représentent, si, en bref, il ne peut jouir de la vie pleine et libre que nous voulons tous, alors qui donc, parmi nous, accepterait de changer de couleur de peau et de prendre sa place ? Qui donc, parmi nous, accepterait les conseils de patience et de temporisation ? Cent ans se sont écoulés depuis que le président Lincoln a affranchi les esclaves ; pourtant, leurs descendants, leurs petit-fils, ne sont pas encore libres. Ils ne sont pas encore libérés des entraves de l'injustice. Ils ne sont pas encore libérés de l'oppression économique et sociale, et notre pays, en dépit de tout ce qu'il espère et de tout ce dont il se targue, ne sera pas complètement libre tant que tous ses citoyens ne seront pas libres.
Nous prêchons la liberté date nous sommes sincères, et nous la chérissons la liberté dont nous jouissons ici, mais dirons-nous au monde, et, ce qui est beaucoup plus important, nous dirons-nous les uns aux autres que ce pays est celui des hommes libres à l'exception des noirs ? Que nous n'avons pas de citoyens de seconde classe à l'exceptions des Noirs? Que nous n'avons pas de système de classes ou de castes, que nous n'avons pas de ghetto, pas de race supérieure, excepté en ce qui concerne les noirs ?
John Kennedy, le 12 juin 1963

           JOHN E BOB KENNEDY

Schiavismo. Dopo quattro secoli la Virginia si scusa con gli ex schiavi

Il provvedimento della Virginia non ha valore di legge

Dopo quattro secoli, una guerra civile, una modifica alla Costituzione e decenni di battaglie del movimento per i diritti civili, ma alla fine dal Sud degli Usa sono arrivate le prime scuse ufficiali ai neri per la schiavitu'. Con un voto unanime, l'assemblea della Virginia ha approvato una risoluzione che fa dello stato il primo ad esprimere "profondo rammarico" per il passato.

La risoluzione e' stata votata a Richmond, nell'edificio che ai tempi della Guerra Civile americana (1861-1865) era la sede del Congresso della Confederazione schiavista del Sud. La Camera della Virginia lo ha approvato per 96-0, tra gli applausi, e il Senato subito dopo ha dato il via libera con un'approvazione unanime per acclamazione. Introdotto dai democratici, il provvedimento e' stato appoggiato anche dai repubblicani, compreso un deputato ottantenne, Frank Hargrove, che il mese scorso aveva fatto infuriare i leader neri esortandoli a "farla finita" con i loro riferimenti all'epoca della schiavitu'.
  
La Virginia e' ricca di tragiche memorie del passato. Lo stato celebra quest'anno i 400 anni di Jamestown, la prima colonia permanente britannica nel nuovo mondo, che fu fondata nel 1607. Ma proprio a Jamestown, nel 1619, arrivarono i primi schiavi neri catturati in Africa, dando il via al redditizio commercio alimentato dall'esigenza continua di 'braccia fresche' per le piantagioni di tabacco e cotone del Sud.
  
Gli schiavisti uscirono sconfitti dalla Guerra Civile e quando il presidente Abraham Lincoln alla fine del conflitto visito' Richmond, la capitale del Sud data alle fiamme, espresse la speranza che la piaga razziale fosse stata finalmente cancellata. Lincoln pero' fu assassinato una settimana dopo e gli stati del Sud continuarono a fare ostruzionismo. Nonostante le modifiche alla Costituzione che mettevano fine al diritto di possedere schiavi, per decenni la Virginia e altri stati continuarono a introdurre leggi che ponevano ostacoli alla partecipazione dei neri alla vita pubblica. Fu necessario il movimento dei diritti civili degli anni '50 e '60 per metter fine alla segregazione, ma fino a oggi nessuno stato del Sud aveva ancora messo nero su bianco, in un'assemblea statale, le proprie scuse.
  
La risoluzione afferma che la schiavitu' approvata dallo stato "e' la piu' orrenda tra tutte le privazioni dei diritti umani e le violazioni dei nostri ideali, avvenute nella storia della nostra nazione". La Virginia si e' scusata anche per gli  abusi sui 'nativi', gli Indiani d'America che furono cacciati dalla regione dai primi coloni o sterminati, e ha riconosciuto che l'abolizione della schiavitu' e' stata seguita "dalla sistematica discriminazione e da altre pratiche nei confronti degli americani di origini africane, che affondavano le loro radici nel razzismo, l'intolleranza e l'incomprensione razziale".

E' QUASI INCREDIBILE LA FACCIA TOSTA CON CUI GLI EUROPEI - CHE NE HANNO COMBINATE DI TUTTI I COLORI DOVUNQUE ABBIANO MESSO PIEDE NEL RESTO DEL MONDO - SFOGGIANDO UNA SPETTACOLARE IGNORANZA PLURISECOLARE CIRCA LE CIVILTA' E I DIRITTI ALTRUI - PRETENDONO OGGI COMPORTAMENTI RISPETTOSI, OSSEQUIENTI  ED INECCEPIBILI  DA PARTE DI COLORO CHE ARRIVANO NELLE LORO TERRE, SENZA ALZARE UN DITO PER PROMUOVERE UN MINIMO DI ACCOGLIENZA E DI INTELLIGENZA DELLE SINGOLE SITUAZIONI - A MENO CHE POSSANO CAVARNE ANCORA UNA VOLTA UN QUALCHE UTILE.

2006
E LE SCUSE .......NON HANNO ABOLITO LO SFRUTTAMENTO

latinos, otros esclavos? Basta ya.


 
 
1° maggio: a New York sfilano i latinos

La più massiccia manifestazione in occasione del 1° maggio, Festa dei lavoratori, potrebbe tenersi, paradossalmente, in uno dei pochi Paesi che non la celebrano: gli Stati Uniti, che per tradizione festeggiano il primo lunedì di settembre. Salvo novità dell'ultima ora, per le vie di New York sfileranno centinaia di migliaia di lavoratori immigrati negli Usa, in gran parte latinoamericani, per protestare contro alcuni progetti di legge sull'immigrazione in discussione al Congresso. Se passassero le norme più severe, buona parte dei 12 milioni di stranieri privi di residenza legale verrebbero espulsi o incarcerati e verrebbe costruito un muro di 1.100 chilometri tra Usa e Messico. Ipotesi che hanno già provocato numerose manifestazioni a Washington, Los Angeles, nella stessa New York e in molte altre città.

foto Ap/M. Evans)
                             2008   E FINALMENTE.......SPERIAMO.....   OBAMA FOR PRESIDENT
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                                                                      Sarah, la nonna di Obama a
                                                                         
Kogelo, Kenia
                                                                                         
 





 OBAMA E MICHELLE
cosa riserverà loro il segreto dell'urna?

dal messico

JORGE RAMOS



De hecho, las redadas de ICE van dirigidas, primero, a gente que amenaza la seguridad nacional de Estados Unidos, segundo, a criminales, y tercero, a indocumentados. El año pasado se deportaron a más de 220,000 personas, según reportó el diario The New York Times, 37,000 más que el año anterior. 
Y más redadas significan más familias separadas. Y como no hay voluntad política en el congreso para legalizar a los 12 millones de indocumentados, el futuro a corto plazo en este país de inmigrantes estará marcado por más deportaciones y más familias separadas.

Usa, arrestata la donna-simbolo degli immigrati illegali


La 'latina' Elvira Arellano, rifugiatasi per un anno in una chiesa di Chicago, ne era uscita per un giro di conferenze a Los Angeles. Madre di un bambino di 8 anni, viveva clandestinamente negli Stati Uniti da 10 anni. E' stata condotta al confine e consegnata alle autorità messicane
la donna-simbolo della lotta per i diritti degli immigrati clandestini è stata arrestata ieri a Los Angeles dagli agenti federali. Lo riferisce il 'Los Angeles Times'. E' finita così con l'espulsione la corsa della 32enne messicana Elvira Arellano, leader dei 'latinos' illegali negli Usa e capo del movimento 'La Familia Latina Unida', un'associazione a difesa delle famiglie che rischiano di essere divise dal rimpatrio di uno dei membri. Un problema che interessa più di 3 milioni di bambini negli Stati Uniti e che coinvolge la Arellano in prima persona. La donna è infatti madre di un bimbo di 8 anni, Saul, nato negli Usa e, per lo ius solis vigente nel Paese, cittadino americano.

La Otra Cara de América              

Historias de los imigrantes Latinosamericanos que están cambiando a Estados Unidos Por Jorge Ramos Los Estados Unidos de América, es el pais mas poderoso del mundo, es el destino que eligen millones de imigrantes de todas las partes del mundo. Esta es la verdad para muchos imigrantes Hispanos quienes se esfuerzan por alcanzar seguridad económica, una mejor educación para ellos y sus hijos y en general mejorar la calidad de sus vidas. Muchas familias cruzan el mar infectado de tiburones para llegar a Flórida, otros cruzan a pie el correntoso Rio Grande. Ellos cruzan la frontera dirigidos y vigilados por los Coyotes, quienes muchas veces los abandonan dejandolos morir de sed en el desierto de Arizona. Diariamente, familias enteras arriesgan su vida por alcanzar el “SueñoAmericano”.

Las cifras del Censo 2000 fueron abrumadoras, reportaron 35,305,818 Hispanos en Estados Unidos de América. Habiendo ahora mas latinos en Estados Unidos que Africanos – Americanos. definiendo a los latinos como la minoría mas grande en el país”.

Carolina Briones, Family Place Outreach Aide



 PENTOLE VUOTE IN ARGENTINA

 dicembre 2001  - la crisi argentina

L'equiparazione fittizia e suicida fra peso e dollaro, INCREDIBILMENTE PERMESSA DALLA BANCA MONDIALE, è stata finalmente eliminata dallo scenario economico Argentino E PIAN PIANINO L'ARGENTINA RISALE LA CHINA.



PICCOLI SCHIAVI
www.racine.ra.it

250 MILIONI DI BAMBINI SOTTO I 14 ANNI SONO SFRUTTATI COME LAVORATORI

63% DEI BIMBI SCHIAVI SI TROVA IN ASIA

60 MILIONI I BAMBINI SFRUTTATI IN INDIA

12 MILIONI IN INDONESIA

5,5 MILIONI NEGLI STATI UNITI

300.000 IN ITALIA

A chi dobbiamo attribuire la responsabilità del lavoro minorile?

    *       All’avidità dei datori di lavoro che vogliono lavoro a buon mercato e immediato
    *        Alla convivenza dei governi che chiudono gli occhi su ciò che sta avvenendo e in molti casi chiudono gli occhi sui datori di lavoro che sfruttano i bambini
    *        Alla complicità di noi tutti, qui nel mondo industrializzato, dove compriamo i prodotti senza chiedere in quali condizioni sono stati realizzati
    *        Alla miseria estrema e all'ignoranza delle loro famiglie

MA
DALLA CINA
I BRAVI GENITORI NON SI ARRENDONO
Cina: salvati bambini- schiavi
ovvero come salvare la faccia prima delle Olimpiadi 2008.....


Operazione della polizia dopo denunce dei genitori
(ANSA) - PECHINO, 15 GIU - Sono circa mille i lavoratori-schiavi salvati nei giorni scorsi dalla polizia nella Cina Centrale, secondo la tv di Stato. Molti di loro sono bambini che erano stati rapiti dai proprietari di fabbriche di mattoni delle regione. Adulti e bambini venivano costretti a lavorare gratis, per 15 ore al giorno, e venivano pestati dalle guardie private dei proprietari se tentavano di fuggire. La polizia ha lanciato dei raid nelle province dello Shanxi e dell'Henan.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Peggio di schiavi. Costretti a ustionarsi per maneggiare mattoni ancora bollenti, battuti a sangue se lavoravano poco, seppelliti ancora vivi per far sparire i corpi. Dopo anni di denunce dei parenti, ora oltre 35mila poliziotti controllano 7.500 fabbriche di mattoni dell’Henan. In 4 giorni la polizia ha liberato almeno 219 “schiavi” nell’Henan, tra cui 29 bambini, e arrestato 120 tra proprietari e “guardie”. Solo nella zona di Xinxiang, a nord di Zhengzhou, ha liberato 23 persone (16 sono bambini) in 20 fabbriche.
Raccontano tutti la stessa storia: adescati con la promessa di  un buon lavoro, al loro arrivo in fabbrica sono stati pestati e privati del cibo. Poi hanno dovuto lavorare 14-16 ore ogni giorno senza paga. Qualcuno racconta che le guardie, dopo avere massacrato un “operaio”, lo hanno seppellito ancora vivo per far sparire il corpo.
Una settimana fa in una fabbrica di mattoni di Caosheng (Shanxi) sono state liberate altre 31 persone e arrestati 5 “sospetti”. Wang Bingbing, il proprietario, è figlio del segretario del Partito comunista del villaggio e la sua fabbrica sorge davanti alla casa del padre. Ha costretto gli operai a lavorare 15-16 ore ogni giorno senza paga, con 15 minuti per consumare un pasto frugale, dormendo in stanze buie senza letto, né riscaldamento per l’invero gelido.
I media dicono che almeno 1.000 minori, dagli 8 anni in su, sono “scomparsi” nell’Henan e si pensa siano schiavi in fabbriche dello Shanxi o dello stesso Henan.
Ma il vero dramma è che il problema era noto da tempo. Dai racconti dei malcapitati emerge che questa situazione non era davvero segreta, che molti compratori di mattoni li hanno visti. Alcuni raccontano che sono riusciti a fuggire e sono andati alla polizia: li ha messi sul treno per casa e non risulta che abbia fatto nulla. In una lettera aperta pubblicata sul Tyania Club, uno dei maggiori forum online cinesi, 400 padri dell’Henan raccontano che i loro figli sono stati rapiti, che li hanno cercati nella fabbriche sui monti dello Shanxi, che ne hanno trovati e liberati circa 40, che la polizia non li ha aiutati e, anzi, li ha minacciati. Yang Aizhi da mesi cerca il figlio scomparso di 16 anni e ha visitato oltre 100 fabbriche nello Shanxi scoprendo “molti bambini costretti a fare un duro lavoro”: all’inizio di maggio Yang e altri genitori lo hanno raccontato su una tv di Zhengzhou.
Ora Qin Yuhai, vicegovernatore e capo della polizia dell’Henan, dice che “dobbiamo fare tutto il possibile per combattere il traffico di esseri umani e liberare chi è prigioniero”. Le massime cariche del Paese, tra cui il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, manifestano “orrore” e ordinano immediate e approfondite indagini.
Ma in Cina il problema del lavoro minorile è diffuso e non ha ancora ratificato la Convenzione per l’abolizione del lavoro forzato. I migranti non hanno diritto di residenza dove lavorano e non si registrano, con una situazione di diffusa illegalità in cui è più facile far sparire persone. Dopo che il cartello sindacale FairPlay ha denunciato l’uso di lavoro minorile per realizzare oggetti con il marchio olimpico, le prime indagini a Dongguan hanno confermato che la ditta Lekit Stationery ha impiegato 8 scolari con meno di 16 anni (due della scuola elementare). Li ha fatti lavorare 12 ore al giorno per 32 yuan (circa 3,2 euro). Ora la ditta si difende che non li ha impiegati per i souvenir olimpici..........

LE CASE-CHIODO

Contro il piano di abbattimento-riconversione di tutta una zona, una donna si oppone alla distruzione della sua casa e non l'abbandonerà se prima non le avranno consegnato un appartamento equivalente. La costituzione cinese  riconosce la legittimità della proprietà privata. Ma in pratica....

GAO ZHISHENG


Sciopero della fame lanciato dall'avvocato Gao Zhisheng in favore del "restauro dei diritti umani in Cina". La scomparsa e la messa a tacere di cinque suoi sostenitori conferma la paura che la leadership cinese nutre nei confronti di Gao e di questo gruppo, da molti definito come "la futura classe dirigente democratica della Cina".

Gao Zhisheng, cristiano, avvocato ed attivista per i diritti umani, è divenuto famoso in tutta la Cina per le sue critiche al Partito Comunista, le lettere aperte in cui invita i leader del governo a cambiare il modo in cui governano e per la sua strenua lotta in difesa dei perseguitati cinesi, primi fra tutti gli aderenti al Falun Gong ed i cristiani non ufficiali.

Il 18 ottobre 2005 ha inviato una lettera aperta al presidente Hu Jintao ed al premier Wen Jiabao, chiedendo loro di "ricostruire la Cina sulle fondamenta della democrazia, della legge e del rispetto della costituzione". Politici, giornalisti e persone comuni hanno iniziato a definirlo "il primo presidente della Cina libera dal comunismo". La Cina tuttavia è alle prese con il problema impervio di come sfamare, curare e istruire 1.300.000.000 di esseri umani, di cui 780.000.000 ancora in condizioni di povertà estrema.....

E IN QUESTO 2008 - POVERA GRANDE CINA....

SEMBRA CHE LE STIA CAPITANDO DI TUTTO

DALLE MERAVIGLIOSE OLIMPIADI PER ONORARE LE QUALI HANNO FATTO IMMANI SACRIFICI

AL TERRIFICANTE TERREMOTO, CON MIGLIAIA DI VITTIME E CENTINAIA DI MIGLIAIA DI SFOLLATI .....

 Per tre giorni la Cina si ferma in segno di lutto e piange le sue vittime. Bandiere a mezz'asta, stop al tour della torcia olimpica, sospesi gli spettacoli di intrattenimento, borse chiuse; e alle 14.28 del pomeriggio (le 8.28 in Italia), sette giorni esatti dal terremoto, il Paese intero si è fermato in silenzio per tre minuti, in ricordo delle vittime.
L'ultimo bilancio, fornito da un portavoce del governo, parla di oltre 34mila morti confermati e oltre 245mila feriti, ma le autorità di Pechino nei giorni scorsi avevano anticipato un verdetto ancora più pesante, ovvero che il sisma ha ucciso oltre 50.000 persone. Il computo finale, però, potrebbe essere ancora più tragico visto che stamane il governatore del Sichuan ha reso noto che soltanto nella provincia epicentro del terremoto risultano morte, seppellite o disperse 71.000 persone.

- ALL'INVASIONE DI ALGHE LUNGO LE COSTE - ALLA MINACIA DELLE CAVALLETTE CHE SI PRECIPITANO A SUD DALLA MONGOLIA - AD ALLUVIONI 
SPAVENTOSE

- DALLA SPETTACOLARE  RIVENDICAZIONE DELL'ESISTENZA DELLA CULTURA E DELL'IDENTITA' BUDDISTA IN TIBET CON RIVOLTE PERSINO AD OPERA DEI MONACI 

- ALLE SCIAGURE MINERARIE

MA ANCHE CAPITA ALLA CINA  D'AVERE UN PRIMO MINISTRO CAPACE DI PIANGERE......E' UNA RISORSA INASPETTATA.

La nostra Cina
23/05/2008

Dal terremoto una nuova Cina?

Scritto da: Fabio Cavalera alle 14:43

Questo articolo è stato pubblicato dal Southern Weekend, giornale attento e spesso fuori dal coro, una delle voci più importanti della Cina. Coglie qualcosa di importante. Dalle macerie di un terremoto tragico affiorano sentimenti  e prospettive nuovi per la nazione.

La terra sta ancora soffrendo… in ogni momento potrebbe morire un connazionale. La vita è in crisi, la patria è in crisi.

Però siamo già usciti dal panico perché abbiamo già visto la speranza. Salvare la vita è superiore a tutto; i soccorsi sono superiori a tutto… i divertimenti pubblici sono stati sospesi, la fiaccola sospesa. Tutto per salvare la vita…Tale rispetto ha raggiunto il livello supremo nel giorno del lutto nazionale. Nel Sud e nel Nord, i vecchi e i giovani, hanno reso in silenzio l’ultimo saluto ai morti…

Dalla neve all’incidente ferroviario di Jiaoji, dall’incidente Jiaoji al terremoto di Sichuan, le disgrazie…una più violenta dell’altra, una più crudele dell’altra. Pensavamo che la ricchezza materiale potesse garantire la sicurezza e stabilità. Ma le calamità naturali non cambiano a seconda del desiderio umano... La vita perduta non può ritornare…qualunque sia il nostro sforzo, nel futuro non potremo permetterci di festeggiare. Ma  potremmo imparare dai disastri. La vita soffre; gli occhi vedono solo le rovine. Il sacrificio solenne e tragico dovrebbe svegliarci. La pura forza materiale non è sufficiente….

Nelle lacrime, si riprende la coscienza; sopra le macerie, risorge l’umanità. Il grande terremoto ha fatto calare lo sporco della nostra anima, distruggendo la maschera quotidiana. Non si deve aspettare di amare solo quando  la gente si trova sotto le macerie. Tutti sono sopravvissuti. Tutti meritano di essere amati. Il gran terremoto ci ha fatto scoprire l’essenza delle persone e tornare all’essenza delle persone. Tutta l’indifferenza, tutta la vanità, tutta la presunzione non va più di moda. Noi ci apprezziamo, mano in mano e cuore vicino al cuore. I cinesi sanno essere così gentili. La società potrebbe essere così affettuosa.

La cosa più importante:….considerare il rischio di vita dei cittadini come il rischio più grosso dello Stato; la dignità della vita dei cittadini come la dignità suprema dello Stato; con le forze di tutto lo Stato salvare la vita delle singole persone, cioè i cittadini comuni. Lo Stato con queste azioni concrete, al proprio popolo e al mondo sta realizzando la proprie promesse sui valori universali.

Ovviamente questo sarebbe un punto di svolta, un punto di svolta che aggiornerebbe completamente la mentalità per governare, un punto di svolta che permetterebbe alla Cina di integrarsi comprensivamente nella civiltà moderna. Le numerose disgrazie rendono più forte il paese…stavolta il governo cinese non ha deluso il popolo; il popolo di più ha commosso il governo. Per mobilitare più forze possibili per salvare vita, il governo ha aperto la porta dei soccorsi in cui sono entrati le forze civili, le assistenze internazionali e i reportage dei media. Sta nascendo un sistema di soccorsi moderni aperto, trasparente, partecipato da tutti. Tale sistema non ha disturbato il governo, con il quale ha solo collaborato, formando la forza di sinergia più grande. Questo sistema di soccorsi completamente nuovo potrebbe essere la matrice della futura società cinese.

Certamente, dal punto di vista tecnico, i soccorsi di questa volta non sono perfetti. Ma anche se le imperfezioni non mancano, non verrà cambiata la sua posizione storica come una battaglia da parte di tutta la nazione. E’ stato un vertice dell’evoluzione della teoria di governo “servire l’uomo” e un nuovo punto di partenza per la Cina che avanza verso un paese moderno.

La cosa più preziosa è che la nuova battaglia sta plasmando la nostra qualità nazionale nuova, una qualità nazionale che è benevolente, generosa e perseverante. Con il sostegno della nuova qualità nazionale la nuova Cina che appartiene a ogni cinese…non farà fatica a risorgere dalle disgrazie… Basterebbe che lo Stato partisse sempre dagli individui, dai diritti di vita dei cittadini. Con questo consenso di principio, si forma la base della riconciliazione di tutta la nazione e la riconciliazione tra la Cina e tutto il mondo. Tutto il mondo ci porgerebbe la mano d’aiuto. Tutta l’umanità sarebbe con noi nei tempi buoni e nei tempi cattivi. Noi andremmo insieme al mondo verso la bella strada di diritti umani, del governo legale e della democrazia.

Che bella occasione di trasformazione….La gente pensava che le Olimpiadi fossero un simbolo per la Cina di arrivare all’uscita delle tre gole della storia; nessuno sapeva che la natura avrebbe posto in anticipo un tema difficile per la Cina. Ma come ha scritto un giornale straniero, la Cina ha superato l’esame con ottimi voti. Il gran terremoto di Wenchuan e le Olimpiadi di Pechino sono una cosa tragica e l’altra gioiosa. Tra la tragedia e la gioia la nostra scelta ....è di superare tutto, per la nostra antica nazione di rinascere come un fenice...         

 


    
DALL'ARGENTINA
I VILLAGGI ECO-SOSTENIBILI


Argentina Sees Growing Interest in Eco-Villages
By Marcela Valente*
Sustainable development is possible, say the residents of the Gaia community, who define their home as an ecovillage where they respect the environment and live "life itself."

BUENOS AIRES - The success of a small community of people in Argentina who decided to live and grow food in a sustainable way has become more significant to the extent that the country's economic and social crisis continues to deepen.
A group of Argentine ecologists decided in 1996 to found the "Ecovilla Gaia", a community where they practice the principles of production and development that maintains respect for the environment.
The fruits of their effort appeared at almost the same time as the country sank into economic depression, with poverty rising to approximately half the population and unemployment reaching 25 percent. The rate of visits and consultations the Gaia community receives has multiplied 10-fold since December.
These environmentalists, members of the Gaia Association, established the community in a shared 20-hectare area in the Navarro district, located 110 km west of Buenos Aires.


Eight families live there, while six more are building homes with the mud, straw and wood available on the land. Another 20 families are planning to move there, and are participating actively in the project in the meantime.
This ecovillage has some "luxury" items, such as computers with Internet service, telephones, television and other domestic appliances.
Each family is responsible for sustaining itself and contributes three dollars a month for shared expenses. The village's residents grow vegetarian foods without the use of agro-chemicals and meals are served in a community dining hall.
The families do not raise livestock in order to prevent harm to the development of local fauna. Electricity is generated through eco-friendly means, such as solar panels, windmills and high-efficiency wood stoves.
"This is not an attempt to create paradise. On the contrary, we encourage the greatest possible contact with reality," Silvia Balado, pioneer of the project, told Tierramérica. She says that life in the Gaia ecovillage "is not rosy, it isn't perfect. It is life itself."
The Gaia Association was founded to take part in the 1992 Earth Summit in Rio de Janeiro, and since then its members have promoted the dream of carrying out the commitments laid down in Agenda 21, the final document of the Earth Summit.
"We decided to offer the governments a concrete reference point for how people can put sustainable development into practice," Gustavo Ramírez, a veterinarian and co-founder of the ecovillage, told Tierramérica.  In contrast to the private gated communities that have sprouted up in the outskirts of Buenos Aires and of other big cities throughout Latin America, the Gaia eco-community is open to exchanging information and it encourages visits and consultations.
Nearly 5,000 people have visited the village since December, when the Argentine economic crisis exploded. Families, couples, the elderly, and students - from primary school through university - want to learn about the eco-community experience.
"The government says there is no 'Plan B' for Argentina, that the only plan is a joint administration with the International Monetary Fund. But we believe that this is a 'Plan B'. We have always believed it, ever since we founded the ecovillage," says Ramírez.
This community is a trailblazing effort in Latin America and is part of the Ecovillage Network of the Americas and of the Global Ecovillage Network, which unites people engaged in similar experiences in industrialized countries with those in developing countries.
"Some people consider us hippies, idealists. But we have a very concrete proposal for living life and we are carrying it forward," Ramírez stated.

* Marcela Valente is an IPS correspondent.    

   

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A TUTTI  dunque     B E N V E N U T I !
E  UNA PREGHIERA:
AIUTATECI A FAR TORNARE  MILANO UNA VERA GRANDE CITTA'!   

                                                monumento a  J.N. TATA  fondatore dell' Istituto Indiano delle  Scienze  (BANGALORE)

Jamsetji Nusserwanji Tata (March 3, 1839 - May 19, 1904) was a pioneer in the field of modern industry.
Jamsetji Tata was born to Nusserwanji and Jeevanbai Tata on 3 March 1839 in Navsari, a small town in South Gujarat. Nusserwanji Tata was the first businessman in a family of Parsi Zoroastrian priests.

Jamsetji joined him in Bombay at the age of 14 and enrolled at the Elphinstone College. He was married to Hirabai Daboo while he was still a student. He graduated from college in 1858 and joined his father's trading firm. It was a turbulent time to step into business as the Indian Rebellion of 1857 had just been crushed by the British government. He moved to Bombay and started trading.
                                                                   

He founded what would later become the Tata Group of companies. Jamsetji Tata is generally accepted to be the "father of Indian industry".

BANGALORE
 MALGRADO TECNOLOGIA E BIOTECNOLOGIA INFORMATICA, TENSIONI ETNICHE
Communal tensions between the city's two largest ethnic groups, the
Kannadigas and the Tamils, have led to numerous altercations. In early 1991,
tensions between the two groups flared up with the proposed installation of
a statue honouring the Tamil poet Thiruvalluvar in the city. Widespread
agitation and protests organised by groups sympathetic to Kannadigas led the
Commissioner of the Bangalore City Corporation to withdraw permission to
unveil the statue, which remains wrapped under cloth.[39] Later the same
year, the Karnataka Government, acting upon the directives of the Government
of India, agreed to release 205 tmc of water from the river Kaveri to the
Government of Tamil Nadu, which resulted in anti-Tamil riots that left 20
people dead.[40] After the demolition of the Babri Masjid in the North
Indian city of Ayodhya in 1992, communal violence between Hindus and Muslims
spread to Bangalore during which Muslim houses and huts as well as an Arabic
school for Muslim girls were raided and torched.[41] In 1997 the demolition
of a stone structure in a mosque in Jayanagar led to violence in sensitive
areas in the city that left four dead.


   
monumento a Leonardo da Vinci in Piazza della Scala a Milano
(( DUE GENII  SPRECATI  ?  ))

COME QUESTO SITO CERCHERA' DI DIMOSTRARVI,
NON PARTIRETE  DA ZERO, LA CREATIVITA' BUONA CIRCOLA IN ABBONDANZA SOTTOTRACCIA, quindi coraggio!!!!!

AIUTATECI  TUTTI A RIMETTER IN PIEDI MILANO COME AVETE FATTO NEL 1966, QUANDO FIRENZE ERA SOMMERSA DALL'ACQUA E DAL FANGO ED I GIOVANI DI TUTTO IL MONDO  SONO RIUSCITI  A RIMETTERLA IN PIEDI, SENZA CONVOCAZIONI, SENZA LASCIARE INDIRIZZI, SENZA  COMPENSO ALCUNO SE NON QUELLO DI AVER DIFESO IL BELLO E IL BUONO DEL MONDO!

FIRENZE PRO-MEMORIA
Mostre, rassegne, convegni, attività teatrali, fotografie. Tre mesi di eventi organizzati dai cinque consigli di quartiere cittadini insieme all'assessorato alla partecipazione democratica a partire dal metà settembre fino a metà dicembre per ricordare il 40 anniversario dell'alluvione. "Un'occasione importante - ha sottolineato l'assessore alla partecipazione democratica e ai rapporti con i quartieri Cristina Bevilacqua - proprio perchè il coinvolgimento dei cittadini avvenuto in quei giorni terribili del '66 gettò le basi di una partecipazione più ampia che attraverso i Comitati di Quartiere ha portato tanti a occuparsi in prima persona della propria città. Vogliamo leggere quel periodo storico come qualcosa che ha segnato profondamente la coscienza civile di quegli anni e che è in grado di incidere ancora oggi. Non è un caso che la partecipazione dei cittadini degli anni successivi abbia gettato le basi per l'elezione diretta dei consigli di quartiere avvenuta nel 1976". Le iniziative intendono proprio rinsaldare la memoria storica, evidenziano il legame fra questi due eventi e invitano a riflettere sul rapporto fra quel periodo storico e quello presente. Gli appuntamenti riguardano l'Arno con molti dibattiti sulla questione della messa in sicurezza del nostro fiume, mostre fotografiche alla Scuola Duca D'Aosta (19 ottobre) al Circolo Vie Nuove (dal 15 ottobre al 6 novembre). Momenti importanti per ricordare le persone che in quei giorni persero la vita.



informazione, croce e delizia     

il grande ROBERTO SAVIANO                                               
                                                               Napoli, 1979  Si è laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è stato allievo dello storico meridionalista Francesco Barbagallo. Collabora con L'espresso e la Repubblica. Suoi racconti e reportage sono apparsi su Nuovi Argomenti, Lo Straniero, Nazione Indiana, Sud, e si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane (Minimum Fax 2005), e Napoli comincia a Scampia (L'Ancora del Mediterraneo 2005).
Nel 2006 in seguito al successo del romanzo-nofiction Gomorra, fortemente accusatorio nei confronti delle attività camorristiche, ha subito pesanti minacce, confermate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e informative che hanno svelato il progetto di eliminarlo da parte del clan dei Casalesi.
 
  
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Haider Rizvi
Per i giornalisti di tutto il mondo, il 2007 è stato l’anno più letale degli ultimi dieci, secondo il rapporto pubblicato da un importante organismo di controllo dei media all’inizio della settimana.
NEW YORK, 20 dicembre 2007 (IPS) - Secondo la consueta analisi di fine anno della stampa libera di tutto il mondo, il Comitato per la Tutela dei Giornalisti (CPJ) segnala che quest’anno sono stati uccisi 64 giornalisti mentre svolgevano il loro lavoro. L'anno scorso erano 56 morti.
I ricercatori del CPJ, che stanno ancora indagando su altre 22 morti per determinare se fossero legate al lavoro, hanno definito le cifre di quest’anno “insolitamente alte”.
Secondo l’organismo per i diritti dei media con sede a New York, il 1994 è stato l’anno peggiore, con 66 giornalisti uccisi. Quasi tutti i morti in quell’anno stavano lavorando in zone di conflitto come Algeria, Bosnia e Ruanda.
Il dossier parla poi dell’Iraq come del “paese più letale nel mondo per la stampa”. Per il quinto anno consecutivo, l’Iraq rimane il luogo più pericoloso per i lavoratori dei media. Le sue 31 vittime rappresentano circa la metà di tutti i morti nel 2007.
Secondo il CPJ, molti giornalisti che hanno perso la vita in Iraq, come il reporter del Washington Post Salih Aldin, morto a Baghdad con un solo colpo d’arma da fuoco alla testa, erano vittime di omicidi mirati.
L’analisi mostra che 24 morti in Iraq quest’anno sono stati il risultato di veri e propri “omicidi”. Cecchini non identificati, kamikaze, e l’attività militare Usa rappresentano un grave rischio per i giornalisti. Tutti tranne uno dei 31 giornalisti uccisi erano di nazionalità irachena. Lavoravano soprattutto per i media locali, ma nove collaboravano con agenzie di stampa internazionali come The New York Times, ABC News, Reuters e Associated Press.
Secondo il CPJ, il bilancio del 2007 in Iraq è “compatibile” con quello del 2006, in cui sono morti 32 giornalisti.
”Fare il giornalista in Iraq rimane uno dei mestieri più pericolosi del pianeta”, ha detto il direttore esecutivo di CPJ Joel Simon. “I membri della stampa vengono presi di mira e assassinati con una regolarità allarmante. Vengono sequestrati sotto la minaccia di un’arma da fuoco, e poi ritrovati morti in seguito, oppure vengono colpiti a morte su due piedi.
”Quelli che muoiono sono quasi sempre iracheni, e molti lavorano per agenzie internazionali. Questi giornalisti hanno dato la loro vita perché tutti noi potessimo ricevere informazioni su ciò che sta accadendo in Iraq”, ha aggiunto Simon in una dichiarazione.
Sono morti in Iraq anche dodici collaboratori dei media, come guardie del corpo e autisti. Dall’inizio della guerra Usa a marzo 2003, sono stati uccisi più di 120 giornalisti e quasi 50 collaboratori dei media, rendendo questo conflitto il più letale della storia recente per la stampa.
Più di un terzo delle persone uccise durante questo arco di tempo lavorava per organizzazioni di stampa internazionali.
Il rapporto descrive la Somalia come il secondo paese più letale per i media nel 2007, con sette giornalisti uccisi. "Le terribili violenze in Iraq hanno oscurato un ambiente sempre più deteriorato per i media in Somalia", ha detto Simon. "I giornalisti che lavorano in Somalia devono affrontare ogni giorni enormi rischi".
Tra le sette persone morte in Somalia, vi sono anche due eminenti giornalisti, uccisi a poche ore di distanza uno dall’altro: Mahad Ahmed Elmi, direttore di radio Capital Voice a Mogadiscio, ucciso con quattro colpi sparati alla testa; e il co-direttore di HornAfrik media Ali Iman Sharmarke, rimasto coinvolto nello scoppio di una mina proprio mentre si allontanava dal funerale di Elmi.
Nel complesso, secondo il CPJ, le morti sono aumentate anche in Africa, da due l’anno scorso a 10 quest’anno. Nel 2007, due giornalisti sono stati uccisi in Eritrea e uno in Zimbabwe.
Insieme a queste terribili cifre, la ricerca del gruppo mostra anche alcuni sviluppi positivi. Non ci sono state uccisioni di giornalisti in Colombia nel 2007 - per la prima volta dopo 15 anni. E, sempre per la prima volta dal 1999, non ci sono state morti di giornalisti legate al lavoro nelle Filippine.
In tutto il mondo, secondo il CPJ, l’omicidio rimane la causa principale delle morti legate al lavoro per i giornalisti. Quanto alle uccisioni avvenute nel 2007, il gruppo sostiene che in sette casi su 10 si è trattato di omicidi. Gli altri tre casi erano comunque legati ai combattimenti, o il risultato di incarichi pericolosi.
Il mese scorso, il CPJ ha lanciato una campagna globale contro l’impunità, per chiedere giustizia nei casi di omicidi di giornalisti. La campagna è centrata sulle Filippine e la Russia, due dei paesi che hanno registrato più morti nel mondo della stampa negli ultimi 15 anni.
                                                                                           
                                                Anna Politkovskaja, impegnata alla difesa dei diritti umani, inclusi quelli dei Ceceni.  uccisa a Mosca il 7 ottobre nel 2006, nell'ascensore della sua  casa.
Nonostante le recenti condanne in entrambi i paesi, il tasso di impunità si aggira intorno al 90 per cento. “Gli omicidi irrisolti hanno diffuso paure e auto-censura, minando il lavoro dei media”, ha detto Simon. “Dobbiamo rompere questo circolo vizioso, consegnando alla giustizia i responsabili degli omicidi di giornalisti”.
In ogni regione del mondo, i giornalisti che hanno prodotto reportage scomodi o che si sono occupati di storie delicate sono stati messi sotto silenzio, ha spiegato Simon, osservando che in Pakistan e Sri Lanka, cinque giornalisti sono stati uccisi a causa del loro lavoro. In Pakistan, Muhammad Arif, di ARY One world TV, e altri due giornalisti hanno perso la vita a seguito di attentati suicidi.
In Sri Lanka, alcuni jet da combattimento dell’aviazione militare hanno bombardato la stazione radio Voice of Tigers, uccidendo tre impiegati. Un omicidio è avvenuto anche negli Stati Uniti, dove un killer a viso coperto ha colpito il redattore capo dell’Oakland Post Chauncey Bailey mentre si recava a piedi al lavoro, in un vero e proprio “agguato”, secondo le dichiarazioni della polizia.
Il rapporto ricorda poi come milioni di persone in tutto il mondo abbiano assistito all’omicidio, apparentemente intenzionale, del fotografo giapponese Kenji Nagai da parte delle truppe birmane, durante la repressione delle proteste antigovernative a Rangoon. Non risulta che sia stata avviata alcuna azione per consegnare l’omicida alla giustizia.
Nel dossier si parla anche dell’assassinio dell’editor turco-armeno Hrant Dink, fuori dalla redazione del suo giornale a Istanbul, che ha scosso profondamente l’intera stampa turca, oltre alla comunità internazionale. In Kyrgyzstan, il giornalista indipendente uzbeko, Alisher Saipov, è stato colpito e ucciso a distanza ravvicinata, mentre in Perù, il popolare commentatore radiofonico Miguel Pérez Julca è stato freddato davanti alla sua famiglia.
Anche Nepal, territori palestinesi occupati, Haiti, Honduras e Russia figurano nella lista dei paesi con vittime tra i giornalisti quest’anno. Cinque giornalisti risultano dispersi, di cui tre in Messico.
Osservando che anche i collaboratori dei media sono sempre più a rischio, il CPJ ha stilato una lista dei morti tra i lavoratori dei media. In tutto il mondo, 20 traduttori, guardie e autisti sono stati uccisi nel 2007. Tra le vittime, tre fattorini di un quotidiano messicano uccisi da alcuni trafficanti di droga che volevano mettere a tacere il loro datore di lavoro.(FINE/2007)
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